L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 luglio 2017

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Uno di questi posti che non esistono

Pubblicato 30 giugno 2017 - 20.36 - Da Claudio Messora


Una settimana fa ho reso noti i termini di un nuovo tipo di attacco all’informazione libera e indipendente. E poiché in questo Paese, di realtà che si possono fregiare di questo nome e di questo aggettivo (con un minimo di efficacia) ce ne sono molto poche, da dove volevate che cominciassero? Da byoblu.com, chiaramente. Non bastavano le denunce, le querele, le minacce di querela, i fondi per la pubblicità tagliati di dieci volte, la macchina del fango dei cosiddetti antibufalari cicap-chic che diffamano me, gli ospiti del blog e tutti voi… non bastavano le leggi liberticide, la Boldrini, l’Unione Europea, gli algoritmi imperscrutabili dei social network che decidono come e quando farvi avere le notifiche dei nuovi post (per sapere come aggirare il problema, clicca qui)… E non bastavano le migliaia di attacchi hacker che nel tempo hanno sempre tentato di oscurare il blog. No che non bastava, perché niente di tutto questo mi ha mai fermato. Serviva un altro modo per mettere in ginocchio definitivamente chi vuole fare informazione come gli pare a lui, senza padroni, lontano dai riflettori televisivi ma a stretto contatto con i suoi lettori, libero di fare centro e libero di sbagliare.

Così, in meno di quattro mesi, hanno bersagliato il sistema di donazioni con oltre quattromila transazioni fraudolente automatizzate (l’elenco l’ho reso disponibile qui). In massima parte bloccate dai sistemi di sicurezza antifrode di Stripe, ma ognuna di esse portatrice di una potenziale denuncia (il mio nome e il mio numero di telefono appaiono nell’estratto conto di chi – in un ristorante, al bar, oppure su un sito porno – si è fatto clonare la carta), e ognuna di esse foriera di una potenziale disputa. Le denunce ti costringono a collaborare con decine di procure della Repubblica sparse per l’Italia, attività nobile ma che inevitabilmente sottrae tempo all’informazione, mentre le dispute rappresentano un vero e proprio furto, perché secondo i regolamenti ogni contestazione comporta un bilancio negativo insindacabile di 15 euro. Moltiplicate per tutte le transazioni sfuggite ai controlli, perché impossibili da verificare, e vedrete prosciugarsi il vostro conto in banca.

Una tecnica sofisticata, probabilmente inedita per dimensioni e potenza di fuoco, messa in atto da chi ha mezzi, risorse e conoscenze che vanno ben oltre i limiti della legalità. Peccato che anche questo, come tutte le altre volte in cui hanno tentato di affondare il blog, sia stato vano. Da una parte abbiamo messo in piedi una serie di verifiche e di regole che minimizzano l’impatto di queste transazioni fraudolente. Dall’altro, a tamponare la perdita ci avete pensato voi.



Io ho sempre amato pensarvi come i miei editori. L’editore è colui che, con il suo apporto finanziario e con il suo supporto anche legale, protegge il lavoro dei giornalisti e, in cambio, determina in vari gradi e misure la linea editoriale. Se non prendi i soldi da nessuno se non dai tuoi lettori, allora “i tuoi editori” sono loro. Venerdì scorso ho lanciato una campagna di raccolta fondi per tamponare le perdite dovute a questo attacco finanziario. E, come spesso è accaduto in questi dieci anni, i miei editori (voi) hanno risposto all’appello. Il dettaglio delle donazioni, che attualmente è arrivato all’87% del totale immaginato per mettere in sicurezza il blog, è pubblicato in fondo a questo post e chiunque può cercare il suo nome, oppure scaldarsi un po’ il cuore leggendo le centinaia di messaggi che avete scritto.

Sono convinto che raggiungeremo senza problemi il 100%. E sapete perché? Perché non c’è niente che vi costringa a farlo. Non avrete in cambio un cappellino, un biglietto omaggio, un dvd, non parteciperete all’estrazione di ricchi premi e cotillon. In effetti, potreste tranquillamente fregarvene e sedervi su quel divano a guardare tutte le incredibili e inaccettabili balle che la televisione vi propina 24 ore su 24. Si vive bene, in fondo, sapete? Non devi pensare a niente: ti dicono tutto loro. Ti dicono cosa è bene e cosa è male. Ti dicono cosa devi fare e cosa no. Quando devi avere paura e quando devi sentirti al sicuro. Ti spiegano quando stai vivendo al di sopra delle tue possibilità, e ti danno perfino qualche piccola gratificazione: mille euro se fai un bebé, 80 € in busta paga a fine mese, un film gratis ogni tanto… E poi ti dicono a chi devi credere ciecamente e chi invece è solo un venditore di bugie carico di odio. Tu devi preoccuparti solo di lasciare la televisione accesa, anche quando dormi. Così ti alzi e sei felice, perché sei “normale”. Sei come tutti gli altri. Non devi sentirti strano, non devi discutere con tutti. Non devi provare quel sottile disagio che ti fa sentire quasi sempre fuori luogo. Al lavoro commenti Bruno Vespa, bevi il tuo caffè, ti siedi alla tua scrivania, fai due battute con i colleghi e poi tiri la carretta fino a quando non è il momento di tornare a casa. E la ruota continua a girare. Tutte quelle cose, insomma… la moneta, lo spread, le bombe, i vaccini, le Ong con i migranti, i trattati internazionali… non sono un problema tuo: sono cose più grandi di te. In fondo è bello che ci sia qualcuno che le capisce e che ti sollevi da ogni fatica.

Sì, potreste vivere così e sareste sereni. E allora chi ve lo fa fare di venire qui a rompervi le balle con tutte queste cose? Perché non guardate la partita con una birra in mano, a parlare di donne con gli amici? Chiedetevelo di nuovo. Ditelo ad alta voce: “perché io non sto guardando la partita con tutti gli altri? Perché non mi ammazzo sul joypad con l’ultimo videogame sparatutto?“.

Pensateci quanto volete, ma la risposta non la sapete neppure voi. L’unica cosa certa è che prima, quando eravate “normali”, non eravate per niente felici. Vi mancava qualcosa. Magari fin da ragazzi. O magari è cominciato una sera. Lentamente avete iniziato a provare una sensazione strana. Avete guardato la tv e avete visto solo chiazze di colore in movimento. In compagnia ridevate, ma era un sorriso teso, appena abbozzato, che spariva subito dopo essere comparso. La gente vi chiedeva “cos’hai“? E voi “Niente. Tutto bene…“. Poi avete iniziato a guardarli, ad ascoltarli tutti e a non capire di cosa stessero parlando. Avete sentito un vuoto dentro che a mano a mano si allargava. E d’improvviso tutto quello che era stato importante, non lo era più. Il Suv metallizzato con i cerchi in lega, il bel contratto, la tredicesima, l’ultimo modello di smartphone, le “fighe di legno“, la settimana bianca, la borsetta firmata, la posizione sociale, il plasma 90 pollici. E vi siete sentiti soli. Fino a quando…

Fino a quando non siete venuti qui, o in un altro di questi posti che non esistono, e avete visto e letto gente che parlava delle stesse cose che sentivate dentro, e alle quali magari non sapevate ancora dare forma. Magari non l’avete capito subito, magari avete commentato “sono d’accordo in parte“, e avete infilato una serie sterminata di “ma“. Però siete tornati, perché chi vive per anni in una caverna e gli dicono che fuori non c’è niente, quando poi esce alla luce del sole, e questo niente gli acceca gli occhi, poi anche se torna dentro non sarà mai più la stessa persona.

Ecco perché sono convinto che raggiungeremo senza problemi quel 100%. E anche più, così potremo acquistare un po’ di attrezzatura buona. Perché né io né voi abbiamo più voglia di tornare dentro. E se ci torniamo, è solo per prendere le nostre cose.

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