L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 agosto 2017

CETA - un sostenitore ideologicamente schierato a favore del Globalismo Finanziario imperante a prescindere dagli Interessi Nazionali, un transfuga che non trova requie. Al servizio degli interessi delle multinazionali, disposto a storcere i fatti pur di raggiungere scopo propagandistico decisionale

LITI DOMESTICHE
Sul Ceta l’ambiguità del Pd


Sospendere il trattato europeo con il Canada è contro gli interessi del Piemonte. Il senatore ri-democratico Susta bacchetta il comportamento del suo partito in Consiglio regionale: "Non si può essere favorevoli a Roma e contrari a Torino"


Un voto contro il Piemonte. Questo il giudizio che Gianluca Susta, ex vicepresidente della Regione oggi senatore rientrato nel Pd dopo l’avventura con Mario Monti, dà della mozione con la quale l’aula di Palazzo Lascaris ha chiesto la sospensione dell’entrata in vigore del trattato Ceta, l’accordo commerciale ed economico tra Unione europea e Canada. Un atto di indirizzo promosso, con un contorsionismo da circo Barnum, dal segretario e capogruppo Pd Davide Gariglio che ha mitigato l’originale versione in cui addirittura si sollecitava il governo a non ratificare il trattato.


«Il voto del Consiglio regionale è un voto contro gli interessi economici del Piemonte e dell’Italia, oltre che dell’Ue. Fuori dagli accordi bilaterali, dopo il fallimento del multilateralismo e dei negoziati di Doha, tra le grandi aree del mondo c’è solo la legge del più forte e noi siamo destinati a soccombere», spiega Susta che nel suo lungo curriculum politico vanta pure un’esperienza da europarlamentare. «Le piccole produzioni agricole di qualità potranno entrare in quei mercati a condizioni nettamente migliori rispetto a ieri. Le grandi produzioni agroalimentari, il nostro vino e il nostro riso ad esempio, sono favorite da questo accordo su cui sono state scritte infinità di bugie». Una su tutte: con questo accordo verrebbero compromessi gli standard igienico-sanitari e fitosanitari previsti dalla normativa europea. «Falso! Questa intesa non permette, in virtù del principio di “prudenza” sancito dai Trattati dell’Ue, di dare prevalenza al criterio di “evidenza scientifica” in vigore in Canada».


Per contro il Ceta «spalanca le porte di un ricco mercato di quasi 50 milioni di persone, oltre, come detto, al comparto agroalimentare più consistente, al tessile alle costruzioni, all’automotive, alla chimica e alla meccanica, all’elettronica, tutti settori che fanno del Piemonte la seconda Regione industriale d’Italia e che dall’abbattimento dei dazi e delle barriere non tariffarie poste a protezione dei prodotti canadesi in quel mercato hanno tutto da guadagnare».


Eppure forte è il fronte che contesta il trattato, a partire dalla Coldiretti, assai rumorosa nelle piazze e, come si è visto, parecchio influente nell’aula di via Alfieri «Fa sorridere che la più grande organizzazione agricola italiana – attacca Susta – invece di preoccuparsi del persistere di fenomeni criminali, di caporalato e sfruttamento dei lavoratori, nelle campagne del sud, per la raccolta dei nostri prodotti “protetti”, manifesti preoccupazione per la “tutela di diritti dei lavoratori in Canada”, che, forse, é, tra i grandi Paesi, il più civile, sicuro, libero e democratico del mondo».


Il senatore democratico è pero sorpreso vieppiù dal silenzio delle altre grandi organizzazioni imprenditoriali sul voto del Consiglio Regionale. «Delle due l’una: o non lo prendono minimamente in considerazione ritenendolo inutile – e questo è un problema per l'istituzione – o danno per scontato che l’accordo sarà approvato dal Parlamento italiano, dopo che è stato approvato dal Parlamento e dal Consiglio di Ministri dell’Ue, il che non è affatto vero». Infine Susta mette il dito nella piaga, in quella «ambiguità del Pd» che, a Roma, in commissione esteri, vota a favore della ratifica di questo accordo fortemente sostenuto dal Governo e dai ministri Martina e Calenda in particolare, mentre nei Consigli regionali di Lazio e Piemonte vota contro. «La storia ci ha insegnato che un partito è “grande” quando ha una chiara, forte e coerente politica estera. Questo episodio, secondario solo per chi crede che la politica sia ridotta a gossip, tweet e facile ricerca del consenso cavalcando l’antipolitica, dimostra che c’è ancora molta strada da compiere per considerare il Pd, come auspichiamo, un “amalgama ben riuscito”».

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