L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 luglio 2017

Trump, Polonia e poveri noi

PERCHE’ IN POLONIA TRUMP HA DICHIARATO GUERRA A MOSCA

Maurizio Blondet 7 luglio 2017 

Martedì scorso un drone israeliano è stato neutralizzato dalla contraerea siriana sopra Quneitra, non appena entrato nello spazio aereo siriano. L’evento viene collegato dal giornale Rai al-Youm alla recente affermazione del segretario di Stato Tillerson: “La sorte di Assad è nelle mani della Russia”; dopo sei anni di accanimento, bombe e sangue perché “Assad must go”, segnalerebbe un riconoscimento da parte americana della Siria come zona d’influenza di Mosca. Sappiamo che ci sono stati incontri segreti russo-americani in Giordania in questo senso: quegli incontri che le forze J nella Casa Bianca hanno cercato di sabotare tirando fuori la “previsione” che “Assad sta per fare un altro attacco chimico”.

Il drone israeliano abbattuto.

Con l’abbattimento del drone, Mosca e Damasco hanno lanciato ad Israele un messaggio: l’impunità degli attacchi aerei giudaici nel Sud siriano è finita. E Mosca è a fianco del suo alleato e pronta ad andare fino in fondo.

Israele ha attaccato dal cielo forze armate siriane in questi anni, in appoggio ai suoi terroristi anti-Assad nell’area, un 400 militanti che mantiene e stipendia, Fouj al-Joulan , wahabiti di ferro e devotissimi ad Israele, come ha rivelato al Wall Street Journal un caporione del gruppo, di nome Motasem al-Golani: “Israele si è tenuto al nostro fianco in maniera eroica. Non saremmo sopravvissuti senza il suo aiuto”. Sion li paga 5 mila dollari al mese, ha aggiunto il ribelle.

Il motivo è noto: Israele vuole la Siria divisa. Una tripartizione per linee etnico-religiose, che consenta a Sion di dominare il Golan e proteggere la sua frontiera Nord grazie ai terroristi come pedine. Oggi poi questa mira è stata resa più frenetica dall’incubo israeliano del giorno: trovarsi con gli sciiti vincitori, Hezbollah e Iraniani alleati ad Assad – a ridosso della sua frontiera.

E’ per questo che ha smosso gli elementi J (per Jared) nella Casa Bianca alle inconsulte iniziative che abbiamo visto le scorse settimane: l’abbattimento del vecchio caccia siriano (per stroncare la pacificazione della crisi siriana perseguita da Mosca), l’alleanza di Trump coi sauditi, l’ultimatum saudita al Qatar con l’ingiunzione-ultimatum di tagliare i rapporti con l’Iran. A questo, Israele aggiungeva l’occasionale bombardamento di un convoglio regolare siriano o una moschea


Paura di una vittoria di Assad e della reintegrazione dell’unità territoriale di Siria sotto il suo governo, voglia di rilanciare allargando il conflitto invece di ridurlo. “L’alleanza crescente tra l’Arabia saudita e Israele aggiunge un elemento di pericolo: i due hanno voglia di misurarsi con l’Iran. Quando erano attori separati, il pericolo di un tale conflitto era minore”; riconosce persino Richard Silverstein, analista israeliano, pacifista.


L’Iran ha risposto annunciando di aver lanciato, dal suo territorio, posizioni dei terroristi in Siria: segnalando cioè che è tecnicamente capace di colpire – Eh sì – Ryad. La Russia? “Israele è sempre più inquieta di vedere la Russia vendere i suoi S-300 a paesi che attorniano Israele: Mosca li ha venduti alla Siria, che li ha dispiegati alle sue frontiere. L’Egitto conta egualmente di fornirsi di questo missile antimissile russo, capace di intercettare bersagli situati a 250 chilometri di distanza e a 30 chilometri di altitudine”. Prima, infatti, “i caccia israeliani avevano tutto l’agio di volare lungo la fronhiera con l’Egitto ed anche di svicolare sul Sinai. Adesso non più: tutto può succederee se Sion viola lo spazio aereo egiziano senza preavviso”.

L’alleanza Saudi-Sion sta perdendo

Nel conflitto diplomatico Arabia contro Qatar, è il Qatar che sta vincendo, ed è il reuccio Bin Salman che sta perdendo la faccia: anzitutto all’interno. Non dimentichiamo che il reuccio aveva annunciato una rapida vittoria in Yemen, e due anni dopo non sta ancora vincendo; adesso, ha dato all’Iran – che era il suo vero bersaglio dietro il Qatar. Si dice che il vero motivo per cui il re demente e il suo figlioletto Bin Salman non vanno all’imminente G20 di Amburgo, è perché temono che in loro assenza avvenga un colpo di Stato.

Israele non può perdere. Israele rilancia.

E il rilancio è nel discorso totalmente, ferocemente, minacciosamente anti-russo di Trump a Varsavia, ad eccitare il funesto nazionalismo polacco. Ha accusato Mosca per le “attività di destabilizzazione in Ucraina e altrove – il suo sostegno di regimi ostili, tra cui Siria e Iran”. Ha scandito: “Dobbiamo lavorare insieme per contrastare le forze, che vengano da dentro o da fuori, da Sud o da Est, e minacciano di indebolire i nostri valori e cancellare i legami di cultura, fede e tradizione che fanno di noi quel che noi siamo”.

“La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere”. La chiamata in guerra dell’intero Occidente contro i nemici mondiali di J. Trump ha venduto ai polacchi missili Patriot per quasi 8 miliardi e aumentato le forniture di gas liquefatto americano, risposta al Nord-Stream tedesco, per rendere la Polonia indipendente dal gas russo (e fare buoni affari). Ha presieduto la “Iniziativa dei Tre MAri”, riproposizione dell’intermarium poladccom, un “accordo di cooperazione di 12 paesi che mira a offrire sostegno politico alla cooperazione e all’interconnessione delle economie degli stati dell’area geografica compresa tra i mari Baltico, Adriatico e Nero nei settori energetico, dei trasporti, delle telecomunicazioni e della tutela ambientale. E difesa. Trump si è detto orgoglioso del fatto che la regione stia già beneficiando delle forniture energetiche statunitensi in riferimento al carico di gas naturale liquefatto (Gnl) ricevuto dalla Polonia il mese scorso”.

L’Iniziativa dei Tre Mari comprende Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Cechia, Austria, Bulgaria, Romania, Croazia, Slovacchia e Slovenia. “Un nuovo concetto per promuovere l’unità europea». In realtà questi Paesi sono, tranne l’Austria, tutti membri della Nato sotto comando Usa, legati quindi più a Washington che a Bruxelles.

Di fatto, Trump ha incoronato la Polonia come guida della nuova NATO e della nuova guerra – per ora fredda, fino a quando Mosca capitolerà e chiederà pietà.

E come risponderà la cosiddetta “Europa”? Ecco la Merkel : “Abbiamo molti punti in comune in politica estera”, ha detto dopo il primo incontro con Trump ad Amburgo. Primi venti minuti a tu per tu all’Hotel Atlantic, mentre fuori la piazza esplodeva. Poi, riporta Deutsche Wirtscaft Nachrichten, “hanno preso parte alla conversazione i due ministri degli Esteri Gabriel e Rex Tillerson e la figlia di Trump Ivanka e suo marito Jared Kushner”. Questa presenza dei due Chabad Lubavitcher al livello di ministri degli esteri, dice tutto.

Europa, presente!

I media anglo-americani, come prima reazione, hanno trovato il discorso di Trump troppo amico di Putin.

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