L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 luglio 2017

Immigrazione di Rimpiazzo - è un dato che siamo divenuti una colonia francese grazie ai corrotti, traditori, euroimbecilli del Pd

CAOS MIGRANTI/ La paura della Germania e l'occasione per l'Italia

Ieri, in vista del G-20, a Berlino si è tenuto un incontro tra i leader europei del consesso internazionale. Si è parlato molto di immigrazione. Il commento di GIULIO SAPELLI

30 GIUGNO 2017 GIULIO SAPELLI

Caos migranti (LaPresse)

L'Europa non finisce mai di stupire in merito ai suoi assetti di potere oligarchico-tecnocratici. La spinta degli stati storici nazionali si dispiega sotto il velo della sottrazione della nazione alla procedura del principio di maggioranza e altera di volta in volta la cuspide delle relazioni di potenza. La Germania detiene il segreto della sua forza velato grazie all'eliminazione nel governo dell'Europa delle procedure democratiche e dal ricorso alla guerra che appare sino a oggi impensabile sul Vecchio continente ma che non si esclude più altrove. 

Il timore di ritornare all'uso della forza è del resto profondissimo nelle elite democratiche tedesche e fa sì che esse si siano sinora sottratte da quell'uso anche fuori dall'Europa giungendo sino a rifiutare l'ingaggio con l'equilibrio di potenza reso manifesto dagli Usa. Alla Nato si può aderire, ma al bombardamento dell'Iraq nel 2003 no. Potrebbero risvegliarsi incubi che hanno già distrutto una volta le classi politiche democratiche tedesche: i fantasmi che si evocano sono terribili. 

Ciò che paralizza nella paura lo spirito tedesco non è solo l'inflazione che si cura con l'ordoliberalismus a tutti imposto con conseguenze devastanti in Europa, ma altresì il nazionalismo aggressivo e distruttore di una nazione accerchiata da terre emerse che si vorrebbero sempre valicare per lo spazio vitale che la potenza economica ricerca per stabilizzare le esportazioni e normalizzare i furori militaristici nazionalistici di una destra mai interamente distrutta. Ma la volontà di potenza sempre riemerge. E riemergerà vieppiù ora che la Francia che non vota, ma il cui Stato funziona governato da un orologio sottratto alla luce, la Francia che governa oggi in forme interamente nuove, si è stancata di perdere potenza nei confronti della Germania. 

Nel pre-G20, ossia nell'incontro che si è svolto ieri a Berlino, la Germania ha riunito attorno a sé gli stati con cui ritiene si debba ricostruire un'Europa che non può più esimersi dall'intervenire nell'universo mondo a cominciare dall'Africa: Italia e Francia. La causa scatenante è quella di un'immigrazione inarrestabile che trova certamente un sollecitatore occulto, ma non troppo, sol che si studi l'Africa dal di dentro e non attraverso le agenzie di stampa. L'Italia di questo gruppo ristretto è stata chiamata dalla scaltrezza democratica tedesca a far parte.

E come si sarebbe potuto far diversamente? La Francia aveva già detto chiaramente per bocca dell'automa Macron che all'Italia occorreva guardare. Essa è già del resto quasi un protettorato francese. Con consoli fedeli e attivissimi sempre. 

Sappia il governo, qualsiasi governo di qualsivoglia parte partitica, trasformare un posizionamento geopolitico in un'azione geostrategica. Ne va del futuro stesso dell'Italia, ovvero di ciò che di essa rimane.

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