L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 luglio 2017

Afghanistan - il Canada dimostra che si può andare contro le decisioni Nato, d'altra parte sono sedici anni, si legge 16 anni che abbiamo invaso questo paese, questo territorio

Il Canada non invierà più truppe in Afghanistan

3 luglio 2017 


Nonostante il rinnovato impegno militare statunitense, con l’invio annunciato di 4 mila militari in più, e la richiesta alla NATO di rafforzare i propri contingenti a Kabul, il Canada non ha alcun progetto di inviare nuovamente proprie forze in Afghanistan.

Lo riferisce 1TvNews di Kabul. Al riguardo l’emittente segnala che in una conferenza stampa il primo ministro canadese Justin Trudeau ha chiarito che “non vi sono assolutamente piani per far ritornare nostre truppe in Afghanistan”. Questo annuncio giunge allorché 15 Paesi della Nato, organismo di cui il Canada è membro, hanno accettato di incrementare il numero delle loro truppe impegnate sul territorio afghano che attualmente è di 14.000 uomini.

Un contingente di circa 2.900 soldati canadesi è stato presente fino al 2011, schierato nella calda provincia meridionale di Kandahar dove le forze di Ottawa hanno registrato 158 caduti (numero inferiore solo alle perdite sofferte dai ben più numerosi contingenti statunitense e britannico), ma dopo l’annuncio del ritiro delle forze alleate da combattimento formulato del presidente USA Barack Obama, Ottawa decise di non prolungare la presenza militare e di non partecipare, dopo il 2014, all’operazione addestrativa e di consulenza alle forze afghane Resolute Support.

“Abbiamo svolto i nostri compiti in quel Paese per dieci anni – ha infine detto Trudeau – con distinzione e valore, producendo un significativo impatto. Ora il Canada cerca di essere di aiuto altrove, come stiamo facendo in Lettonia e nell’Iraq settentrionale, mentre continuerà il nostro impegno con le forze di pace dell’Onu”.

Intanto in Afghanistan continua l'escalation delle violenze. Nelle ultime ore gli scontri si sono concentrati nelle province di Helmand e Kunduz.

Almeno 42 militanti talebani sono stati uccisi durante alcune operazioni aeree e terrestri delle forze di sicurezza afghane nella provincia meridionale di Helmand. In un comunicato l’ufficio stampa del governo provinciale ha indicato che ad essere colpite con l’appoggio aereo della missione Resolute Support della Nato sono state tre basi degli insorti nel distretto di Nawa.

“Importanti comandanti dei talebani – si dice infine – di nome Haji Ahmad, Faizi, Saqib e Haqbin sono fra le vittime fatali, mentre altri quattro sono considerati dispersi”. Da parte sua un anziano leader tribale locale consultato dall’ANSA ha sostenuto che in questa epoca di raccolto del papavero da oppio, i talebani sono giunti numerosi in Helmand da altre province”.

Ieri un folto gruppo di talebani ha attaccato vari obiettivi alla periferia di Kunduz City, capoluogo della omonima provincia (Afghanistan settentrionale), scontrandosi con le forze di sicurezza afghane durante tutta la giornata. Lo riferisce Tolo TV di Kabul precisando che apparentemente gli insorti sono stati respinti, con un pesante bilancio di vittime da entrambe le parti. Da alcuni anni l’Emirato islamico dell’Afghanistan (nome che aveva il Paese quando i talebani governarono fra il 1996 ed il 2001) tengono sotto pressione la provincia di Kunduz, e per due volte nel 2015 e 2016 sono riusciti ad entrare per qualche giorno nel capoluogo.

L’emittente ha aggiunto che secondo alcune informazioni di fonti locali, ieri i talebani durante la loro offensiva hanno bloccato tutte le vie di accesso alla città, compresa la statale Kunduz-Baghlan.

Sayed Mahnoud Danish, portavoce del governo provinciale, ha confermato che “i talebani hanno sferrato attacchi da due direzioni (villaggio di Talwaka e Khanabad Road), ma fortunatamente la loro pesante offensiva è stata respinta e i nemici hanno sofferto importanti perdite”.

Più preoccupata la posizione di Amruddin Wali, capo del Consiglio provinciale di Kunduz, secondo cui “attualmente siamo nel mezzo di una guerra. Possiamo sentire i colpi di arma da fuoco. Ogni giorno assistiamo alla morte e al ferimento di molte persone. Al governo centrale importa il collasso di Kunduz?”

Foto: truppe canadesi in Afghanistan nel 2009 (Reuters)

Nessun commento:

Posta un commento