L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 luglio 2017

Immigrazione di Rimpiazzo - dagli euroimbecilli niente che l'Italia non poteva fare anche da sola, continuano a prenderci in giro

Lo schiaffone dell’Europa al Governo Gentiloni. L’ultima mossa sarà rallentare il flusso dei migranti bloccando le Ong

Un punto importante per la politica di «deflazione» delle presenze è quello di rimpatriare chi non ha i titoli per chiedere la protezione umanitaria. E, dunque, l'Europa si impegna almeno ad aiutare l'Italia nei rimpatri anche attraverso una gestione politica diversa dei visti

Attivisti di una Ong in azione e, nel riquadro, il ministro Minniti

6 luglio 2017 

Il no è un plebiscito. E arriva dai ministri dell'Interno riuniti a Tallinn, e dalle capitali dei paesi europei. Dopo Spagna e Francia, la Germania e via via gli altri, tutti i paesi UE hanno ritenuto non praticabile la richiesta italiana di far attraccare nei porti europei le navi Ong con i migranti.

A Tallin, il nostro ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha preso atto di questo rifiuto, consapevole del carattere informale del vertice dei 28 ministri dell'Interno Ue, e dunque che nessuna decisione sui porti sarebbe stato all'ordine del giorno. Naturalmente il rifiuto europeo è stato interpretato in Italia dalle opposizioni come una Caporetto, come uno schiaffone dato al governo Gentiloni. E in molti hanno chiesto un gesto forte di Palazzo Chigi.

Il muro

Ma se l'obiettivo è «deflazionare» le presenze di migranti in Italia, «si può ottenere lo stesso risultato - spiega una fonte accreditata a Bruxelles - rallentando gli arrivi e incentivando le partenze». Sarebbe stato questo il suggerimento fatto dalla stessa Commissione all'Italia. Che ha dovuto prendere atto del muro invalicabile costruito da una Europa molto egoista.

A Tallinn lo stesso commissario UE all'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha escluso «cambiamenti nel modulo di impiego di Triton». Una doccia fredda per le nostre aspettative di convincere Frontex, nella riunione straordinaria di lunedì prossimo (a Varsavia) a cambiare appunto il modulo di impiego che prevede il «salvataggio internazionale» dei migranti ma l'accoglienza solo italiana.

La riunione di Varsavia

Aspettiamo la riunione di Varsavia per capire se uno spiraglio sui porti europei si apre. Per ottenere lo stesso risultato di contenere la presenza dei migranti nel nostro Paese, si ė deciso di lavorare su quattro fronti. La Libia. Aiutandola con risorse, mezzi e formazione per dotarsi della Guardia costiera, per garantire i controlli delle frontiere sud, per stabilizzare il Paese.

Le Ong. L'Europa fa suo il Codice di comportamento elaborato dall'Italia. Il punto più importante è la presenza su ogni nave che fa il soccorso, di funzionari della polizia giudiziaria. Per contrastare le organizzazioni di trafficanti di migranti, innanzitutto. E a questo proposito non potranno essere spenti i transponder a bordo per non lasciare tracce, e non saranno consentiti i contatti con gli scafisti.

Il premier Paolo Gentiloni

Le navi, poi, non potranno entrare nelle acque territoriali libiche. E per rallentare l'attività delle Ong non saranno più consentiti i trasferimenti dei migranti dalle navi Ong a quelle di missioni internazionali o della Guardia costiera.
I rimpatri

Un punto importante per la politica di «deflazione» delle presenze è quello di rimpatriare chi non ha i titoli per chiedere la protezione umanitaria. E, dunque, l'Europa si impegna ad aiutare l'Italia nei rimpatri anche attraverso una gestione politica diversa dei visti.

Concretamente, i paesi UE interverranno sugli Stati di origine dei flussi migratori per convincerli a riprendersi i propri conazionali. Se non lo dovessero fare, i paesi UE attuerebbero una politica restrittiva dei visti per questi Stati.

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