L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 luglio 2017

Cairo non si può permettere Paragone troppo libero ed indipendente non va in astinenza se non ci sono maradone

L'ULTIMO MARXIANO 30 giugno 2017

Chiusa La Gabbia di Paragone su La7: libertà e coraggio si pagano

Indipendenza, coraggio, autonomia, voce critica e dissenso costano cari nel tempo della falsità universale. Speriamo di aver aperto crepe nel muro del pensiero unico. Mai il mondo potrà cambiare i veri ribelli.

DIEGO FUSARO

È ufficiale. La notizia è giunta, un giorno prima dell'ultima puntata. Come nella miglior tradizione padronale, che fa recapitare le lettere di licenziamento sotto Natale. Hanno deciso dall'alto di chiudere La Gabbia, il programma in onda su La7. La libertà non può essere accettata nel tempo della falsità universale. Indipendenza, coraggio, autonomia, voce critica e dissenso costano cari.

QUATTRO ANNI DI LOTTE IDEOLOGICHE. Il potere vede e non perdona. Da Socrate a Cristo, da Giordano Bruno a Gramsci. La storia è anche storia di dissensi e di repressione dei medesimi. Ho avuto la fortuna e l'onore di collaborare con La Gabbia per tutti e quattro gli anni della sua avventura (2013-2017). Abbiamo condiviso battaglie culturali e lotte ideologiche. È stato bello. È, per esempio, grazie a quel programma che la critica della "gabbia" dell'Unione europea è divenuto tema diffuso e condiviso nell'immaginario pubblico degli italiani. E questo resta agli atti.

Un saluto accorato al conduttore Gianluigi Paragone, ad Alessandro Montanari e a tutti gli altri amici con cui abbiamo condiviso questi quattro anni di battaglie. A tutti i ragazzi che con impegno e dedizione hanno dedicato tempo, energie e passione alla trasmissione, animati dalla volontà di far sapere ciò che l'interesse dominante voleva non si sapesse. Al di là di ogni retorica, La Gabbia è stata un'oasi: un'oasi di giornalismo libero, se è vero, come è vero, che giornalismo è rendere pubblico ciò che il potere vorrebbe rimanesse celato. Credo che nessuno possa negare che La Gabbia sia stato soprattutto questo.

I CANI DA GUARDIA STAVANO ABBAIANDO. Prima o poi - tutti lo sapevamo - sarebbe accaduto. I cani da guardia abbaiavano da tempo. Libertà e coraggio - lo ripeto - si pagano cari. Sempre. È una delle lezioni della storia. La battaglia è persa, ma la guerra continua. Potranno vincerci, ma mai comprarci. Non sempre i ribelli riescono a cambiare il mondo, ma mai il mondo potrà cambiare i veri ribelli. E speriamo, in questi quattro anni, di aver gettato il seme, di avere aperto crepe nel muro del pensiero unico, di aver posto le basi per una possibile tendenza condivisa al pensare altrimenti.

GIORNALISMO CHE NON PIACE AI PADRONI. Lasciatemi, infine, dedicare a ognuno dei giornalisti e di coloro che hanno lavorato alla trasmissione le parole di una lettera di Gramsci dal carcere: «Io non sono mai stato un giornalista che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella sua qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie convinzioni per fare piacere a dei padroni».


Enrico Mentana Mercoledì

La7 è come una strada di artigiani, in cui ognuno ha la sua bottega, coi suoi talenti e i suoi difetti: insomma con le sane differenze che rendono varia un'offerta. Capita che arrivi qualcuno da fuori ad aprire il suo spazio, ed è sempre ben accetto. Capita che qualcuno scelga di andare altrove, ed è il mercato. Ma dalla strada delle botteghe della 7 non si sfratta nessuno, né lo si lascia nella bottega chiusa. Magari si cambia un'insegna, si mette in mostra un lavoro nuovo, ma niente epurazioni. Paragone chiaro?


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