L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 luglio 2017

Lo zombi è troppo tronfio di sè, un'incapace a dialogare. La Politica ha delle regole non capirle, non accettarle, andargli continuamente contro porta ad essere rottamati come sta avvenendo a Renzi

Richetti mette in soffitta la rottamazione, Renzi lo smentisce

Il neo responsabile Comunicazione Pd ammette la sconfitta alle amministrative e parla di ‘ricostruzione sentimentale’, il segretario lo gela.


Pubblicato il:12 luglio 2017

Anche un fedelissimo renziano come Matteo Richetti critica la rottamazione di Renzi

Botta e risposta a distanza nel Pd sulle motivazioni delle sconfitte elettorali alle recenti amministrative e nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. La critica al segretario #Matteo Renzi giunge, inaspettatamente, proprio da un fedelissimo renziano come #Matteo Richetti. Il politico emiliano, appena nominato responsabile della Comunicazione Dem, rilascia una lunga intervista ad Alessandro De Angelis di Huffington Post. Oltre allo scontato elogio del capo, non mancano però le critiche, nemmeno troppo velate, alla conduzione del partito. Secondo Richetti, infatti, il tempo della “#rottamazione”, tanto cara all’altro Matteo, sarebbe finito, sostituito da una necessaria “ricostruzione sentimentale”.

Questa mattina Renzi decide di rispondere e, intervistato da Rtl 102.5, gela il suo responsabile della Comunicazione: “La parola rottamazione non la metterò mai in soffitta”.

L’intervista di Richetti

Apparentemente l’intervista rilasciata da Matteo Richettiall’Huffington Post rappresenta una professione di fede politica nei confronti di Matteo Renzi. Senza nominare direttamente il segretario, Richetti lascia però intendere chiaramente che il periodo della “rottamazione” dei vecchi leader e delle vecchie regole della politica italiana è terminato, perché non ha portato i risultati sperati. Insomma, secondo il novello responsabile Comunicazione del Nazareno sarebbe invece giunto il tempo delle “condivisione”, parola che Richetti scandisce chiaramente. Condivisione contrapposta alla rottamazione perché, spiega Richetti, non si può più parlare di rottamazione dopo che si è governato per tre anni e, ora, si sostiene il governo a maggioranza Pd guidato da Paolo Gentiloni.

Ricostruire invece di rottamare

Invece di rottamare, bisogna costruire e ricostruire le “relazioni”. Certo, la parola “cambiamento”, deve restare comunque un faro del renzismo ma, dopo la batosta elettorale del 4 dicembre, occorre necessariamente ripristinare una “connessione sentimentale” con gli italiani. Richetti ha il coraggio di ammettere le sconfitte elettorali e la necessità di riprendersi “quel popolo” che nelle urne ha voltato le spalle al Pd targato Renzi. “Meno nostre facce, più nostre idee”, questo lo slogan coniato dal responsabile Comunicazione che si è dato un obiettivo nei confronti del suo segretario: “Fargli apprezzare quanto può far rumore il silenzio”.
La risposta di Renzi

La risposta di Matteo Renzi è arrivata a stretto giro di posta, questa mattina, dai microfoni dell’emittente radiofonica Rtl 102.5. “La parola rottamazione non la metterò mai in soffitta” perché “è la mia parola”, ha voluto ribadire ad alta voce il segretario. Poi, però, per mantenere almeno un’armonia di facciata con quello che viene considerato come uno dei suoi fedelissimi, precisa di condividere in pieno il pensiero di Richetti “quando dice di essere più inclusivi”.

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