L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 luglio 2017

CETA - uno dei motivi per cui l'euroimbecille Pd è traditore. Accelera il voto in Parlamento, incomprensibilmente, e questo trattato uccide le eccellenze italiane favorendo anche il glifosato

L'intervista

Il Ceta tutela le multinazionali, non le nostre eccellenze

di Marco Togna 05 luglio 2017 ore 07.58

Presidio a Roma, in piazza Montecitorio, per protestare contro l'accelerazione del Parlamento in vista della ratifica dell'accordo economico e commerciale tra Ue e Canada. Durante (Cgil): "Può avere un effetto devastante sui prodotti e sul lavoro italiani"


Martedì 27 giugno la Commissione Esteri del Senato ha dato il primo via libera al disegno di legge che ratifica il Comprehensive economic and trade agreement (Ceta), l’accordo economico e commerciale tra Unione Europea e Canada. Il Ceta, già approvato dall’Europarlamento, deve ottenere l’ok anche dai singoli parlamenti degli Stati della Ue. Il ddl ora passerà all'esame dell'aula. Il trattato è fortemente contestato dalla Cgil e da numerose altre associazioni, che hanno organizzato per oggi (mercoledì 5 luglio) un presidio a Roma, con appuntamento alle ore 9.30 in piazza Montecitorio. Ne abbiamo parlato con Fausto Durante, responsabile delle Politiche Internazionali ed europee della Cgil nazionale.

Rassegna Il Ceta deve essere ratificato da ogni singolo Stato. Come si sta comportando l’Italia?

Durante Il nostro Parlamento, unico tra i parlamenti dei grandi paesi dell’Unione Europea, sta accelerando la sua decisione sul trattato. Un’accelerazione davvero incomprensibile, soprattutto incurante delle osservazioni contrarie alla ratifica fatte nei giorni scorsi in sede di audizione. Il percorso di ratifica andava accompagnato da una consultazione approfondita, dall’ascolto non superficiale delle parti sociali, delle organizzazioni della società civile e dei portatori d’interessi. Con il presidio odierno chiediamo al Parlamento di mettere in piedi un processo partecipativo non frettoloso né immediato.

Rassegna Il trattato suscita da più parti grande opposizione. Qual è la prima preoccupazione della Cgil?

Durante Il Ceta può avere un impatto devastante sulla filiera italiana dell’agroindustria, del cibo di qualità, delle nostre eccellenze alimentari e dei nostri prodotti tipici. Il trattato abbatte le barriere tariffarie e non, deregolamenta i disciplinari di produzione e gli standard di sicurezza e di precauzione, consente l’uso di prodotti proibiti in Europa ma permessi oltreoceano, come ogm, antibiotici, ormoni della crescita, glifosato. Tutto questo potrebbe provocare enormi problemi riguardo la salubrità, la qualità e la sicurezza delle produzioni alimentari.

Rassegna Un’altra osservazione ricorrente è che il Ceta potrebbe favorire la contraffazione delle produzioni.

Durante C’è un grande pericolo per la tutela dei prodotti italiani. Il Ceta ne protegge 41, ma l’Italia ha oltre 300 marchi tra Dop, Doc, Igp, Igt e altri, e se consideriamo anche vini e olii arriviamo a circa 2 mila prodotti denominati e garantiti. La mancata protezione di questa eccellenza alimentare li mette a rischio di contraffazione, sofisticazione e adulterazione.

Rassegna L’ultima critica che la Cgil rivolge al Ceta riguarda il tema degli investimenti delle multinazionali. Precisamente di cosa si tratta?

Durante Il Ceta, come anche il Ttip, prevede che le multinazionali possano ricorrere ai tribunali arbitrari extragiudiziali qualora considerino i propri investimenti messi a rischio dalle decisioni dei governi, delle amministrazioni locali o degli enti pubblici in genere. È davvero incomprensibile che per le multinazionali, per controversie che possono nascere con Stati e governi eletti democraticamente, si debbano prevedere status giuridici diversi quelli dei normali cittadini. In questo modo nel commercio globale si tutelano solo gli interessi delle grandi corporation, e si dice a tutti i cittadini italiani ed europei che di fronte agli investimenti delle imprese tutto va messo in secondo piano.

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