L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 agosto 2017

UniCredit stritolato, in mano agli stranieri, poveri noi

PARTERRE
UniCredit, la presidenza e il ruolo di Wyand

8 agosto 2017

In Unicredit sono cominciate le manovre per definire il nuovo consiglio e anche il futuro vertice. Il perno del cambiamento è ovviamente l’abile ceo Jean Pierre Mustier che è riuscito a portare a termine un’importante operazione sul capitale, rafforzando il patrimonio e dimostrando esperte doti da trader. Adesso, però, è alle prese con la gestione quotidiana. Gli ottimi risultati semestrali stridono però con la gestione quotidiana (crediti e cybersicurezza) e con il calo dei ricavi.

La ricerca del presidente è, comunque, iniziata. Il comitato governance, di concerto con una nota società di head hunter, sta facendo i primi cauti sondaggi. In pole, visto la preferenza per una figura italiana, ci sarebbe l’attuale consigliera Lucrezia Reichlin che ben conosce la recente storia di Unicredit e ha contribuito, con Fabrizio Palenzona, alla nomina di Mustier. Tra i papabili anche Enrico Cucchiani, Carlo Salvatori e, con quotazioni in calo, l’ex ambasciatore Giovanni Castellaneta. Ma le sorprese potrebbero non mancare visto l’occhio attento della Bce sulle banche sistemiche e le spinte per creare campioni sovranazionali nel campo del credito. Il ceo di Unicredit, comunque, non sta perdendo tempo e, nei suoi continui viaggi tra Londra e Parigi, sta incontrando i grandi azionisti per spiegare le linee strategiche e la futura formazione.

In questo clima di cambiamento l’unica certezza è Anthony Wyand. Il consigliere anglofrancese è il vero maître a penser dell’istituto lombardo nonché una specie di Richelieu per Mustier. Un ruolo che si è ritagliato grazie alla vasta esperienza internazionale. È stato vice presidente di Société Générale e vanta presenze nel consiglio di Société Foncière Lyonnaise e di Aviva France e del gruppo Grosvenor. Non vanno poi sottovalutati i rapporti con il presidente francese Emmanuel Macron (nel mondo della finanza soprannominato il Mozart delle banche d’affari), con l’esperto di media-telecomunicazioni Bernard Mourat e l’intraprendente finanziere Vincent Bollorè. (E.D.B.)

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