L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 agosto 2017

Banca Etruria - Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi, mente al Consiglio Superiore della Magistratura che, dietro pressioni del Sistema massonico mafioso politico scarica sulla Cassazione qualsiasi decisione. Questa paralizzata, a un anno decide di non decidere, nel frattempo il nostro Roberto Rossi vuole archiviare, per la quinta (quarta) volta, le procedure nei confronti di Pier Luigi Boschi, ormai è diventato un abitudine per lui


Rossi, un anno di oblio in Cassazione sul pm di Arezzo


È finito sotto procedimento al Csm e se l'è cavata con una tormentata archiviazione Roberto Rossi, procuratore di Arezzo e titolare dell' inchiesta su Banca Etruria, scrive il Fatto. E - a oggi - non si ha alcuna notizia dell' attività della Procura generale della Cassazione dove è approdato il fascicolo inviato dal Csm perché il titolare dell' azione disciplinare, il Pg Pasquale Ciccolo, valutasse se ci fossero elementi per un processo.

Alla sezione disciplinare del Csm non è arrivata alcuna richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio o perché l'istruttoria, nonostante siano passati 13 mesi, è ancora in corso o perché c' è stato un cosiddetto decreto di archiviazione interno. In questo caso il Pg potrebbe aver ritenuto insufficienti gli elementi per andare avanti con un' azione disciplinare.

Era il 21 luglio 2016 quando il Plenum del Csm, invece, votò l' archiviazione del procedimento a carico del procuratore aretino, aperto dalla Prima Commissione per incompatibilità ambientale, perché Rossi ha cominciato a indagare su Banca Etruria, al cui vertice c' era Pier Luigi Boschi, mentre era consulente del governo (fino al 31 dicembre 2015) di cui faceva parte la figlia Maria Elena Boschi, ministra per le Riforme, senza informare il Consiglio.



Pier Luigi Boschi, il socio legato alla ‘ndrangheta e le accuse (archiviate) di turbativa d’asta ed estorsione

GIUSTIZIA & IMPUNITÀ

Su Panorama in edicola domani, un'inchiesta svela le due indagini della Procura di Arezzo sul padre del ministro delle Riforme: i fatti risalgono al 2010 e al 2013 - quindi prima della vicenda Banca Etruria - e raccontano gli affari poco chiari dell'imprenditore di Laterina
di F. Q. | 20 gennaio 2016

Nel 2007 Pier Luigi Boschi, il padre del ministro per le Riforme, portò a termine un grosso affare immobiliare insieme a un socio calabrese che secondo la Dda di Firenze era legato alla ‘ndrangheta crotonese. Per quella compravendita Boschi venne indagato nel 2010 ad Arezzo per turbativa d’asta e successivamente per estorsione, ma poi fu definitivamente archiviato a novembre 2013 su richiesta dal pm Roberto Rossi, che a distanza di qualche mese divenne capo della Procura aretina. E’ quanto riportato da un’inchiesta del settimanale Panorama in edicola domani. I fatti rimandano a nove anni fa, quando il padre dell’attuale ministro delle Riforme comprò – tramite la cooperativa agricola Valdarno superiore, di cui era presidente del cda – un’immensa tenuta agricola di proprietà dell’Università di Firenze. Un acquisto sottocosto, a trattativa privata e, soprattutto, per conto di un acquirente che sarà reso noto solo in un secondo momento: trattasi della Fattoria Dorna, di cui Boschi deteneva il 90% delle azioni, mentre il 10% era di Francesco Saporito, originario di Petilia Policastro, in provincia di Crotone. Secondo la Dda di Firenze, Saporito è legato alla ‘ndrangheta, mentre a sentire la Procura aretina i componenti della famiglia Saporito erano “referenti nella provincia di organizzazioni malavitose riconducibili alla ‘ndrangheta”.

Nei mesi successivi all’acquisto, la quota di partecipazione di Pier Luigi Boschi pian piano andò riducendosi, poi nel 2009 il padre del ministro uscì di scena e subentrò la moglie di Saporito. Nel frattempo, però, nel 2010 Boschi finì indagato per turbativa d’asta e riciclaggio e, soprattutto, cercò di portare a termine una serie di vendite della proprietà appena acquistata. Ed è proprio su una di queste cessioni che si concentrò la nuova attività della Procura di Arezzo, che il 4 febbraio 2013 – sempre Roberto Rossi – chiese l’archiviazione per l’accusa di turbativa d’asta e riciclaggio e allo stesso tempo iscrisse il padre del ministro nel registro degli indagati per estorsione. Il motivo? Secondo quanto sostenuto davanti ai pm da chi acquistò un appezzamento di terreno da Boschi, quest’ultimo pretese e ottenne un pagamento in nero di 250mila euro: soldi in contanti versati al momento del rogito, almeno a sentire la versione degli acquirenti interrogati in procura. Non solo. Chi acquistò disse anche di aver fatto delle fotocopie dei contanti consegnati.

La Guardia di finanza perquisì l’abitazione e in effetti trovò conferma di quanto detto. Lo stesso giorno andò in casa di Pier Luigi Boschi a Laterina e sequestò una cartellina gialla e un assegno di 95mila euro firmato da Francesco Saporito. Questi ultimi, evidentemente, non erano i soldi in nero che cercavano gli 007 delleFiamme Gialle. “Che fine hanno fatto quei soldi?” chiede oggi Panorama. Fatto sta che il 7 novembre 2013 il pm Roberto Rossichiede l’archiviazione per Pier Luigi Boschi. Cosa era accaduto tra febbraio e novembre 2013? Il 21 febbraio Maria Elena Boschi viene eletta deputato; a luglio Roberto Rossi diventa consulente del governo e a fine ottobre organizza in qualità di reggente della Procura di Arezzo un convegno a cui partecipano l’allora ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e la neo deputata Maria Elena Boschi.

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