L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 agosto 2017

Napolitano traditore del popolo libico, traditore degli Interessi Nazionali

BASTA MENZOGNE

Becchi inchioda Napolitano: "La guerra in Libia l'ha decisa lui, quel giorno..."

10 Agosto 2017
di Paolo Becchi e Paolo Palma
Dal blog ilvelodimaya.org



Sull'attacco in Libia del 2011 si è scritto moltissimo, e molto altro si scriverà ancora, ma le dichiarazioni degli ultimi giorni di Giorgio Napolitano – all'epoca Presidente della Repubblica – lasciano allibito anche il lettore meno accorto. Re Giorgio ha, in una intervista rilasciata a Repubblica il 3 agosto, scaricato ogni responsabilità decisionale sull'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ma la verità è totalmente differente. Come noto a tutti, Silvio Berlusconi aveva stretto degli accordi economici con l'allora dittatore libico Gheddafi che prevedevano, tra le altre cose, che dalle coste libiche non partisse più nessuno verso le coste italiane, accordo pienamente rispettato fino a che la Francia, sotto la presidenza Sarkozy, non decise di liberarsi definitivamente del regime di Gheddafi (ma i veri motivi erano economici) attraverso un attacco aereo avallato dagli americani sotto la presidenza di Barack Obama.

L'articolo apparso sul blog Indipendenza e Costituzione parla di pari responsabilità da suddividere tra Napolitano e Berlusconi nella questione libica. Ma ciò non corrisponde a realtà. Per questo ci permettiamo di dissentire e di fornire una versione critica.
La sera del 17 marzo 2011, mentre al Teatro dell'Opera a Roma andava in scena il Nabucco di Verdi diretto da Muti per il 150°anniversario dell'Unità d'Italia, Napolitano tenne una riunione in un salotto del Teatro alla presenza di Berlusconi, del ministro della Difesa La Russa e del consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Bruno Archi. Berlusconi sostiene, come scritto da Alan Friedmannella biografia del Cavaliere, che Napolitano "continuava a insistere che dovessimo allinearci con gli altri in Europa", e che quindi la decisione era già presa, facendo pesare il suo ruolo di Capo supremo delle forze armate.

Ma attenzione. Il giorno dopo, siamo al 18 marzo, la forte contrarietà della Lega e dello stesso Berlusconi all'operazione militare in Libia fermò tutto, tant'è che alcuni nostri obiettivi militari furono provvisoriamente assegnati al Regno Unito. Berlusconi fu costretto a cedere solo successivamente, per non ostacolare una decisione già assunta non solo a livello europeo, ma soprattutto americano. Ma anche per non creare una rottura dei rapporti istituzionali tra Governo e Quirinale. Tale versione è stata confermata – tra gli altri – anche dall'ex ministro degli Esteri Frattini, che durante la riunione del 17 marzo fu convocato via etere in quanto non si trovava in Italia.

A sostegno della nostra tesi viene in soccorso anche la logica. Come poteva Silvio Berlusconi, che con Gheddafi si era accordato per non far partire più nessuno dalle coste libiche verso l'Italia, a decidere senza esitazione di partecipare all'attacco militare in Libia? Certamente fu il Governo Berlusconi a decidere formalmente la nostra partecipazione alle operazioni militari, ma solo dopo aver subito forti pressioni sia da parte del Presidente della Repubblica che da parte della sovrastruttura europea. Da ciò ne deriva che, sul piano delle responsabilità politiche, certamente Napolitano ebbe un ruolo marcatamente incisivo, molto più pesante e decisivo di quello che egli stesso vorrebbe oggi scaricare su Silvio Berlusconi. Del resto, dopo pochi mesi dall'attacco in Libia, lo stesso Napolitano preparerà il Colpo di Stato che si concretizzerà nel novembre di quello stesso anno con la caduta del Governo Berlusconi e la nascita del Governo Monti.

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