L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 agosto 2017

Maurizio Blondet - Il congresso in mano alle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche. Ormai la follia pura invade l'èlite, abbndoniamo gli euroimbecilli l loro destino e riprendiamoci la nostra Sovranità Nazionale

IL CONGRESSO USA HA DATO SCACCO MATTO ALL’EUROPA-MERKEL

Maurizio Blondet 4 agosto 2017 

Nelle draconiane sanzioni decretate dal Congresso americano contro la Russia, e adesso firmate da Trump, ci sono alcuni effetti collaterali paradossali per i leader della Europa cosiddetta Unita ad egemonia tedesca. Primo: se, poniamo, Angela Merkel, Juncker e Mogherini speravano di avere nel Congresso un alleato in liberismo globale in quanto ostile a Donald Trump il protezionista di American First, ora devono constatare che al contrario, “la crisi di rabbia del Congresso spara a raffica contro gli alleati europei”, specie Germania e Francia, di cui colpisce con sanzioni gravissime le imprese che stanno costruendo il Nord Stream 2. Ancor più “America First” di the Donald, i parlamentari Usa – notoriamente obbedientissimi alle lobbies economiche americane, che li pagano – vogliono che la Germania compri il gas liquefatto da scisti Made in Usa, ad un costo incomparabilmente più caro.

Angela sperava di trovare nel Congresso un alleato contro Trump…

Altrimenti sanzioni. E saranno gravi e serie, come dimostrano i miliardi di dollari in multe che Deutsche Bank dovrà finir per pagare agli Usa, e un’altra decina di banche europee (francesi svizzere, tedesche, olandesi) che sono state perseguite per aver fatto transazioni – nei loro rispettivi paesi del tutto legali – con paesi bollati da Washington come “terroristi” e colpiti da sanzioni, tipo Iran, o per “corruzione”.

Gli Usa infatti “sono totalmente dediti alla missione di far rispettare la moralità universale” (ha scritto la giornalista Diana Johnstone) ed hanno creato agenzie come l’Ufficio di Controllo di Attivi Esteri, con un bilancio di 30 milioni di dollari e 200 investigatori che instancabilmente – spesso con l’aiuto delle sue agenzie di spionaggio che sono in grado di ascoltare le comunicazioni in tutto il mondo – cercano pratiche commerciali “corruttive” o che “falsano la concorrenza” di imprese europee, per punirle: con le multe, escludendole dalla Borsa Usa (con crollo della reputazione e delle azioni) o vietando di esportare o operare nella Federazione. La francese Alstom (che fabbrica i treni ad alta velocità) nel 2014, indagata da questi enti americani per “corruzione”, s’è liberata dall’accusa vendendo il suo settore elettricità all’americana General Electric invece che ad altro concorrente, ciò che ha placato i moralisti di Washington. BNP Paribas nello stesso anno ha dovuto pagare 9 miliardi di dollari agli americani, perché ha trasferito pagamenti a paesi colpiti da sanzioni Usa; ciò che era legale nel diritto francese; ma poiché i trasferimenti erano in dollari, è caduta sotto i rigori del diritto americano. Un diritto dove se usi dollari per pagare un tappeto iraniano, diventi una “US person” soggetta a tale diritto; e devi assumere avvocati americani, i quali ti consigliano di dichiararti colpevole per implorare un’ammenda – l’istituto del plea bargain – per evitare rigori anche peggiori.

Ovviamente, non esiste la minima reciprocità. Nessuna azienda Usa può venir perseguita per le sue pratiche commerciali corruttive, o di spionaggio industriale (agevolato dagli ascolti della CIA o della NSA) in Europa.

Diritto Usa, una parodia dell’universalismo giuridico

Adesso Parigi e Bruxelles, di fronte alle più rovinose ed ultime sanzioni, contro la Russia ma in realtà contro le imprese tedesche e francesi, hanno eccepito la “estraterritorialità della legislazione americana”“diritto americano”, ventilando ricorsi internazionali non si sa bene davanti a quale tribunale globale. Un po’ tardi, dopo anni che i leader europei accettano e si piegano alle arroganze giuridiche della Superpotenza Protettrice.

Non è più nemmeno giusto parlare di “estraterritorialità”; no, qui è il nuovo “diritto universale globale”, parodia del giure romano, che gli Stati Uniti impongono al mondo intero perché essi sono l’Impero del Bene, mentre il resto del mondo si divide fra “corrotti” “terroristi”; e “stati canaglia” . E Berlino, Parigi, Bruxelles (e Roma manco a dirlo) hanno accettato questa “universalità” senza reciprocità, tutti gli atti unilaterali, hanno pagato le multe miliardarie, partecipato alle spedizioni punitive contro gli insubordinati rispetto alla Legge US-niversale. Insomma hanno accettato integralmente, come valore universale, la “filosofia giuridica” americana, se così possiamo chiamare la legge del West e delle pistole applicata al pianeta. Ed oggi scoprono, come il ministero tedesco degli esteri, che “gli Stati Uniti usano le sanzioni come strumento per servire gli interessi dell’industria statunitense”? O come una commissione parlamentare parigina, denunciare “l’uso della legge per servire gli obbiettivi dell’imperium economico e politico onde conseguire vantaggi strategici”?

L’economia tedesca, tossico-dipendente dall’export

Non si sa se piangere o se ridere, di fronte a questa pochezza, bassezza e assenza di leadership europea. La quale scopre adesso di essere stata presa al lazo come un vitello da castrare, mentre credeva di essere alleata. E ben legato ai garretti, il vitellone germanico: infatti non può prendere misure di ritorsione anche solo commerciale di nessun genere, né farle votare alla “sua” UE: infatti occorre l’unanimità, ed avendo fatto entrare nella “sua” UE Polonia, i Baltici e la Svezia – in pieno parossismo anti-russo, vogliosi di regolare gli antichi conti con Mosca, si stanno facendo riempire di armi dal Pentagono – l’unanimità se la può sognare. D’altra parte, che sanzioni vuoi controbattere, quando hai fatto sviluppare una economia della Germania che deve il 50% del Pil alle esportazioni – insomma che dipende in gran parte dalle esportazioni negli Usa, che sono pur sempre il più grosso consumatore mondiale. Sei in mano loro, che possono provocarti una depressione rovinosa non comprando più le BMW.

E’ uno scacco matto. Inflitto per di più dagli americani, che non sono campioni di scacchi particolarmente sagaci e sottili. I nostri cosiddetti leader sono giocatori ancor più rozzi di Trump, più ottusi di fanatici guerrafondai del Congresso. E’ quasi incredibile. Umiliante e vergognoso.

Possono fare peggio? O certo che possono. Il Pentagono sta per fornire di armamento pesante, ed anticarro il governo di Kiev; vuole “aiutarlo” a riprendersi il Donbass, riaprendo il conflitto guerreggiato: ha già stanziato 410 milioni di dollari per rammodernare l’industria di armi ucraina (triplicandola cifra rispetto ad un anno prima), ha speso 40 milioni nell’addestramento di commandos… Insomma vuole la guerra in Europa. Ai confini quasi della Germania.

Faranno lo stesso in Ucraina

“Portare ancor più armi in una zona che è già strapiena di armi e munizioni è un incubo per mediatori di Germania e Francia, già adesso è impossibile ottenere un cessate il fuoco permanente…” si è lagnato Deutschlandfunk . Tutto vero, a patto di ricordare che quei “mediatori di Francia e Germania” che dovrebbero ottenere un cessate il fuoco sulla linea del Donbass, hanno fino ad oggi – certo per indicazione dei loro governi – parteggiato spudoratamente per le milizie di Kiev; gli “osservatori OSCE” non ne hanno mai osservato le violazioni patenti; Merkel ha sempre preteso di dare la colpa a Putin – a cui ha applicato anche le ben note sanzioni.

Adesso, la sola cosa che i cosiddetti leader europei dovrebbero fare sarebbe riconoscere in Ucraina gli Usa come il nemico, e Mosca l’amico. Denunciare, impedire con tutti i mezzi il riarmo del regime golpista alle corde. Non lo faranno, ovviamente. Quel che succederà, dovrebbero impararlo da quel che hanno fatto gli americani in Siria.

E non devono nemmeno cercare siti complottisti o leggere rapporti del controspionaggio. Basta che scorrano l’articolo del New York Times del 2 agosto:


Dove si legge:

“E’ stato il direttore della CIA, Mike Pompeo, a raccomandare al presidente Trump la chiusura dell’operazione durata quattro anni per armare i ribelli siriani”

“I critici nel Congresso [pochissimi, ndr.] hanno denunciato per anni i costi, e i rapporti che gli armamenti forniti dalla CIA finivano nelle mani dei gruppi ribelli legati ad Al Qaeda”

“Nel 2012 è stato David Petraeus, allora capo della CIA, a proporre per primo un programma clandestino per armare i ribelli. Un decreto presidenziale che autorizzava la CIA ad armare piccoli gruppi di ribelli [fu firmato da Obama]. John Brennan, ultimo direttore della CIA nominato da Obama, è rimasto un vigoroso difensore dell’operazione”.

Un’operazione gigantesca, criminale, fallita e chiusa. Armamenti pesanti “finiti ad Al Qaeda”, che era probabilmente lo scopo vero del progetto, e l’introduzione in Siria di almeno 20 mila guerriglieri addestrati, divenuti poi il nerbo dell’ISIS. Costato almeno un miliardo di dollari, forse 4 (ma che importa? La Fed li stampa e il mondo li accetta in pagamento). Costato centinaia di migliaia di morti ammazzati in Siria, e milioni di profughi nei paesi vicini.

Adesso il Pentagono vuole ripetere l’operazione, ed apertamente, in Ucraina. Senza ovviamente chiedere un parere agli “alleati europei”, infischiandosene del loro “incubo”. Tanto, loro non si oppongono. Fra quattro anni il New York Times ci spiegherà che l’operazione era “sbagliata”: a conferma dell’alta moralità della Superpotenza. Di cui Churchill, ricordiamo, diceva: “Di tanto in tanto gli amici americani provano il bisogno di farsi il bidet alla coscienza. Il fatto è che poi fanno bere l’acqua a noi”.

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