L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 agosto 2017

Immigrazione di Rimpiazzo - la tratta degli schiavi è diventata talmente palese che la situazione gli è sfuggita di mano nonostante che avessero l'avallo di Renzi, del Pd, dei giornali, Tv, radio, dei giornalisti tutti, delle associazioni clericali e delle cooperative. Ciò è diventato un boomerang e ora gli italiani hanno detto basta

3 ore fa · 

Non ho niente contro Medici senza frontiere. Ma non ho niente neanche a favore. Sono una multinazionale privata e a me non piacciono le multinazionali (sono contro la globalizzazione) e non mi piacciono le grandi imprese private (sono un socialista). Per motivi analoghi da giovane guardavo con sospetto alla Caritas e all'Opus Dei, per non parlare dell'Esercito della salvezza; e non ho cambiato idea. Resto convinto che dei problemi dei popoli debbano occuparsi esclusivamente gli Stati e che la carità, se non in momenti di assoluta emergenza, sia solo un espediente per prevenire rivolte o lotte sociali che porterebbero a più profonde riforme e che potrebbero porre un freno all'oscena ineguaglianza economica e al culto del successo e dei consumi che stanno strangolando il pianeta.
Mi rendo conto che in questo periodo storico il liberismo trionfante sta intenzionalmente rendendo inefficienti i servizi pubblici e che la conseguenza, voluta, è che le ONG stanno diventando indispensabili per la sopravvivenza o il benessere di centinaia di milioni di persone. I ricchi rubano e distruggono tutto per alimentare il loro lusso sfrenato e la loro volontà di potere assoluto, poi regalano magnanimamente le briciole e guai a criticarli se no (vogliono convincerci) non ci danno neanche quelle. È un bluff ma non so se la gente è pronta ad andarlo a vedere. Per cui mi aspetto che le ONG diventino sempre più importanti, e parallelamente crescano la rassegnazione, il qualunquismo e le passioni di nicchia. Lo stesso non rinuncio a oppormi a questo sistema nella sua interezza, in modo che ci si faccia trovare pronti quando l'occasione si presenterà (e si presenterà: di crisi ce ne sono periodicamente e le prossime saranno catastrofiche). Diffido, in altre parole, di chi al posto della lotta di classe (che può includere forme di solidarietà politicizzata, come erano i sindacati) promuove la carità di classe.
Chi ha bisogno di Medici senza frontiere è giusto che ne approfitti, certo non mi opporrei. Ma una cosa ben diversa è esserne contento, sostenere queste organizzazioni, santificarle. I bisognosi li dobbiamo aiutare tutti, in proporzione non della nostra generosità ma del nostro reddito, e i ricchi devono essere costretti a dare la gran parte dei loro guadagni, altro che supplicarli di donarne una frazione senza dover rinunciare a nulla; ed essergli anche grati.



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