L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 luglio 2017

Il fantoccio Macron, il leader creato in vitreo, quanto danno fa e farà al popolo francese con il beneplacito dei lacchè dei Mass media

02LUG 17
Macron ha tendenze autoritarie. Parola di Repubblica


Come i lettori di questo blog ben sanno, io non ho mai avuto fiducia in Emanuel Macron. Reputavo qualche settimana fa e penso ancora oggi che la sua ascesa sia il risultato di una sofisticata operazione di marketing politico, peraltro profetizzata dal suo maestro Jacques Attali con oltre un anno di anticipo.

Ritengo che le sue promesse di rinnovamento siano illusorie e che egli sia in realtà un rappresentante dell’establishment, il quale ha trovato il modo – abilmente, non c’è che dire – di indirizzare il dissenso e l’insoddisfazione dei cittadini a beneficio di un candidato giovane, per bene, presentabile, rompendo così la dinamica delle cosiddette forze populiste. Lo schema funziona e, statene certi, verrà replicato anche in altri Paesi.

Io diffido, però, anche della personalità di Macron, che sospetto molto meno trasparente e immacolata di quanto sembri. Ieri Repubblica ha pubblicato un reportage rivelatore. Titolo:

Macron, un bonapartista all’Eliseo
“Governa a colpi di mano”

Si, avete letto bene. Dalla corrispondenza di Ettore Livini si apprende che Macron viene accusato di derive assolutiste sia da sinistra che da destra. Che il suo partito ha occupato tutte le cariche istituzionali, anche quelle solitamente riservate all’opposizione. Che prevarica i poteri del primo ministro. Che convoca il Congresso a Camere riunite a Versailles con finalità inusuali. Che annulla la conferenza stampa del 14 luglio perché, come spiega l’Eliseo

” il suo pensiero è troppo complesso e non si presta al gioco domande-risposte dei giornalisti”.

Che sberla per i giornali, che, però statene certi, ora non avvieranno una campagna mediatica contro Macron, il quale continuerà a beneficiare dell’indulgenza della grande stampa, che adotta, come sempre, due pesi e due misure, Spietata con Trump, soave con Macron anche quando, come Trump, insulta la categoria.

E il fatto che riveli tendenze bonapartiste ovvero, per essere meno eleganti, autoritarie passerà come un peccatuccio veniale.

All’Enfant Prodige si perdona tutto. Perché lui è dalla parte giusta. Lui è gradito, lui è protetto.

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