L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 giugno 2017

un panorama politica penoso, con le dovute tarature forse Salvini si smarca

Marco Tarchi: "È un bipolarismo zoppo, il centrosinistra delude, tra Fi e Lega troppa distanza"

Il politologo, docente all'Università di Firenze, dopo il voto di domenica: "La logica delle elezioni amministrative è molto diversa da quella delle politiche"

di CARMELO LOPAPA
14 giugno 2017


ROMA - "Siamo di nuovo al bipolarismo, ma zoppo", teorizza Marco Tarchi, politologo, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze, dopo il voto di domenica.

Che lettura dà, professore? Assistiamo davvero al ritorno del bipolarismo?
"Non credo. La logica delle elezioni amministrative è molto diversa da quella delle politiche: spinge i partiti alle aggregazioni e gli elettori alla scelta fra i poli maggiori. Invece, quando si tratta di legislative, contano gli umori e i giudizi politici più generali, e su questo versante non scorgo motivi che possano far supporre un esaurimento dell'atteggiamento tripolare dell'opinione pubblica".

Dunque il M5S non risente della crisi che stanno vivendo i partiti populisti nel resto d'Europa?
"Non direi. Il Movimento paga un'insufficienza organizzativa, che non gli consente di costruire su scala locale reticoli solidi di conoscenze e di interessi, che sono quelli che fanno conquistare voti in contesti in cui il clientelismo e le posizioni di potere contano molto. Tutto questo pesa poco in una prospettiva di elezioni nazionali. Sulla crisi dei partiti populisti invito ad essere molto cauti. Marine Le Pen ha sbagliato le mosse negli ultimi tempi, ma i motivi che avevano portato il Front national al 28 per cento rimangono intatti. Quanto all'Ukip, aveva raggiunto il suo obiettivo: era ovvio che non avesse più appeal sull'elettorato. Il populismo è un fiume carsico. Ma se le istituzioni funzionano male, ricompare e si rigonfia".

Perché il centrodestra riconquista terreno?
"Perché il centrosinistra delude i suoi elettori meno affezionati. E viceversa. Siamo di nuovo al bipolarismo zoppo, quello che si alimenta esclusivamente dei guai e degli errori degli avversari. Non vedo segnali di una riscossa basati su programmi, contenuti o leadership particolarmente galvanizzanti. Tanto è vero che cresce ulteriormente l'astensione".

E Berlusconi nonostante tutto è ancora il punto di riferimento di quell'elettorato?
"Sempre più residualmente. Quando non si sa cosa apporterà il nuovo, e anzi se ne diffida, ci si aggrappa al vecchio. È la logica di sempre dei conservatori, che li ha portati ad alterne fortune politiche, ma anche a una costante sconfitta sul terreno culturale, quello dei valori diffusi nella mentalità collettiva, dove il progressismo ha stravinto, a tal punto da costringere gli avversari a continui cedimenti ai propri punti di vista. La destra berlusconiana è poco più di una sinistra moderata, anche se taluni elettori non riescono a rendersene conto".

Possibile una coalizione o lista unica di centrodestra, Berlusconi e Salvini potranno convivere? E con quale leadership?
"Lo ritengo molto difficile: sono troppi i punti di discordia su questioni cruciali: l'atteggiamento verso l'Europa, l'immigrazione, le politiche del lavoro, la politica
estera. Certo, potrebbero rifare un matrimonio di convenienza, ma a prezzo di continue frizioni interne e di una debolezza operativa della coalizione. Penso che la Lega, dopo le precedenti esperienze, abbia capito che ritrovarsi in quel tipo di situazione non le converrebbe".

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