L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 agosto 2017

Fuori i francesi dalle nostre terre - Noi Italiani dobbiamo salvaguardare gli Interessi Nazionali

LA POLITICA FRANCESE IN LIBIA SECONDO IL GIÀ CSM AM, GEN. PASQUALE PREZIOSA: "IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO"


(di Andrea Cucco)
05/08/17 

Il generale Pasquale Preziosa, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare fino al 2016 e oggi presidente di PRP Channel - prpchannel.com - fa una dettagliata analisi della questione della crisi libica e della politica estera “d’assalto” francese. Con una disamina della situazione attuale e storica (specchio di una realtà forse non proprio nota a tutti), suggerisce l’unità delle forze politiche italiane.

Generale Preziosa, la Francia ha sempre tramato contro il nostro Paese?

Nulla che non fosse prevedibile, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il comportamento francese verso l’Italia va analizzato con gli occhi della geopolitica. I recenti fatti accaduti nei rapporti tra i 2 paesi, che sembravano idilliaci, anche ricordando gli incontri a “Ventotene”, possono essere sintetizzati in pochi passaggi. Macron vince le elezioni in Francia e l’Italia esulta per aver “trovato” un alleato che dovrebbe condividere le medesime convinzioni per riformare l’Eurozona e meglio resistere contro la pressione tedesca per il problema del deficit e del debito: abbiamo esultato troppo presto. Purtroppo, il primo segnale negativo è pervenuto con la richiesta fatta dall’Italia di aiuto per il problema migratorio in atto e con il rifiuto francese. Successivamente Francia e Spagna hanno rigettato anche la possibilità che alcune navi cariche di migranti potessero attraccare nei porti spagnoli e francesi. Per non farsi mancare nulla, la Francia ha organizzato l’incontro a Parigi tra Serraj e il gen. Haftar, per strappare la leadership sul dossier Libia prima assegnato all’Italia. L’Italia ha risposto, su richiesta, con un piano per mandare qualche nave nelle acque territoriali libiche per aiutare la Guardia costiera libica per combattere la migrazione illegale.

Parliamo solo di Libia?

Recentemente la Francia ha annunciato di voler nazionalizzare i cantieri navali francesi Stx, di recente acquisiti da Fincantieri con l’accordo con il precedente presidente francese. La preoccupazione italiana è che la nuova amministrazione francese abbia fortemente riorientato le sue relazioni con la Germania indebolendo quelle con l’Italia, e la scelta franco-tedesca di cooperare per un nuovo velivolo caccia, escludendo a prescindere l’Italia, ne è la chiara testimonianza, già in precedenza la Francia aveva unito i suoi destini sui velivoli a pilotaggio remoto da combattimento con la Gran Bretagna, escludendo sempre il nostro Paese.

E noi?

L’Italia è preoccupata che la sua debolezza politica corrente possa ulteriormente ridursi dopo le elezioni tedesche del prossimo settembre. Per la Francia, la situazione interna, al di fuori delle apparenze, risulta essere anche complessa perché in Francia esiste un sud legato al Mediterraneo e disgiunto dal nord legato alle logiche nord europee. Il nostro Paese, su molti problemi della riforma dell’Eurozona, condivide le stesse preoccupazioni ma per l’Italia presumere che la Francia mediterranea avrebbe potuto prevalere nella nuova politica di Macron è stato, quanto meno, azzardato. La Francia vede la Germania legata a Parigi attraverso due canali: l’Unione europea e la NATO. Purtuttavia, la Francia sta iniziando a pensare a se stessa utilizzando tutti i mezzi diplomatici e non, per mantenere lo status di grande potenza nello scenario internazionale. Sta cercando di essere percepita come indispensabile a Berlino per il controllo dell’Europa. È una sfida difficoltosa, ma la Francia ha anni di esperienza e di intrighi diplomatici alle spalle: Machiavelli “docet”.

Possiamo sperare un cambio di politica positivo per il futuro?

Dalla Francia, l’Italia non si potrà aspettare niente di buono che non sia servente agli interessi d’oltralpe. Per gli aspetti interni alla Libia, la Francia, attraverso i suoi emissari nel Paese, è stata sempre presente sul terreno, uno dei tanti è un pilota di Mirage libico del periodo di Gheddafi che è stato anche addetto militare in Francia: i nomi sono noti a chi li deve sapere. Con lui la difesa francese manteneva i forti collegamenti con la tribù di Zintan e con il gen. Haftar. La dichiarazione di Parigi sottoscritta da Serraj e Haftar è da ritenersi di basso profilo e portata politica, finalizzato ad ottenere una amnistia nazionale per tutte le fazioni libiche in lotta, che possa cancellare il reato di sollevazione commesso da una parte dell’esercito libico contro Gheddafi per i fatti del 2011 e cita un possibile periodo per le possibili prossime elezioni in Libia. Quale Paese promosse la sollevazione contro Gheddafi? Certamente non l’Italia che aveva rapporti privilegiati con la Libia e un grande accordo di cooperazione, il rapporto con l’Italia non era possibile attaccarlo diplomaticamente o politicamente. Per gli aspetti, invece, di politica estera ed energetica è chiaro che l’accordo Berlusconi Gheddafi per l’ENI non era gradito ai francesi.

Be' questo è oramai di pubblico dominio. Cosa non sanno gli italiani?

La Francia aveva e ha i pozzi di petrolio in esaurimento in Algeria, mentre quelli libici erano e sono ancora da sfruttare, sono rimasti intatti dall’Iran libyan sanction act. Anche la Gran Bretagna con la British Petroleum non è rimasta indifferente. Nel passato, come fulmine a ciel sereno, la Gran Bretagna rilasciò l’attentatore di Lockerbie (Libico) con qualche protesta da parte degli Stati Uniti, ma come si vede gli affari sono affari. Con il greggio a 50 dollari al barile, tutti hanno ora la necessità di poter pompare petrolio senza utilizzo di sofisticate tecnologie: anche i russi. Questa è la partita oggi in Libia, la grande sfida che l’Italia tutta unita deve fronteggiare, anche se a fine legislatura e con un futuro politico da costruire, perchè gli sviluppi di questo confronto, nazionale, europeo e internazionale, saranno l’eredità di coloro che subentreranno.

Da cosa deriva questa competizione con la Francia?

Per capire il comportamento francese è necessario esaminare pochi antefatti geopolitici. Sotto il profilo storico, uno degli effetti collaterali della rivoluzione francese fu il concetto del nazionalismo: la popolazione con comuni origini, medesima stirpe e lingua comune, condivide lo stesso destino, questa diventerà, storicamente, la base dello stato nazione. Un altro punto importante, sempre sotto il profilo geopolitico, è che anche dopo la fine della Guerra fredda, la Francia non ha ancora chiuso il capitolo con la Germania e sta cercando il modo di poter convivere con questo Paese alla luce dei grandi cambiamenti mondiali in atto, riunificazione della Germania, PIL tedesco che pone la Germania come prima potenza economica europea e richiesta di aumento delle spese militari al 2% da parte degli USA. Ricordiamo che nel 1940 la Francia stava combattendo per la sua esistenza contro il pericolo Tedesco e fu sconfitta (deglutita), in breve tempo, dall’esercito germanico. Nel 1945 con la protezione nucleare americana le cose cambiarono in Europa: la fallace nuova linea Maginot, per la Francia fu rappresentata dalla Germania Ovest, la Francia rifiorì con una forte tendenza al nazionalismo, UK iniziò la ricostruzione del proprio Paese distrutto dal duro confronto, la Spagna fu sotto il dominio di Franco, mentre Italia, Austria con la Germania finirono sotto il controllo delle forze di occupazione.

Abbiamo perso.

Per la Germania e per l’Italia la cooperazione europea è stato il solo modo per rientrare nella comunità internazionale. Per la Francia il progetto dell’Unione europea era dibattuto tra il sentimento della paura e quello dell’ambizione: paura per evitare che la Germania non fosse che alleata solo della Francia e ambizione per diventare una Potenza globale non dovendo preoccuparsi di difendersi dalla Germania. Durante la Guerra fredda la Francia non ha sempre avuto una politica filo americana e i suoi buoni rapporti con l’Unione Sovietica erano noti. La Francia ha messo a punto una propria deterrenza nucleare indipendente dalla NATO, nella quale poi è rientrata solo politicamente (non militarmente), pretendendo grandi riconoscenze, poi concesse, per incarichi NATO di alto livello. Inoltre ha sviluppato largamente le sue relazioni con il Secondo e il Terzo mondo.

La fine della Guerra Fredda fu celebrata in tutto il mondo ma non in Francia che non percepiva grande minaccia da parte dell’Unione Sovietica. La riunificazione della Germania, è stato un altro elemento, che non ha fatto gioire molti francesi, per la preoccupazione derivante dai fatti successi nella seconda Guerra mondiale. Difatti, la Francia ha cercato in tutti i modi che la Germania potesse rimanere ancorata alle istituzioni europee, e quando vi è stata la riunificazione ha molto supportato il Trattato di Maastricht affinché i due paesi fossero legati da una comune moneta. Per ingraziarsi i tedeschi, i francesi hanno condiviso la politica della Banca centrale tedesca di far mantenere alla BCE i livelli di inflazione bassi. Le regole europee oggi certamente non sfavoriscono i tedeschi, anzi, nel caso queste regole dovessero decadere i due paesi si troverebbero su posizioni ben opposte. I tedeschi hanno una loro agenda e oggi sono il Paese dell’Unione europea con la più forte economia, per contro la Francia non ha mantenuto la stessa leadership rispetto ai periodi della Guerra Fredda.

La supposta co-leadership dell’Unione europea tra i due paesi risulta essere sbilanciata a favore della Germania. Uno dei dati significativi è il rateo di disoccupazione tra i due paesi: 10% circa per la Francia, bel al di sopra della media europea che è dell’8%, 4% circa per la Germania. Un altro dato significativo, è che la Francia ha avuto un deficit commerciale ad iniziare dagli anni 2000 con l’introduzione dell’euro, il settore pubblico impiega un quarto della forza lavoro francese, con alti prezzi, alte tasse e con seguentemente alto debito pubblico. La demografia francese è cambiata di molto negli ultimi anni, con la formazione in molte comunità municipali, di “quartieri” di immigrati musulmani e del Nord Africa, epicentri di risse, criminalità e talvolta di radicalizzazione, con difficoltà di integrazione nel tessuto sociale.

La stagnazione economica e le tensioni sociali hanno prodotto un grande malcontento in Francia: le forze politiche - socialisti e conservatori - sono state di recente affiancate da forze fortemente nazionaliste, anti europeiste mettendo in pericolo la supposta continuità dei rapporti franco tedeschi.

Durante il periodo coloniale, il principale obiettivo della Francia è stato quello di complicare la vita nelle colonie alle altre potenze europee, all’Italia in primis, ma anche alle colonie inglesi del sud est dell’Asia e del nord America, ricordiamo la Fayette che capeggiò l’indipendenza degli USA dalla Gran Bretagna. Non era importante la profittabilità delle colonie quanto la possibilità di complicare la vita agli altri, ai supposti nemici. La stessa strategia è continuata durante il periodo della Guerra Fredda impiegando alcuni leader del Terzo Mondo per complicare la vita agli USA, ai britannici, all’Unione Sovietica e alla Germania. La storia è piena di queste alleanze di comodo da parte dei francesi pur di ottenere una influenza globale.

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