L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 luglio 2017

Giampiero Venturi - gli ebrei non possono fare un genocidio di un popolo senza pagare pegno in eterno

GLI ISRAELIANI SICURI: IL PEGGIOR NEMICO DELLO STATO EBRAICO RIMANE HEZBOLLAH


(di Giampiero Venturi)
07/07/17 

Israele, dopo alcuni anni di sordina, torna a recitare un ruolo più visibile in Medio Oriente. Le evoluzioni della situazione in Siria hanno costretto Tel Aviv a impegnarsi in prima linea anche dal punto di vista militare.

Il quotidiano Maariv riporta un’analisi chiara dell’intelligence israeliana (Yossi Melman), stressata dall’idea che l’Iran e il suo avente causa Hezbollah hanno incrementato sensibilmente il loro potere in Siria, diventando un pericolo reale (e più vicino) per lo Stato ebraico e il Sionismo in genere. L’idea che a Tel Aviv ci si è fatti di Hezbollah in particolare, è molto cambiata dopo la guerra del Libano del 2006. Gli esiti molto performanti di allora libanesi soprattutto contro le forze corazzate israeliane, hanno avuto un forte impatto anche sull’opinione pubblica. Nell’immaginario di Tel Aviv, Hezbollah si è evoluto da movimento guerrigliero motivato ma disordinato, a forza capace di approcciare la guerra in senso moderno e tecnologico, con un know how migliorato dall’esperienza siriana.

Le preoccupazioni israeliane riguardano specificamente la capacità di Hezbollah di esportare la sua minaccia sotto forma di advisor nei confronti di altri movimenti tradizionalmente ostili alla causa sionista. È il caso dei miliziani houthi nello Yemen, aiutati direttamente dal circuito sciita libanese soprattutto negli assetti balistici e nelle capacità operative navali lungo le coste del Mar Rosso.


Già ad ottobre del 2016 Hezbollah aveva divulgato la creazione di un corpo di incursori subacquei nello Yemen, pronti a colpire i sauditi e i loro alleati nei porti occidentali della Penisola Arabica. Il discorso diventa ancora più serio con riguardo ad Hamas, che secondo l’intelligence israeliana sarebbe già in possesso di numerose piccole unità navali con equipaggi altamente addestrati (da Hezbollah) in grado di nuocere lungo le coste israeliane.

Già nel 2014 durante l’operazione Protective Edge nel conflitto di Gaza, i militari con la stella di Davide neutralizzarono 4 incursori subacquei palestinesi. Secondo Yossi Melman, l’accresciuto potenziale navale si manifesta anche con i missili antinave, sperimentati tragicamente dalla corvetta Hanit (foto) nel luglio 2006, colpita da un C-802 di Hezbollah.

Sia come minaccia diretta, sia per la sua presenza indiretta in diversi scenari, il Partito di Dio libanese rimane quindi la principale preoccupazione per Israele. Per il momento, l’unica risposta militare conclamata sono i raid contro le forze governative nella Siria meridionale, che mirano a ridurre il potenziale di Damasco di cui fa parte a pieno titolo anche Hezbollah.


(foto: web)

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