L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 luglio 2017

Immigrazione di Rimpiazzo - Giulio Sapelli - tre giorni 40.000 immigrati si vuole destabilizzare l'Italia, l'Europa

Sapelli contro Boeri: "Così spaventa gente e aizza la xenofobia. L'Europa ormai un impero"

05 luglio 2017 ore 12:31, Americo Mascarucci

"Abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale e i conti dell'Inps". Queste le dichiarazioni del presidente dell'Inps Tito Boeri che hanno scatenato un vespaio di polemiche. Boeri sottolinea come gli immigrati compensino il calo delle nascite in Italia che oggi rappresenterebbe la minaccia più grave alla sostenibilità del sistema pensionistico. C'è però chi fa notare come questo assunto non c'entri assolutamente nulla con il dibattito in corso sull'accoglienza, dal momento che i migranti economici che arrivano in Italia oltre a non lavorare sono di fatto mantenuti dallo Stato: non pagano contribuiti e pesano sulla collettività. Intelligonews ha chiesto un commento in merito all'economista Giulio Sapelli.


Boeri sostiene che senza il contributo degli immigrati salta il sistema pensionistico italiano. E' d'accordo con questa valutazione?

"Innanzitutto Boeri dovrebbe astenersi dal fare certe valutazioni che sono politiche. Lui è un tecnico e purtroppo noto che da qualche tempo, con sempre maggiore frequenza, si lascia andare a considerazioni che semmai dovrebbero competere al Ministro del Lavoro Poletti. Faccia il presidente dell'Inps e parli meno. Per altro certe dichiarazioni fatte in questo momento non fanno altro che ingenerare allarme nell'opinione pubblica. Nessun presidente dell'Istituto Previdenziale prima di lui interveniva con questa invadenza decisamente inopportuna".

Premesso ciò, entrando nel merito della questione, è vero quello che sostiene Boeri?

"E' chiaro che esiste un enorme problema di finanziamento dell'Inps e degli istituti di previdenza in generale. Ormai l'ammontare delle future pensioni poggia su una base sempre più piccola a causa della crisi demografica che c'è in Italia. E' dunque evidente che l'arrivo di nuova forza lavoro può aiutare. Ma questo potrà avvenire soltanto se queste persone saranno inserite in un'attività produttiva e a loro saranno pagati i contributi pensionistici. Un dettaglio che il presidente Boeri avrebbe dovuto quantomeno specificare meglio. Sennò queste dichiarazioni non hanno altro effetto che quello di spaventare la gente e aizzare la xenofobia. Queste persone aiutano il sistema previdenziale soltanto se inserite all'interno di un regime contrattuale che prevede il pagamento regolare dei contributi pensionistici. Tutto il contrario di ciò che avviene oggi dove aumentano i posti di lavoro solo dopo i 50/55 anni e dove i giovani non entrano nel mercato del lavoro se non in condizioni di precariato. Quella di Boeri è una dichiarazione senza senso scientifico".

Per altro i migranti che arrivano in Italia sono migranti economici, quindi in un certo senso non pesano di più sui costi dello Stato non lavorando ed essendo comunque mantenuti?

"Tutti i migranti sono economici. Questa distinzione fra migranti economici e profughi la lascerei a Macron che non ha mai visto il mondo. Anche qui scientificamente non c'è un senso logico: che differenza vuole che ci sia fra chi scappa per la fame e chi per le guerre? Le alternative qui sono due: non far entrare più migranti, o se si fanno entrare trovare un modo per educarli. Bisogna chiedersi a livello geopolitico perché in tre giorni sono arrivate più di 40mila persone. L'arrivo di questa immigrazione in blocco è un evidente tentativo di destabilizzazione deciso da potenze che vogliono destabilizzare l'Unione Europea. Una volta entrati devono essere educati secondo il modello tedesco. Non possono essere lasciati liberi di girare per le città con il telefonino. Vanno create delle strutture in cui educare questi migranti con l'insegnamento della lingua e l'avviamento ad un lavoro".

Nei giorni scorsi si è parlato dell'intesa fra Italia-Francia e Germania sui migranti: poche ore dopo Francia e Spagna hanno annunciato che non apriranno i loro porti e l'Austria ha schierato l'esercito ai confini del Brennero per impedire l'ingresso di immigrati? Un'intesa dunque già fallita con queste premesse?

"Ma quale accordo? E' un'operazione mass-mediatica. L'accordo doveva consistere nella riforma del Trattato di Dublino. La verità è che ad essere sbagliato è questo modello di Europa. Gli imperi sono stati i peggiori sistemi di governo perché hanno soffocato le nazionalità e i diritti. L'Europa è un impero senza legittimazione politica, soltanto tecnocratico, in cui si fanno dichiarazioni che non hanno nessun seguito. Perché alla fine a prevalere è il principio di nazionalità del più forte e l'unica nazione con gli attributi qui è la Germania. C'è poco da fare. La storia non si cambia".

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