Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 luglio 2017

Vogliono trasportarci tutti sui social media in maniera che ci possono dominare meglio, imbecilli

Blog in crisi? Piuttosto cultura in crisi

Tutto da mobile... ma blog inclusi, idioti.

Pubblicato il: 08/07/2017

Ripetere a pappagallo quel che sentenziano i grandi quotidiani a stelle e strisce dimostra quanta pochezza intellettuale contraddistingua l’analiticità media di oggi: una vergogna.

I blog sono in crisi, dice il Wall Street Journal, che ne chiude otto. E il Corriere della Sera prontamente raccoglie e ripete.

Stolti. Prima di tutto la cultura di riferimento è quella americana, che non ha niente a che vedere con la nostra. Lì c’è l’archetipo del capitalismo finanziario apolide, come lo chiama Diego Fusaro. Blog X, misurazioni: rende? Fa incassare qualcosa? No, o troppo poco. Allora via, ramo secco da tagliare.

In Europa non funziona così. Piaccia o no, rispetto agli americani noi abbiamo una cultura millenaria alle nostre spalle. Che poi lo sappiano in pochi è altra questione.

Dimostrazione? Facilissimo. Qualcuno ricorda PocaCola, il blog di Riccardo Pizzi, il cui core business era parlare di (e far vedere) gnocca? Un blog che esplose nel 2009, quando il suo autore era noto, intervistato, seguito e ammirato per aver cavalcato l’onda.

Cosa ne resta oggi? Il sito PocaCola.com ovviamente non esiste più: il nome di dominio è ora parcheggiato in attesa di miglior fortuna ed è in vendita a ben 499 dollari (ma chi se lo compra?).

E il suo (f)autore? In giro sui social, dotato di account Instagram, Pinterest e, naturalmente, di utenza Facebook, nonché di una Pagina Facebook aperta come prosecuzione social del blog. La pagina, però, è stata abbandonata: l’ultimo post è di aprile 2016, a cura del buon Pizzi. La cui utenza personale pure non sembra troppo aggiornata: i post sono molto, molto diluiti.

Come mai?

Semplicissimo: Pizzi a suo tempo ha scelto la più intrigante delle famose “5 S” (Sangue, Soldi, Sport, Sesso, Spettacolo), quella che da sempre tira, ottiene visite e a cui fanno capo i siti da sempre più visitati al mondo.

Due problemi: a) non è più il solo o tra i pochi; b) chi in Rete vede solo quello ha, necessariamente, cultura limitata e di conseguenza è evanescente, effimero, oggi c’è, domani no.

Bisogna pur campare, d’altra parte. E allora scopri che Pizzi sta anche su LinkedIn, dove si apprende che disporrebbe di un’agenzia di comunicazione, chiamata WebStudio06, il cui blog pure si ferma al 2016 ma, magari, spero per lui, qualcosa farà per dargli da mangiare.

Purtroppo finché ci si rivolge agli ignoranti, alle persone superficiali, semplici, ruspanti e non acculturate per “sfruttarle”, questo è il risultato che si può ottenere: effimero.

Torniamo brevemente allo sproloquio del Corriere, banale ripetitore di concetti d’oltreoceano qui inapplicabili. Ma chi l’ha detto che un blog “deve” essere “tenuto aggiornato”? Un blog è libero: ci scrivo quando voglio, se ho voglia, senza alcuna periodicità e senza costrizioni. E non per questo è da chiudere.

I tempi per “guadagnarci” sono finiti, questo è vero, per cui se vuoi tenere aperto il blog, o ti accontenti delle piattaforme gratuite, o ti paghi l’hosting (come faccio io). Quanto all’imbecillità diffusa, semplicemente, si è spostata altrove, precisamente su Facebook, il panopticon del terzo millennio, dove ognuno sta nella propria cella e opera, credendo di essere ricompensato dai Like che il guardiano Mark Zuckerberg, dal centro della sua torre di guardia, dissemina a 360 gradi intorno a lui (ma quando dice lui e a chi dice lui, salvo pagarlo).

Per le età più giovanili, sferzate dall’assenza di una formazione seria, l’imbecillità si è spostata su mezzi ancor più effimeri (SnapChat, WhatsApp, ecc.), ugualmente utili al capitalismo finanziario perché fonti enormi di dati utili per targetizzare, ma effimeri perché non lasciano alcuna traccia controllabile dagli autori (a differenza dei blog).

Guarda un po’ se chiude il blog di Luca De Biase, quello di Massimo Mantellini, e diversi altri: non se ne parla proprio. Che ai giovani interessino poco, come dice il Guardian, è irrilevante: oggi le piattaforme di blogging più diffuse (Wordpress, Joomla, BlogSpot, ecc.) sono diventate dei veri e propri CMS (Content Management System), quindi è ovvio che il giovane, specie se poco illuminato (cioè la maggior parte), preferisca impiegare mezzi dove c’è poco o nulla da imparare e tutto da “godere”. Questo non significa affatto che i blog non abbiano alcuna frequentazione: certamente il pubblico che li segue è di ben altre fasce d’età, questo è ovvio.

Quindi non sono i blog ad essere in crisi. Piuttosto è la cultura ad essere in seria, serissima crisi. L’assenza di cultura non permette di comprendere che la grande ondata migratoria dai blog verso i social è nient’altro che una machiavellica pianificazione del capitalismo finanziario, che vuole masse informi, apolidi, prive di spirito critico, disposte a tutto in qualunque punto del pianeta, compreso il lavorare gratis e il farsi monitorare 24 ore su 24, qualunque cosa facciano.

Il discorso sarebbe lungo e complesso, non è questa la sede adatta per affrontarlo. E devo già ringraziare quei pochi – ammesso ci siano – arrivati fin qui.

Una cosa sola è certa: i blog, se usati con il cervello acceso, sono isole di autonomia, “Isole nella Rete” (che esiste ancora) che favoriscono la riflessione, l’autoindagine, lo spirito critico, l’analisi, lo studio e la diffusione della conoscenza. Richiedono un minimo di cura, esattamente come casa propria, ma danno in cambio tutto questo, che è impossibile da ottenere sui social: questi ultimi ripagano solo in termini di Like, effimere manifestazioni del tutto evanescenti e quanto mai inaffidabili. L’apparente assenza di dialogo – che i meno illuminati desumono dalla scarsità o assenza di commenti – non è dovuta ai blog, ma alla crescente perdita di capacità di comunicare delle masse, all’assenza di senso critico, alla latitanza di proprie idee valide da contrapporre e alla capacità di argomentare correttamente per sostenere le proprie tesi.

Il vero problema è che, quando sono usati con consapevolezza, i blog (che poi, alla fine, sono siti Web) sono esattamente l’opposto di quel che vogliono i capitalisti finanziari e bancari. E per questo sono “osteggiati” dai social e dai grandi monopoli, attraverso subdole manovre di accalappiamento dell’attenzione. Si rifletta, in proposito, su come è stato ed è osteggiato il decollo di Web24, il sito “digital” a cura di Milena Gabanelli in ambito RAI. Ecco tutto.

Pensateci.

Lo stato poggia su due gambe la capacità di creare moneta e quella di pretendere tasse pagate con la medesima moneta. Noi Italiani con un colpo solo potremmo ridurre il debito pubblico di 400 miliardi di euro quelli detenuti dalla Banca Centrale, cancellandoli con un segno meno della matita


Gli esperti finalmente parlano di Debito Pubblico

Fabio Conditi 7 luglio 2017 , 11:17 

Il 3 luglio 2017 si è tenuto alla Camera dei Deputati, un interessantissimo convegno sul Debito Pubblico organizzato dal M5S .

Un nutrito gruppo di esperti economici, di diversa estrazione culturale, si è finalmente riunito intorno ad un tavolo, per discutere di questo annoso problema e tentare di risolverlo.

Hanno parlato per 10 ore del Debito Pubblico, spiegando quanto grosso sia questo problema per l’Italia e di come sia necessario provare ad estinguerlo o per lo meno diminuirlo.


Sono entrati in questioni tecniche raffinatissime e complicate, spiegando che le soluzioni possibili sono poche perché c’è sempre il rischio di turbolenze sui mercati finanziari e che se non proseguiamo con le politiche di austerity, cioè con l’aumento delle tasse, la riduzione della spesa pubblica e le privatizzazioni, risolvere questo problema diventa impossibile.

Visto che anche loro si rendono conto che in questo modo possiamo solo peggiorare, ci hanno però spiegato che è necessario incentivare lo sviluppo economico, per aumentare il PIL, ma solo riducendo la spesa improduttiva per aumentare quella produttiva.

Un po’ come dire “l’acqua è poca quindi cerchiamo di utilizzarla meglio“.

Nessuno, dico proprio nessuno, si è chiesto perché il denaro è scarso, nonostante in realtà non sia più legato all’oro e si possa creare senza alcun problema.

Nessun relatore ha evidenziato che più del 93% di tutta la moneta che usiamo è creata dal nulla dalle banche con i prestiti, per cui il debito è necessario, altrimenti non ci sarebbe più moneta in circolazione.

Ai cosiddetti esperti economici, vorrei solo ricordare alcuni numeri :

il Debito Pubblico è oggi pari a 2.270 mld di euro, sul quale lo Stato paga interessi per circa 60/70 mld di euro all’anno;
il Debito Privato supera i 3.200 ml di euro, sul quale famiglie, aziende ed istituzioni finanziarie pagano interessi pari per circa 100/120 mld di euro all’anno;
la Moneta totale in circolazione in Italia è pari a 1.668 mld di euro, considerando monete, banconote, depositi bancari anche vincolati fino a 2 anni, obbligazioni e titoli, pronti contro termine, cioè Circolante+M3 secondo i dati della Banca d’Italia aggiornati al marzo 2017.

Quindi, due sole banali considerazioni :
il costo totale annuo per interessi è di circa 160/190 mld di euro all’anno, pari a circa il 10% del nostro PIL;
tutta la moneta in circolazione non basta neanche per estinguere il Debito Privato, figuriamoci il Debito Pubblico !

Anche ipotizzando di utilizzare tutta la moneta che c’è attualmente in circolazione in Italia, ci rimarrebbe comunque un Debito Pubblico e Privato superiore a 3.500 mld di euro, che ricomincerebbe a crescere.

Nel frattempo però scomparirebbe tutta la moneta in circolazione e l’Italia sarebbe costretta a tornare al baratto.

MA CI SONO O CI FANNO ?

Danno tutti per scontato che l’unico modo di creare denaro sia attraverso il sistema bancario con il debito, mentre invece esiste sempre la possibilità di creare denaro senza debito da parte dello Stato, come fa attualmente quando conia le monete metalliche.

Unici esperti fuori dal coro del debito pubblico come problema principale, sono stati i Prof.ri Alberto Bagnai e Gennaro Zezza.

Il primo ha avuto il merito di ricordare che il debito pubblico non è la causa della crisi economica.

Il secondo ha parlato delle monete fiscali come strumento per uscire dalla crisi dell’economia reale.

Ma nonostante questo, non posso dare loro più di un onorevole 18 accademico, perché non evidenziano mai con forza quali sono le vere cause della crisi economica che stiamo vivendo ormai da anni :
Lo Stato non crea più denaro e quindi il debito pubblico cresce automaticamente in modo esponenziale;
Il 93% del denaro che usiamo è creato dal nulla dalle banche quando fanno i prestiti, per cui paghiamo continuamente interessi ed aumentiamo il debito privato;
Il 90% del denaro creato finisce in bolle immobiliari e speculazioni finanziarie, per cui l’economia reale finisce per essere colonizzata dall’economia finanziaria.

Ovviamente nessuno ha parlato della sovranità monetaria, che lo Stato ha ancora e che potrebbe essere utilizzata per uscire dalla crisi economica subito e senza incertezze : Monete Metalliche superiori a 2 euro, Biglietti di Stato, Moneta elettronica, Moneta fiscale e Monete virtuali.

Uno Stato ha sempre la sovranità monetaria e fiscale, perchè è l’unico soggetto che può individuare strumenti monetari a corso legale validi per pagare le tasse all’interno del proprio territorio.

Questi argomenti sono sempre esclusi da questi dibattiti, danno tutti per scontato che il denaro possa essere creato solo dal sistema bancario, questo non viene mai messo in discussione.

Addirittura il Prof. Rainer Masera ha bollato come un errore (?!?) il fatto che Bankitalia detenga oggi una quota rilevante del nostro Debito Pubblico (400 mld di euro), perché vanifica quella separazione con il Ministero del Tesoro che aveva reso “finalmente” indipendente la nostra Banca Centrale nel 1981, con il famoso divorzio “inventato” da Beniamino Andreatta.

La possibilità che in questo modo, questa quota di Debito Pubblico possa essere cancellato, non lo sfiora neanche. Il Debito Pubblico non si tocca e noi sappiamo a cosa serve https://comedonchisciotte.org/la-crisi-finanziaria-globale-e-litalia/.

Guardando il Convegno in streaming ad un certo punto però mi sono appisolato ed ho fatto uno strano sogno.

Beppe Grillo, si alza dalla sua sedia e grida verso gli esperti : “Vorrei dire una cosa, il Debito Pubblico E’ una cagata pazzesca!”.

Per novantadue interminabili minuti nella Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, scende un silenzio irreale, neanche le zanzare osano proseguire con il loro consueto ronzio.

Poi Beppe si ricorda in fondo di essere un comico, e rivolgendosi al pubblico in sala, comincia a spiegare in modo semplice e geniale, come solo lui sa fare, quali sono le vere cause del debito pubblico e cosa bisognerebbe fare per uscire definitivamente dalla crisi economica (1).

Buona visione.



Fabio Conditi 

Presidente dell’Associazione Moneta Positiva www.monetapositiva.blogspot.it

Altri articoli per approfondire : https://comedonchisciotte.org/?s=fabio+conditi

NOTA (1) – Trascrivo solo l’ultima parte del discorso di Beppe Grillo :

“Lo Stato dovrebbe stampare i soldi, i soldi ci servono per lavorare. Lo Stato dovrebbe dire : ce ne sono pochi? Ne stampo un po’ e li metto un po’ in circolazione. Ce ne sono molti? Ne prendo un po’ e ne brucio un pò. Mantengo la circolazione stabile, i prezzi stabili. I soldi servono per tenere i prezzi stabili, e per farci lavorare, sono pezzi di carta. Però li stampa una S.p.A. (ndr oggi la BCE). Perché i soldi non dovrebbero essere così : Banca d’Italia (ndr oggi la BCE), Governatore (ndr oggi Mario Draghi), pagabili a vista (ndr oggi non c’è più neanche questa scritta). I soldi in un paese civile dovrebbero essere così : Repubblica Italiana e non Banca d’Italia, di proprietà del portatore, e invece di un ca..o di Governatore, Il Capo dello Stato, firma lui. Farebbe una cosa nella vita, che ci potrebbe dare un minimo di soddisfazione”.

Fonte: www.comedonchisciotte.org

Diego Fusaro - negli Stati Uniti c'è il germe distruttivo del nichilismo funzionale all'omologazione e alla riduzione del tutto in merce

Fusaro: "Caro Trump, il problema dell'Occidente è nell'America"

06 luglio 2017 ore 16:30, Americo Mascarucci

E' in corso in queste ore il vertice di Tallinn sull'immigrazione dove l'Italia è praticamente sola contro tutti. Intanto il presidente Usa Donald Trump da Varsavia ammonisce l'Occidente lasciando intendere che il futuro è a rischio e che l'Occidente stesso deve dimostrare se ha davvero volontà e capacità di sopravvivere. Parole dirompenti cui in Italia si è aggiunta pure la polemica innescata dalle dichiarazioni rilasciate da Emma Bonino in un video circolato in rete. Secondo l'esponente radicale ed ex ministro sarebbe stata l'Italia a chiedere che i migranti fossero sbarcati tutti qui. Dichiarazioni che poi però la Bonino ha corretto. Intelligonews ha intervistato in proposito il filosofo Diego Fusaro.


L'allarme di Trump a Varsavia: Occidente è a rischio, deve decidere se sopravvivere. Un messaggio che sa di de profundis?

"L'affermazione di Trump secondo me è tragicomica se consideriamo che la maggior parte dei drammi dell'Europa e del mondo negli ultimi 30 anni li hanno creati gli Stati Uniti d'America. Tuttavia può trattarsi anche di una presa di coscienza critica auspicabilissima ma questo lo scopriremo soltanto seguendo l'operato concreto di Trump nei prossimi mesi. Sicuramente ha ragione Trump, la situazione è tragica, peccato che il problema dell'Occidente sia essenzialmente nell'America e non esterno all'Occidente. Il problema dell'Occidente è il suo nichilismo tecno capitalistico che lo sta portando ad implodere e a distruggere il pianeta". 

Al vertice di Tallinn anche Olanda e Belgio chiudono i porti. Siamo rimasti soli. La Grecia eliminata con l'austerity, noi con i migranti. Chi c'è dietro, tutto questo?

"E' del tutto evidente che ciò che sta avvenendo con l'immigrazione e il vertice di Tallinn dimostra che l'Unione Europea non esiste o se esiste è fallita totalmente: ad esistere è soltanto l'Europa del capitale, della finanza e delle banche. L'Europa politica della cultura e della solidarietà è inesistente. Oggi più che mai bisognerebbe far ripartire l'Europa dagli stati nazionali e da una ritrovata solidarietà fra questi, una solidarietà politica e culturale in nome della storia dell'Europa nei secoli". 

Sta circolando un video in cui Emma Bonino rivela che saremmo stati noi italiani a chiedere che i migranti sbarchino tutti qui. Poi l'ex ministro ha precisato e chiarito il senso delle sue parole. Ma questo che significa?

"La Bonino è stata per lungo tempo una cultrice del mito immigrazionista. Dal Partito Radicale della coppia Bonino-Pannella sono purtroppo arrivate sempre scelte sbagliate, il peggio del peggio secondo il mio pensiero: liberalizzazione integrale dei costumi e dei consumi, bombardamento etico missilistico, americanizzazione integrale dell'immaginario, globalizzazione acritica e delocalizzante. Quanto detto dalla Bonino è solo una prova. L'Europa vuole che i migranti siano accolti e integrati partendo dall'Italia anche se sappiamo che non verranno nè accolti nè integrati, ma serviranno soltanto come esercito industriale di riserva per abbattere i costi del lavoro e distruggere la residua cittadinanza".

6 luglio 2017 - ALBERTO BAGNAI, DIEGO FUSARO e POVIA: Contro il pensiero unico. Euro, gl...

Trump, Polonia e poveri noi

PERCHE’ IN POLONIA TRUMP HA DICHIARATO GUERRA A MOSCA

Maurizio Blondet 7 luglio 2017 

Martedì scorso un drone israeliano è stato neutralizzato dalla contraerea siriana sopra Quneitra, non appena entrato nello spazio aereo siriano. L’evento viene collegato dal giornale Rai al-Youm alla recente affermazione del segretario di Stato Tillerson: “La sorte di Assad è nelle mani della Russia”; dopo sei anni di accanimento, bombe e sangue perché “Assad must go”, segnalerebbe un riconoscimento da parte americana della Siria come zona d’influenza di Mosca. Sappiamo che ci sono stati incontri segreti russo-americani in Giordania in questo senso: quegli incontri che le forze J nella Casa Bianca hanno cercato di sabotare tirando fuori la “previsione” che “Assad sta per fare un altro attacco chimico”.

Il drone israeliano abbattuto.

Con l’abbattimento del drone, Mosca e Damasco hanno lanciato ad Israele un messaggio: l’impunità degli attacchi aerei giudaici nel Sud siriano è finita. E Mosca è a fianco del suo alleato e pronta ad andare fino in fondo.

Israele ha attaccato dal cielo forze armate siriane in questi anni, in appoggio ai suoi terroristi anti-Assad nell’area, un 400 militanti che mantiene e stipendia, Fouj al-Joulan , wahabiti di ferro e devotissimi ad Israele, come ha rivelato al Wall Street Journal un caporione del gruppo, di nome Motasem al-Golani: “Israele si è tenuto al nostro fianco in maniera eroica. Non saremmo sopravvissuti senza il suo aiuto”. Sion li paga 5 mila dollari al mese, ha aggiunto il ribelle.

Il motivo è noto: Israele vuole la Siria divisa. Una tripartizione per linee etnico-religiose, che consenta a Sion di dominare il Golan e proteggere la sua frontiera Nord grazie ai terroristi come pedine. Oggi poi questa mira è stata resa più frenetica dall’incubo israeliano del giorno: trovarsi con gli sciiti vincitori, Hezbollah e Iraniani alleati ad Assad – a ridosso della sua frontiera.

E’ per questo che ha smosso gli elementi J (per Jared) nella Casa Bianca alle inconsulte iniziative che abbiamo visto le scorse settimane: l’abbattimento del vecchio caccia siriano (per stroncare la pacificazione della crisi siriana perseguita da Mosca), l’alleanza di Trump coi sauditi, l’ultimatum saudita al Qatar con l’ingiunzione-ultimatum di tagliare i rapporti con l’Iran. A questo, Israele aggiungeva l’occasionale bombardamento di un convoglio regolare siriano o una moschea


Paura di una vittoria di Assad e della reintegrazione dell’unità territoriale di Siria sotto il suo governo, voglia di rilanciare allargando il conflitto invece di ridurlo. “L’alleanza crescente tra l’Arabia saudita e Israele aggiunge un elemento di pericolo: i due hanno voglia di misurarsi con l’Iran. Quando erano attori separati, il pericolo di un tale conflitto era minore”; riconosce persino Richard Silverstein, analista israeliano, pacifista.


L’Iran ha risposto annunciando di aver lanciato, dal suo territorio, posizioni dei terroristi in Siria: segnalando cioè che è tecnicamente capace di colpire – Eh sì – Ryad. La Russia? “Israele è sempre più inquieta di vedere la Russia vendere i suoi S-300 a paesi che attorniano Israele: Mosca li ha venduti alla Siria, che li ha dispiegati alle sue frontiere. L’Egitto conta egualmente di fornirsi di questo missile antimissile russo, capace di intercettare bersagli situati a 250 chilometri di distanza e a 30 chilometri di altitudine”. Prima, infatti, “i caccia israeliani avevano tutto l’agio di volare lungo la fronhiera con l’Egitto ed anche di svicolare sul Sinai. Adesso non più: tutto può succederee se Sion viola lo spazio aereo egiziano senza preavviso”.

L’alleanza Saudi-Sion sta perdendo

Nel conflitto diplomatico Arabia contro Qatar, è il Qatar che sta vincendo, ed è il reuccio Bin Salman che sta perdendo la faccia: anzitutto all’interno. Non dimentichiamo che il reuccio aveva annunciato una rapida vittoria in Yemen, e due anni dopo non sta ancora vincendo; adesso, ha dato all’Iran – che era il suo vero bersaglio dietro il Qatar. Si dice che il vero motivo per cui il re demente e il suo figlioletto Bin Salman non vanno all’imminente G20 di Amburgo, è perché temono che in loro assenza avvenga un colpo di Stato.

Israele non può perdere. Israele rilancia.

E il rilancio è nel discorso totalmente, ferocemente, minacciosamente anti-russo di Trump a Varsavia, ad eccitare il funesto nazionalismo polacco. Ha accusato Mosca per le “attività di destabilizzazione in Ucraina e altrove – il suo sostegno di regimi ostili, tra cui Siria e Iran”. Ha scandito: “Dobbiamo lavorare insieme per contrastare le forze, che vengano da dentro o da fuori, da Sud o da Est, e minacciano di indebolire i nostri valori e cancellare i legami di cultura, fede e tradizione che fanno di noi quel che noi siamo”.

“La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere”. La chiamata in guerra dell’intero Occidente contro i nemici mondiali di J. Trump ha venduto ai polacchi missili Patriot per quasi 8 miliardi e aumentato le forniture di gas liquefatto americano, risposta al Nord-Stream tedesco, per rendere la Polonia indipendente dal gas russo (e fare buoni affari). Ha presieduto la “Iniziativa dei Tre MAri”, riproposizione dell’intermarium poladccom, un “accordo di cooperazione di 12 paesi che mira a offrire sostegno politico alla cooperazione e all’interconnessione delle economie degli stati dell’area geografica compresa tra i mari Baltico, Adriatico e Nero nei settori energetico, dei trasporti, delle telecomunicazioni e della tutela ambientale. E difesa. Trump si è detto orgoglioso del fatto che la regione stia già beneficiando delle forniture energetiche statunitensi in riferimento al carico di gas naturale liquefatto (Gnl) ricevuto dalla Polonia il mese scorso”.

L’Iniziativa dei Tre Mari comprende Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ungheria, Cechia, Austria, Bulgaria, Romania, Croazia, Slovacchia e Slovenia. “Un nuovo concetto per promuovere l’unità europea». In realtà questi Paesi sono, tranne l’Austria, tutti membri della Nato sotto comando Usa, legati quindi più a Washington che a Bruxelles.

Di fatto, Trump ha incoronato la Polonia come guida della nuova NATO e della nuova guerra – per ora fredda, fino a quando Mosca capitolerà e chiederà pietà.

E come risponderà la cosiddetta “Europa”? Ecco la Merkel : “Abbiamo molti punti in comune in politica estera”, ha detto dopo il primo incontro con Trump ad Amburgo. Primi venti minuti a tu per tu all’Hotel Atlantic, mentre fuori la piazza esplodeva. Poi, riporta Deutsche Wirtscaft Nachrichten, “hanno preso parte alla conversazione i due ministri degli Esteri Gabriel e Rex Tillerson e la figlia di Trump Ivanka e suo marito Jared Kushner”. Questa presenza dei due Chabad Lubavitcher al livello di ministri degli esteri, dice tutto.

Europa, presente!

I media anglo-americani, come prima reazione, hanno trovato il discorso di Trump troppo amico di Putin.

Roberto Pecchioli - Salvatore Meloni

Onore al patriota sardo Salvatore Meloni!

Maurizio Blondet 6 luglio 2017 4

Di Roberto PECCHIOLI

Salvatore Meloni, per tutti Doddore, è morto di fame prigioniero di uno Stato, il nostro, che considerava straniero. Settantaquattrenne, cinque figlie, una lunga militanza nelle file dell’indipendentismo sardo, era stato arrestato lo scorso 28 aprile, Die de sa Sardigna, festa del popolo sardo, dopo un grottesco inseguimento alla sua Panda rossa. Doveva scontare un cumulo di pene inferiore ai cinque anni per reati fiscali. Già in precarie condizioni di salute, ha iniziato, come il suo modello, l’irlandese Bobby Sands, uno sciopero della fame e della sete estremo, che lo ha portato alla morte. La famiglia e tanti amici avevano chiesto invano gli arresti domiciliari. Solo due giorni prima della fine è stato ricoverato in ospedale, dove, piantonato come un delinquente comune, ha concluso la sua agonia.

Onore al patriota sardo Doddore Meloni! Ha lottato tutta la vita per il suo ideale senza ammazzare o ferire nessuno. Ha accettato con fierezza isolana le condanne per evasione fiscale, dichiarando con semplicità: “Non si pagano le tasse agli stranieri! “. I suoi guai giudiziari iniziarono quasi quarant’anni fa, allorché tentò un improbabile avvicinamento al colonnello Gheddafi. Tentativo di colpo di Stato, disse la potentissima Repubblica Italiana. Successivamente, occupò la disabitata isola di Malu Entu, davanti ad Oristano, proclamandone l’indipendenza e comunicandola con atti “ufficiali” al nostro governo. Come capita in questo tempo di bottegai e pubblicani, senza piegarlo lo hanno spezzato con le leggi fiscali. Per lui, nessuna mobilitazione di intellettuali come per gli assassini del commissario Calabresi o per terroristi assassini, e neanche il braccialetto elettronico, come per l’attore drogato Diele, nessun “differimento della pena”, ipotizzata per capimafia assassini non pentiti alla Totò Riina. Poiché non era membro di assemblee elettive, nessun ricco vitalizio a spese del contribuente italiano, dalle cui tasche è uscita una ricca liquidazione alla tirolese Eva Klotz.

Questa dignità, quel coraggio feroce, quella coerenza delle idee portata sino alla tragedia ci fa essere ammiratori di Doddore. Non è morto “solo” un patriota sardo, ci ha lasciati un uomo vero. Non ci importa più se la sua causa fosse giusta o sbagliata, se la Sardegna sia o meno una nazione. Probabilmente lo è, e ha trovato un martire, pur se dubitiamo che la sua bandiera sia raccolta da uomini e donne altrettanto coraggiosi e determinati. La figura peggiore, come sempre, tocca allo Stato italiano ed alla sua burocrazia. Debole sino alla viltà con i forti, violento, arrogante, implacabile con i profeti disarmati. Del resto, non pagare le tasse agli stranieri dovrebbe essere un’ovvietà, ma noi tutti italiani manteniamo oltre cento basi straniere sul nostro territorio.

Come poteva Doddore pensare che l’avrebbe fatta franca proprio lui, che considerava la Repubblica italiana uno Stato estero occupante? Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi, cioè i quattrini. La sua splendida terra, che per lui era la Patria, è stata espropriata, nel tempo, persino della sua lingua. Pensate che l’isola occupata dal povero Meloni, Malu Entu, cattivo vento, è tradotta nella nostra lingua come Mal di Ventre. In compenso, passa sotto silenzio la richiesta di 140 milioni di euro di danni erariali avanzata agli amministratori della Regione Autonoma Valle d’Aosta nell’ambito dell’attività del casinò di Saint Vincent, massima e assai dubbia risorsa di un’istituzione pletorica per 120 mila abitanti, tanti quanti Bergamo. Sede Rai, sezione di Corte dei Conti e tutto l’armamentario burocratico in due lingue, pur se nessuno ad Aosta usa il francese. Viva l’Italia, e viva anche la Regione Autonoma della Sardegna, carrozzone pletorico, sinecura per troppi privilegiati che giustamente gli indipendentisti detestano.

Intanto un vecchio è morto senza che gli fosse concesso di scontare la sua condanna – formalmente ineccepibile – a casa sua, mentre un ergastolano assassino come Johnny lo Zingaro scorrazza dopo essere evaso dal regime di semilibertà di cui godeva e decine di buoni italiani devono difendersi dall’accusa di essersi difesi da ladri, rapinatori, assassini. Taciamo per carità di patria il caso di Igor il Russo, altro reduce dagli sconti di pena. Doddore no, lui aveva messo in dubbio il sacro dogma non della patria, ma dell’autorità di uno Stato che fa solo piangere. Lacrime di rabbia di chi lo vorrebbe forte e presente contro crimine e malaffare, lacrime di dolore per amici e familiari di Meloni che non lo considerano un suicida, ma la vittima di una legalità ottusa, nemica, intermittente.

Hannah Arendt, in Vita activa, scrisse pagine decisive sul conformismo e la violenza insite in tutte le forme di governo burocratico: “questo nessuno – il preteso interesse comune della società (…) da un punto di vista economico, così come la pretesa opinione comune della buona società nei salotti – non cessa di dominare (…). Come sappiamo dalla burocrazia, il governo di nessuno non è necessariamente un non-governo; esso può anzi, sotto certe circostanze, volgersi in una delle sue più crudeli e tiranniche versioni “.

Non ha pagato le imposte perché ci riteneva stranieri, Doddore. Può morire, che importa, il principio di potere è salvo, ma che dire di Facebook, Google, Amazon, delle entità finanziarie e delle multinazionali che pagano (poco) dove più conviene loro, e lo Stato italiano insegue, contentandosi di transazioni al ribasso. Quelli non possono morire, sono persone giuridiche, “personae fictae “, finte, come già sapeva il diritto romano. Anche chi ha distrutto le banche italiane gira libero, e comunque non si lascerà certo morire di fame. Non lo prevede l’etica del mercante, solo quella del cavaliere.

Per questo ammiriamo Salvatore Meloni senza condividerne il sogno indipendentista. Da uomo d’onore, da “balente” è andato sino in fondo contro mezzi uomini e quaquaraquà. Da oggi, amiamo di più la Sardegna, se ha saputo allevare un combattente come Doddore. Non ci resta che salutarlo con rispetto, ricordando l’inno dei patrioti sardi di fine Settecento contro i feudatari scritto da Ignazio Mannu, che prima Maria Carta e poi i Tazenda fecero conoscere a tutti gli italiani: Procurade moderare, barones, sa tirannia! “Cercate di moderare, baroni, la tirannia, perché sennò, per la vita mia! Tornate con i piedi in terra! Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza, e comincia la pazienza nel popolo a mancare.”

Francesco al servizio del Globalismo Finanziario, perchè? le grandi religioni: la cattolica e l'Islam devono essere abbattute, ostacoli all'omogeneizzazione di massa in cui tutto è merce anche i sentimenti

IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA. L’anatema terzomondista. Riflessioni su massoneria e monito bergogliano

Maurizio Blondet 6 luglio 2017 


Riportiamo una interessante analisi di CdP Ricciotti

Recentemente Bergoglio ha scagliato il suo “anatema” che, per quel che possa valere, ossia nulla, palesandosi il soggetto oggettivamente non autorevole per via di una costante e notoria defezione dalla fede (cf. CJC ’17, can 188 § 4 – rif. 108 § 3; cf. Pastor Aeternus, Pio IX; Auctorem Fidei, Pio VI – ), comunque viene rilanciato dai media con enfasi, così rischiando di condizionare ulteriormente, anche solo sentimentalmente, sia l’opinione pubblica che la strategia comunicativa ed attuativa dei “gerarchi del modernismo”, sedicenti “vescovi” e “cardinali” che gli gravitano intorno e che lavorano, con Bergoglio stesso, per la costituzione di una religione universale, come alcuni di essi già sostengono pubblicamente (v. falso ecumenismo, cf. Mortalium Animos, Pio XI).

Per i meno avvezzi alla materia, si deve ricordare che il modernismo (clicca qui), “dottrina” che tali soggetti insegnano al posto del cattolicesimo, è “sintesi di tutte le eresie” (cf. Pascendi Dominici Gregis, san Pio X), perché vorrebbe, con precise tattiche indottrinanti, fra filosofeggiamenti, raggiri demagogici e sofismi assortiti (cf. Humani Generis, Pio XII), sostituire nelle cattedre l’insegnamento della vera dottrina cattolica con un simulacro più appetibile all’uomo contemporaneo, fraccomodo e tuttologo (cf. verificare le condanne presenti nel Sillabo e nella Quanta Cura, Pio IX). Come? Rimaneggiando, con abili “lavori di sartoria”, il dogma in chiave moderna e funzionale ai “confort della carne”, con punte di relativismo e di illogicità che farebbero impallidire anche un eretico mediamente acculturato (v. Immutabilità del dogma; cf. Dei Filius, Pio IX).

Il risultato? Una Chiesa scissa in mille correnti autoreferenziali (v. scisma), contrastanti nella trasmissione della fede addirittura da parrocchia a parrocchia, sentimentaliste e talvolta volgari, ree di mille scandali a causa di una morale corrotta alla radice (se si muta il dogma si contamina irrimediabilmente la morale), per poi evocare, qua e là, mirabolanti “mea culpa” a discapito della innocente Chiesa militante dei gloriosi secoli che furono.

Come dire: prima di noi c’era il buio, oggi c’è la luce. Poveretti. Sic!!!!!!!!!

Tutto questo è inconcepibile nella Chiesa, poiché, chi si manifesta eretico – apostata o scismatico, per il sol fatto – “secondo l’ordine di Dio”, precisa Pio XII – si colloca al di fuori del Corpo Mistico, ancor prima di qualsivoglia dichiarazione aggiuntiva di diritto semplicemente ecclesiastico (cf. Mystici Corporis, Pio XII). Sebbene sia opportuno attendere i dovuti e canonici chiarimenti, chi serenamente ritiene di essere adeguatamente formato in materia, ha tutto il diritto – talvolta il dovere – di riconoscere questo stato di fatto e di regolarsi di conseguenza.

Vediamo adesso l’anatema bergogliano sulla vicenda dei presunti immigrati (ovvero i clandestini, chiamiamoli come è opportuno).

Dopo il viaggio a Lampedusa e dopo aver invitato i romani ad accogliere tutti i migranti, ecco che il manifesto abusivo occupante lo scranno di Pietro (“chi non è integralmente cattolico non può essere Papa, non riceve la Potestà di Giurisdizione”; cf. Costituzioni varie sulla Sede Vacante – V. Elenco dei criteri nella individuazione di un soggetto idoneo al Pontificato: maschio, mentalmente stabile, almeno intenzionato a ricevere Ordinazione episcopale, in età di ragione, battezzato, professante la fede cattolica) lancia un anatema contro coloro che si rifiutano di accogliere i clandestini: “Vi invito tutti a pregare perchè le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono”.

La stampa, i modernisti, gli speculatori ed una parte di politica ci ricamano su! Morale, milioni di cattolici si interrogano su queste illogiche dichiarazioni: molti diventano anticlericali, altri, al contrario, giubilano nella facile filantropia speculativa. È difficile contrastare chi si spaccia per Papa, poiché si diventa poco credibili. Lo stesso Salvini, per esempio, davanti all’ “anatema bergogliano” gli ha replicato con ragionato timore, credendo che Bergoglio sia Pontefice in atto, poco male: Salvini probabilmente non conosce la teologia e non ha difese a riguardo. Questo per far capire come sono perniciose determinate circostanze.

Ma come si arriva ad una dichiarazione del genere?

Perché Bergoglio scaglia il suo illogico “anatema” contro chi, invece, usa probabilmente la retta ragione nel contrastare l’evidente invasione?

Le basi vengono costruite da alcuni soggetti, poco a poco da anni, tuttavia in questa sede, per brevità, sono obbligato a tralasciare qualsivoglia approfondimento di teologia politica e geopolitica. Si sappia solo che l’ufficio marketing e comunicazione del Vaticano pilotato dai modernisti, a tempo debito, un tassello alla volta, verificata la predisposizione dei soggetti destinatari di un messaggio, così di epoca in epoca scaglia “missili contro il dogma”, lo fa solo al momento opportuno (ovvero “quando i tempi sono maturi”). Adesso i tempi sono maturi per condividere e far passare per cattolico addirittura il “divorzio breve” (v. “finestra di Overton”), per esempio. Veniamo al dunque.

Già tempo fa i miasmi pestiferi di Cantalamessa (clicca qui), sedicente predicatore della Santa Sede, avevano colpito nel segno. Cantalamessa disse: “[…] tutti i poveri del mondo, siano essi battezzati o meno, appartengono alla Chiesa. La loro povertà e sofferenza è il loro battesimo di sangue” (2013-12-20 da Radio Vaticana, ultima predica d’Avvento, Cappella Redemptoris Mater in Vaticano). Vediamo cosa dice invece la Chiesa Cattolica (Cat. san Pio X): n° 105. Che cos’è la Chiesa? «La Chiesa è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e dottrina di Gesù Cristo […]». Secondo Cantalamessa invece “tutti i poveri del mondo, siano essi battezzati o meno, appartengono alla Chiesa“. Vediamo cosa dice invece la Chiesa Cattolica (Cat. san Pio X): n° 280. «[…] il Battesimo di sangue [è] il martirio sofferto per Gesù Cristo […]». Secondo Cantalamessa invece “la loro [dei poveri non battezzati] povertà e sofferenza è il loro battesimo di sangue“. Secondo Cantalamessa, quindi, il «battesimo di sangue» o «martirio» dipenderebbe dagli emolumenti transitati sul conto in banca o dai depositi postali/bancari/titoli/azioni, ecc … al di sotto di un certo patrimonio scatterebbe, sempre secondo Cantalamessa, il «battesimo di sangue» al pari delle esenzioni fiscali. Secondo Cantalamessa il «battesimo di sangue» dipenderebbe in alternativa dalla sofferenza, indipendentemente da come uno soffra, perché e per chi. A questo punto i dannati nell’Inferno che sono coloro che soffrono di più, oppure anche noi uomini che veniamo castigati da Dio per la nostra empietà con la sofferenza, riceveremmo tutti il «battesimo di sangue». (Evviva !!! Pecchiamo tutti e diventiamo poveri, così riceviamo il battesimo di sangue – sic!!!!!!).

Sulla falsa riga si è recentemente espresso Mattiazzo, che pretende di essere vescovo di Padova, quando ha detto in omelia: “Ricordiamoci sempre che anche Gesù, Maria e Giuseppe sono stati profughi”. I padovani, già vessati dallo Stato (democratismo, tassazione iniqua, legislazione violenta, disoccupazione, vessazioni varie – misure massoniche per favorire l’emigrazione degli onesti e per disgregare le identità nazionali in ragione del N.W.O.; cf. Rerum Novarum, Leone XIII), abbandonati anche da chi credono rappresenti la Chiesa, giustamente sono insorti, aggiungendosi alla schiera dei tanti anticlericali.

Come si vede, pure in questa circostanza il modernismo vuole allontanare dalla Chiesa con questi stratagemmi, per poi far confluire, a tempo debito, tutti in un’unica religione universale al servizio della Sinagoga (v. Noachismo): una sorta di consiglio direttivo della fede adeguata ai tempi (nulla di più eretico; cf. Simbolo). Il fedele poco preparato, difatti, attribuirà codeste ignobili dichiarazioni alla Chiesa, prendendone così le distanze ed indebolendosi nella fede, senza sapere che l’ente autore di tali miasmi si palesa semplicemente un burocrate modernista al servizio dei potentati mondialisti: ovvero egli stesso un nemico della Chiesa (che opera tuttavia nelle “viscere della Chiesa”, cf. San Pio IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA. L’anatema terzomondista.

Dove sta l’inganno nella dichiarazione di Mattiazzo? Secondo lui, il semplice fatto di essere “profugo” accomunerebbe tutti i profughi e li renderebbe uguali agli occhi di Dio. Nonostante le diversità di fede, comportamento, tendenze, cultura, abitudini, usi, costumi – quindi da Gesù, san Giuseppe e Maria di Nazareth, al ragazzino cresciuto col fucile in mano da bambino, o al filippino onesto lavoratore, o al clandestino che defeca in pubblico – se essi hanno UNA solo caratteristica in comune – “l’essere profugo” – sarebbero tutti uguali. Gesù, san Giuseppe e la Vergine Maria, secondo la sua logica, sarebbero uguali agli spacciatori, agli stupratori di importazione, etc … poiché tutti “profughi”. Insomma, una vera “patente di innocenza” che conferirebbe diritti assoluti. Sarebbe come dire che una Ferrari, una Fiat Duna, una Smart elettrica, o un Hammer H1 sono tutte uguali, perché sono tutte automobili, o perché hanno tutte le ruote! Quest’uomo o è affetto da un’ignoranza apocalittica in materia teologica, oppure mente da far vomitare. Non esistono alternative ammissibili.X, Lamentabili; Pascendi; NCA; etc.)

Perché sono obbligato a definire il recente “anatema” di Bergoglio: terzomondista?

Il terzomondismo è una dottrina politica, con finalità cosmopolita (preludio al N.W.O.: mondo inferiore o Noachita, al servizio della Sinagoga), partorita in ambienti massonici, secondo la quale il sottosviluppo dei paesi del terzo mondo sarebbe un prodotto del presunto colonialismo occidentale e delle sue seguenti derivazioni.

Da questa generica ed imprecisata teoria, che fa leva piuttosto sul bieco sentimentalismo oscurando l’intelletto (v. indottrinamenti scolastici: UNICEF etc.), scaturiscono pericolosi sensi di colpa che inducono già nei bambini ed in masse di benpensanti occidentali (teologicamente preparati dai modernisti all’ignoranza religiosa, quindi quasi indifesi), solitamente fomentati da demagoghi al servizio dei potentati mondialisti, ad accogliere stranieri scriteriatamente a danno, sovente, dei propri stessi connazionali.

Secondo questa idea priva di qualsivoglia base storica così generalizzante, se non per le varie e gravi eccezioni commesse dagli antesignani dei mondialisti stessi (ovvero gli accusatori di oggi sono gli stessi autori dei soprusi), le potenze coloniali sarebbero responsabili della povertà delle loro antiche colonie ed avrebbero procurato benefici solo a se medesime.

Il terzomondismo è intrinsecamente pericoloso perché estromette i diritti di Dio, attribuisce colpe ad intere popolazioni innocenti, glissa sulla questione determinate delle grazie attuali (chi non ha fede ordinariamente ha meno grazie, dunque ordinariamente ha più castighi), urta i diritti degli uomini onesti, aprendo paurosamente ad invasioni -fino ad epoche recenti arginate con diplomazia e/o motivata guerra – ed a squilibrate forme di concorrenza.

La filantropia, oggi chiamata arbitrariamente “carità”, catalizza consensi e vorrebbe “lavare” le coscienze degli incoscienti, quantomeno agli occhi del pubblico, sul presupposto che il terzomondismo debba essere credibile e vincolante sul piano quantomeno umano.

Le tante dinamiche qui brevemente accennate, fanno parte di un piano molto più ampio – documentabile con evidenza cristallina – che è in atto da due secoli e che vorrebbe annientare, passo dopo passo, con precise misure strategiche, le due più forti identità (la cristiana e la mussulmana). Abbattuti questi eserciti di uomini di fede (di vera o falsa fede), si arriverebbe ad un passo dalla cristallizzazione e codificazione della religione globale al servizio della Sinagoga.

È un mio delirio? Non credo proprio: valutate voi. Leone XIII in Humanum Genus ricorda: occorre togliere la maschera filantropica alla massoneria.

Se consideriamo che due fra i peccati più gravi che “gridano vendetta al cospetto di Dio” sono l’oppressione ai poveri e la frode del giusto salario agli onesti lavoratori (cf. Cat. San Pio X), perché Bergoglio non “scomunica” Renzi, per esempio? Perché non scomunica Monti? Perché non scomunica soggetti e rappresentanti autorevoli di queste due tipologie di peccato ma se la prende con i “poveri cristi” che, per necessità, stanno diventando “razzisti”? Semplicemente perché Bergoglio, Renzi, Monti, etc … dimostrano evidentemente di lavorare per lo stesso padrone: certamente non può essere Dio.

di CdP Ricciotti

Fonte: Radio Spada

Vedi anche: Bergoglio ai presunti rifugiati: “Bibbia e Corano lo stesso Dio, condividere la propria fede”

Nella foto in alto: Il Papa Bergoglio incontra il rabbino capo, David Lau nel corso della visita in Terrasanta (da notare il particolare della Croce tenuta nascosta, un caso? ).

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Maurizio Blondet - il corrotto traditore euroimbecille Pd deve andare a casa a calci nel sedere, non fa gli Interessi Nazionali

QUESTO PD, SEMPLICEMENTE, E’ INCAPACE DI GOVERNARE.

Maurizio Blondet 6 luglio 2017 

Dunque il governo Gentiloni ha protestato, nei giorni scorsi, perché le navi della ONG scaricano i profughi “solo” nei nostri porti, nascondendo a noi governati che “Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia”, come ha rivelato Emma Bonino, la ministra degli esteri di Enrico Letta. “Nel 2014-2016”, quindi durante il governo Renzi, “che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino”. Ed ecco la spiegazione: “Non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Un po’ ci siamo legati i piedi. Francamente abbiamo sottovalutato la situazione”. La cosa è così idiota che c’è l’opposizione sospetta che Renzi abbia ottenuto qualcosa in cambio. “Forse che la troika si giri dall’altra parte fino alle prossime elezioni, e non metta i bastoni fra le ruote al PD?”, si chiedo il 5 Stelle, Oppure si tratta semplicemente di lauti guadagni per coop e mondi di mezzo assortiti, che sui migranti ingrassano?”.. Brunetta parla di scambio inconfessabile: “Occhi chiusi sul deficit e migranti da noi”.


Queste ipotesi non fanno che aggravare la constatazione previa, che occorre fare: questi neo-PD hanno preso il potere e non sono capaci di governare. Dilettanti, incompetenti, incapaci, pressappochisti, inetti a prevedere il prevedibile. Mentalmente confusi, incolti. Questi rottamatori sono andati al governo, ed ora lo guidano come un bambino di 5 anni messo al volante di un TIR.
Fossero “solo” corrotti….

Fossero solo corrotti, sarebbe meglio. Sono corrotti (basta vedere gli affari che fanno le loro cosche con l’accoglienza immigrati nel territorio di Alfano), ma sono anche e prima di tutto degli inetti. E gli inetti al governo sprecano più denaro, dilapidano più ricchezze dei semplici disonesti tangentari.

Quando hanno “salvato” le due banche venete, regalandone gli attivi a Intesa come cretini e nello stesso tempo accollando allo Stato (a noi contribuenti) 17 miliardi delle loro perdite, il sito economico americano Zero Hedge ha notato: “17 miliardi sono ciò che spende l’Italia per la difesa. Spesi per sole due banche. Ed altre otto o dieci banche italiane dovranno essere salvate…”.

La risposta è arrivata subito: il “salvataggio” del Montepaschi, devastata da incompetenze e aggravata dai ritardi perché i nostri sono stati incapaci di trovare soluzioni efficaci, oggi proprietà dello Stato al 70 per cento. Il “costo per lo Stato” di 5,6 miliardi, raccontato dai media, nasconde danni di ben altra entità. A cominciare dal costo sociale dei 5500 licenziamenti (“esuberi”) dalle 600 filiali che vengono chiuse, ma queste sono ancora briciole. Come rileva Andrea Mazzalai: “Verranno letteralmente regalati oltre 28 miliardi di sofferenze allo spettacolare prezzo di 21 centesimi quando lo stesso fondo Atlante era disponibile a pagarne oltre i 30 centesimi”.


Come dovreste sapere, o italioti, le “sofferenze bancarie” hanno un mercato. Mondiale. I fondi-avvoltoio comprano questi crediti, inesigibili al valore iniziale 100 euro, per 20 – e riescono a strizzare dai debitori, comunque di più. Quanto? Se 30, già lucrano un 10%. E se 50…?

I farabutti però anche incapaci stanno svendendo 28 miliardi di sofferenze – quasi due anni di spese militari – a 21: facendo perdere a voi e al sistema economico italiano, l’80 per cento. Fossero stati meno incapaci, avrebbero potuto già venderle a 30. Ma con un minimo di capacità, potevano recuperare di più: ridò la parola a Mazzalai: “Ricordo a tutte le anime ingenue che quelle sofferenze valgono ben oltre i 50 centesimi; e qua e là, in mezzo all’immondizia che si ha fretta di eliminare perché lo chiede l’Europa e la BCE, ci sono autentiche perle distrutte solo da una politica demenziale di austerità e sistematico perseguimento della svalutazione salariale e della distruzione della domanda interna come dichiarato da Monti alla CNN nel 2012”.

E’ detto tutto. La citazione di Monti viene a puntino: questo presidente della Bocconi, questo esimio economista, oltretutto “del Nord”, celebrato e incensato e premiato con seggio senatoriale a vita, è l’iniziatore del governo degli incapaci e incompetenti. E’ quello che risponde alla crisi stroncando il potere d’acquisto degli italiani, facendo la guerra al turismo degli yacht stranieri (che vanno altrove), praticamente paralizzando il mercato immobiliare – ignaro fra l’altro della cosa che sanno tutti, che gli immobili sono spesso dati come garanzia per ottenere mutui, fidi, insomma crediti, e stroncare gli immobili significa segare le gambe alle banche.

Mario Monti fa tutto questo su istruzioni di Berlino, Bruxelles e BCE, perché di suo non capisce di economia, quindi non ha la cultura necessaria per applicare creativamente e sensatamente gli ordini dall’estero. Ma non avrebbe potuto farlo così bene, se non fosse stato sostenuto in parlamento dal PD. Il PD di Bersani, l’altro incapace, che di suo ci mette questo: bisogna assolutamente privatizzare (così dicono in Europa), e comincio a privatizzare i tassisti – sono loro la palla al piede che impedisce le “riforme”.

Monti con il pizzino di Enrico Letta: “Allora i miracoli esistono!”, 2011.

Dopo Monti, arriva Letta: grandissima competenza, ha capito tutto. Infatti è quello che aveva salutato la presa di potere di Monti, frutto del colpo di Stato di Berlino e BCE, con un pizzino entusiasta: “Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!”. Comincia con lui la gestione degli immigrati che conosciamo, è lui che su istruzioni prende la Bonino agli Esteri. Letta dura poco, lo rottama Renzi – viene messo a fare la giovane riserva della Repubblica piazzato a Parigi a “insegnare” (che cosa?), ma Prodi, il grande revenant, ha proposto “Enrico” per un prossimo governo, dopo Gentiloni.

L’incompetenza, incapacità, del rottamatore ha superato quella dei rottamati, già titanica e psichiatrica. Al punto da farsi male da sé. Pensate al “referendum” che si è fatto scrivere dalla Etruria Boschi – questa straordinaria esperta di diritto pubblico – un coacervo di questioni disparate – la regionalizzazione del Senato unita alla domanda: Volete sopprimere il CNEL? – sperando di attrarre più sì sulle riforme più discutibili e pasticciate. Per di più, il genio, è riuscito a fare del referendum un plebiscito su se stesso: volete Renzi o no? Tentazione troppo forte: ha vinto il NO. Lui se n’è andato, ma resta la Boschi, restano Gentiloni (“Forza Hillary!”), che continuano a fare la stessa “politica”, chiamiamola così: eseguire le istruzioni di Berlino e Francoforte, perché di loro non ci capiscono, sono confusi, non sanno prevedere la guerra dei migranti, sono amici delle ONG e servi di Soros.

Erano almeno 3 referendum impapocchiati in uno.

Anche Renzi vuol tornare a governare. Dice di sapere come si fa. Emana opuscoli in cui vanta che “ mai nel dopoguerra il governo è riuscito a fare tanto per il paese”, ed enumera le “decine di riforme “ che avrebbe introdotto. Ovviamente gli 80 euro a qualcuno – un atto di economia politica di grande visione, da cui si aspettava il ritorno dei consumi – è fra quelle. Come gli disse il Financial Times dopo la disfatta al referendum, sì, Renzi ha fatto “le riforme” (come gli chiedeva la Merkel), ma non ha fatto quelle necessarie. Solo le inutili e le superflue, e con grande spesa.

Tocca dar ragione Giorgio La Malfa che così commentò il NO al referendum: “E se il problema fosse di cambiare le classi dirigenti? In questo caso il NO al referendum non sarebbe un no al cambiamento, come i fautori del si dicono, bensì un NO al consolidamento di una classe dirigente che si dichiara incapace di governare NONOSTANTE gli strumenti a sua disposizione”. Ecco l’aggettivo: INCAPACE. Che usa gli strumenti dell’apparato dello stato come un infante che non ha mai fatto la scuola-guida.

E Padoan? Ce l’hanno affibbiato dall’estero, come tecnico affidabile (per i loro interessi), ma comunque fornitore della competenza che manca a Renzi, Boschi, Gentiloni. Figurarsi se non fosse stato “esperto”, come avrebbe ridotto la crisi italiana delle banche. E invece se ne vanta anche, come se ne vanta Visco, il governatore di Bankitalia. Dal Corriere:

Visco: «In Italia crisi record, ma
le banche non sono andate a rotoli»

Il governatore della Banca d’Italia: «Forse peggiore in tempo di guerra, ma neanche tanto».

Ammette finalmente che i danni sono quelli di una guerra (il 25% delle industrrie distrutte), ma ecco cosa aggiunge: “Il disagio delle istituzioni per i casi di mala gestione.

E’ colpa della mala gestione dei padroni privati, non di 9 anni di recessione mai curata, di “riforme” che sono tutte meno quelle che servono, di stroncamento dell’attività economica e deflazione da euro mantenuta perché non si sa cos’altro fare. Soprattutto, non è colpa di Bankitalia che non ha vigilato sulle banche. Come dice ancora Mazzalai:

“Una vigilanza assente ovunque che ha permesso in questi anni ad un manipolo di psicopatici di distruggere il tessuto economico e sociale del Paese”.

Il PD è incapace di governare, lo ha dimostrato abbastanza. E’ ora di farli scendere dal TIR.

Giampiero Venturi - gli ebrei non possono fare un genocidio di un popolo senza pagare pegno in eterno

GLI ISRAELIANI SICURI: IL PEGGIOR NEMICO DELLO STATO EBRAICO RIMANE HEZBOLLAH


(di Giampiero Venturi)
07/07/17 

Israele, dopo alcuni anni di sordina, torna a recitare un ruolo più visibile in Medio Oriente. Le evoluzioni della situazione in Siria hanno costretto Tel Aviv a impegnarsi in prima linea anche dal punto di vista militare.

Il quotidiano Maariv riporta un’analisi chiara dell’intelligence israeliana (Yossi Melman), stressata dall’idea che l’Iran e il suo avente causa Hezbollah hanno incrementato sensibilmente il loro potere in Siria, diventando un pericolo reale (e più vicino) per lo Stato ebraico e il Sionismo in genere. L’idea che a Tel Aviv ci si è fatti di Hezbollah in particolare, è molto cambiata dopo la guerra del Libano del 2006. Gli esiti molto performanti di allora libanesi soprattutto contro le forze corazzate israeliane, hanno avuto un forte impatto anche sull’opinione pubblica. Nell’immaginario di Tel Aviv, Hezbollah si è evoluto da movimento guerrigliero motivato ma disordinato, a forza capace di approcciare la guerra in senso moderno e tecnologico, con un know how migliorato dall’esperienza siriana.

Le preoccupazioni israeliane riguardano specificamente la capacità di Hezbollah di esportare la sua minaccia sotto forma di advisor nei confronti di altri movimenti tradizionalmente ostili alla causa sionista. È il caso dei miliziani houthi nello Yemen, aiutati direttamente dal circuito sciita libanese soprattutto negli assetti balistici e nelle capacità operative navali lungo le coste del Mar Rosso.


Già ad ottobre del 2016 Hezbollah aveva divulgato la creazione di un corpo di incursori subacquei nello Yemen, pronti a colpire i sauditi e i loro alleati nei porti occidentali della Penisola Arabica. Il discorso diventa ancora più serio con riguardo ad Hamas, che secondo l’intelligence israeliana sarebbe già in possesso di numerose piccole unità navali con equipaggi altamente addestrati (da Hezbollah) in grado di nuocere lungo le coste israeliane.

Già nel 2014 durante l’operazione Protective Edge nel conflitto di Gaza, i militari con la stella di Davide neutralizzarono 4 incursori subacquei palestinesi. Secondo Yossi Melman, l’accresciuto potenziale navale si manifesta anche con i missili antinave, sperimentati tragicamente dalla corvetta Hanit (foto) nel luglio 2006, colpita da un C-802 di Hezbollah.

Sia come minaccia diretta, sia per la sua presenza indiretta in diversi scenari, il Partito di Dio libanese rimane quindi la principale preoccupazione per Israele. Per il momento, l’unica risposta militare conclamata sono i raid contro le forze governative nella Siria meridionale, che mirano a ridurre il potenziale di Damasco di cui fa parte a pieno titolo anche Hezbollah.


(foto: web)

Marine le Pen, la strada è costellata dai falsi ideologici, Tsipras insegna la francese segue, come tradire il proprio popolo

Dopo la batosta alle urne Le Pen si converte all'euro

La leader del Fn sembra convinta che la campagna contro la moneta abbia causato la disfatta

Livio Caputo - Ven, 07/07/2017 - 09:31

Sembra che quando ieri mattina ha visto su Le Figaro il titolo «Uscita dall'Euro: il Fronte nazionale pronto a una svolta spettacolare», uno dei più ortodossi degli otto deputati del partito eletti a Palazzo Borbone abbia esclamato sgomento: «È some se il Papa si preparasse ad annunciare che non crede più nell'esistenza di Dio».


Si tratta naturalmente di un'esagerazione, ma se davvero il partito di Marine Le Pen rinunciasse a uno dei pilastri su cui poggia il suo programma, e a cascata la sua decisione influenzasse i sovranisti di tutta Europa di cui è l'indiscussa guida, saremmo davvero di fronte a una rivoluzione copernicana.

Secondo il quotidiano parigino, il dibattito tra gli strateghi del partito sull'opportunità di un cambiamento di rotta sarebbe già in una fase molto avanzata e la stessa Marine si starebbe convincendo che la virulenta campagna contro l'appartenenza alla moneta unica sia una delle ragioni per cui il Fronte non riesce a conquistare il potere. Da un sondaggio, risulta anche che una buona fetta di militanti è favorevole a un cambiamento. Del resto, in una recente intervista, la stessa leader è stata abbastanza esplicita: «Credo che bisogni veramente mettere tutto sul tavolo se vogliamo ripartire con una grande forza capace di attirare gente nuova». Dichiarazioni simili sono state fatte anche dal numero 2 del partito, Philippot (peraltro sconfitto nel su collegio e rimasto fuori da Palazzo Borbone). Ma non basta. Della rivoluzione, potrebbe fare parte integrante anche un cambiamento di nome, di cui del resto si parla già da due anni cioè dal deludente risultato delle elezioni amministrative in cui il Fronte nazionale non aveva conquistato neppure una regione - e che era stato accantonato soltanto per l'opposizione del vecchio Jean Marie (nel frattempo espulso dalla figlia) e dei suoi residui seguaci.

Sebbene i francesi non siano mai stati entusiasti della moneta unica, tant'è vero che il trattato di Maastricht fu approvato a suo tempo in un referendum con una maggioranza risicatissima, sembra che i dirigenti del Fronte siano arrivati alla conclusione che l'impegno a uscire dall'euro sia diventato l'impedimento principale nella scalata del partito al potere. Tutto sommato, non si può dire che il Fronte nazionale sia uscito male dall'ultima tornata elettorale, perché solo la peculiarità della legge lo ha ridotto a un ruolo marginale: Marine ha ottenuto 10,6 milioni di voti al ballottaggio delle presidenziali, il partito è risultato in termini di voti il terzo della Repubblica nelle legislative ed è riuscito a passare da due deputati a otto anche se nessuno ha voluto allearsi con lui al secondo turno. Ma per progredire ulteriormente, ha bisogno di conquistare una buona fetta dell'elettorato del Partito repubblicano (in questo momento in preda a feroci rese dei conti interne) che invece ritiene che, uscendo dall'euro, la Francia potrebbe andare incontro a una catastrofe finanziaria.

Inutile dire che la rinuncia del Fronte nazionale all'uscita dalla moneta unica avrebbe vaste ripercussioni in tutta l'Eurozona, dove i partiti sovranisti e populisti ne avevano fatto una bandiera, anche se ultimamente, almeno in Italia, avevano cominciato a loro volta a sfumare le proprie posizioni. Un po' ovunque si comincia cioè a prendere atto che abbandonare l'euro comporta anche, in base ai trattati, uscire dall'Ue, perdendo non solo i benefici del mercato unico (?!?!) ma, nel caso della Francia, anche i massicci sussidi all'agricoltura essenziali per il suo buon funzionamento.

In parallelo, la virata del Fronte sarebbe di grande aiuto a chi sostiene che l'euro, pur con tutti i suoi difetti, rimane un collante indispensabile e, una volta dotato dei meccanismi politici rivelatisi indispensabili per la sua gestione e su cui Macron e la Merkel sembrano d'accordo, sarà per i futuro dell'Unione la carta vincente.

la 'ndrangheta usa la massoneria e questa usa la 'ndrangheta

Intreccio tra ‘ndrangheta e massoneria, “in Calabria 28 logge controllate dalle cosche”



Rivelazioni shock di un pentito che entra nei dettagli e conferma l’esistenza di un legame profondo già attestato da altri collaboratori di giustizia

‘Ndrangheta e massoneria, due rette affatto parallele e pronte ad intersecarsi quando gli interessi delle cosche e quelle delle logge finiscono per coincidere. Lo spaccato svelato dall’operazione “Mandamento” che ha visto finire dietro le sbarre 116 soggetti ritenuti in contatto con le cosche della jonica reggina e nel registro degli indagati 291 persone, tra cui l’assessore regionale Carmela Barbalace. 

Un’inchiesta dalla quale emergono in maniera evidente i rapporti stretti tra ndrine e logge. “In Calabria, su 32 logge 28 erano controllate dalla criminalità organizzata” come emerge dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia, raccolte nell’ambito dell’operazione. “Le persone più importanti della ‘ndrangheta – sostiene il pentito Consolato Villani – sono massoni”. E “la gerarchia operativa, quella della ‘ndrangheta, arriva al massimo al grado del quartino, mentre le persone invisibili, quelle che sono più in alto ed hanno contatti con il mondo politico, con altre parti della società, sono i massoni”. 

Lo stesso Villani non esita a chiarire che lui non poteva accedere alla masso-mafia. Questione di gerarchie – scrive stamattina la Gazzetta del Sud – di blasone, di gradi criminali come lui stesso ammette. Di conseguenza, spiega agli inquirenti, non ha mai avuto la possibilità di capire ” chi è massone”. Perchè nella ndrangheta “Chi ha il Vangelo non parla con chi ha la Santa”. 

Nelle quasi tremila pagine del provvedimento, è lo stesso Villani ad introdurre dunque la differenza tra “la ndrangheta che si vede e le persone invisibili”, queste ultime da ricondurre a contesti massonici. Nel mirino finiscono ancora una volta “le due eminenze grigie della ndrangheta di Reggio”, gli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo, entrambi coinvolti nell’inchiesta Gotha ed entrambi “facenti parte della P2 di Licio Gelli”.

Di massoneria parla anche Cosimo Virgiglio, un’altra gola profonda delle ndrine reggine. Il collaboratore di giustizia individua “un sistema criminale molto più ampio, in cui si fa espressamente cenno ad una componente riservata alla ‘ndrangheta”.

Mauro Bottarelli - 2017 crisi economica, i conti si pagano

SPY FINANZA/ La "valanga" pronta per i mercati

Negli ultimi giorni non sono mancate le vendite sui mercati azionari e obbligazionari di Europa e Usa. Ma qualcosa di peggio succede a Oriente, spiega MAURO BOTTARELLI

08 LUGLIO 2017 MAURO BOTTARELLI

Lapresse

«Stanno vendendo tutto!». Questa la dichiarazione di un trader a Cnbc, quando Wall Street stava chiudendo pesantemente negativa, con il Nasdaq a guidare i cali. E, attenzione, non fosse stato per il vertice di Tallinn e il G20 ieri i tonfi che hanno interessato Borse e mercati obbligazionari globali avrebbero avuto l'onore delle prime pagine sui giornali, perché quanto accaduto giovedì non si può definire una "giornata nera", bensì l'inizio vero e proprio del reset. Per tutti. A partire dai forti movimenti al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, dalla Germania alla Spagna passando per l'Italia e gli Stati Uniti vissuti ieri mattina. 

Perché mentre i mercati azionari tradavano deboli, su quelli obbligazionari si consolidavano i recenti atteggiamenti degli investitori, determinati a prendere posizione in vista di una - seppur graduale - normalizzazione delle politiche monetarie delle Banche centrali. Al netto delle criticità di cui vi ho parlato ieri, la volontà formale della Fed di iniziare a ridurre un bilancio gonfiato fino a 4.500 miliardi (mentre sono già partite le strette sui tassi) e la possibile fine del Quantitative easing della Bce, passando per il rialzo del costo del denaro in Gran Bretagna, fanno paura. Nonostante i governatori predichino cautela e si dicano più concentrati che mai a non spingere la ripresa, ci sono ormai troppe spie sui mercati che indicano un cambio nel clima globale. 

In un'analisi pubblicata da Abn Amro e rilanciata da Repubblica, si ricorda che il Bund decennale ha superato la soglia psicologica di un rendimento dello 0,5%, toccando il livello massimo dal gennaio 2016 e in un trend ascendente ininterrotto per otto sedute. Soltanto giovedì, il rendimento tedesco è salito di 10 punti base e ancora più marcato è stato l'aumento dei tassi sul debito italiano e spagnolo, con la curva delle diverse scadenze che si è fatta più ripida. A spingere il calo dei titoli di Stato - quindi l'opposto rialzo dei rendimenti - sono state per prime le parole di Mario Draghi da Sintra, ancora a giugno, interpretate come un cambio di passo della Bce verso una fine del Qe. Altri segnali si sono colti sui mercati nelle ultime ore: un'asta di titoli francesi con domanda molto bassa; un discorso inusitatamente "da colomba" del capo-economista della Bce, Peter Praet, che ha provato a placare i mercati; l'emergere dalle minute della Bce di una discussione in seno al Direttorio sull'opportunità di rimuovere dal comunicato finale delle riunioni la frase con la quale la Banca centrale si impegna ad «aumentare l'ammontare o la durata degli acquisti se si rendesse necessario». Insomma, vari indizi che fanno una prova: il Qe ha un orizzonte che si approssima e dalla banca olandese si aspettano che il rendimento del decennale tedesco salga fino allo 0,8% per la fine dell'anno. 

E il nostro spread? Anch'esso si muove in rialzo: ieri mattina in apertura di contrattazioni, il differenziale segnava 172 punti contro i 169 della chiusura di giovedì, portando il rendimento del titolo decennale italiano verso il 2,3%. Ma c'è dell'altro a fare paura. Ad esempio, il fatto che sempre ieri lo Shanghai Composite sia andato pesantemente sotto pressione dopo un'ondata di vendite sulle società a larga capitalizzazione per timori legati a un credit crunch: ieri, infatti, la Banca centrale cinese ha saltato le consuete operazioni di open-market che consistono nel pompare liquidità sul mercato. Ed è l'11ma giornata consecutiva che la Pboc non agisce. Cosa vi avevo detto settimane fa di tenere sott'occhio la Cina? 

Anche perché questo grafico ci dimostra come il problema italiano legato alle sofferenze bancarie sia una passeggiata nel parco, se paragonato a quello cinese: perché la Pboc non agisce? Perché in questo momento non può. Ulteriore credito, infatti, farebbe gonfiare la bolla ben oltre il livello di guardia, facendo accendere a quel punto sirene d'allarme di segno opposto a quelle sostanziatesi l'altro ieri sui mercati: ovvero, la vendetta della realtà macro. La quale, una volta disvelatasi, è destinata a diventare una valanga in tempi rapidissimi, pur apparendo sulla scena sotto le rassicuranti fattezze della palla di neve. 


E se volete sapere davvero cosa spaventa i mercati, al netto delle prospettive d'azione poco chiare di Bce e Fed, occorre guardare proprio a Oriente ma in Giappone, dove ieri è accaduto qualcosa di assolutamente senza precedenti, destinato a svelare a tutti il mondo in cui stiamo vivendo. Spaventatasi per la sell-off obbligazionaria globale in atto, la Bank of Japan non solo ha voluto ricordare ai mercati la sua presenza, ma lo ha fatto nel modo più drammatico possibile: ha aumentato l'ammontare di acquisti di bond sovrani nella scadenza 5-10 anni da 450 a 500 miliardi di yen e, contemporaneamente, ha sfoderato quello che in gergo viene definito il QQEWYC bazooka, ovvero ha annunciato l'acquisto di un ammontare illimitato di titoli di Stato giapponesi a 10 anni allo 0,11% di rendimento, solo una frazione di yield al di sopra della cosiddetta line in the sand tracciata dalla BoJ a 0,10%, livello varcato già una volta dallo scorso febbraio. Questo grafico ci mostra la dinamica, tanto che immediatamente dopo l'annuncio della Banca centrale nipponica, il benchmark TSY, il quale stava tradando in area 0,105% e flirtando con il livello 0,11%, ha immediatamente ritracciato a 0,095%: insomma, le Banche centrali governano il mondo. Non a caso, subito dopo l'indice Topix ha pareggiato le perdite e il Nikkei, che scendeva fino al -0,7%, le ha dimezzate, consentendo anche allo yen di indebolirsi addirittura di 25 pips, arrivando a 113,50. 


Insomma, la BoJ ha salvato il mercato globale un'altra volta, ma, facendolo, ha anche mostrato la vera faccia di quanto sta accadendo dietro le quinte. Ovvero, che non solo la Banca centrale nipponica è detentrice del 100% del Pil giapponese in termini di bond sovrani, ma che, soprattutto, Tokyo vive ormai in un mondo in cui non sono tollerate variazioni al rialzo del rendimenti, nemmeno quelle apparentemente più impercettibili e innocue. Perché? Perché verrebbe giù, in un colpo solo, l'intero castello di sabbia messo in piedi dal 2009 in poi dalle Banche centrali di tutto il mondo, Tokyo in testa. 

Pensate che si potranno sopprimere artificialmente le dinamiche reali di mercato per sempre? No, non si può. E quanto accaduto giovedì, pur nel suo piccolo, è lì a ricordarcelo.