L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 agosto 2017

2017 crisi economica - Quante volte Napolitano ha tradito il popolo italiano insieme ai suoi amici del Pd? Stampare moneta senza investimenti pubblici è da euroimbecilli. Attenti ai risparmi, correntisti avvisati

FINANZA/ Le catastrofiche "coerenze" degli eurocrati

Nonostante si continui a parlare di ripresa economica in atto, ci sono segnali che fanno pensare che il peggio non sia affatto alle spalle, dice GIOVANNI PASSALI

07 AGOSTO 2017 GIOVANNI PASSALI

Mario Monti (Lapresse)

Continuano a parlare di ripresa economica: anche il Fondo monetario internazionale, raccontando che l'Italia è in ripresa per il terzo anno consecutivo. Ma siccome il diavolo (e padre della menzogna) fa le pentole e non i coperchi, al Fmi scappa anche un pezzo di verità importante: lo stipendio degli italiani in media è inferiore al 1995 (22 anni fa!), prima dell'introduzione dell'euro. Ovviamente nessuno dei quotidiani che ha riportato la notizia si è preso la briga di far notare la clamorosa contraddizione. Ma in fondo il pensiero dominante, pur nella sua contraddizione, è coerente con se stesso.

Vengono in mente le parole di Mario Monti, quando era solo un professore e non aveva iniziato la sua (per noi catastrofica) avventura politica. "Le crisi sono per definizione passi in avanti", aveva sentenziato, spiegando che il "passo in avanti" non era nient'altro che la cessione di sovranità. Anche questo in clamorosa contraddizione con il suo successivo intervento, perché se cedi la sovranità implicitamente è inutile che vai a governare, non potendo più avere il potere di far qualcosa di significativo. E infatti nulla ha fatto, tranne che regalare qualche miliardo alla banca americana JP Morgan e inasprire le tasse per gli italiani, tagliando i servizi (ricordiamo tutti le lacrime della ministro Fornero, no?).

Ormai sono passati cinque anni dall'inutilissima (e quindi dannosa) avventura politica del professor Monti (che ancora oggi noi paghiamo come senatore a vita), colui che diceva di vedere la luce in fondo al tunnel, e ora dopo cinque anni ci vengono ancora a raccontare che stiamo uscendo dalla crisi, anche se la disoccupazione è stabilmente sopra l'11% e lo stipendio degli italiani è inferiore a oltre 20 anni fa. Anche altri numeri non tornano, rispetto alla narrazione della presunta ripresa. L'inflazione a luglio, rilevata dall'Istat, è cresciuta dello 0,1%, cioè 1,1% su base annua, in calo dal 1,2% rispetto al mese precedente.

Nel frattempo, nei prossimi giorni, si incontrerà il gruppo Ecofin, cioè i ministri delle Finanze dei paesi europei, per discutere della possibile istituzione di una bad bank, cioè una nuova banca europea che assorba i crediti cattivi delle banche europee che sono sull'orlo del fallimento: si parla di banche italiane, tedesche, spagnole e greche soprattutto (ma non solo). I capitali che mancano sono una cifra spaventosa, come rilevato dall'agenzia Fitch: circa 1.092 miliardi di euro.

Il bello è che non possono lasciar fallire queste brutte banche che hanno fatto prestiti cattivi, perché il sistema bancario è così interconnesso che crollerebbe tutto quanto. Infatti, le altre banche hanno utilizzato e ancora oggi utilizzano gli stessi sbagliati strumenti di giudizio per erogare i prestiti: quegli strumenti di valutazione economico-finanziaria che possono dire qualcosa di utile in tempi normali, ma che diventano totalmente inutili in tempi eccezionali come quelli che stiamo vivendo.

E prima o poi verrà l'inevitabile resa dei conti. E pure loro, i burocrati europei, lo sanno. Altrimenti come si spiegherebbe la recente proposta avanzata dalla presidenza estone? La norma in discussione a Bruxelles prevede l'estensione della moratoria ai prelievi bancari dagli attuali due giorni al massimo fino a 20 giorni in casi di crisi eccezionali. Il tutto per evitare un'eventuale corsa dei correntisti a prelevare i propri soldi. A quanto pare, favorevoli a questa proposta sarebbero i tedeschi. Ma come mai questa proposta ora? Cosa si aspettano? Si aspettano forse una nuova crisi come quella che colpì la Nothern Rock nel settembre 2007, con relativa corsa agli sportelli?

Insomma, da quando è scoppiata la crisi in fondo non è cambiato nulla. Non ci può essere un'uscita dalla crisi, finché l'unica soluzione adottata è la brutale stampa di moneta. E questa ha solo aggravato la situazione, perché la moneta stampata non l'hanno certo regalata, ma ha creato nuovo debito.

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