L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 luglio 2017

Mobilità insostenibile - niente manutenzione, finestrini bloccati e aria condizionata non funzionante, posti in piedi

Vita da pendolare a Milano: tra treni vecchi e corse soppresse, l’odissea dei viaggiatori lombardi


Arrivare puntuale in ufficio non è una semplice questione di sveglia per i pendolari lombardi. Non per tutti. Perché chi vive e lavora a Milano può contare sul suo servizio metropolitano, tra i migliori in Italia – anche se, in termini di infrastrutture, il nostro Paese non se la passa bene in Europa. Diversamente, chi raggiunge il capoluogo lombardo partendo dalla provincia, deve fare affidamento sul servizio ferroviario regionale: in questo caso, essere mattinieri non basta, a volte bisogna sperare nella sorte. Un treno soppresso o in ritardo, un lungo viaggio in piedi – magari in una carrozza sovraffollata e sporca -, trasformano l’intera esperienza in un’odissea. E la giornata è già rovinata ancor prima di cominciare.

In partenza dalla stazione di Treviglio per raggiungere la redazione di Business Insider Italia a Milano

Stazione di Treviglio

Sono circa 714mila le persone che, ogni giorno, si spostano per motivi di studio e lavoro nel solo territorio della Lombardia. E gran parte di questi ha come destinazione Milano, uno dei centri finanziari e produttivi della Penisola. Formano una fetta rilevante dei 5,5 milioni di pendolari di tutta Italia che nel 2016 hanno viaggiato da un posto all’altro per raggiungere l’ufficio, per sostenere un esame universitario o per andare a scuola. Un valore che cresce rispetto all’anno precedente, seppur di poco: Legambiente ha registrato un aumento del numero di pendolari sia per quanto riguarda il trasporto ferroviario (+0,7%) sia per quello metropolitano (+0,6%). Ma sarebbero molti di più con le infrastrutture e i mezzi adeguati. Il confronto con l’Europa, infatti, è impietoso: siamo sotto il 50% rispetto alla media per metropolitane e tramvie, e al 51% per le ferrovie suburbane.

Si parte alle 7:05. L’aria condizionata non funziona in tutti i vagoni e la voce dell’altoparlante che annuncia le fermate non si sente. C’è qualche posto libero

Il viaggio in treno. Alcune persone continuano a dormire, altre leggono o giocano con lo smartphone

L’età e il numero insufficiente di treni che circola sulle linee ferroviarie sono parte del problema: in media, i convogli delle reti regionali hanno più di 17 anni, più di 18 in Lombardia. Lo sa bene Guido Raos, che insegna Chimica al Politecnico di Milano: ogni giorno prende la linea S8 per tenere i corsi all’Università. “Il viaggio dovrebbe durare venti minuti, ma ce ne metto sempre trenta: il ritardo di 5-10 minuti è certo”, ci racconta. Sembra poco, ma il tragitto non è tra i più comodi: “Di norma si sta in piedi, le carrozze sono sovraffollate e non c’è posto per sedersi. L’aria condizionata non funziona e i finestrini sono bloccati: in piena estate la situazione è critica, si fa fatica a respirare”.

Le porte non funzionano sempre come dovrebbero. Qualcuna sembra bloccata e bisogna usare un po’ di forza per aprirla

In viaggio lungo la linea Treviglio-Milano

Disagi vissuti anche dai pendolari di altre linee. Basta dare un’occhiata alle pagine Facebook di comitati e associazioni presenti sul territorio lombardo: sono oltre una ventina e continuamente raccontano questi problemi, documentando ritardi, degrado e cancellazione delle corse con post, video e foto sui social network. E scrivendo una lettera a Regione e Trenord, per denunciare “un mese di giugno 2017 con una serie inaccettabile di disservizi, in progressivo e costante peggioramento”. Parlano di 50-100 soppressioni quotidiane su tutta la rete, e di due gravi problemi mai risolti: la mancanza di treni e di personale viaggiante.

Un post della pagina Facebook “Comitato pendolari del meratese”

“Io mi ritengo una persona privilegiata”, continua il professore Raos, che è anche portavoce del comitato pendolari del meratese. “Il mio orario di lavoro è abbastanza flessibile. Devo percorrere un tragitto relativamente breve, da Osnago a Sesto San Giovanni. Quando ho lezione alle 8:30 parto alle 7: esco prima da casa per non far aspettare i miei 150 studenti, non si sa mai”. Ma non a tutti basta prendere il treno prima per arrivare in orario a destinazione. “Ci sono persone che per un ritardo di dieci minuti perdono la coincidenza con un altro treno: quindi sono costretti ad aspettare molto di più e magari non arrivano a timbrare il cartellino in tempo. Per non parlare delle madri che vanno a prendere i bimbi all’asilo: anche cinque minuti di ritardo sono causa di stress”.

Siamo alla stazione centrale di Milano alle 7:40. Così si presenta il treno dall’esterno
Arrivo alla stazione di Milano Centrale


La parte anteriore del treno
Milano, stazione centrale

Una situazione che non riguarda certo un gruppetto trascurabile di individui. I dati relativi al censimento 2011dei movimenti pendolari in entrata nella città di Milano dalle diverse province lombarde permettono di fotografare la realtà.

La maggior parte viaggia in auto e treno, subito dietro quelli che usano (anche o solo) la metropolitana per spostarsi

La stazione centrale di Milano dall’esterno
Stazione centrale di Milano

Sebbene sia la migliore in Italia per numero di linee e km di percorso, la metropolitana di Milano ha ancora della strada da fare per raggiungere i livelli del continente. Il totale di km di metro del nostro Paese è di 234,2, paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,5), Londra (464,2), Parigi (219,5) e Berlino (147,5). E solo per il capoluogo lombardo, quello che sta messo meglio, occorrerebbero 15 anni per raggiungere la dotazione media di una città europea con i ritmi previsti dai finanziamenti, si legge nel rapporto di Legambiente.

Saliamo sulla metro, prendiamo la linea M3. Un po’ affollata ma abbiamo abbastanza spazio per scattare una foto
Metropolitana di Milano, linea gialla M3

In ogni caso, per chi vive e lavora in questa città, il viaggio in ufficio e il ritorno a casa con la metro è molto più agevole. Non si vive la stessa incertezza che un treno possa essere cancellato, come avviene per chi usufruisce delle linee regionali.

Metropolitana di Milano, linea gialla M3

La frequenza delle corse è soddisfacente e certo non si notano gli stessi livelli di sovraffollamento che patiscono i pendolari che si muovono dalla provincia. Ovviamente alcune fermate sono più frequentate di altre, soprattutto quelle che fanno da collegamento ad altre linee, come Duomo e Centrale. E il numero di persone è più alto negli orari di apertura e chiusura degli uffici.

Quando arriviamo alla nostra fermata, il treno si è ormai svuotato. Peccato non potersi più sedere

Metropolitana di Milano, linea gialla M3

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