L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 luglio 2017

Marcello Foa - Dire tante cose vere e infilarci una menzogna, ormai abbiamo tecniche raffinatissime

L’onestà, per un giornalista, di ammettere i propri errori – 

di Marcello Foa
29 giugno 2017 

Dal blog “Il Cuore del Mondo” di Marcello Foa

* * *I

Pontiggia e Foa chiudono con riflessioni ragionevoli e oneste, non senza rammarico, il “casus belli” che ha infiammato il web. Ci domandiamo (senza avere gli elementi per rispondere) se il Corriere non sia caduto vittima di un’abile provocazione. I giornali e i giornalisti, si sa, non hanno soltanto amici!

* * *


Questa mattina (ieri, ndR) il Corriere del Ticino pubblica in prima pagina un articolo in cui il direttore Fabio Pontiggia si scusa con i lettori per lo scoop pubblicato la settimana scorsa sul dossier della Polizia criminale tedesca, che conteneva le linee guide sull’informazione in caso di attentati; scoop che ho segnalato anche su questo blog. Quel dossier, che il Corriere del Ticino aveva ricevuto da fonti ritenute sicure, è risultato in seguito artefatto, un misto di notizie vere e false, e dunque complessivamente non veritiero.


Due pagine del documento della BKA risultato artefatto

Io non posso che elogiare la scelta della direzione del giornale del gruppo di cui sono Amministratore delegato. Da sempre sostengo che uno dei principali problemi della stampa, nonché causa della progressiva caduta della sua credibilità, risiede nella tendenza, piuttosto diffusa, a non ammettere i propri errori quando si ha evidenza di averli commessi. Se si sbaglia si tende a nascondere. La grande notizia si spara in prima pagina, la rettifica si relega in poche righe a pagina 32 o non si pubblica affatto.

Io sono convinto che i giornalisti debbano essere intellettualmente onesti: capita, per quanti controlli si possano fare, di scivolare, tanto più in un’epoca come questa, dove le insidie per la buona informazione sono decisamente moltiplicate tra tecniche spin sempre più sofisticate, diffamatori professionali, dossieraggi.

Mi sarebbe piaciuto che dopo la scoperta di uno dei più grandi falsi storici, le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, in nome del quale è stata lanciata una guerra e i cui effetti destabilizzanti sono drammaticamente evidenti oggi in tutto il Medio Oriente, i giornalisti che diffusero quelle notizie, usando sovente toni da crociata e intimidendo chi osava obiettare, si fossero scusati. E invece hanno fatto finta di nulla e molti di loro ricoprono ancora oggi posizioni importanti.

Gli esempi recenti non mancano: la notizia dei forni crematori di Assad, che qualche settimana fa ha conquistato le prime pagine delle testate di mezzo mondo, è stata smentita dal Dipartimento di Stato statunitense, ma i lettori non sono stati avvertiti con la stessa enfasi. E’ passata via, come una breve, come al solito.

Il Corriere del Ticino non è ovviamente contento di aver sbagliato – e non lo sono neanch’io per aver rilanciato quel documento sul blog – ma ha optato coraggiosamente per la trasparenza. E in prima pagina. Meglio la dignità delle scuse in buona fede, a cui ovviamente mi associo, che confidare in un comodo ma menzognero oblio mediatico.

Nessun commento:

Posta un commento