Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 aprile 2017

7 aprile 2017 - LIVE: Special coverage of US hitting Syrian airfield in response to 'Ass...

La politica è collusa con le mafie


Sabato, 08 Aprile 2017 18:55


Reggio Emilia - "Il potere politico italiano è troppo timido nell'affrontare in concreto e in modo radicale i problemi della giustizia, tanto che a volte faccio davvero fatica a cogliere la buona fede in chi non si rende conto che, con un semplice decreto legge, in un mese si potrebbero ridurre i costi e, almeno del 60%, anche i tempi dei processi...". Lo ha detto - secondo quanto riferisce un comunicato della Provincia di Reggio Emilia - il procuratore capo del Tribunale di Catanzaro Nicola Gratteri, intervenendo alla giornata conclusiva della settima edizione del Festival "Noicontrolemafie" che si è tenuto nella città emiliana. Gratteri ha cominciato il suo intervento con un elogio alla nostra magistratura "ma soprattutto alla nostra polizia giudiziaria, agli uomini e alle donne che stanno sul campo ad indagare, che è davvero molto evoluta, apprezzata in tutto il mondo e in grado di discutere alla pari con gli agenti dell'Fbi o di Scotland Yard".

"Dal punto di vista tecnologico siamo magari un passo indietro", ha aggiunto Gratteri invidiando ad esempio alla Bka tedesca "uno strumento che consente di risalire dalla forfora al Dna, ma in tecnica di indagine non siamo secondi a nessuno". "Anche la legislazione antimafia è la più evoluta al mondo, forse anche perché di mafie ne abbiamo almeno quattro, ma dal potere politico e da legislatore ci aspettiamo sempre più coraggio e slancio", ha aggiunto Gratteri sollecitando nuovamente "una maggiore informatizzazione del processo penale e modifiche normative che eliminino i tempi morti dei processi". Anche il consigliere della Corte d'Appello di Palermo Mario Conte ha sottolineato che "il legislatore deve capire che, a costo zero, non può esserci alcuna riforma epocale e lo Stato deve rendersi conto che non potrà mai progredire se non si investe sulle tre 'esse': sanità, scuola e sicurezza". Anche l'attuale riforma non convince Conte, "perché il vero problema è che nei Palazzi di giustizia non sappiamo più dove mettere le carte e manca ovunque il personale amministrativo".

Siria - Sproporzionato il gesto su una vicenda chiaramente manipolata dal Circo Mediatico, comunque è riuscito ad uscire dall'assedio e a poter respirare

I TOMAHAWKS HANNO CENTRATO I BERSAGLI. A WASHINGTON?

Maurizio Blondet 8 aprile 2017 


Se davvero sono stati sparati 59 Tomahawks e ne sono arrivati sul bersaglio solo 23, la prima cosa che il generale Mattis doveva fare era aprire un’inchiesta contro la Raytheon che li fabbrica e li vende al Pentagono (pare) per un milione di dollari l’uno, e far scoppiare uno scandalo: i missili da crociera, guidati da satellite, per definizione non sbagliano il bersaglio. Non, almeno, in così gran numero. Perché altrimenti tanto varrebbe sparare degli Scud, che dove colgono colgono, ma sono più economici.

Cos’era, una partita difettosa? Pensate: appena due giorni prima, la Marina Usa ha dovuto smettere di operare tutti i suoi aerei da addestramento T-45 dopo che “oltre 100 istruttori si sono rifiutati di volarci, accusando problemi con l’ossigeno nell’abitacolo”. Un mese prima, il costosissimo F-35 invisibile riceveva questo giudizio dal direttore del Direttorato Prove e Valutazioni del Pentagono, Michael Gilmore: “Non ha una sola speranza in un combattimento reale”. Quanto alle portaerei, splendidi mezzi di proiezione della potenza americana, già negli anni 70 l’ammiraglio Rickover, il padre della marina nucleare, in un conflitto reale gli dava una sopravvivenza “di uno o due giorni prima di essere affondate, forse una settimana se restano in porto”. Ora, coi missili russi Sunburn supersonici e gli sciami di barchini d’assalto iraniani, i gallonati della Navy sono ben coscienti che la durata andrebbe calcolata in ore, forse in minuti.

Se anche i Tomahawks funzionassero come contro le piste siriane, il generale Mattis dovrebbe porre davvero la domanda scomoda: ma è in grado, l’America, di vincere una vera guerra?

I danni all’aeroporto siriano sono stati limitati. Ma i media americani dicono che è quasi completamente distrutto. I russi erano stati avvertiti mezz’ora prima. Solo una pista delle due, del resto, è stata bombardata abbastanza efficacemente da essere inutilizzabile. Infatti in serata (così almeno asserisce l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, quel signore che abita presso Londra) l’aviazione siriana ha ripreso a decollare da lì.

McCain fulminato, i media conquistati

L’attacco, militarmente, è stato dunque insignificante. Sicché, col passare delle ore, s’è consolidata la sensazione che la volata di Tomahawks, lungi dal fare cilecca, avevano colpito alla perfezione i loro bersagli: che non sono in Siria, ma a Washington. Hanno incenerito parecchi argomenti dei numerosissimi avversari di Trump: anzitutto, la “narrativa” secondo cui Donald è in realtà un vassallo, anzi un agente di Putin; che non è un comandante il capo capace di bombardare come i predecessori. Il lancio dei Tomahawk ha inattivato l’ostilità del senatore McCain e del suo compare Lindsey Graham, che da mesi avevano scippato la politica estera di Trump andando a riattizzare i focolai di guerra in Ucraina, nei paesi baltici, in Siria a farsela con quelli di Daesh; adesso i due hanno dovuto applaudirlo, The Donald.

I democratici, che fino a ieri minacciavano di porlo sotto impeachment (e di riuscirci) per i suoi rapporti occulti con Putin, sono tutti apparsi in tv a dire che sono a fianco del presidente come un sol uomo, per quell’azione. Adam Schiff, il vicepresidente della Commissione Intelligence della Camera, uno che cercava di incastrarlo come agente di Mosca, è andato alla MSNBB a dichiarare che non solo appoggia il bombardamento unilaterale che Trump ha deciso senza prima chiedere l’autorizzazione al Congresso, ma che esigerà dal Congresso che ne autorizzi di più.

E i media? Prima tutti ferocemente ostili, denigratori, schernitori? Fulminati: da improvviso amore, sono tutti ai suoi piedi. Hanno dato e ridato i video dei Tomahawks che decollavano nella notte dalla nave, estasiandosi: “Beautiful! A marvel!” Uno della MSNBC, Brian Williams, lirico: “Ecco le splendide immagini dei temibili armamenti mentre si lanciano in quello che per loro è il breve volo verso quel campo d’aviazione!”. L’effetto-sorpresa è stato abbacinante sulle tv a cominciare da CNN: Donald è proprio un cane pazzo! Così lo vogliamo!

La lobby neocon è placata, Netanyahu è contento. Inutile dire che la cosa è stata una consolazione per tutto il complesso militare-industriale, rassicurato sulla continua spesa militare futura, che sarà forte come prima; Raytheon in particolare è stata accontentata dal generale Mattis: nuovi ordinativi assicurati da questo sparacchiamento a caso di abbondanti Tomahawks a spreco. Perché pare che tali missili abbiano una durata di vita utile limitata, e spararli è meglio che distruggerli. Rende anche molto in tv.

Intendiamoci: magari le prossime ore smentiranno questa ipotesi benevola. Tutto sta a vedere se Trump si ferma a questo o invece continua, ordinando ai suoi generali di creare una no-fly zone sopra la Siria, e distrugge altre piste e basi militari (Mc Cain glielo ha consigliato in diverse interviste tv, Erdogan lo vuole..)

Se le cose stanno così, si può sottoscrivere l’analisi del sito cattolico francese Le Salon Beige: “Trump, anche se è stato eletto, non è che un presidente simbolico nella misura in cui non s’è veramente impadronito delle leve del potere. Ha contro l’apparato dei media, il giudiziario, il finanziario. Non ha ai suoi ordini che il 2-3% dei funzionari pubblici, e i suoi fedeli non sono abbastanza numerosi per coprire i posti pubblici di vertice. La sua diplomazia è paralizzata – ed è la ragione per cui la Cina temeva che Trump scatenasse un conflitto di bassa intensità in Asia (effettivamente importanti manovre sono in corso da marzo con Corea del Sud e Usa, che mobilitano 300 mila uomini) perché la guerra permette ai presidenti americani di impadronirsi delle leve del potere. I cinesi avevano ragione, si sono solo sbagliati di teatro.

“Anche la Russia ne trarrebbe paradossalmente beneficio – a parte le proteste d’uso – perché ha interesse che Trump salvi la faccia e soprattutto si impadronisca, finalmente, del potere. Putin può lasciare che Trump sparga l’illusione che l’America ha mantenuto un piede nella porta in Siria”.

Speriamo sia così. Non possiamo far altro, da spettatori.
The American President, con Michael Douglas

Chiudo citando un sagace lettore, che ha elaborato questa valutazione fra i primi: “…Sembra un film . Anzi, nel film “The American President” Michael Douglas ordina un bombardamento di notte di una base libica quando non c’è nessuno: lo fa per motivi di propaganda per fare una ritorsione ai terroristi libici per dare ai mass media americani quello che volevano, cioè “la vendetta”.

Douglas nel film dice “scegliamo un orario notturno, non voglio che ci siano troppi morti. Mentre noi siamo qui, un custode sta per morire lasciando moglie e figli perchè il suo governo non è stato capace di capire che non bisogna sostenere i terroristi e il nostro governo quindi è costretto ad intervenire per punire sia il governo libico di Gheddafi, sia i terroristi ma soprattutto un tizio che semplicemente fa il suo lavoro come custode notturno. Ma è necessario fare questo bombardamento visto che nessuno di noi si può permettere di lasciare impunito un attacco terroristico” e nel film si può notare che Douglas è sotto attacco politico dagli avversari in Senato”. Come noto, Hollywood è la migliore arma strategica della Superpotenza.

Siria - Decadentismo degli Stati Uniti - Non è certo l'inquilino di Pennsylvania Avenue quello che prende le decisioni negli Usa. l'Avevamo detto avrebbero creato un 11 settembre 2001, e ancora non hanno terminato

Economia e Finanza 
SPY FINANZA/ L'inchino di Trump alla Cina nascosto dai missili in Siria 

Mauro Bottarelli 
sabato 8 aprile 2017 

Quando accadono fatti come quelli dell'altra notte, si tende sempre a reagire con la pancia: oddio, il rischio della Terza guerra mondiale è alle porte! Che gli Usa abbiano bisogno di un nuovo periodo di guerra al terrore per riattivare il moltiplicatore del Pil legato alle spese militari, ve lo dico da tempo: era solo questione di pazienza, Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca con tutte le migliori intenzioni rispetto al limitare l'approccio statunitense da gendarme del mondo, ma ci è voluto poco per capire che non è certo l'inquilino di Pennsylvania Avenue quello che prende le decisioni negli Usa. 

Non entro nel merito della questione in maniera chirurgica, perché non vorrei che la mia visione poco ortodossa turbasse il fine settimana a qualcuno, ma vi faccio notare solo alcuni particolari, prima di addentrami nel tema reale. Ci sono due chiavi interpretative di quanto accaduto l'altra notte. Primo, il Pentagono aveva in agenda uno strike strategico contro Assad da tempo e l'attacco con armi chimiche si è tramutato unicamente nel casus belli che si attendeva. Si attendeva o si è fatto accadere, visto che circolavano voci dell'accaduto tre ore e mezza prima che i caccia siriani entrassero in azione nell'area di Idlib? Poco male, non so voi, ma io il pelo sullo stomaco ce l'ho: non sarebbe stata la prima volta che "si fa succedere" qualcosa e non solo da parte statunitense, basti valutare gli interessi in ballo. Secondo, se davvero l'attacco Usa è nato dall'indignazione di Donald Trump per la strage di bambini (era piccolo, ma chissà come ha reagito alla scelta del suo governo dell'epoca di irrorare quelli vietnamiti con il napalm?) e tutto è stato deciso in meno di 48 ore, direi che al Pentagono hanno da preoccuparsi: dei 59 missili Tomahawk sparati, ne sono andati a bersaglio solo 23, di fatto arrecando danni minimi alle strutture (i russi hanno perso 4 vecchi Mig che ormai non entravano nemmeno più in missione operativa). Mira storta? Poca volontà di base di arrecare danni seri, ma solo voglia di mostrare al mondo che s'è inviato un segnale, soprattutto a un'opinione pubblica americana che comincia a fare i conti con un'amministrazione piuttosto pasticciona, un'economia che non brilla e un Russiagate che diventa ogni giorno di più un boomerang? Oppure qualcosa di inconfessabile: ovvero, che le batterie missilistiche terra-aria S-300 russe dislocate in Siria hanno fatto egregiamente il loro lavoro, non appena attivate? 

Non entriamo nel bellico, mi limito a un'ultima annotazione: ogni bomba contenente agenti chimici, nella fattispecie sarin, è da almeno 500 chilogrammi, quindi se davvero fossero state sganciate (ogni caccia ne porta in dotazione due) non saremmo qui a contare 80 morti, ma un'intera città rasa al suolo e intossicata. Ora, il nodo reale: sapete qual è la cosa che maggiormente detestano i cinesi, culturalmente? Le sorprese. Figuratevi se siete il presidente della Repubblica popolare in visita ufficiale. Già Xi Jinping, per struttura umana, politica e culturale, non ha gradito particolarmente essere ospite in quella specie di Disneyland in cui vive nei weekend Donald Trump quando raggiunge la Florida, figuratevi ritrovarsi in una specie di war game in diretta: ma quale capo di Stato, mentre sta ospitando uno dei suoi omologhi più potenti (nonché ancora munifico detentore del suo debito pubblico), poggia la tazzina del caffè sul tavolo, chiede scusa e va nello Studio Ovale a dare l'ordine di attacco contro un Paese sovrano, oltretutto protetto stranamente da uno degli alleati più fedeli dell'ospite lasciato in soggiorno? Ma chi consiglia Donald Trump? Spero vivamente che questa pagliacciata non sia stato un patetico tentativo di intimorire Xi Jinping rispetto all'interventismo di cui gli Usa sono pronti, perché - al di là del risultato militare risibile - non farebbe che rendere ancora più tesi i rapporti con Pechino. 

D'altronde, che non siano la Siria o il futuro di Assad al centro degli interessi del mondo, lo hanno confermato le Borse, tutte con i nervi abbastanza saldi dopo un iniziale sbandamento. Anche l'oro ha limitato il suo balzo in avanti, sintomo che nessuno è pronto a scendere nei bunker anti-atomici, così come il rally del petrolio, abbastanza normale quando si va a toccare il Medio Oriente, ma immediatamente definito di corto respiro dagli analisti: Nomura ha scritto chiaro e tondo che il rally sarà possibile solo in caso di campagna prolungata degli Usa contro la Siria. Quindi, posizionatevi pure short in vista della prima lettura delle nuove scorte statunitensi. Il dato di fatto politico-economico è altro: certo, la giornata di giovedì era di fatto dedicato solo alla conoscenza informale tra i due leader e Xi Jinping ha subito compiuto il beau geste di invitare Donald Trump in Cina come atto di cortesia e segnale che il rapporto non si raffredderà dopo questo meeting, ma lo stesso presidente Usa, tradendo la sua totale incapacità a governare una superpotenza, ha detto scherzando che il suo omologo aveva bocciato qualsiasi sua richiesta fino a quel momento. E la stessa retorica da America first sentita in campagna elettorale contro Pechino, è sparita dal tavolo: niente dazi, niente accuse di manipolazione valutaria, niente forzature sulla Corea del Nord o sulle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, non un accenno a Taiwan, nessun fiato sull'esportazione continua di deflazione da parte del Dragone attraverso la sua sovra-produzone di commodities. 

Di fatto, Donald Trump ha lasciato che fosse lo strike contro la Siria a parlare per sé e per il rinnovato orgoglio Usa nel mondo, questo perché al tavolo diplomatico con Pechino si è comportato come un padrone di casa ossequioso: al netto della narrativa di Barack Obama e dei suoi piccoli fans sparsi per le redazioni di mezzo mondo, l'economia statunitense non può permettersi di fare guerre commerciali a nessuno, oggi come oggi. Tantomeno alla Cina, il cui status di economia di mercato sarà ancora ballerino, ma che, in ossequio alla globalizzazione voluta proprio dai circoli liberal statunitensi, tiene per il bavero mezzo mondo, sia attraverso la svalutazione monetaria che attraverso la competitività inarrivabile. Abbiamo voluto dare retta ai Clinton e alle loro promesse di un mondo senza barriere, né confini? Ora non lamentiamoci se siamo ostaggi di Pechino e del suo abuso di quella mancanza di regole totale: Donald Trump non otterrà nulla dalla Cina se prima non scenderà a compromessi e quest'ultima ipotesi significa rimangiarsi in toto o quasi le ragioni che lo hanno portato alla Casa Bianca. Chi spiegherà all'operaio dell'Iowa o all'agricoltore del Nebraska che gli slogan autarchici erano soltanto delle sonanti balle che si sono bevuti per incapacità di decodificarli come tali? 

In un mondo globalizzato e finanziariazzato come quello che gli Usa hanno voluto creare, ci sono molte opportunità, ma anche dei vincoli e dei limiti: se permetti a Pechino di essere il tuo primo creditore, poi non si può pensare di alzare le barricate o anche soltanto la voce. La Cina sta guardando oltre: economicamente vuole chiudere la stagione dell'export e della sovra-produzione, tramutandosi in una società dei consumi interni. Certo, è una rivoluzione che non richiede mesi ma anni, il fatto è che Pechino si è posta un obiettivo e finora ha lavorato, anche in maniera scorretta, per raggiungerlo: o, quantomeno, per essere indirizzata sulla strada giusta per farlo. Gli Usa, invece, sono un'economia che si regge unicamente sulla Fed: pensate che bastino un paio di fabbriche della Ford che aprono negli Stati Uniti invece che in Messico per colmare il gap? 

Quanto accaduto l'altra notte, quei missili sparati in segno di forza e finiti chissà dove per la maggior parte, sono la fotografia perfetta del mondo multipolare in cui viviamo e vivremo sempre di più: l'unico atto reale che conta, il vero game changer, è capire quanto davvero Pechino intende proseguire lungo la sua strada di affrancamento dal dollaro come valuta di riserva globale. Se lo farà, gli Usa dovranno decidere cosa fare: a quel punto, l'ipotesi di una guerra in piena regola non sarà più azzardata. Per ora è solo warfare per scaricare un po' di missili da troppo tempo in magazzino e rumore per coprire la debolezza infinita di un presidente ostaggio e di una superpotenza che di super non ha più nulla. 

PTV news 7 Aprile 2017 - Gli Usa bombardano la comunità internazionale

'Ndrangheta - rendere svantaggioso delinquere

Locri, collusione Ndrangheta-Comune-Provincia: in corso operazione dei CARABINIERI denominata Euro-Scuola. Professionisti vicini alla cosca Cordi. 15 ordinaze di custodia cautelare in esecuzione. 

Alle prime luci dell’alba di oggi, 7 aprile 2017, nei comuni di Locri (RC) – e Roma, i Carabinieri del Gruppo di Locri, unitamente ai colleghi dell’8° Elinucleo di Vibo Valentia, dei Cacciatori dello Squadrone Eliportato Carabinieri di “Calabria”, su ordine della Procura della Repubblica – D.D.A.- presso il Tribunale di Reggio Calabria, hanno eseguito 15 provvedimenti restrittivi della libertà personale, in esecuzione di una Ordinanza di applicazione di Misure Cautelari e contestuali decreti di sequestro preventivo anche finalizzati alla confisca di beni per equivalente. 

I provvedimenti odierni sono il frutto di una intensa ed articolata attività d’indagine condotta dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Locri protrattasi tra il 2015 ed il 2017. Le persone destinatarie del provvedimento cautelare sono tutte ritenute responsabili, a vario titolo, ed in concorso tra loro, dei reati di: 

  • truffa aggravata e continuata; 
  • abuso d’ufficio; 
  • frode nelle pubbliche forniture; 

il tutto aggravato dalla circostanza di aver agevolato la cosca di ‘ndrangheta “CORDÌ”, operante nell’alta provincia jonica–reggina (comune di Locri ed aree limitrofe), di cui all’art. 7 della L.203/1991. 

Nella circostanza sono state, altresì, effettuate numerose perquisizioni personali e domiciliari anche nei confronti degli stessi indagati. Le condotte illecite contestate dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria sono state perpetrate grazie alla collusione di diversi soggetti appartenenti a varie amministrazioni pubbliche (quali il Comune di Locri e la Provincia di Reggio Calabria) e persone vicine alla criminalità organizzata locrese – cosca CORDÌ. I capi di imputazione degli odierni indagati – per lo più incensurati e liberi professionisti – sono la prova di tale scellerato connubio. 

Le complesse ed articolate indagini, condotte dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Locri (RC), hanno permesso di acclarare che gli immobili che ospitano, in Locri, l’Istituto Statale d’Arte “Panetta” e L’Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Agricoltura (I.P.S.I.A.), sono totalmente abusivi. 

Nel medesimo contesto sono stati sottoposti a sequestro preventivo (ex art.321 c.p.p.) i due istituti scolastici in questione e sono in corso ingenti sequestri finalizzati alla confisca di beni per equivalente.

Il Globalismo Capitalistico ha paura del Movimento degli Stati identitari e per questo cerca di creare confusione partendo dal significato semantico

Elogio delle identità, contro l’identitarismo


L’ordine del discorso dominante ha scelto di diffamare, ostracizzare, stigmatizzare e demonizzare chiunque ancora abbia una sua identità o osi ancora difendere il valore del concetto di identità. Il dispositivo del pensiero unico politicamente corretto è sempre il medesimo. Annienta tutto ciò che non sia affine rispetto esso o che eventualmente possa ostacolare e rovesciare l’ordine reale che il pensiero unico santifica. E lo fa secondo una modalità che, pur variamente declinata, presenta sempre la medesima essenza: delegittima il concetto in questione assimilando al suo estremo patologico. E proprio come liquida il concetto di Stato nazionale identificandolo senza riserve con quel suo eccesso patologico che fu il nazionalismo imperialistico, analogamente congeda il concetto di identità assimilandolo al suo eccesso in negativo, ossia a quell’identitarismo settario che può culminare nelle pratiche abomimevoli della xenofobia e del razzismo. Per chi non abbia lo sguardo obnubilato dall’ideologia dominante (che oggi letteralmente satura ogni anfratto della coscienza e dell’immaginario), si può essere per lo Stato nazionale come luogo di difesa della sovranità politica ed economica e come luogo delle politiche welfaristiche a sostegno dei ceti più vulnerabili e, insieme, condannare senza compromessi il nazionalismo imperialistico. Analogamente, si può avere una propria identità (culturale, storica, ecc) condannando senza mezzi termini la patologia dell’identitarismo di cui si diceva poc’anzi. È anzi questa la sola via per opporsi alle tragedie del fanatismo dell’economia senza precipitare in altre tragedie.

venerdì 7 aprile 2017

Eugenio Orso - Putin dimostra un sangue freddo che gli statunitensi non sanno neanche dov'è di casa

Viva i Dittatori! di Eugenio Orso

Pubblicato il 7 aprile 2017

Il vile attacco missilistico statunitense, con dovizia di Tomahawk, su una base aerea siriana è peggio di una semplice ritorsione, perché dimostra inconfutabilmente che l’obbiettivo è sempre quello dei tempi di Obama, cioè provocare a tutti i costi lo scontro con la Russia, ben oltre la “destituzione” del Presidente Assad.

Per quanto i danni e le perdite cagionati dall’incursione piratesca degli Usa contro il governo e il popolo siriani non siano rilevanti (sembra che 36 missili su 59 non abbiano raggiunto l’obbiettivo, molti aerei sono decollati in tempo), il giubilo delle peggiori bande di assassini esistenti al mondo, da al-nusra e lo stato islamico ai turchi, ai sauditi e agli israelo-giudeo-sionisti, mostra quali siano i più stretti compari degli Usa. Ovviamente anche farabutti e servi come Junker, Merkel e Hollande si sono uniti al coro … perché l’Europa è ormai il cagnolino al guinzaglio dell’Asse del Male. Per non parlare della nullità blasonata Paolo Gentiloni, che ha giustificato la barbara azione Usa, in violazione del diritto internazionale, come una reazione a un crimine di guerra il cui responsabile è il regime di Assad … Un fedele lacchè sub-politico!

Hanno ragione da vendere i russi, quando affermano che il presunto uso di armi chimiche da parte di Assad è un mero pretesto (lo è stato ai tempi di Saddam e lo è oggi). Infatti, i depositi erano dei mercenari jihadisti al soldo dell’Asse maligna, cioè degli americani, dei sauditi/wahabiti, dei turchi integralisti e degli ebrei sionisti. È stato sufficiente far esplodere quei depositi, durante un bombardamento dell’aviazione militare siriana, per porgere il destro agli Usa, scatenando l’intervento. Per non parlare dei filmati in cui si vedono soccorritori non protetti da mascherine e guanti …

La situazione è più grave di quanto appaia, perché mostra un Trump neutralizzato, piegato ai voleri delle élite occidentali guerrafondaie, desideroso di non apparire come “l’uomo di Putin”, con un’amministrazione federale infiltrata (a partire dal vice presidente Pence) e depurata di elementi non graditi ai veri manovratori, come il generale Michael Flynn e Stephen Bannon, da poco rimosso dal consiglio di sicurezza nazionale.

La martellante campagna mass-mediatica che c’è stata, subito dopo il bombardamento siriano del 4 aprile su Khan Shaykhun, non lasciava presagire nulla di buono. In Italia tutti i servi mediatici dell’Asse del Male si sono scatenati ed è stato evidente che si trattava di una preparazione a qualche avventura militare delle orde al soldo dei globalisti. Così, in effetti, è stato, come da copione. Neppure è un caso se l’infame boia ottomano Erdogan, da sempre pappa e ciccia con i terroristi, approva e chiede una no-fly zone di cinquemila chilometri quadrati in Siria … a beneficio degli stessi terroristi che hanno immagazzinato armi chimiche (fornite anche da Erdogan?).

A questo punto, mi auguro che Putin e il suo gruppo di potere facciano sfoggio di quel sangue freddo e di quella prudenza da resistenti che gli hanno consentito di far risalire la china alla Russia, respingendo le provocazioni e evitando le trappole del nemico. La vendetta, notoriamente, è un piatto che si gusta freddo e credo che Putin lo sappia bene.

Oggi sembra che solo i “dittatori” resistano con determinazione all’avanzata dell’Asse maligna a guida neocapitalista. Non le classi sociali oppresse in occidente, non coloro che subiscono la globalizzazione, la guerra, l’immigrazione indotta, la perdita di reddito e diritti.

Perciò, io dico con convinzione Viva i Dittatori! Ultima ancora di salvezza …

Non solo il misurato e coraggioso Assad o ancor di più quello Statista di alto profilo che è Vladimir Putin, ma anche il nordcoreano Kim Jong-un, che resiste anche lui, a modo suo, alla trionfale avanzata del maligno nel mondo!

Stati Uniti incapaci di usare la diplomazia sono ancora ai tempi del Far West

Salvini: "Missili di Trump sono un regalo all'Isis". E Le Pen si dice stupita
Salvini: "Forse per i problemi interni, forse mal consigliato dai guerrafondai che stanno ancora cercando le armi chimiche di Saddam Hussein, Trump in Siria fa la scelta più sbagliata"

Luca Romano - Ven, 07/04/2017 - 10:15

"Missili Usa sulla Siria pessima idea e regalo all'Isis. Forse per i problemi interni, forse mal consigliato dai guerrafondai che stanno ancora cercando le armi chimiche di Saddam Hussein, Trump in Siria fa la scelta più sbagliata e riapre una guerra contro il terrorismo islamico che era già stata vinta.


Forse qualcuno a Washington vuole ripetere i disastri dell'Iraq, della Libia e delle primavere arabe con tutte le devastanti conseguenze per Italia e Europa?". Così il segretario della Lega Matteo Salvini in una nota.

Dello stesso avviso Marine Le Pen, leader del Front National e favorita per il primo turno delle presidenziali in Francia, che si è detta "stupita" dalla reazione di Donald Trump all'attacco chimico in Siria. "Prima di operare dei bombardamenti in Siria occorreva attendere i risultati di un'inchiesta internazionale. Sono sorpresa da questa reazione", ha detto Le Pen in un'intervista alla televisione France 2. "Ciò che è accaduto in Siria è spaventoso e lo condanno. Ma serve prima di tutto un'inchiesta internazionale", ha aggiunto Le Pen. Ammiratrice di Trump e di Vladimir Putin, la leader del Front National sembra propendere per la linea del presidente russo, dopo i bombardamenti di questa notte da parte degli Stati Uniti.

"Gli attacchi scanditi nella notte dall'aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale. Non solo, dimostrano per l'ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite. Un valore nullo", hanno dichiarato i gruppi M5S di Camera, Senato ed Europarlamento. "Si è preferito bombardare ancor prima di incaricare l'Onu di avviare una inchiesta indipendente per accertare i responsabili dell'uso di armi chimiche. Le bombe, a quanto pare, vengono prima di tutto. La soluzione a una guerra non può essere un'altra guerra. Dopo 20 anni di errori non sembra essere cambiato nulla, purtroppo. No a un'altra Libia, a un'altra Iraq o a un'altra Afghanistan. L'Italia resti fuori da questo risiko e rispetti articolo 11 della Costituzione".

Le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche vanno in guerra, moriremo tutti

La NATO si sta preparando a fare guerra alla Russia in una maniera molto allarmante.

Maurizio Blondet 7 aprile 2017 

La Germania ha recentemente messo un Avviso sul sito web del Governo, per la ricerca di attori per recitare parti durante le esercitazioni dell’Esercito Statunitense. Quello che è veramente scioccante in questa ricerca, è che specificatamente richiedono persone che parlino Russo. Questa potrebbe sembrare una scelta sensata. Se l’Esercito Statunitense si sta preparando ad affrontare forze Russe, allora ovviamente dovrebbe aver esperienza nell’aver a che fare con persone che parlano Russo. Ma questi attori non reciteranno nel ruolo di soldati Russi. Secondo Sputnik News,

La data di inizio è il 26 aprile 2017. Tutti i partecipanti debbono aver una buona conoscenza delle lingue Russo, Inglese e Tedesco. Sarebbe “un grande vantaggio” se essi conoscessero anche il Polacco o il Ceco, dice l’Avviso.

“I candidati reciteranno il ruolo di civili nelle zone di conflitto. Questo aiuterà a creare un vero scenario di esercitazione per i soldati e per la loro preparazione ottimale per missioni all’Estero,” dice la descrizione.

Le esercitazioni si svolgeranno senza soluzione di continuità, inclusi i fine settimana, nei centri militari di Hohenfels situati tra Nuremberg e Regensburg. In questi centri verranno costruiti circa dieci villaggi con trenta case ciascuno.

Gli attori reciteranno piccoli ruoli quali allevatori, negozianti o il capo villaggio in un paesino in Afghanistan, che sta in continue trattative con l’Esercito Statunitense e prende parte alla mediazione.

Naturalmente è possibile che essi si stiano esercitando solo per difendere le Nazioni NATO nella Regione Baltica, che ha una significativa parte di popolazione di etnia Russa. Ma, il fatto che alcuni di questi attori reciteranno la parte di “allevatori” è molto rivelante. La maggior parte della popolazione Russa che vive nelle Nazioni Baltiche risiede nelle città. Inoltre queste esercitazioni si svolgeranno in molteplici ipotetici “villaggi”. E’ evidente che l’Esercito Statunitense vuole esercitarsi a combattere in una zona rurale, di lingua Russa.

Per quanto sopra, sembrerebbe più probabile che queste esercitazioni prepareranno le truppe Statunitensi a combattere fuori dalla NATO. Se non proprio nella Federazione Russa, c’è una buona probabilità che essi si stiano esercitando a combattere nell’Ucraina Orientale, una regione violentemente contesa, massicciamente popolata da Russi, e che –con l’eccezione della città di Donetsk – è un’area prevalentemente rurale con una grande produzione agricola. Se questo è vero, allora la NATO si sta preparando a fare a un gioco molto pericoloso ad un passo dalla Russia.

Mente le tensioni tra la Russia e l’Occidente si intensificano, le forze militari della NATO si stanno ammassando nell’Europa dell’Est, e queste unità non sono ai loro posti solo per un bluff. Esse si stanno attivamente esercitando per la guerra con la Russia, e non stanno nascondendo questo fatto. Se si guarda con attenzione a queste esercitazioni militari, si può imparare molto su come la NATO si aspetti di condurre una guerra contro la Russia. E’ possibile vedere che non stanno operando semplici manovre, e non si stanno preparando per una guerra strettamente difensiva. Di fatto, l’obiettivo della preparazione militare potrebbe essere il portare i combattimenti nelle parti dell’Europa di madrelingua Russa.

Siria - avevano lavorato per creare un'altro 11 settembre del 2001

Attacco Trump in Siria, Fusaro: "Vera faccia Usa in quarta guerra mondiale"

07 aprile 2017 ore 11:31, intelligo
di Stefano Ursi 

Infuria la polemica sull'attacco americano alla base aerea in Siria, da dove sarebbe partito, secondo le controverse cronache di questi giorni, il presunto attacco chimico sui ribelli. Smentito da Russia e Siria, con l'argomentazione che i gas chimici si sarebbero sprigionati da depositi di proprietà dei ribelli colpiti dall'aviazione governativa siriana. Trump cambia strategia? L'attacco nasce da un pretesto come asserisce Mosca oppure davvero le cose sono andate nel modo che viene raccontato? A dare ad IntelligoNews la propria interpretazione dell'attacco americano e dell'antefatto, il filosofo Diego Fusaro che parla senza mezzi termini di ''vera faccia dell'America: bombardamento umanitario, interventismo etico e democrazia missilistica'' e di ''attacco contro Paese non allineato che resiste eroicamente all'ordine mondializzato americano-centrico''. 

L'attacco Usa alla base aerea in Siria: cambio di strategia di Trump? 

''Non è un cambio di strategia, ma solo la prova di quel che in fondo già sapevamo, ovvero che Trump è maschera di carattere della monarchia del dollaro che porta avanti le proprie politiche criminali. Che si sia Trump o la 'strega' Clinton. Questa è la vera faccia dell'America: bombardamento umanitario, interventismo etico, democrazia missilistica''. 

Diego Fusaro 

Non potremmo essere di fronte al classico caso del ''massimo risultato con il minimo sforzo'', ovvero gli Usa che bypassano l'Onu e il veto russo, con la conseguenza di evitare che i quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza potessero intervenire singolarmente? 

''Era già scritto fin dal 2013: gli Usa volevano abbattere il governo di Assad come stato non allineato al proprio ordine mondializzato americano-centrico. Da allora avevano la possibilità di farlo e ora lo stanno facendo, rivelando il loro vero volto imperialistico nel quadro della quarta guerra mondiale, quella che per intenderci dal 1989 gli Usa hanno dichiarato a tutti gli Stati non allineati con il loro ordine mondializzato''. 

Assad, dunque, si può considerare al momento l'anello debole dello scacchiere internazionale? È il ''sacrificato''?

''Più che l'anello debole è l'anello ''non allineato'', è uno Stato non allineato che eroicamente resiste alla mondializzazione capitalistica americano-centrica, e in quanto tale viene aggredito; occorre averne contezza e rovesciare lo schema dominante, che lo presenta come un criminale, dittatore, nuovo Hitler. L'ideologia del nuovo Hitler serve solo agli Usa per avviare la 'nuova Hiroshima', cioè un nuovo bombardamento criminale''. 

È d'accordo con Mosca che parla di ''aggressione su un pretesto''? 

''Certo, ha ragione Mosca a dire che questo è un pretesto; dovrebbe però, a mio giudizio, maggiormente garantire l'equilibrio come faceva l'Unione Sovietica, ponendosi come contrappeso. In questo caso non è stata in grado di farlo adeguatamente. Ed è bene avere coscienza del fatto che, paradosso del nostro mondo capovolto, i nemici del genere umano passano per benefattori''. 

In tutto questo molti si fanno domande sulle prove, sulla reale dinamica dei fatti; tutto si basa, al momento, sui resoconti dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, di cui in molti dubitano. Lei come la pensa? 

''Lo sappiamo benissimo ormai: armi di distruzione di massa, armi chimiche, gas e genocidi inesistenti. Tutto si basa sul pretesto per poter aggredire, in modo che l'aggressione imperialistica passi per interventismo etico e guerra giusta. Basta aver letto la favola di Fedro, sul lupo e l'agnello, per capire questa vecchia vicenda: il forte vuole aggredire il debole per rovesciarlo''.

6 aprile 2017 - Giulietto Chiesa: "Perchè vado a “La zanzara"? Per prendere per i fondel...

PTV news 6 Aprile 2017 - Donald Trump proclama di essere flessibile

Trump aveva giocato d'anticipo sulla Strategia della Paura, tant'è che hanno dovuto aspettare l'attacco obbligato alla Siria per mettere in atto il piano preparato

Da gaffe a profezia, quando Trump nel febbraio scorso evocava un attentato in Svezia mai avvenuto

Il 19 febbraio scorso in un comizio in Florida Trump ammoniva i suoi sostenitori: "vedete quello che è successo in Svezia".
07/04/2017 17:30 CEST | Aggiornato 4 ore fa


GETTY IMAGES

Dopo la pioggia di post, tweet e messaggi che avevano ridicolizzato nel febbraio scorso la sua allusione ad un attentato in Svezia mai avvenuto, oggi il presidente degli Stati Uniti Donad Trump viene considerato un profeta dalla rete.

La vicenda era iniziata il 19 febbraio scorso, quando parlando in Florida Trump aveva avvertito i suoi sostenitori entusiasti: "Vedete quello che sta succedendo. Dobbiamo mantenere in salvo il nostro Paese, vedete quello che è successo in Germania e quello che è avvenuto la scorsa notte in Svezia". E poi ha aggiunto: "La Svezia, chi lo avrebbe mai creduto...".

In Svezia però non c'era stato nessun attentato e la sua frase aveva scatenato anche le ironie del web, con l'hashtag #LastNightInSweden.

L'ex primo Ministro svedese Carl Bildt l'aveva buttata sul ridere; "Svezia? attentato terroristico? cosa ha fumato? le domande abbondano".

7 aprile 2017 - Roberto Quaglia: Fake fake news a casaccio dal mondo

Mosca annuncia la fine della collaborazione con gli USA per la sicurezza nei cieli siriani. Hanno voluto ricreare un'altro 11 settembre 2001

TRUMP OSTAGGIO DELLE LOBBIES ANTIRUSSE. ECCO A CHI GIOVA L’ATTACCO USA ALLA SIRIA

(di Giampiero Venturi)
07/04/17 

I primi ad esultare per l’attacco missilistico americano alla base aerea siriana di Al Sharyat sono stati nell’ordine: l’ISIS, i miliziani islamisti del fronte di Idlib, Hillary Clinton, la Turchia di Erdogan, Israele e l’Arabia Saudita. Se gli effetti di un'azione mostrano le intenzioni che l'hanno generata, basterebbe questo per farsi un quadro.
La base colpita è una delle principali da cui partono le missioni che colpiscono lo Stato Islamico sul fronte sud, cioè l’arco di territorio compreso tra Palmira e Deir Ezzor. Sotto il profilo militare, aver colpito questa importante infrastruttura significa aver dato respiro ai tagliagole del Califfato ormai in ritirata su tutti i fronti
Sotto il profilo politico il gioco è più sottile.
Dall’insediamento di Trump fino alla notte del 7 aprile, l'equilibrio geopolitico che si stava configurando a luci spente in Siria era complesso ma chiaro: Assad e i russi avrebbero vinto la guerra contro i ribelli e l’ISIS; gli USA, coscienti degli errori dell’era Obama, avrebbero partecipato al trionfo conquistando Raqqa attraverso le Syrian Democratic Forces; alla Turchia, per anni colpevole di ogni nefandezza, sarebbe stato lasciato il cuscinetto di territorio a ridosso del confine, per smaltire i profughi e controllare i curdi. La questione curda e gli equilibri interni alla Siria sarebbero stati discussi in seguito.
A qualcuno questo scenario non è andato giù.
L’Arabia Saudita ha visto sfumare il suo sogno di instaurare un governo sunnita in una Paese storicamente ostile. Israele, nonostante le garanzie di Mosca, ha visto potenziare il peso politico e militare di Hezbollah e del suo dante causa Iran. A tale proposito c'è da considerare che per lo Stato ebraico l’importante non sia tanto eliminare i nemici, ma fare in modo che siano deboli: il vero pericolo per Tel Aviv dunque, non è dunque la dinastia Assad che gli israeliani hanno tollerato per 40 anni, ma Teheran. Il quadro che si stava configurando per la Siria del futuro a Netanyahu non dava sufficienti garanzie, soprattutto alla luce della nebulosa linea americana dei primi mesi 2017. Israele aveva bisogno di un segnale forte contro l’Iran, che con Obama non era mai arrivato, nonostante l’aiuto fornito da Barak ai miliziani ribelli sunniti.
La stessa Turchia, in mano al giocatore d’azzardo Erdogan, a conti fatti in Siria ha dovuto rinunciare all’operazione Scudo dell’Eufrate accettando la crescita delle milizie curde, decisive sul fronte anti ISIS. Erdogan, vedendo il rischio di rimanere col cerino in mano, ha ricominciato ad alzare i toni contro Assad, dopo averli attenuati in accordo con la Russia per quasi un anno. Lo scopo della Turchia è continuare ad avere voce in capitolo tra gli islamisti del nord, in modo da gestire il problema curdo siriano, fino al 2011 inesistente. 
L’attacco americano alla Siria sembra paradossale ma in realtà va a incidere sugli equilibri sia interni americani che geopolitici.
Le conseguenze in Siria si vedranno nei prossimi giorni, anche in virtù della reazione di Putin, la cui pazienza con gli atteggiamenti ondivaghi di Trump non sarà infinita. Proprio mentre scriviamo, Mosca annuncia la fine della collaborazione con gli USA per la sicurezza nei cieli siriani.
È molto probabile che i missili americani siano però dimostrativi. Non avranno incidenza eccessiva sul piano militare, ma un significato politico molto chiaro, soprattutto per la politica interna. 
L’atto unilaterale di Trump, deciso a caldo e senza nessun passaggio preventivo (né all’ONU, né con gli alleati), più che riportarci all’era Bush, sintetizza la necessità di mostrare autonomia da Mosca e potere decisionale. Trump, messo alle strette dalle accuse del Russiagate, ha pensato che l’unico modo per non mostrarsi debole fosse colpire.
Sul fronte interno USA, i vantaggi del raid sono molti. In un solo colpo (anzi in 59, quanti sono i missili lanciati…) Trump ammutolisce chi lo vuole sottomesso a Putin e fuga i fantasmi di chi paventava una nuova dottrina Monroe, con ritiro USA dai principali scacchieri internazionali.
In tutto questo esulta la Clinton. Non contenta di aver provocato la guerra civile siriana armando le milizie jihadiste che combattono Assad, ha voluto affondare il colpo e vendicarsi di chi l’ha umiliata davanti a tutto il mondo. Da dicembre, l’ex Segretario di Stato USA fa proselitismo alla ricerca di alleati sul fronte anti Assad. Per l’ex first lady è un’ossessione: la collaborazione con la Russia in Siria (e altrove) non si deve fare. C’è una sola via: Guerra fredda, Guerra fredda, Guerra fredda!
I primi sentori che le elezioni di novembre le abbia vinte Trump ma il vero potere politico in politica estera ce l’abbia il Pentagono e le lobbies antirusse che lo controllano, si avevano già dai primi giorni dell’insediamento del tycoon newyorchese alla Casa Bianca. Il Russiagate è partito con la velocità della luce e uno ad uno, tutti i collaboratori “alternativi” alla politica atlantista sono caduti: su tutti Michael Flynn e Stephen Bannon, entrambi rimossi dagli incarichi sulla sicurezza nazionale.
L’America rimane in mano agli antirussi che non vogliono il cambiamento?
Possiamo dire che Trump per il momento è caduto nella trappola di chi non lo vuole amico di Putin. La Clinton e i falchi repubblicani come McCain in questo ambito si ritrovano alleati e vincenti.
Sostanzialmente negli USA si sta configurando in ambito politico quello che avviene anche in Europa: fronti ideologici tradizionalmente ostili (liberal e conservatori per intenderci) si alleano contro chi resiste alla globalizzazione e sbandiera identità sovrane.
Trump era nato come alternativa, ma ogni minuto che passa si mostra sempre più con le spalle al muro e incapace di imporre una terza via.
Tutti coloro che hanno esultato per la sua vittoria (russi compresi) oggi hanno avuto un sussulto.
Resta da vedere come reagirà il mondo DEM radicale, ostile per natura a Trump ma improvvisamente scosso da un attacco che avrebbe tanto desiderare fare Hillary Clinton. Gessetti o profili colorati in questo caso contano poco; dopo l’attacco USA alla Siria, c’è un solo dato oggettivo: la trappola delle armi chimiche è riuscita e oggi i terroristi islamici godono.
(foto: web)

Italia prossimo presente, siamo in pieno decadentismo

“Poliziotti pagati a… rate? Pronti a manifestare!!!”

CRONACA, NEWSgiovedì, 6, aprile, 2017

Per lo stato pietoso in cui sono state ridotte la Polizia di Stato e la “Sicurezza Nazionale” in genere è davvero drammatico!!!
Prendiamo ad esempio i Poliziotti del IV Reparto Mobile di Napoli, ma omettiamo la situazione ancor piu’ critica in cui versano quelli dei Commissariati e degli altri Uffici.
Hanno prestato servizio durante l’anno 2016 “in tutta Italia” anche per l’emergenza migrati ed oggi…. ancora attendono di essere pagati … a rate!!!

Assurdo ed impossibile vedere che la SICUREZZA NAZIONALE, in questi tempi di pericoli inimmaginabili e tremendi, l’abbiano fatta “naufragare consapevolmente!
Migliaia e migliaia di ore di straordinario fatte “obbligatoriamente” con turni assurdi, incredibili, che, per assicurarli ed assicurare la sicurezza della Nazione e dei cittadini, hanno visto “cancellare temporaneamente” il nostro Contratto Nazionale di Lavoro (Accordo Nazionale Quadro), con i riposi soppressi, delicate visite specialistiche prenotate annullate, le ferie saltate anche se di un giorno, nella assoluta e totale vìolazione dei diritti elementari e nel silenzio di tutti questi poliziotti che hanno subìto di tutto e di piu’, anche a livello di affetti familiari, per garantire la sicurezza nazionale, i cittadini, la “poltrona di qualcuno” e l’avanzamento di “carriera” di qualcun altro.
Ebbene, si tutti questi sacrifici fatti dai tantissimi colleghi, in cui sono compresi quelli presenti su tutto il territorio nazionale, è stato un “FALLIMENTO GENERALE”.
Dopo tanto clamore per le tante giornate fatte di 16/18 ore ciascuna, si è arrivati nel 2017 nelle stesse, identiche, tragiche, condizioni!!!
I Poliziotti continuano a lavorare “A RATE”, speranzosi che i sacrifici a cui sono stati sottomessi fossero ripagati.
Questo non è il modo di garantire sicurezza ai cittadini ! Questo fallimento lo stanno pagando tutti questi poliziotti, mentre quelli “ALTI” su questi poliziotti hanno, da sempre, ricevuto, brillanti carriere e premi produttività stratosferici, anche se c’è la crisi e non ci sono i soldi, per loro c’è sempre tutto, mentre per i poliziotti che “vivono” lontano dalla loro famiglia, e senza soldi in tasca, la pagano sulla loro pelle tutti i giorni.
Ancora non vediamo che a pagare questo disastro siano i “VERTICI”, che non pagano nemmeno se sbagliano “catastroficamente”!

Occorre un cambio di passo, non è così che si garantiscono l’Ordine e la Sicurezza Pubblica Nazionale, questa non è un’Azienda questa è la Polizia di Stato che è stata messa in ginocchio dai troppi “MANAGER” che l’hanno ridotta in questo pietoso stato.
Occorre che a fronte dei “troppi” disastri, “tanti” comincino a pagare di tasca propria, se si considerano “manager” e si comportano e guadagnano da tali, allora possono andare in altre Amministrazioni perché questo enorme fallimento non possono continuare a pagarlo i poliziotti, alla Polizia di Stato servono solo “Comandanti e Dirigenti”.
Se non giungerà quanto ancora aspettano i Poliziotti il Sindacato Polizia Nuova Forza Democratica, inizierà una serie di manifestazioni davanti alle sedi istituzionali a cominciare da quella del IV Reparto Mobile.

Napoli, 04 aprile 2017 Il Segretario Generale Nazionale PNFD
Franco PICARDI

Siria - non c'era motivo è stata una comparsata

LA REAZIONE DEL CREMLINO
Putin: aggressione contro Stato sovrano, duro colpo alle relazioni Russia-Usa
7 aprile 2017


Sembravano destinati a rilanciare il legame tra Russia e Stati Uniti, ora già si ritrovano in rotta di collisione: il futuro del legame tra Donald Trump e Vladimir Putin è nelle mani del presidente russo. Che ha definito l’attacco missilistico americano contro la base siriana di Shayrat «un’aggressione contro uno Stato sovrano, in violazione del diritto internazionale», e un cinico tentativo di distogliere l’attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq. Quanto accaduto, è il pensiero di Putin riferito dal suo portavoce Dmitrij Peskov, «arreca un danno considerevole alle relazioni russo-americane, già in condizioni miserevoli anche senza questo».

Sul campo, Mosca è al fianco di Bashar Assad dal 2015. Letteralmente, al suo fianco: ci sono anche i russi nella base aerea siriana colpita dai cruise americani nella provincia di Homs. «Le conseguenze dell’operazione lanciata in Siria - ha commentato da New York il vice rappresentante russo alle Nazioni Unite, Vladimir Safronov - ricadranno sulla coscienza di chi l’ha progettata». Mosca chiederà una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza.


07 aprile 2017

Gli Stati Uniti, che parlano di un’azione isolata e che hanno detto di non aver preso di mira “le sezioni della base” occupate dalle forze di Mosca, spiegano di averle informate in anticipo dell’attacco. Ma come ha chiarito il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, non si è trattato di una richiesta di approvazione. Semplicemente, è stato quello scambio di informazioni che chiamano “deconfliction notice”, avvisi tra forze impegnate su fronti attigui, per evitare incidenti. Questa volta, evitare un’escalation sarà molto più complicato.

Poche ore prima dell'attacco lanciato da Donald Trump, il Cremlino era sembrato inserire un’ombra di incertezza nel proprio sostegno ad Assad. «L’assistenza che la Russia presta al suo governo nella risoluzione della crisi siriana non è incondizionata», aveva detto all’Associated Press Dmitrij Peskov, il portavoce di Putin. Né è corretto dire che si può convincere Assad «a fare tutto quello che Mosca desidera». Ma Tillerson, vicinissimo alla Russia negli anni in cui è stato alla guida della compagnia petrolifera ExxonMobil, è stato durissimo: poiché i russi avevano assicurato che Assad, in base agli accordi del 2013, si era sbarazzato degli arsenali chimici impegnandosi a non costituirne di nuovi, «o sono complici o sono incompetenti». Secondo gli americani, infatti, non ci sono dubbi sulla responsabilità di Assad nell’utilizzo di armi chimiche contro il villaggio di Khan Sheikhoun, nella provincia siriana di Idlib controllata dai ribelli.

Giovedì scorso Putin aveva definito «inaccettabili» le accuse «infondate» nei confronti di Assad. La versione dei russi è che i jet siriani hanno colpito per errore un deposito di armi chimiche in mano ai ribelli. Ma se ci sono le prove che il gas nervino in realtà veniva proprio dalla base di Shayrat, alla presenza dei russi, Trump dovrà chiedere a Putin che cosa sapeva al riguardo. La visita di Tillerson a Mosca, prevista per martedì prossimo, non si presenta delle più facili. Anche se, secondo il capo della commissione Affari esteri alla Duma russa Leonid Slutskij, il viaggio di Tillerson non sarà cancellato. «Abbiamo bisogno di ristabilire il dialogo - ha detto Slutskij in tv, citato dall’agenzia Interfax-. Sarebbe giusto accogliere Tillerson, scambiarsi le idee e cercare di riportare buon senso a Washington. È molto meglio che nascondersi dietro ai muri».

E tuttavia, secondo quanto ha riferito il ministero degli Esteri russo, proprio quel memorandum attivato giovedì notte dagli americani - l’intesa tra la coalizione guidata dagli Usa e Mosca per la prevenzione degli incidenti e la garanzia della sicurezza dei voli - è stato sospeso.

Europarlamento sempre più euroimbecille, ormai è incontrollabile

6 APRILE 201714:07
Parlamento europeo: "La Russia rilasci immediatamente Navalny"


Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che "condanna" la Russia per le operazioni di polizia contro le proteste in piazza e che invita a "rilasciare immediatamente Aleksej Navalni e tutti i manifestanti incarcerati". Il testo è stato approvato con 494 voti a favore, 39 contrari e 91 astenuti. L'Europarlamento ha rilevato "la forte mobilitazione dei giovani contro la corruzione e l'esercizio sempre più autoritario del potere in Russia".

Siria - false-flag

L'ex candidato presidenziale Usa Ron Paul: "Tutti gli indizi portano a credere che ad Idlib sia stata un'operazione false-flag"


“Non ha senso, alcun senso per Assad in queste condizioni utilizzare sostanze chimiche."L'ex deputato del Texqas e il più volte candidato indipendente alle presidenziali nord-americane, Ron Paul ha affermato, in una trasmissione di mercoledì, che tutti gli indizi portano a credere che l'attacco a Idlib in Siria sia stata un'operazione false flag.

“Prima di questo episodio di possibile esposizione a gas, le cose stavano andando avanti abbastanza bene per le condizioni del campo”, sottolinea Paul. “Trump aveva detto che dovevano essere i siriani decidere chi dovesse gestire il proprio paese, i colloqui di pace erano iniziati e Al Qaeda e l'ISIS erano in fuga.”

“Sembra che, forse, qualcuno non avesse piacere a quest'esito e avesse bisogno di un episodio, e la colpa ora è che non possiamo lasciare che questo accada, perché potrebbe beneficiare Assad.”

“Non è così facile se si tratta? Quello che è successo quattro anni fa, nel 2013, è noto, tutta questa faccenda di attraversare la linea rossa?”, ha proseguito. “Da allora, i neocon hanno urlato e gridato, una parte dell'amministrazione ha urlato e gridato su Assad che usava il gas velenoso.”

“Non è mai stato dimostrato. Anzi, il giudice delle Nazioni Unite Carla del Ponte ha affermato che l'utilizzo sia stato fatto quasi sicuramente dai ribelli". 

“Non ha senso, alcun senso per Assad in queste condizioni utilizzare sostanze chimiche. Penso che ci siano zero possibilità che l'abbia fatto deliberatamente”, ha proseguito.

Le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche dovevano creare un nuovo 11 settembre 2001 e l'occasione si è costruita

La Siria, tra Disney e realtà


"E adesso ci risiamo con Idlib l’ultima roccaforte dei ribelli che deve essere tenuta a tutti i costi per non dover ammettere di aver perso definitivamente la partita "Di ilsimplicissimus

In qualche rarissima sala cinematografica viene proiettato un film documentario, “Life animated”, che racconta la storia di un bambino autistico il quale con l’aiuto del padre ( nella realtà si tratta di Ron Susskind, scrittore e firma del Wall street journal) riesce a ricostruire un’interfaccia minima col mondo grazie ai film di Disney che lui guarda incessantemente: conoscendo ogni battuta a memoria, il bambino è in grado di utilizzare La Sirenetta, Pinocchio, Alladin e gli altri personaggi per orientarsi nel mondo, dare un nome alle proprie emozioni e avere un dialogo con il padre. A dirla tutta il lungometraggio, nonostante il tentativo di romanzare gli eventi, è piuttosto noioso e in pratica si regge solo sull’idea centrale.

Tuttavia è interessante lo spunto, il suggerimento che i film di animazione della Disney con i loro personaggi enfatizzati nei tratti, le esagerazioni caratteriali oltre che con l’assoluta costanza e prevedibilità di comportamento, possano essere un sistema di decodifica, sia pure elementare, col mondo di fuori assai più complesso. Interessante anche perché tutto questo rimanda in via diretta all’età contemporanea nel quale la stragrande maggioranza delle persone non ha accesso alla comprensione del mondo reale al di fuori della sua diretta esperienza e vive in un guazzabuglio di spezzoni disneyani fornito loro dall’intrattenimento, dall’informazione, dalla comunicazione in generale. Brandelli di narrazione, di ideologia, di imperativi e di illusioni neoliberiste volteggiano davanti agli schermi da quando è stato inoculato il germe dell’autismo sociale predicato dal pensiero unico, rendendo impossibile una decodificazione del mondo oltre lo schermo, mentre voci critiche, dubbi e domande tra le più ovvie non trovano posto in un universo schematico e semplicistico, vengono semplicemente espulse dalla mente come troppo complesse o in grado di mettere in crisi gli equilibri emotivi consolidatisi attorno a pregiudizi o semplici suggestioni.

Solo ai contemporanei autistici può venire in mente di considerare corrette e documentate le notizie dal medio oriente che giungono da due sole fonti: dall’ “Osservatorio siriano per i diritti umani” formato da una sola persona che vive nei sobborghi di Londra e dalla famigerata agenzia dell’ultrasionista Rita Katz, finanziata dal dipartimento di Stato Usa. Solo dentro il mondo di Biancaneve può sfuggire la circostanza che il supposto uso dei gas da parte di Assad sia stato tirato fuori quando la guerra per distruggere la Siria ha incontrato battute di arresto , nell’agosto del 2013 a Goutha e a Idlib oggi. Ma parlo di Biancaneve che ha mangiato la mela avvelenata ed è in morte apparente perché sul primo episodio, specie dopo l’inchiesta del premio Pulitzer, Seymour Hersc che ha negato qualsiasi fondamento a questa tesi, esistono fortissimi dubbi che nemmeno l’Onu non è riuscito a sciogliere. Anzi Hersc ha avanzato la tesi che fossero stati i cosiddetti ribelli da importazione ad averli usati per forzare gli Usa a intervenire direttamente nella guerra che del resto essi stessi avevano organizzato e foraggiato.

E adesso ci risiamo con Idlib l’ultima roccaforte dei ribelli che deve essere tenuta a tutti i costi per non dover ammettere di aver perso definitivamente la partita e per giunta dopo l’attentato a Mosca che aveva aperto una porticina di simpatia verso il grande nemico. Disgraziatamente e in totale contrasto con le notizie rilasciate dall’uomo dell’Osservatorio londinese dopo una sbirciata dalla finestra del suo appartamento, ci sono alcuni fatti che contrastano con l’accorata versione maistream: il primo è che nel novembre del 2013, in seguito a un accordo Usa – Russia l’arsenale chimico di Assad è stato requisito dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw,) mentre ordigni a gas sono stati usati dai ribelli come riferito dall’inviato dell’ Onu incaricato di indagare sulla violazione dei diritti umani in Siria. Per di più armi di questo tipo sono stati trovati dalle truppe siriane ad Aleppo, assieme a ufficiali della Nato, ma in questo caso la solerte Opcw si è rifiutata di andare a controllare nonostante gli inviti insistenti.

Dunque niente di più facile che sia stato colpito un arsenale chimico dei ribelli liberando il gas. Ma anche niente di più logico, visto che i siriani di gas non ne hanno più e i russi non hanno alcun interesse ad usarli proprio adesso che stanno vincendo la guerra. Del resto le stesse immagini che vengono diffuse sono contradditorie perché mostrano persone che dovrebbero essere state colpite dal gas sarin, mentre i sanitari operano senza alcuna delle precauzioni minime necessarie in questi casi, nemeno i guanti di gomma.

Forse chi vive nell’autismo disneyano potrebbe riscattare il lungo sonno sotto la teca di vetro cominciando a rifiutarsi di avallare come buone e senza la minima riflessione tutte le cose che vengono dette e suggerite, comprese le stragi compiute per attribuirle all’avversario. E potrebbe anche accorgersi che a Washington qualcuno sta cercando di mettere le premesse per la guerra globale, cancellando con argomenti pretestuosi, eventi ambigui e interpretazioni deformi, la possibilità di arrivare a una composizione del conflitto prima che sia troppo tardi. E fa malissimo a non svegliarsi perché c’è anche caso di morire nel sonno.

Immigrazione di rimpiazzo - anche l'Ucraina con i suoi tre milioni di sfollati contribuiesce

L’Ue concede il regime senza visti all’Ucraina, paese in guerra e con tre milioni di sfollati



di Eugenio Cipolla

«L’epopea del regime senza visti per l’Ucraina al Parlamento europeo è finita», ha titolato qualche ora fa la versione online del quotidiano ucraino ‘Vesti’. Perché Bruxelles oggi ha fatto un importantissimo passo avanti sulla questione che riguarda il regime free visa per i cittadini dell’ex repubblica sovietica. Il Parlamento UE, infatti, ha approvato definitivamente la misura che consentirà agli ucraini di recarsi all’interno dello spazio Schengen per 90 giorni ogni 6 mesi senza bisogno di un visto.

«Il parlamento europeo ha votato a favore della liberalizzazione dei visti per l’Ucraina con 521 voti a favore, 75 contro e 36 astenuti», ha scritto su Twitter il giornalista polacco Rikard Jozwiak, tra i primi a diffondere la notizia. Significa che oltre i due terzi del Parlamento Ue si è espresso a favore di una misura che in tal modo non potrà essere oggetto di ipotetici veti da parte dei governi e dei parlamenti nazionali. A spingere il tasto sì in aula sono stati il Partito Popolare Europeo, i socialisti e la sinistra, mostrando un consenso largo e trasversale. 

La palla adesso passerà nelle mani del prossimo Consiglio Europeo, che si terrà il 26 aprile e che dovrà ratificare la decisione dell’Assemblea di Bruxelles. Infine il provvedimento verrà controfirmato dalla presidenza di turno dell’Ue e pubblicato nella gazzetta ufficiale. Se tutto andrà come previsto, il free visa regime entrerà in vigore già a partire dal prossimo 12 giugno. La misura fa il palo con quella del 2 febbraio scorso, che aveva concesso lo stesso diritto ai cittadini della Georgia. Così, a partire dal mese di giugno circa 50 milioni di persone (popolazione di Ucraina e Georgia) avranno libero accesso a Schengen, senza bisogno di lunghe e costose trafile burocratiche.

Un grande risultato per i governi filo-europei dei due paesi, ma in particolar modo per Petro Poroshenko, che del free visa regime ne aveva fatto un cavallo di battaglia, chiedendolo come contro-partita alle numerose riforme chieste/imposte dai burocrati europei. «Yes! – ha scritto in inglese Poroshenko sulla propria pagina Facebook – 521 voti a favore del regime senza visti per il popolo ucraino. Mi congratulo con loro». La diffusione della notizia ha avuto un eco molto diffuso nel paese e il sito della società statale che si occupa di fornire le informazioni necessarie per ottenere il passaporto (https://pasport.org.ua/), nato peraltro per favorire l’informatizzazione del sistema di rilascio, è andato in tilt e al momento non risulta raggiungibile per eccesso di contatti. Testimonianza che gli ucraini interessati a venire in Europa sono davvero molti.

E proprio a riguardo, molti analisti, alcuni persino ucraini, si sono chiesti quale tipo di logica abbia guidato Bruxelles nel concedere il free visa regime a un paese in guerra da tre anni, che ha visto quasi tre milioni di sfollati (1,7 milioni interni, gli altri emigrati in Russia, Bielorussia e Polonia) e oltre diecimila morti. La risposta è abbastanza scontata. Lo spettro di un dispetto alla Russia è dietro l’angolo.

Gli euroimbecilli convinti fanno entrare l'Ucraina nell'Unione Europea i criteri economici non importano per chi fa le rivoluzioni colorate

L’oligarchia UE ha abolito i visti d’entrata per gli ucraini

Maurizio Blondet 7 aprile 2017 

(MB. una notizie molto preoccupante. Vogliono far entrare l’Ucraina nell’Unione e nella Nato. MB)

I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa hanno approvato l’abolizione dei visti per i cittadini ucraini. La notizia è stata riportata da InoTV

Secondo “112 Ucraina” dopo l’entrata in vigore delle norme gli ucraini saranno in grado di entrare nel territorio dell’UE ad eccezione del Regno Unito e dell’Irlanda per un periodo non superiore a 90 giorni durante un periodo di 180 giorni. Questo regime senza visti non garantirà automaticamente il diritto al lavoro.

I negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa hanno approvato l’abolizione dei visti per i cittadini ucraini. Come trasmette “112 Ucraina” questo si conferma nel servizio stampa del Parlamento europeo.

Ora l’accordo deve essere confermato dalla commissione competente del Parlamento europeo, dal parlamento in sessione plenaria, e poi dal Consiglio dell’Unione Europea.

“Quando le modifiche entreranno in vigore, i titolari di passaporti biometrici saranno in grado di entrare in UE per 90 giorni nell’arco di 180 giorni per affari, turismo o viaggi di famiglia” ha dichiarato il Parlamento europeo.

Con questo si precisa che il regime senza visti non implica automaticamente un permesso di lavoro, e che non si applica al Regno Unito e Irlanda.

A sua volta, il corrispondente da Bruxelles di “Radio Liberty” Rickard Yozvyak ha riferito che la prima fase di approvazione del regime “senza visto” per l’Ucraina nella UE potrebbe entrare in vigore il 2 marzo

“Il dialogo tra il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e il Consiglio dell’Unione Europea sulla liberalizzazione dei visti per l’Ucraina è stato completato con successo. Già il 2 marzo gli ambasciatori dell’UE approveranno la liberalizzazione dei visti per l’Ucraina. Il secondo turno dell’approvazione si terrà probabilmente a maggio” ha scritto Yozvyak.

2001 Genova G8 era tutto pianificato, il Terrorismo di Stato si è esplicato in tutta la sua violenza

L’ammissione della tortura: il governo risarcisce sei detenuti di Bolzaneto

06.04.2017 Riccardo Noury
L’ammissione della tortura: il governo risarcisce sei detenuti di Bolzaneto
(Foto di Ares Ferrari)
La Corte Europea dei Diritti Umani ha accettato la proposta dell’Italia di risarcire con 45.000 euro ciascuno sei delle oltre 60 persone che, dopo aver subito torture nel centro di detenzione genovese di Bolzaneto nel 2001, si erano rivolte alla giustizia europea. Con la scelta del patteggiamento, la Corte ha accettato la “risoluzione amichevole” di quei casi.
A orientare l’accettazione della Corte è stato l’impegno del governo italiano che ha accompagnato la proposta di risarcimento. Il governo italiano ha “riconosciuto i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto come anche l’assenza di leggi adeguate. E si impegna a adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani, compreso l’obbligo di condurre un’indagine efficace e l’esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura”.
Manca un’indicazione temporale. Suona anche strano che il governo italiano prenda un impegno con la Corte europea mentre in Parlamento continua a non venir calendarizzata la discussione sul reato di tortura, il cui testo è fermo al Senato dopo l’approvazione della Camera. E resta il fatto che, a 16 anni di distanza dalle torture del G8 di Genova, solo un torturato su 10 dei ricorrenti alla Corte di Strasburgo ha accettato il risarcimento.
Dunque, quella di oggi è una buona notizia solo a metà.

Stati Uniti una figuraccia siderale

SU TRUMP COMANDA JARED, IL “CUCK GLOBALISTA”

Maurizio Blondet 7 aprile 2017 

Tutto sta a vedere se gli americani si contentano di questa vendettuzza meschina (dopo tutto quello che la superiorità strategica e mentale di Putin gli ha fatto subire in Siria: ricordiamo che gli Usa non sono stati invitati alle trattative di Astana), oppure intendono dare seguito all’invasione e cambio di regime. I primi indizi sembrano indicare di no: i loro Tomahawks hanno colpito una base aerea che – hanno reso noto a Mosca – era stata già evacuata: quindi russi erano stati avvertiti? Se è così, il bombardamento di Trump resterà un atto di quelli a cui ci ha abituato la “strategia” del Pentagono: un atto di bullismo, anzi teppismo militare: ammazziamo un po’ di gente per far vedere che siamo noi quelli che ce l’hanno più grosso.

Ora è chiaro che la cosa è stata fortemente voluta dal genero, Jared Kushner – che era nei giorni scorsi in Irak insieme al generale Mattis, evidentemente per coordinare la sorpresa che doveva far felici Netanyahu, Isis e McCain, e tutta la lobby neocon che andava placata.

Sulla presuntuosa nullità e inesperienza di questo giovinotto, abbiamo già detto a suo tempo: figlio di un palazzinaro ebreo newyorkese di lusso nonché pregiudicato (il padre si è fatto anche qualche anno di galera per malversazione), scrivevo, “Jared è figlio-di-papà di un figlio di papà; figli di papà da generazioni. Dati gli affitti alle stelle a New York, si intuisce che quando si gestiscono migliaia di appartamenti, i soldi arrivano tanti e sicuri: non occorre nemmeno sviluppare uno spiccato senso degli affari.

Né ci si aspetta da Jared che nutra profonde riflessioni in politica estera e filosofia politica, o che si doti di una cultura superiore. Vero è che Jared ha frequentato Harvard: vi è stato ammesso dopo che suo padre ha fatto alla prestigiosa università una donazione di 2,8 milioni di dollari. E dopo, il bel Jared ha preferito spostarsi alla New York University dove ha preso un dottorato (MBA), previa donazione paterna di altri 3 milioni di dollari”.

Insomma si capisce il tipo: ignaro di politica estera, anzi privo di ogni esperienza politica, è un burattino in mano a Netanyahu e alla lobby, da cui arde di farsi accettare nonostante la sua macchia (ha sposato una goy, i suoi figli, per i rabbini, non sono giudei). Ora è chiaro che è stato lui a far cacciare Steve Bannon, l’intellettuale di quell’accolta che “Donald”aveva radunato attorno a sé.

Non poteva durare. Ora apprendiamo da “The Daily Beast”, uno dei siti meglio informati sulla politica politicante di Washington, che Bannon chiama il bel Jared “a globalist” e “a cuck”.

Sul “globalist” non occorre spiegare molto, essendo Bannon al contrario un sovranista e nazionalista, e guida dell’elettorato di destra lavoratrice che ha votato Trump.

Su “cuck” invece, bisogna ricorrere alle indicazioni che danno i siti: in origine è una parole gergale che indica l’uomo regolarmente sposato che invece, di nascosto, se la fa coi finocchi; un finocchio nascosto. Nello specifico gergo delle destre sovraniste, è l’appellativo carico di sottintesi razziali (ebreo) e sessuali (kulattone) che indica il RINO, sigla che sta per “Republican in Name Only”, uno che si dice repubblicano, che frequenta i meeting repubblicani, ma ha idee da “democratico” all’americana. Effettivamente Jared, e anche suo padre e suo nonno, hanno sempre staccato grossi assegni a favore del Partito Democratico, e condiviso le idee “Liberal” (in senso americano: aborto legale, lgbt, nozze gay eccetera).

Per esempio, Jared ha introdotto nella cerchia di Trump Zeke Emmanuel, il fratello di Rahm Emmanuel (il sindaco di Chicago, ebreo ed amichetto di Obama, anche sessuale) con l’intenzione di farne, forse, il ministro della Sanità o qualcosa del genere. Bannon e i suoi seguaci, nel 2009, chiamarono questo Zeke “Dottor Morte”, perché mentre Obama e Rahm confezionavano l’Obamacare, aveva promosso l’idea del suicidio assistito dei malati terminali.

Il solito anonimo interno alla Casa Bianca ha parlato di “scontri continui” fra Bannon e Jared durante le riunioni, praticamente su tutto: sanità, tasse, commercio internazionale, immigrazione”.

Bannon dice che Jared “un democratico di base”. Inoltre, pare che Trump stesse diventando invidioso della dominanza intellettuale di Bannon, e di come i media indicavano in Bannon il suo suggeritore-dominatore. Delle scenette satiriche su Saturday Night Live, dove Bannon appare con la faccia della Grande Falciatrice a suggerire al presidente quel che deve fare, mentre il presidente (un imitatore di Donald) gioca con giocattoli da bambino, ha particolarmente irritato Trump.


Inoltre, l’errore di Bannon – conclude il solito anonimo – è di aver contrastato apertamente Jared, “l’unico aiutante presidenziale che non può essere licenziato”. Oggi, Jared Kushner, Dina Powell e Gary Cohn sono i tre sinistroidi che dominano la Casa Bianca”.

Questa è la guida della superpotenza, oggi come oggi. Comanda il genero “cuck”.

Si tratta adesso di vedere come reagirà – se reagirà – l’elettorato che ha votato Trump perché non era un bellicista.

E come l’ha preso Xi Jinpin, che era a cena con Trump quando partiva l’attacco missilistico contro la Siria, e Trump non pare lo abbia avvertito. In Oriente, far perdere la faccia a una persona importante, non è cosa che passa liscia.