L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 luglio 2017

Il fantoccio Macron vuole continuare la politica neo-coloniale francese senza soldi

Speciale difesa: i paesi del G5 Sahel si impegnano contro il terrorismo, ma mancano i mezzi

Parigi, 03 lug 15:15 - (Agenzia Nova) - Cinque paesi francofoni del Sahel africano si sono riuniti per ribadire il proprio impegno contro i gruppi armati di ispirazione jihadista; ma se alla riunione c'era anche il neo presidente francese Emmanuel Macron, a mancare all'appuntamento sono stati i mezzi economici, finanziari e militari per condurre questa ormai pluriennale guerra al terrorismo: così il quotidiano "Le Monde" riassume il senso del vertice del G5 Sahel che ieri domenica 2 luglio nella capitale maliana Bamako ha visto la partecipazione dei capi di Stato di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Un risultato deludente per Macron, che sperava di trarre da questa riunione sollievo ai gravosi, sia in termini militari che finanziari, interventi della Francia nella regione.

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