Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 luglio 2017

A Reggio Calabria la guerra incalza

[L'inchiesta] La nuora del boss, il consulente vicino alla 'Ndrangheta e gli appalti sospetti. È scoppiata la guerra di Reggio Calabria

Ecco perché Reggio Calabria, la città dello Stretto, che ha già subito l'onta dello scioglimento comunale per infiltrazioni mafiose, potrebbe rivivere quella stagione


29 luglio 2017

Sabato mattina. Caldo torrido sulla città dello Stretto. Un centinaio di persone, numeri oceanici per una città ostile alla mobilitazione, dove una società civile stenta a riconoscersi, a mobilitarsi. Sono in piazza a manifestare solidarietà all'assessora dimissionata dalla giunta di Reggio Calabria del sindaco Giuseppe Falcomatá. Vicenda terribile le cui conseguenze, probabilmente, potrebbero sfociare in inchieste penali e in una commissione d'accesso al comune proposta dal Prefetto della città, per verificare le possibili infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa.
Ci sono tre riferimenti che la ex assessora ai Lavori Pubblici e alla legalità esplicita in una lettera alla città, pubblicata sulla sua pagina Facebook. E sono: «Il trasferimento della nuora di un boss a Palazzo San Giorgio (sede dell'amministrazione comunale, ndr). La presenza, sempre a Palazzo San Giorgio, di Paolo Romeo (ex parlamentare condannato per i suoi rapporti con le cosche reggine,ndr) invitato come consulente ed amico nelle vicende della città metropolitana».

E, soprattutto, Angela Marcianò accusa il sindaco e la sua giunta di aver fatto orecchie da mercante «quando ho cercato di evidenziare tutte le nefandezze del settore e del suo dirigente, l'architetto Marcello Cammera (un suo familiare era candidato della maggioranza)». La ex assessora aggiunge qualcosa di inquietante: «A una mia nota con cui puntualizzavo le varie illegalità su un appalto, Falcomatà mi ha risposto il 29 marzo del 2016 alle 21,22: “Domani, unitamente alla presente consegnami le tue dimissioni”. La mia replica: ”Procedi tu se ritieni”. Va precisato che il 12 luglio del 2016, Marcello Cammera, trasferito all'assessorato Cultura, turismo, istruzione e sport, è stato arrestato per i suoi rapporti con le cosche e per un'altra serie di reati che vanno dalle gare d'appalto taroccate alla corruzione.

La battaglia tra il sindaco e ormai la ex assessora è in pieno corso. I due eserciti si scontrano all'arma bianca. Fiumi di inchiostro contro fiumi di inchiostro. Si combatte alla luce del sole e gli spettatori assistono disorientati. Mai successo prima. Reggio Calabria, la città dello Stretto, che ha già subito l'onta dello scioglimento comunale per infiltrazioni mafiose, potrebbe rivivere quella stagione se non si firma subito un armistizio.

Lei si chiama Angela Marcianò, assessore ai lavori pubblici e alla legalità della giunta di Giuseppe Falcomatá, figlio dell'unico sindaco di cui i reggini vanno tuttora fieri, Italo. Una settimana fa, attraverso una intervista del sindaco alla Gazzetta del Sud ha saputo di essere stata dimissionata. «Sembra che la mia cacciata senza preavviso - ipotizza la Marcianò - gli sia stata perentoriamente imposta dai miei ex colleghi di giunta, nessuno dei quali identificato». Un paio di settimane prima, l'assessora Marcianò era stata nominata nella segreteria nazionale del Pd da Matteo Renzi, posto a cui ambiva fortemente anche il sindaco Falcomatà. Le accuse rivolte alla assessore, al nono mese di gravidanza, sono in estrema sintesi quella di essere stata «inadempiente e assenteista». E di non aver saputo fare gioco di squadra. 

Con amarezza accusa il colpo: «Mi è stato rimproverato con disprezzo che non serve a niente un giocatore come Van Bastoni in una squadra di giocatori del Loreto...». Torniamo alla lettera aperta alla città dove l'assessore ricostruisce tutta la sua storia: «Ho sentito l'obbligo morale di denunciare le situazioni torbide interne che pregiudicavano la stessa immagine dell'Ente comunale per disperdere dai corridoi postulanti più o meno presentabili, tutti in affanno per chiedere favori, commesse o provvidenze discutibilmente legittime, benefici che erano stati loro promessi, per supplicare le imprese a riprendere i lavori interrotti per la buona ragione che gli stessi non erano stati pagati".

Immagine da Lazzaretto ai tempi della peste. Eserciti di postulanti che invadono Palazzo San Giorgio per perorare vicende «torbide». Così la dirigente del Pd non iscritta al Pd che in una intervista a Repubblica fece scalpore: «Dirsi di destra o di sinistra oggigiorno è anacronistico, conta la coerenza degli atti. La gente guarda la persona, non più la ideologia». Forse, con il senno di poi, quelle affermazioni scandalose su destra e sinistra andrebbero comprese nel «contesto» reggino, e dunque se non condivise almeno interpretate con una sentenza più benevola. 

Alle accuse della Marcianò, il sindaco ha replicato in sostanza difendendosi: «Se l'assessore avesse avuto dubbi sulle delibere avrebbe dovuto votare contro o non partecipare al voto». E sul pesantissimo rapporto con l'ex dirigente del comune Marcello Cammera indagato per avere spalancato il portone di Palazzo san Giorgio alle cosche, il sindaco si dichiara impotente: «Sono stato costretto a tenerlo,in squadra». Non aveva strumenti amministrativi per cacciarlo, per metterlo da parte, insomma.

A seguire gli ultimi carteggi tra assessora e resto della giunta, la Marcianò ha dovuto combattere una battaglia in piena solitudine. Isolata, lei ha mostrato le unghie. Se il suo regolamento per l'assegnazione degli alloggi pubblici ha trovato in consiglio comunale una strategia di rallentamento, cambiamento, di vanificare le novità di rottura del regolamento, lei ha risposto alzando il tiro: «Il regolamento non consente più al potere politico di decidere discrezionalmente l'assegnazione degli alloggi. Agli sconsiderati ma spero non malintenzionati dico che il regolamento è un importante atto di civiltà». All'accusa di assenteismo, lei che è incinta al nono mese, che ha avuto problemi durante la gravidanza, risponde così: «Falcomatà può raccontarla ai suoi compari o comari o si sicofanti già beneficiati di nomine negli enti comunali».

Ma ecco l'elenco dei misfatti («tutte vicende ai limiti della legalità - commenta l'ex assessora - ho cercato spesso il confronto che mi è stato negato e per alcune di esse ho presentato denunce all'autorità giudiziaria») che Angela Marcianò sottopone alla città. «Penso alla vergognosa vicenda dell'hotel Miramare affidato all'amico del sindaco senza nessuna procedura di manifestazione di interesse e con l'autorizzazione ad eseguire lavori senza autorizzazione da parte della Soprintendenza».

Seguono diversi altri capitoli: «Parco Caserta, venduto a privati in maniera assolutamente illegittima. delibera sul sistema della mobilità che mandò in rivolta mezza città. Lavori arbitrari in Corso a Garibaldi. canile municipale di Morgana. Fase di preselezione della new-co Castore e Polluce. Licenziamento illegittimo della vigilessa. E il trasferimento ritorsivo dei funzionari assegnati ai Lavori Pubblici». Siamo arrivati a questo punto. Lettera aperta ai cittadini della assessora defenestrata. Manifestazione cittadina di solidarietà, stamani. Replica del sindaco impacciata. Silenzio del Pd nazionale. Sono affari calabresi. E già, la Calabria ai calabresi. 


NoTav - Il Sistema massonico mafioso politico vuole e deve mangiarci sopra, un'opera che serve solo a loro

Uno sbattito d’ali di farfalla contro il cantiere TAV a Chiomonte

La lotta al TAV si colora delle ali di una farfalla. La scoperta della presenza del lepidottero Zerinzia in Val Clarea, tutelata a livello europeo, offre un nuovo motivo di lotta verso il cantiere di Chiomonte.


di Redazione.

Una farfalla vola tra le migliaia di persone che si stanno radunando in questi giorni al Festival dell’Alta Felicità (NO Tav) a Venaus, in questi giorni. Un buon auspicio, per la lotta della Valle No Tav che combatte le Grandi Opere Inutili e Dannose, per l’economia del paese, per la salute dei cittadini, e per l’ambiente.


Lei si chiama Zerinzia, nota con il nome scientifico di Zerynthia polyxena Geyer. Il lepidottero diventa adulto nei mesi di aprile e maggio. Caratteristica di questa farfalla è di essere una specie protetta inserita nell’Allegato IV della Direttiva Europea “Habitat” e nell’Appendice II della Convenzione di Berna. E’ quindi ritenuta, secondo le normative, una delle “specie animali vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa” da parte degli Stati membri, spiegano gli amici di NoTav.info. 

La nostra farfalla è legata a luoghi dove siano presenti alcune piante del genere Aristolochia, nutrici dei suoi bruchi, che crescono abbondanti soltanto in condizioni particolari e difficili da interpretare. La sua distribuzione a livello europeo è da considerarsi frammentata, a causa della distruzione di praterie e radure e dalla perdita delle piante ospiti, che causa drammatiche estinzioni a livello locale.

Proprio la Val Clarea, dove è in progetto l’allargamento del devastante cantiere per la linea Tav Torino-Lione, è l’habitat riproduttivo per questa specie di lepidottero. Ne hanno dato notizia il movimento No Tav durante una conferenza stampa a margine del festival. La domanda che tutti si pongono è come mai questa “scoperta” non sia stata fatta da TELT dopo i numerosi studi sull‘impatto ambientale. Non avrebbe dovuto essere difficile individuarla dal momento che la zona occupata dal cantiere è ricca della pianta di cui la farfalla si nutre.


Alla conferenza stampa hanno partecipato (vedi foto da sx verso dx) Luca Anselmo (naturalista), Luca Giunti (naturalista, guardia parco), Daniel Ibanez (comitato No Tav Lyon-Turin Francia), Paolo Prieri (comitato Presidio Europa), Nilo Durbiano (sindaco di Venaus), Sandro Plano(sindaco di Susa e presidente Unione Montana), Alberto Perino (leader No Tav).

Luca Giunti ha dichiarato:

«Oltre ad essere degli attivisti, siamo degli scienziati. In questi mesi abbiamo verificato la presenza della Zerinzia in Val Clarea, ne abbiamo segnalato la presenza all’Università di Torino, che ne ha raccolto vari esemplari. La Val Clarea è piena di orchidee selvatiche e delle piante di aristolochia, che sono essenziali allo sviluppo di queste farfalle. E siccome la nuova variante di progetto intende spianare tutta quell’area per allargare il cantiere, ci batteremo per fermare questo studio progettuale»

Ora la lotta contro il Tav e i progetti dei cantieri si colora di un’altra preoccupazione per la salute ambientale della Val Susa. Cosa accadrà lo vedremo nelle prossime settimane, di sicuro i No Tav sono pronti a dare battaglia come sempre.

Diego Fusaro - l'attacco comincia ad essere concentrico, un segnale della paura che il nostro incute, impone l'agenda con estrema chiarezza e semplicità

Carmelo Ferito pur insegnando storia del pensiero economico non si è mai imbattuto nei concetti espressi da Fusaro in quanto sono categorie del presente che non potevano esistere ieri. 

Già Pasolini nella sua lucidità annunciava l’affermarsi del desiderio assoluto di consumare, di soddisfare bisogni crescenti, del volere tutto e subito e del vivere eternamente giovani e precari. 

E di nuovo il nostro ricade nell'abolizione semantica della parola capitalismo per poi  usarla ampiamente per spiegare il sistema produttivo rifacendosi comunque alle categorie studiate da Marx di cui neanche il nostro ne può fare a meno. 

Cos’è il capitale se non un insieme di beni che in un certo momento storico sono scelti soggettivamente per essere combinati insieme al fine di ottenere un determinato output al termine di un processo produttivo che si svolge nel tempo?

Nessuno può spiegare al nostro che nella categoria dei bisogni c’è una scala e che soltanto una volta esaudito i bisogni primari possono entrare in gioco i bisogni che nascono dai desideri e certamente non in quelli indotti dalla pubblicità martellante che è al servizio dei produttori di merci.

Poi involve il suo ragionamento e dimenticando le categorie marxiane, di cui si è dovuto servire per spiegare il capitale e il suo impiego nel processo produttivo, afferma che il cambiamento, la perdita dell’orizzonte spirituale,  è dovuto all’evoluzione culturale che è molto più profondo dei processi produttivi, abbandonando d'emblée Marx il cui lascito indissolubile è la comprensione della storia attraverso i modi di produzione e quindi anche del nostro presente, che il Ferilli non può compiere in quanto legato mentalmente alla spiegazione ufficiale e formale che il potere ci/gli detta.

L’elogio al mercato è la solita aria fritta che questi cervelloni si affannano a ripetere come un mantra perché anche loro sono consapevoli che il mercato non è libero, solo nella fantasia, e che nella realtà le regole del mercato si accorciano si allungano si eliminano quando fanno comodo a chi il mercato lo gestisce lo usa a suo uso e consumo. Quante volte il libero mercato è fallito e si è dovuto ricorrere al papà Stato che ha dovuto ripianare perdite, ha dovuto assorbire squilibri, ha dovuto accompagare il libero mercato che altrimenti sarebbe caduto come una pera cotta.

Ancora oggi il libero mercato se non fosse sostenuto da quelle montagne di carta straccia chiamata moneta, quantitative easing nelle sue molteplici forme, si sgonfierebbe come un pallone gonfiato male anzi malissimo. Il termine che si usa è ma di cosa stiamo parlando.
martelun

Tutta colpa del capitalismo? Fusaro usa categorie spazzate via dalla storia

Luglio 28, 2017 Carmelo Ferlito

Perché sarebbe stato il capitalismo a rendere la società «infantile, capricciosa e precaria»? Replica a Diego Fusaro da un docente di storia del pensiero economico



Sono rimasto molto stupito dal vedere pubblicato su Tempi l’articolo “Perché il capitalismo ci preferisce infantili, capricciosi e precari”, di Diego Fusaro. Un articolo che, per toni e argomentazioni, ci riporta agli anni Settanta del secolo passato.

Lo stile di Fusaro è quello dei vecchi testi di autori marxisti: qualche intuizione, retorica hegeliana, paroloni e concetti complicati che conferiscono un’aura di presunta autorevolezza esoterica. Ma la sostanza? Questa l’apertura: «La forma repressiva del capitalismo dialettico si è da tempo capovolta in quella permissiva del capitalismo assoluto: il suddito diventa consumatore la cui libertà si estende senza limiti fin dove si estende la sua capacità di acquisto». Fusaro dà per scontato che il lettore possa destreggiarsi nella distinzione tra capitalismo dialettico (repressivo) e capitalismo assoluto. Io insegno Storia del pensiero economico all’università e, pur avendo dedicato molto tempo a Marx e ai marxisti, confesso di non essermi mai imbattuto in tale distinzione. Intende forse Fusaro riferirsi ad un capitalismo ottocentesco definito dal conflitto tra capitale e lavoro (tipica retorica marxista) contrapposto alla situazione attuale in cui il capitalismo, secondo lui, non ha nemici? Ancora, Fusaro dà per scontato che nel primo caso la società fosse abitata da sudditi (attributo dispregiativo), diventati oggi consumatori (peggio che sudditi). I sudditi non consumavano?

Ora, il ragionamento di Fusaro nasce vecchio, usando categorie spazzate via dalla storia e una dialettica buona solo per l’autocompiacimento. Andiamo al cuore del ragionamento del filosofo: viviamo in un tempo contraddistinto dal desiderio assoluto di consumare, di soddisfare bisogni crescenti, del volere tutto e subito e del vivere eternamente giovani e precari. Premetto che la situazione del precariato perenne è una tipicità italiana. Io ho 39 anni e da quando ho lasciato l’Italia sono tutt’altro che precario. Fusaro attribuisce la colpa di tale situazione al capitalismo e, in particolare, alla sua evoluzione recente, che però manca di spiegare nel dettaglio. Infatti, nell’articolo a mancare è proprio il nesso logico tra capitalismo e desiderio assoluto di consumare.

Nel mio Hermeneutics of Capital (2016), ho cercato di spiegare come la parola capitalismo debba essere abbandonata per sempre. Introdotta da Sombart all’inizio del Novecento, ha finito per essere l’etichetta, positiva o negativa, di una serie di cose che non la riguardano. Di per sé, essa starebbe ad indicare l’utilizzo di capitale all’interno del processo produttivo. Ma quale sistema produttivo non necessita di capitale? E, soprattutto, cos’è il capitale se non un insieme di beni che in un certo momento storico sono scelti soggettivamente per essere combinati insieme al fine di ottenere un determinato output al termine di un processo produttivo che si svolge nel tempo? È chiaro dunque che il termine capitalismo può attribuirsi sia a sistemi economici in cui i mezzi di produzione ed i relativi processi siano gestiti dallo Stato, sia a sistemi più o meno liberisti. Di fatto, quindi, accusare il capitalismo è come accusare l’acqua, o l’aria.

La vera contrapposizione sta tra pianificazione centrale (socialismo, di diversi gradi) e libero mercato. Ma in che modo, secondo Fusaro, il libero mercato, che credo essere il vero obiettivo del suo attacco, ha generato una società di consumatori schiavi e senz’anima? Questo Fusaro non lo spiega. Per quale motivo una società più libera dovrebbe generare gli zombie descritti dal filosofo?

Andiamo al cuore del problema. L’uomo è desiderio. Tutto il suo percorso terrestre si contraddistingue per l’incontro con una realtà che gli svela sempre più la sua natura, contraddistinta da bisogni di soddisfare; e tra essi includo anche quel desiderio di infinito che lo pone da sempre in relazione col mistero della propria esistenza e dunque all’emergere delle istanze più profondamente spirituali e religiose. Nell’impatto con la realtà l’uomo scopre nuovi bisogni e l’esistenza di risorse per soddisfarli, oppure si ingegna per trovare delle risposte. Senza tale dinamica di bisogno, scoperta e applicazione dell’intelligenza al rapporto realtà/bisogno, che è l’essenza del processo creativo, non vi sarebbe alcun progresso.

Mi sembra di cogliere in Fusaro una preoccupazione per l’assolutizzazione di tali processi e, probabilmente, la mancanza del salto tra i bisogni e il bisogno, inteso come l’emergere di un senso di comunità, appartenenza e dinamiche non legate al consumo. Strano, detto da un marxista. Ma, ammesso e non concesso che ciò sia vero, per quale motivo la colpa sarebbe da attribuirsi al libero mercato?

Il mercato è, in fondo, un meccanismo di scoperta, dove gli individui possono interagire, scoprendosi vicendevolmente nel tentativo di coordinare la soddisfazione di bisogni vicendevoli. Se tra essi viene a mancare il desiderio di soddisfare esigenze spirituali profonde ed invece emerge l’urgenza di acquistare oggetti di rapido consumo, è colpa del libero mercato? Ecco che qui emerge tutto il marxismo di Fusaro: attribuire al cosiddetto modo di produzione la responsabilità di evoluzioni culturali che sono molto più profonde delle tecniche produttive. Basterebbe leggere autori come Giussani, Evola e Guenon, che bene hanno descritto come la graduale perdita di orizzonte spirituale nel quotidiano dell’uomo debba ricercarsi in un percorso culturale che affonda le radici nell’Umanesimo e culmina della Rivoluzione francese. Altro che capitalismo!

Piuttosto, nel contesto contemporaneo il libero mercato appare come l’unica possibilità per una inversione di marcia in tal senso. Solo attraverso la libertà le cose possono cambiare con dinamiche che partono dal basso. Ogni altro tentativo sarebbe l’imposizione, tipicamente comunista, del “bene” dall’alto, scelto dai pochi a “beneficio” dei molti. Tutti abbiamo sotto gli occhi i risultati di tale presunzione. Il libero mercato, di per sé, non avanza giudizi di valore. Sono i consumatori a scegliere se acquistare un iPhone o andare in pellegrinaggio, in base a preferenze che non sono imposte dal modo di produzione ma influenzate da dinamiche culturali.

Fusaro purtroppo è il frutto maturo di ciò che Schumpeter pronosticava già nel 1942: l’emergere, in seno al capitalismo, di una classe di intellettuali anticapitalisti, ma figli dei borghesi, che getterà la propria scure sul più entusiasmante processo di evoluzione economica mai esistito, quello contraddistinto dalla libertà.

Carmelo Ferlito è senior fellow all’Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS) di Kuala Lumpur, Malaysia

Foto Ansa


Calabria - la cooperativa muratori e cementisti di Ravenna si aggiudica l'appalto

Metro Cosenza, firmato il contratto da 98 milioni 

Siglato l'accordo per la progettazione esecutiva tra il dipartimento dei Lavori pubblici della Regione e il raggruppamento di imprese aggiudicatario dell'appalto. Oliverio: «Stiamo rispettando il cronoprogramma. Avvio dei lavori entro il 2017» 

Martedì, 25 Luglio 2017 22:37 Pubblicato in Politica

Il progetto della metro di Cosenza

CATANZARO È stato firmato oggi dai rappresentanti del dipartimento Lavori pubblici della Regione e della ditta Cmc di Ravenna, in qualità di mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese aggiudicatario dell’appalto, il contratto per la progettazione esecutiva, la realizzazione del sistema collegamento metropolitano tra Cosenza, Rende e l’Università della Calabria e la fornitura e messa in esercizio del relativo materiale rotabile. Il contratto – informa una nota dell’Ufficio stampa della Giunta - prevede un investimento complessivo di 98 milioni di euro. Il termine per l’ultimazione della progettazione esecutiva è fissato in 60 giorni mentre la consegna dell’opera è fissata in 900 giorni dopo l’approvazione del progetto. «La firma del contratto – ha detto il presidente della Regione Mario Oliverio – rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione di un’opera strategica non solo per l’area urbana cosentina ma per l’intero sistema di trasporto regionale. Dopo gli importanti investimenti già avviati per la metropolitana di Catanzaro e per la ferrovia ionica, continuiamo ad investire nel ferro per ridisegnare il trasporto pubblico locale». Già nella prossima settimana è previsto un incontro tra i tecnici della Regione, i tecnici dei Comuni di Cosenza e Rende e della provincia di Cosenza, per permettere, in coerenza con l’accordo di Programma quadro sottoscritto il dodici giugno scorso, l’avvio delle attività di progettazione esecutiva già nel mese di agosto. «Stiamo rispettando – ha concluso il presidente - il cronoprogramma che avevamo stabilito, continueremo a lavorare alacremente per consentire l’avvio dei lavori già entro il 2017 e consegnare alla Calabria un’opera che rappresenta un tassello fondamentale del nuovo sistema della mobilità che stiamo realizzando nella nostra regione».

Nicola Gratteri - Il magistrato non ha bisogno di convocare Amadori, in quanto ha tutto chiaro in testa e farà parlare i fatti, non facendosi tirare per la giacchetta da nessuno


Nicola Gratteri - Il magistrato non ha bisogno di convocare Amadori, in quanto ha tutto chiaro in testa e farà parlare i fatti, non facendosi tirare per la giacchetta da nessuno. La cooperativa muratori e cementisti di Ravenna ha interesse nella manutenzione del patrimonio Inps di Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Lazio. La chiave è Alfredo Romeo. Se l'accordo va in porto, l'Inps lascia a questi la manutenzione degli immobili. Il contatto tra Alfredo Romeo e la cooperativa avviene attraverso il Sistema massonico mafioso politico di cui un'interfaccia è Rocco Borgia.
Amadori, il Noe, Bel Pietro, si sono prestati, Orofino, un piccolo strumento.
Alfredo Romeo è anche il ponte nell’affare miliardario Consip, è una testa di legno pronto per tutte le occasioni, e quando non servirà più, la si butterà al mare
L'informazione dovrebbe essere al di sopra delle parti e comunque affianco a quelle istituzioni che con il lavoro e competenza dimostrano quotidianamente che lavorano per il bene comune
martelun


Catanzaro, chi vuole incastrare Nicola Gratteri? (terza ed ultima parte)

Da Iacchite
27 luglio 2017

Maurizio Belpietro, direttore de La Verità

E’ chiaro che in questa storia della fuga di notizie dalla DDA di Catanzaro, che non è una novità, qualcuno, o più di uno dei protagonisti, mente sapendo di mentire.

Chi mente? Gratteri, Bombardieri, Amadori o Pollichieni?

Stando strettamente ai fatti il primo bugiardo parrebbe essere il giornalista della Verità Giacomo Amadori che ancora all’oggi non ha replicato alla dura smentita di Gratteri che dice di non aver mai parlato né ricevuto nel suo ufficio il giornalista. Mentre Amadori sostiene, nel suo articolo, di aver incontrato e parlato con il procuratore. Se Amadori dicesse il vero non avrebbe avuto problemi a tirar fuori una eventuale foto o registrazione che immortala l’incontro. Ma all’oggi, oltre all’asettica replica di Belpietro, di foto o registrazioni di questo incontro non c’è traccia. Quindi, se è lui a mentire, e i fatti dicono di si, è da lui che bisogna partire per capire chi ci sta dietro al trappolone teso a Gratteri.

Sicuro è che Amadori concorda con Paolo Orofino (giornalista) una sua “scesa” a Catanzaro per intervistare Gratteri. Ed è Orofino che garantisce ad Amadori di poter favorire l’incontro con Gratteri, vantando un suo ascendente con il dottor Bombardieri. E se – come dice Pollichieni che non si capisce come sappia queste cose – Giacomo Amadori si reca in procura accompagnato da Orofino, qualcuno, evidentemente, gli ha promesso che l’incontro ci sarà. Altrimenti perché recarsi in procura?

Se non hai un “minimo appuntamento”, non vai ad occhi bendati a questo genere di interviste. Devi almeno sapere che Gratteri si trova in ufficio a Catanzaro. E questo lo sa solo chi lavora con lui. Ma qualcosa all’ultimo minuto deve essere andato storto e Gratteri non riceve i due giornalisti. E poi questo incontro è fondamentale che avvenga perché, stando sempre a Pollichieni, ai due giornalisti serve un “alibi” per coprire la vera fonte dello scoop, far scattare il trappolone, e mettere in difficoltà Gratteri.

Quindi, quando i due si recano in procura il trappolone è già pronto, e diventa verosimile che avessero avuto rassicurazioni sulla possibilità di incontrare Gratteri. Tant’è che Amadori decide di pubblicare lo stesso l’articolo, il giorno dopo questo presunto incontro, con tanto di virgolettato di Gratteri. Non si scappa: o Amadori è un bugiardo di prima categoria al punto da inventarsi una intervista con il procuratore più famoso d’Italia, oppure è uno che sa il fatto suo e può permettersi anche di mentire a questi livelli.

Anche qui, chi è che mente? Pollichieni che racconta questa visita andata male, Bombardieri che smentisce qualsiasi tipo di contatto con Orofino, Gratteri che nega l’incontro, o Orofino e Amadori che sostengono il contrario?

Io penso che il tentativo di incontro ci sia realmente stato ma Gratteri, che non è nato ieri e cammina oggi, deve aver sgamato i due, specie Orofino, tant’è che dice (tratto da http://www.progettoalternativo.com/2017/07/nicola-gratteri-i-carabinieri-del-noe.html): “i carabinieri del Noe devono smetterla di accordarsi con Belpietro, Amadori e Orofino per cercare di incastrare Gratteri…”.

E da qui si può ricavare anche verosimilmente da dove arrivi la soffiata del fascicolo del Noe portato a Bombardieri come afferma Pollichieni. Non può che essere Orofino. Il che vuol dire che nella trama intessuta per il trappolone a Gratteri, Orofino o è “comlice inconsapevole” di Amadori, oppure fa parte del complotto.

Ma sulla questione del fascicolo depositato dal Noe sulla scrivania di Bombardieri, lo stesso magistrato smentisce l’episodio.


E ancora una volta chi mente? Bombardieri che nega l’arrivo del fascicolo del Noe sulla sua scrivania, Gratteri che invece dice che sono i carabinieri del Noe a tramare contro di lui con l’aiuto di Belpietro, Amadori e Orofino, oppure Pollichieni che racconta, invece, che quel fascicolo sulla scrivania di Bombardieri effettivamente è arrivato?

Nel turbinio di tutte queste domande, un’altra certezza però viene fuori, ed è quella che chi ha organizzato il trappolone vuole fermare alcune scottanti inchieste in mano a Gratteri, cercando di provocare una forte frattura tra Renzi e il magistrato.

Un classico all’italiana: quando un giudice diventa scomodo parte subito la campagna di discredito se questi non è incline ad accordi. Ed infatti Pollichieni è costretto ad ammettere che l’inchiesta rivelata da Amadori in realtà esiste davvero. E dice così: “ …a radicare attenzioni e competenze delle locali Procure (di Catanzaro e Reggio), opererebbe oggi la “Sviluppo Srl”, in cui il Borgia, pur non comparendo come socio, avrebbe consolidati interessi, utilizzandola anche per una serie di sinergie con le “cooperative rosse”.

E continua: “In questo contesto è proprio l’indagine delle Procure calabresi a dar manforte all’inchiesta Consip, per un motivo molto semplice: dimostrerebbe un rapporto stretto tra Rocco Borgia e la Cmc, al punto da curarne le proiezioni e gli interessi in Calabria. La Cmc, Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, è un colosso della cooperazione rossa e in Calabria costruisce di tutto. Alfredo Romeo teme che il nuovo assetto ai vertici dell’Inps possa nuocergli. Ne coglie le prime avvisaglie anche rispetto a interessi che la sua azienda ha nella gestione del patrimonio immobiliare dell’Inps in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Lazio. Lo dice chiaramente l’imprenditore amico di Tiziano Renzi, Francesco Russo, mentre parla con il Romeo: «A me mi stanno martellando, sono quelli di Cmc, incontrali, incontrali, incontrali». E lui per “incontrarli” si rivolge a Rocco Borgia concordando con lui una lauta consulenza attraverso, appunto, la Sviluppo Srl. Chiacchiere? Non pare proprio, visto che nelle perquisizioni condotte salta fuori una fattura intestata a Sviluppo Srl di 24.400 euro, versati dalla Romeo Gestioni in un conto corrente acceso presso la Banca Popolare di Bari, per «attività di consulenza e assistenza in merito a possibilità di sviluppo commerciale e partenariato in materia di efficientamento energetico».

Borgia, dunque, si attiva per tutelare gli interessi dei furbetti e della CMC. Che giova ricordare è la vincitrice dell’appalto per la costruzione della Metro leggera a Cosenza. E questo suo interesse verso la CMC è antecedente all’inchiesta sulla Consip, è secondo Pollichieni, oggetto di indagine da parte della DDA di Catanzaro. E’ questa la vera notizia: Gratteri indaga sulla ditta che ha vinto l’appalto per la realizzazione della metro leggera a Cosenza e non solo. Questo ci dice Pollichieni. Una rivelazione che potrebbe essere considerata anche questa come una fuga di notizie. Quando si dice che la pezza è peggio del buco.

Insomma, in questa storia si muovono poteri forti capaci di trattare affari per miliardi di euro, e non è accettabile che qualcuno mandi in malora tutto. Il trappolone a Gratteri è stato organizzato a livello politico /massonico (/mafioso), la cui regia è da ricercarsi in coloro i quali hanno interessi affinché nessuno rompa le scatole alla CMC. E per Gratteri scoprire questo è un gioco da ragazzi. E che hanno tutto l’interesse affinché nasca una diatriba tra Renzi e Gratteri che sconfessi il magistrato al di sopra di ogni sospetto.


Lo scopo è quello di indurre Renzi ad isolare il magistrato togliendogli ogni appoggio istituzionale per fermare l’azione dello stesso. L’amicizia tra Renzi e Gratteri è un vero pericolo. Perciò, se Renzi sa che Gratteri sta indagando anche sugli amici del babbo, questo legame potrebbe spezzarsi con conseguenze anche sull’operato del magistrato. Falcone e Borsellino docet.

Del resto se Gratteri vuole veramente sapere come sono andate le cose, basterebbe convocare nel suo ufficio, dato che la fuga di notizie è un reato, il giornalista Amadori, e chiedergli conto di quel virgolettato che lo stesso attribuisce al magistrato. Da qui la strada per la verità è breve e liscia. Se Gratteri non dovesse procedere neanche questa volta, aprendo un fascicolo sulla fuga di notizie, allora vuol dire che il bugiardo in questa storia non è solo Amadori.

3 – Fine

Giulietto Chiesa/Vaccinazioni - con la fiducia l'esecutivo ricatta e tiene al guinzaglio il legislativo

Decreto Vaccini è legge, Chiesa: "Perde democrazia, maggioranza al guinzaglio del potere"

28 luglio 2017 ore 13:07, Andrea Barcariol


Via libera definitivo nell’Aula della Camera al decreto legge in materia di vaccini. Il testo è stato appena licenziato a Montecitorio con 296 voti a favore, 92 contrari e 15 astenuti. Contro il decreto si sono espressi M5S e Lega Nord. Ad astenersi sono stati i deputati di Si e Fdi. La proclamazione del risultato del voto è stata salutata da un lungo applauso dai banchi del Pd, mentre fuori Montecitorio era in corso una protesta del movimento No VAX. Su questo controverso tema IntelligoNews ha chiesto al giornalista Giulietto Chiesa il suo punto di vista.


E' arrivato l'ok definitivo della Camera sul decreto legge sui vaccini. Cosa ne pensa?

"E' un peccato per il Parlamento italiano, un altro ulteriore peccato del Parlamento".

Chi ha vinto e chi ha perso?

"Ha perso la democrazia in Italia, ha perso la scienza e hanno vinto gli accademici, quelli che vogliono conservare le loro posizioni di potere, ha vinto la Glaxo (multinazionale britannica del pharma ndr)". 

Ci sono state polemiche anche perché il governo, ancora una volta, ha messo la fiducia sul decreto. Che segnale è?

"Di assoluta incapacità di tenere una maggioranza, la si tiene al guinzaglio, sistematicamente, con la fiducia. Figuriamoci che contenuto di partecipazione al processo legislativo può esserci. C'è un esecutivo che tiene al guinzaglio il legislatore".

Il numero di vaccini obbligatori è passato da 12 a 10. Che giudizio si è fatto su questa variazione?

"Dimostra che hanno preso una decisione non meditata, modificarla per venire incontro alla protesta pubblica è un segno non di grande competenza. Se era veramente convinti tenevano la loro lista di vaccini a 12 Il lato positivo è per chi ha protestato e li ha costretti sulla difensiva. La mia idea è che il movimento contro questa legge deve essere continuato, ci sono state altre leggi sbagliate, impopolari e anche questa va combattuta in tutti i modi possibili, legali. Saranno costretti a rivederla".

Giampiero Venturi - Deir Ezzor dove statunitensi e Isis hanno fatto famigerate azioni a civili e militari

LA VENDETTA DI ASSAD: TRUPPE SIRIANE ASFALTANO L’ISIS E CONVERGONO VERSO DEIR EZZOR

(di Giampiero Venturi)
25/07/17

Negli ultimi giorni, l’offensiva siriana per raggiungere la città di Deir Ezzor assediata da tre anni a cavallo dell’Eufrate ha avuto un’accelerazione quasi imprevista.

Molti analisti occidentali nei mesi scorsi prevedevano una rapida liberazione di Raqqa da parte delle Syrian Democratic Forces, appoggiate dagli Stati Uniti, e una conseguente convergenza verso sud, lungo l’Eufrate.

L’obiettivo ufficiale USA era debellare l’ultimo lembo di territorio siriano controllato dallo Stato Islamico, ma in realtà sottintendeva raggiungere il confine siro-iracheno per impedire a Damasco di riprendere il controllo di quell’angolo di Siria (ricco di petrolio) e creare una connessione stabile con le milizie sciite irachene, ormai fortissime in Iraq.

Le cose sono andate diversamente, in parte per contingenze militari, in parte perché dai colloqui Trump-Putin del 7 luglio potrebbe essere emerso altro.

Di fatto i miliziani curdo-arabi delle SDF si sono impantanati a Raqqa, ancora non completamente liberata, fermandosi a nord est dell’Eufrate sulle posizioni di giugno. Ad ovest del fiume, le Syrian Democratic Forces sono state invece bloccate dalla rapida avanzata dell’esercito siriano che ha messo a punto una manovra generale articolata su tre direttrici:
da Resafa (la romana Sergiopoli) verso sud-est con le famigerate forze Tigre del generale Al Hassan;
da Palmira verso est in vista della roccaforte di Al Sukhna;
da sud, dove il confine iracheno è ormai presidiato da forze fedeli a Damasco.

Secondo fonti militari, in queste ore sarebbero impegnati nello scontro con i miliziani ISIS in ritirata il 5° Corpo d’assalto (addestrato e affiancato da reparti speciali russi), la 1a e la 3a Divisione corazzata dell’esercito e imprecisate forze paramilitari. Da ovest starebbero convergendo anche i commandos dell’800° reggimento della Guardia Repubblicana. Si parla di decine di migliaia di uomini e centinaia di carri, pezzi di artiglieria e mezzi blindati appoggiati da continui raid aerei russo-siriani.

Sembra giunta l’ora quindi per completare l’Operazione Lavender, nome che richiama il colonnello siriano morto a Deir Ezzor e braccio destro del generale druso Zarheddine, attuale capo dei parà della Guardia Repubblicana assediati.

Le truppe siriane arroccate nella città e rifornite da anni solo per via aerea, hanno iniziato il conto alla rovescia per l’arrivo dei commilitoni.

I soldati di Damasco sembrano decisi a vendicare la Siria dall’orrore imposto dallo Stato Islamico in questi ultimi tre anni. Solo nel gennaio 2016 furono centinaia i civili innocenti (anziani e bambini) decapitati dalla foia omicida degli islamisti a Deir Ezzor.
La violenza dei combattimenti di queste ore viene descritta come inaudita anche perché il Califfato continua a mostrare ancora una incredibile reattività militare. I carri siriani avanzano e non ci si aspettano prigionieri.


(foto: SAA)

29 luglio 2017 - Joe Lombardo: "La guerra serve a mantenere in vita il nostro sistema eco...

Gli amici di Soros: Gennaro Migliore, Pierfrancesco Majorino, Luigi Manconi, Mario Morcone, Marco Perduca, Cècile Kyenge, Sergio Cofferati, Barbara Spinelli, Gianni Pittella, Laura Boldrini

TUTTI GLI AMICI ITALIANI DI SOROS

Maurizio Blondet 29 luglio 2017 

di Francesca Totolo

(MB: riprendo l’ottimo lavoro di Francesca Totolo per il sito di Luca Donadel, https://www.lucadonadel.it/soros-e-collegamenti-politici-italiani/

“Più una situazione si aggrava, meno ci vuole a rovesciarla, e più grande è il lato positivo”. George Soros


Il noto filantropo ungherese naturalizzato americano nacque nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Presto però dovette affrontare il dolore causato dal “re di tutti i mali“, il fascismo, che costrinse lui e la sua abbiente famiglia a cambiare il proprio cognome in Soros per sfuggire dal crescente antisemitismo nel Paese.
Anzi il padre del “neo-battezzato” George fece di più: Tividar comprò al piccolo erede dei documenti falsi che certificavano l’avvenuta adozione da parte di un cittadino ungherese che per professione aiutava gli ufficiali nazisti a confiscare le proprietà ed i beni degli ebrei magiari mandati nei campi di sterminio. L’infante Soros non poté fare altro che obbedire al volere del padre naturale, seguendo così il finto genitore adottivo e collaborando con lo stesso nelle operazioni di confisca a danno di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi “amici“. In seguito, un Soros dichiarò a proposito di questa vicenda: “naturalmente sarei potuto essere stato dall’altra parte o potrei essere stato tra coloro a cui ho confiscato i beni. Ma non c’è alcun senso a teorizzare su questo ora, perché è come il mercato, se non l’avessi fatto io, qualcun’altro lo avrebbe fatto comunque. Io ero solo uno spettatore in quella situazione, quando la proprietà veniva confiscata: siccome non ero io il responsabile non avevo alcun senso di colpa“.1Per fortuna, quindi, la vicenda non segnò minimamente la coscienza di Soros e non ebbe nessuna ripercussione sulla sua condotta “morale“; forse non fu lo stesso per le vittime delle confische a cui prese parte.

Nel 1947, un Soros si trasferì in Inghilterra per sfuggire questa volta dal nuovo regime filosovietico instauratosi in Ungheria. Giunto in terra britannica, si riservò la migliore educazione possibile, studiando al London School Of Economics dove incontrò il suo vate nonché ispiratore morale, Karl Popper.

“La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”. Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici.

Giovano laureato in economia, nel 1954 diede inizio alla sua lunga e promettente carriera come impiegato nel reparto arbitraggio della banca d’affari londinese Singer & Friedlander. Nel 1956, capì che l’Europa era troppo piccola per contenere tutto il suo entusiasmo giovanile e si trasferì nella patria delle speranze, gli Stati Uniti d’America, dove consolidò le proprie esperienze nel ramo finanziario specializzandosi nella gestione dei mercati del vecchio continente operando in diversi istituti bancari. La svolta dell’ambizioso Soros avvenne nel 1969 quando fondò il Quantum Fund, che gli garantì rendimenti elevatissimi per più di un decennio.

Da bambino ebreo di Budapest perseguitato dal terribile fascismo ungherese, George Soros si trasformò in deciso uomo d’affari non lesinando neanche azioni speculative sui mercati finanziari (e comunque se non le avesse fatte lui, le avrebbero fatte altri, no?). Le speculazioni sorosiane riguardarono anche l’Italia; nel 1992, Soros partecipò insieme ad altri “investitori” ad un attacco alla Banca d’Italia causando una epica svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema Monetario Europeo e la seguente crisi economica. Il “filantropo”, futuro paladino delle associazioni umanitarie dichiarò: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Deutsche Bundesbank. Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Lo fu un po’ meno per i portafogli del popolo italiano.
Soros non si limitò alle speculazioni operate sulla lira; anche l’Inghilterra subì lo stesso trattamento.

I suoi passatempi con le monete nazionali però non rimasero impunite in altri stati: in Francia fu processato e giudicato colpevole di “insider trading”, e dovette sborsare 2 miliardi di dollari, in Indonesia fu condannato all’ergastolo e in Malesia, invece, alla pena di morte.

Poi come San Paolo, il Soros ebbe l’illuminazione sulla via di Damasco (forse per quello che ha così a cuore le vicende del popolo siriano).
Ecco che da “avido” speculatore senza scrupoli, George Soros si trasforma nel benevolo filantropo, patron di ogni causa che riguardi la discriminazione e che impedisca una società civile “aperta” e inclusiva. Con il passare degli anni, la sua Open Society Foundations si impone come regina in ambito “umanitario”, occupandosi un po’ di tutto, dai diritti civili delle persone LGBT a quelli dei migranti musulmani in territorio europeo, aspirando ad un mondo senza confini di popperiana memoria.

La sua fondazione è molto attiva anche nel nostro Paese sostenendo diverse associazioni (Onlus e Migranti in Italia), e interagendo a vario titolo anche con illustri rappresentanti delle nostre istituzioni, come membri del parlamento nostrano ed europeo, e del governo, nonché con i sindaci delle città più esposte ai flussi di migranti (ricordiamo la stretta collaborazione con Giusi Nicolini a Lampedusa trattata nell’approfondimento Analisi ONG nel Mediterraneo).

A livello nazionale, li troviamo quasi tutti riuniti il 6 luglio del 2015 in occasione delle conferenza “Rivitalizzare l’accoglienza in Italia: Seminario di alto livello sul rafforzamento e l’espansione della capacità di accoglienza per i richiedenti asilo” organizzata dalla Fondazione De Gasperi (di cui Angelino Alfano è presidente), dal Migration Policy Institute (di cui la OSF è tra i maggiori finanziatori) e ovviamente dalla Open Society Foundations.2





Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:
Costanza Hermanin è Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4


Gennaro Miglioreè Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia(nel governo Renzi e confermato nel governo Gentiloni) ed esponente del PD (dopo diversi cambi di casacca); in precedenza, è stato presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione”. L’On. Migliore è sempre in prima linea quando gli eventi, le conferenze e i progetti riguardano la Open Society Foundations; la scelta della Hermanin come sue assistente sarà stata semplice.5 6 7 8

Pierfrancesco Majorino è assessore alle “Politiche Sociali, Salute e Diritti” del Comune di Milano (nella giunta Pisapia e riconfermato in quella di Beppe Sala). Majorino sempre presente alle iniziative promosse dalla Open Society Foundations e dalla associazione da questa sostenute, ha organizzato la mobilitazione “20 Maggio senza Muri” a Milano dove sono accorse tutte le Onlus e le organizzazioni sorosiane (trattata nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).10 11 12


Luigi Manconi [un sardo che pratica ancora l’endogamia, convivendo con la miliardaria di Stato Berlinguer . nd.Blondet] è senatore delle Repubblica Italiana eletto nelle fila del PD, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani” e presidente dell’associazione “A Buon Diritto” fondata e sostenuta dalla Open Society Foundations (Manconi e “A Buon Diritto” sono stati trattati nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).
Mario Morcone ha ricoperto diverse cariche in altrettanti governi; è Capo di gabinetto del ministro Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia) durante il governo Monti nel 2011; nel 2014, è Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno e nel 2017 viene nominato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. Ricordiamo che ASGI e A Buon Diritto sono tra le associazioni italiane fondate e finanziate grazie alla Open Society Foundations.13 14


Marco Perduca, storico esponente del Partito Radicale, viene eletto nelle liste del PD nel 2008; per la prima metà della legislatura è membro della III Commissione permanente “Affari esteri ed emigrazione” e successivamente diventa membro della II Commissione permanente “Giustizia”, nonché segretario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione. Ora si occupa dell’Associazione Luca Coscioni (finanziata anche dalla Open Society Foundations) e della Open Society Foundations.15 16


Open Society European Policy Institute, sezione della Open Society Foundations che si occupa di “spostare” il dibattito politico in Europa a favore dei valori portanti della fondazione, ha tracciato una lista di interlocutori “affidabili” con cui confrontarsi all’interno del Parlamento Europeo.17 18Sono diversi i nomi dei politici italiani eletti nel Parlamento Europeo elencati come “fidati”: Cécile Kyenge, Sergio Cofferati, Barbara Spinelli (giornalista ed editorialista di “La Repubblica”, nota anche per la petizione da lei promossa insieme ad altri personaggi dove si chiedeva l’esclusione di Silvio Berlusconi dal Senato a causa del “conflitto di interessi” nel 201319) e Gianni Pittella.




Presente fin dal 1999 nel Parlamento Europeo (quattro mandati) e noto “europeista”, dal 2014 Gianni Pittella è capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D). L’Onorevole si batte per unificare politicamente gli stati membri dell’Unione Europea, attuando così il progetto degli Stati Uniti d’Europa. Pittella si è speso in un accorata critica all’interno dell’Europarlamento contro il presidente ungherese Viktor Orban, reo di aver “spinto” la legge approvata dal parlamento magiaro che prevede la chiusura della Central European University fondata da George Soros a Budapest.20


Nella lista di Soros, spicca il nome di Cécile Kyenge; nota attivista per i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, nel 2013 è stata Ministro dell’Integrazione del governo Letta e strenua promotrice della proposta di legge sul riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano (il cosiddetto “ius soli”); nel 2014 viene eletta Europarlamentare nelle fila del PD. La Kyenge è sempre stata molto attiva nelle iniziative e nelle associazioni sponsorizzate dalla Open Society Foundations, come ad esempio nella campagna “L’Italia sono anch’io” (trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia), e nella campagna “LasciateCIEntrare“.21



Passiamo ora ad un argomento di forte attualità: la “Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio Jo Cox”, commissione fortemente voluta dal Presidente della Camera Laura Boldrini. Apparentemente sembrerebbe lontana dall’influenza della Open Society Foundations di George Soros, e invece no; la commissione è formata da esponenti politici di diversi schieramenti e da “consulenti” appartenenti ad associazioni e organizzazioni sorosiane: Amnesty International, ARCI, Associazione 21 Luglio, Lunaria, Associazione Carta di Roma, Cospe Onlus e Human Rights Watch.22 23


Il Presidente della Camera ha presenziato anche a diversi eventi organizzati da associazioni vicine alla Open Society Foundations come, ad esempio, il lancio della campagna “Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti” (campagna trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia). Non dimentichiamo poi la grande battaglia contro le fake news intrapresa dalla Boldrini; sono stati innumerevoli i suoi appelli per liberare i social network dalle bufale. Come poteva rimanere indifferente George Soros di fronte al dilagare di notizie non conformi “al pensiero unico”? Così il magnate ha deciso di finanziare Poynter, ovvero la società responsabile della definizione dei metodi e dei criteri utilizzati per classificare le notizie in base al grado di affidabilità.24 25


Una considerazione finale: valutando le ingenti risorse economiche investite da George Soros nella campagna elettorale di Hillary Clinton (25 milioni di dollari) e della sua successiva disfatta elettorale, siamo sicuri che il sostegno del magnate della Open Society Foundations nel lungo periodo possa portare a riscontri positivi nelle carriere politiche dei suoi “fidati alleati”?
Fonti:

(http://www.cittadinanzattiva.it/newsletter/20141016-344/files/coalizione-italia-programma.pdf)