L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 luglio 2017

Eataly - cialtroneria italiana , piace vincere facile vincere appalti senza gara

Eataly, l'Expo chiude e va in rosso. Perdita di 11 milioni di euro nel 2016

E la Borsa sembra sempre più lontana



Si offusca la stella di Eataly? Gli amministratori, nella relazione che accompagna il bilancio 2016, ostentano tranquillità e spiegano ai soci che nel 2017 l'ultima riga del conto economico tornerà in nero. Anche per effetto delle nuove aperture (negli Emirati Arabi, in Canada e in Giappone), non solo all'estero (aperti punti vendita anche in Italia) del supermercato del lusso fondato da Oscar Farinetti. Sarà. La fiducia, la prima volta, non si nega mai a nessuno.



Per il momento però, l'arrivo di Andrea Guerra, nel primo bilancio firmato per intero dall'ex Luxottica liquidato da Leonardo Del Vecchio con una profumata liquidazione di oltre 40 milioni di euro, ha coinciso con una perdita di 11 milioni di euro. I conti di Eataly Distribuzione sono questi.

Secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano in un articolo a firma Stefano Feltri, il gruppo fondato da Farinetti, ora fuori formalmente dalla società avendo lasciato le redini ai figli e al manager milanese che nel 2015 è stato anche consigliere di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, lo scorso anno ha registrato una contrazione del fatturato di oltre il 15%: 178,8 milioni contro i 211,7 del 2015. Cos'è successo? Gli amministratori lo mettono subito nero su bianco:la manna caduta dal cielo meneghino nel 2016 è stato il volano dell'Expo. Che è come dire, sottolinea il Fatto, che il bilancio 2015 è stato così positivo soltanto grazie al fatto che Giuseppe Sala, quando guidava Expo prima di diventare sindaco di Milano, nel 2013 ha concesso a Eataly senza gara il servizio di ristorazione in due edifici dell’evento.

Anche se poi, l'ex commissario Expo è stato indagato e archiviato perché non è stato riscontrato il “dolo intenzionale” di favorire Farinetti, il giudice ha riscontrato nell'archiviazione che il gruppo di Farinetti ha beneficiato di “condizioni economiche particolarmente vantaggiose ” e “di maggior favore” rispetto a quelle applicate negli altri otto edifici con ristorazione (royalty del 12% per gli altri ristoratori contro il 5% - il 6% se i ricavi andavano oltre 40 milioni - per Eataly).

Speriamo che gli le prospettive rosee di cui Guerra&Co si dicono convinti per quest'anno non siano una chimera. Il treno dell'Expo ci rimetterà un po' a tornare in Italia. PS: la Borsa resta lontana. Nel 2013 il piemontese Farinetti prometteva la quotazione quando il fatturato avesse raggiunto i 700 milioni. La strada sembra ancora lunga.

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