L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 luglio 2017

L'abbattimento del Fiscal Compact è stato sdoganato, ma lo stato deve investire sul lavoro e il governo non deve dare mance elettorali

Borghi boom: " Favorevole a M5S. Dal Fiscal Compact all'euro ormai danno è fatto"

10 luglio 2017 ore 11:58, Americo Mascarucci

Tutti contro il Fiscal Compact. Dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio è un coro di bocciature nei confronti del Patto di Stabilità europeo che frena lo sviluppo e blocca la crescita. L’Europa chiede che i parlamenti degli stati membri approvino l’inserimento del Fiscal Compact nei trattati europei sanando così l’anomalia di una norma di rango inferiore non prevista dal Trattato di Maastricht ma di fatto imposta a tutti i paesi attraverso un trattato internazionale che potrebbe essere impugnato e contestato. Il Pd oggi sembra deciso a rigettare la richiesta di legittimazione della norma avanzata dall’Europa nonostante l’Italia sia stato uno dei paesi che ai tempi del Governo Monti il Fiscal Compact lo ha ratificato. All’epoca però soltanto la Lega Nord si oppose a questa norma. Dunque siamo di fronte ad una nuova svolta renziana in senso leghista? Intelligonews lo ha chiesto all’economista della Lega Nord Claudio Borghi.


Professore, Renzi boccia il Fiscal Compact nonostante tutti quelli che fino ad oggi lo hanno fatto siano stati tacciati di populismo. Continua dunque l’inseguimento di Salvini? 

"Non c’è da stupirsi, sono tante le situazioni in cui noi denunciavamo pericoli e venivamo tacciati con disprezzo di essere populisti e di volere il male dell’Italia. Dall’immigrazione fuori controllo al Fiscal Compact passando per l’euro, tutte le questioni di cui abbiamo denunciato la pericolosità non sono state ascoltate. Dire oggi di aver avuto ragione non diminuisce il danno. Se devo essere sincero tuttavia non credo che questi improvvisi cambi di fronte, in realtà poi produrranno fatti concreti. Chi ha sempre sbagliato penso continuerà a sbagliare anche in futuro. Si tratta di posizioni tattiche assunte sulla scia dei fallimentari risultati delle elezioni amministrative".

Il Renzi che insegue la Lega otterrà risultati in termini elettorali? Oppure è già perdente?

"Non sta a me dare suggerimenti a Renzi su come comportarsi visto che a mio giudizio, come detto, tutti questi cambi sono in realtà soltanto strumentali. Dubito che abbia interesse alle cose che dice. Si è soltanto reso conto che la sua propaganda non riesce più a fare i miracoli che molti gli avevano prospettato e ha recepito chiaramente il messaggio che gli elettori gli hanno recapitato alle ultime elezioni. In poche parole gli elettori gli hanno suonato la sveglia e ora Renzi cerca di svegliarsi dal torpore che lo ha contraddistinto fino ad ora. Ma non credo proprio che gli elettori si lasceranno facilmente ingannare da questi improvvisi cambi di posizione. Non servivano certo le elezioni amministrative per capire che il Fiscal Compact è una porcata che blocca l’economia e la crescita, così come non servivano nemmeno per capire che l’Italia non è in grado di accogliere questa immigrazione di massa.Si trattava di temi così macroscopici che soltanto dei matti potevano pensare non avrebbero portato danni all’Italia. Accorgersene oggi dopo averli determinati credo che dal punto di vista elettorale non possa portargli grandi benefici. Di sicuro lo spero".

Intanto Salvini sembra aprire al Movimento 5Stelle senza escludere possibili futuri accordi anche dopo il voto su immigrazione, Fiscal Compact, abolizione dei vitalizi e pensioni d’oro ecc. E’ opportuna questa apertura o avrebbe fatto meglio ad evitarla?

"Sono stato sempre favorevole a trovare in Parlamento la massima convergenza con tutte le forze politiche per bloccare i tanti danni che gli ultimi governi hanno fatto all’Italia, dal Fiscal Compact all’immigrazione. Ancor prima di entrare nella Lega ho partecipato ad incontri e dibattiti a Roma e in altre città organizzate dal Movimento 5Stelle e altri, proprio per tentare di creare un asse trasversale contro le tante porcherie che si andavano ad approvare. Purtroppo non ho avuto grande fortuna né sul Fiscal Compact né sul Bail in per le banche ecc. In Parlamento certi provvedimenti sono stari votati da tutti tranne che dalla Lega Nord. Forza Italia non ci ha mai aiutato rivelandosi una sponda poco utile per arginare l’Europa. Finora nemmeno il M5s si è dimostrato affidabile anche in considerazione della sua politica pregiudizialmente chiusa ad ogni tipo di alleanza. Questo ha finito per mantenere lo status quo. Se c’è un partito al 40% che vuole fare una cosa e ce ne sono due al 30% che ne vogliono fare un’altra, è evidente che se non si uniscono perché uno dei due per principio dice no alla possibilità di intese, prevarrà la forza che ha il 40% e non si cambierà mai nulla. Salvini ha manifestato la volontà di collaborazione su obiettivi comuni, vedremo se da parte loro ci sarà altrettanta disponibilità o se al contrario sono bravi soltanto a parlare"

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