L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 luglio 2017

Immigrazioni di Rimpiazzo - Soros è favorevole alla tratta dei schiavi

Così Soros finanzia una rete di Onlus che diffondono dati pro migranti

Dall'Arci alla «Moressa», un capillare lavoro di lobbying in Italia

Giuseppe Marino - Dom, 09/07/2017 - 08:16

«Italia, davvero chiudere ai porti salvati in mare è un'opzione?». Titolo di uno dieci migliori articoli sull'immigrazione secondo Open Migration (la risposta, ovviamente, secondo l'associazione è «no»).


«Con i contributi degli stranieri pagate 600.000 pensioni l'anno», titolo di un comunicato della Fondazione Leone Moressa. «Stop all'uso improprio di clandestino», titolo di un articolo dell'Associazione «Carta di Roma». Cos'hanno in comune tutti questi titoli. Due elementi, quello evidente è che sono tutti a favore dell'accoglienza degli immigrati. Quello meno evidente è che provengono tutti da associazioni italiane finanziate da George Soros attraverso la sua Open Society Foundation. Almeno secondo una ricerca pubblicata dal blogger Luca Donadel e firmata da un'esperta di comunicazione, Francesca Totolo. L'ampio dossier, ricostruisce la rete di Onlus italiane e straniere che sarebbero finanziate dalla lobby foraggiata dal famoso speculatore finanziario americano di origine ungherese.

Niente di illegale ovviamente. Le donazioni alle Onlus sono libere e non devono nemmeno essere dichiarate. La «galassia» disegnata nel report chiarisce però quanto sia capillare l'impegno di questa lobby che ha l'obiettivo dichiarato di influenzare le politiche dei governi verso una «società aperta». Per raggiungere questo obiettivo, stando alla ricostruzione del blog di Donadel, la Open Society finanzia decine di associazioni, anche non particolarmente grandi né note. Alcune, come il Naga e il Comitato italiano per i rifugiati, si occupano soprattutto di assistenza materiale e legale ai profughi. Altre, come la fondazione «Leone Moressa» e Open Migration, sono invece impegnate soprattutto a diffondere dati e informazioni che hanno l'intento esplicito di disegnare in una luce positiva il fenomeno migratorio, influenzando i media. Ancor più eclatante il caso dell'Associazione «Carta di Roma», cui aderiscono Ordine dei giornalisti e Federazione nazionale della stampa (il sindacato dei giornalisti), che si è assunta il compito di maestrina del politicamente corretto, bacchettando i cronisti che usano termini impropri scrivendo articoli sui migranti. Impropri, naturalmente, in base a un codice linguistico che l'associazione vorrebbe imporre erga omnes, derivato da un protocollo d'intesa sottoscritto da sindacato e ordine. Un dizionario di politicamene corretto, non di italiano, per capirsi.

Altre, come Arci, sono ben note e schierate politicamente a sinistra in modo organico. Quasi nessuna pubblica il proprio bilancio in chiaro. E se lo fa non specifica i nomi dei finanziatori. Molte ricevono anche finanziamenti pubblici. E un altro filo rosso è l'appoggio alle operazioni delle Ong che trasportano migranti dalla Libia all'Italia. Soros è un incubo dei complottisti, un chiodo fisso. Ma anche senza cadere nelle trappole della dietrologia, una strategia di lobbying così ampia e così poco esplorata meriterebbe maggiore trasparenza.

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