Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 marzo 2018

Alceste il poeta - le bufale del ciarpame radical chic come se il precariato a vita, l'emarginazione sociale, la privazione dei diritti sociali siano complotti e non stigme sulla nostra pelle nuda di italiani, che rispondiamo in massa, ordinatamente, utilizzando gli strumenti che i potenti ci elemosinano e li sappiamo usare talmente bene che li facciamo diventare un boomerang. Spiazziamo le élite, le frantumiamo, le spezziamo, dimostrando una pazienza che viene dall'antico, dall'essere passato dalle forche caudine alle mille invasioni, distrutti ma costantemente ricostituiti ed ogni volta amalgamando e inghiottendo culture diverse per ri-nascere sempre più forti e rinnovati. I dominanti non riescono a spiegarselo hanno dalla loro strumenti potenti, servi disponibili a iosa ma noi pezzenti, con calma, con a disposizione solo la volontà dei giusti, l'umiltà dei poveri, la voglia di imparare, li spiazziamo e ci aggrappiamo tenacemente a ogni sporgenza, ad ogni appiglio, ad ogni filo per ricominciare tenacemente l'arrampicata

Fascismo eterno, Democrazia eterna


Roma, 10 marzo 2018

Il fascismo eterno è un breve saggio di Umberto Eco. Come avverte la presentazione (in Cinque saggi morali), esso fu originariamente un discorso “pronunciato in versione inglese a un simposio organizzato dai dipartimenti d'italiano e francese della Columbia University, il 25 aprile 1995, per celebrare la liberazione dell'Europa ... poi apparso come Eternal Fascism suThe New York Review of Books (22 giugno 1995) … ed è [poi] stato tradotto su La Rivista dei Libri di luglio-agosto 1995 come Totalitarismo fuzzy e Ur-Fascismo”.
Tale breve incursione di Eco nella delicata tessitura dell’universo morale si divide, approssimativamente, in due parti. La prima consta dei suoi ricordi d’infanzia. La seconda è quella prettamente più filosofica. La prima è interessante per il giudizio psicologico su Umberto Eco; la seconda importante per comprendere il fenomeno PolCor UDW.
Riporterò alcuni passi del saggio (in corsivo) apponendo dei commenti [fra parentesi quadre].

“Nel 1942, all'età di dieci anni, vinsi il primo premio ai Ludi Juveniles (un concorso a libera partecipazione coatta per giovani fascisti italiani - vale a dire, per tutti i giovani italiani). Avevo elaborato con virtuosismo retorico sul tema: ‘Dobbiamo noi morire per la gloria di Mussolini e il destino immortale dell'Italia?’. La mia risposta era stata affermativa. Ero un ragazzo sveglio”.

[Qui assistiamo al consueto smarcamento epocale. Il piccolo Umberto, infatti, scrive apologie per Mussolini, ma le scrive obbligato dalla frusta del totalitarismo; non solo, ma, alla tenera età di dieci anni, lo fa prendendo per i fondelli sia i fascisti che Mussolini. Era, infatti, quale si giudica cinquantatré anni dopo, “un ragazzo sveglio”: tanto da simulare l’orgasmo al regime. Vige qui il doppio vezzo del sinistro progressivo che non è mai stato comunista: la purezza dalla mota fascista (semper virgo fuit) e la tipizzazione del fascista o dell’avversario politico quale ottuso imbecille. Eco mostra tali inclinazioni già a dieci anni: un vero Mozart. Tali considerazione, tuttavia, erompono da un petto arrotondato dalle comodità alla matura età dei sessantré: dobbiamo crederci? Anche Gadda, in Eros e Priapo, ebbe tali resipiscenze con le chiappe al sicuro. Carlo Emilio, però, aveva sentito fischiare i mosconi nella Prima Guerra (che gli ammazzarono il fratello), e possiamo perdonarlo. Scriveva, poi, un po’meglio di Eco].

“Poi nel 1943 scopersi il significato della parola "libertà" … In quel momento "libertà" non significava ancora ‘liberazione’. Ho passato due dei miei primi anni tra SS, fascisti e partigiani, che si sparavano l'un l'altro, e ho imparato come scansare le pallottole. Non è stato male come esercizio”.

[L’ingigantimento fumettistico della propria infanzia. Le favole hard boiled sostituiscono quelle della nonna. Il piccolo Umberto schiva pallottole come Dick Tracy o Humphrey Bogart. Chi è vissuto in tempo di pace ha sempre tali infantilismi da borghesuccio; tali da portarlo all’invidia penis verso coloro che le pallottole le schivarono sul serio, e non sempre ci riuscirono].

“Nell'aprile del 1945 i partigiani presero Milano. Due giorni dopo arrivarono nella piccola città dove vivevo. Fu un momento di gioia. La piazza principale era affollata di gente che cantava e sventolava bandiere, invocando a gran voce Mimo, il capo partigiano della zona. Mimo, ex maresciallo dei carabinieri, si era messo coi badogliani e aveva perso una gamba in uno dei primi scontri. Si fece vedere al balcone del comune, appoggiato alle sue stampelle, pallido; cercò con una mano di calmare la folla. Io ero lì che aspettavo il suo discorso, visto che tutta la mia infanzia era stata segnata dai grandi discorsi storici di Mussolini, di cui a scuola imparavamo a memoria i passi più significativi. 
Silenzio. Mimo parlò con voce rauca, quasi non si sentiva. Disse: ‘Cittadini, amici. Dopo tanti dolorosi sacrifici ... eccoci qui. Gloria ai caduti per la libertà’. Fu tutto. E tornò dentro. La folla gridava, i partigiani alzarono le loro armi e spararono in aria festosamente”.

[Questa la scena primaria. Il mutilato, sobrio e di poche parole; un carabiniere, figura istituzionale, sdoppiatosi nella figura del maquis fedele alla Patria; un autentico piemontese, laconico e ligio, che non ama ostentare l’obolo sanguinoso e lo sublima nel dovere. Lasciatemi nell’ombra, ciò che ho fatto l’ho compiuto poiché impostomi da un più Alto Fattore. La figura del reduce di Giustizia e Libertà, sparita nei primi anni di democrazia poiché poco avvezza ai commerci democratici, e sopravvivente nelle più pallide e guareschiane tipizzazioni del democristiano e del comunista. Pallide, ma capaci di tenere l’Italia sino alla disfatta dei Casini, dei Fini e dei D’Alema, insomma. Eco, strutturalmente inetto come Fini, Casini e D’Alema, non potrà che mitizzare il vecchio Mimo e rimanervi fedele, al di là della ragione, della realtà e della logica. Tale rimpianto, già dei brigatisti rossi, affiorerà ne Il pendolo di Foucault. Anch’io ne rimasi preda negli anni addietro, da piccolo borghese quale sono, avendo in orrore Casini, Fini e D’Alema].

“Alcuni giorni dopo vidi i primi soldati americani. Erano afro-americani. Il primo yankee che incontrai era un nero, Joseph, che mi fece conoscere le meraviglie di Dick Tracy e di Li'l Abner. I suoi fumetti erano a colori e avevano un buon odore. Uno degli ufficiali (il maggiore o capitano Muddy) era ospite nella villa della famiglia di due mie compagne di scuola. Ero a casa mia in quel giardino dove alcune signore facevano crocchio intorno al capitano Muddy, parlando un francese approssimativo. Il capitano Muddy aveva una buona educazione superiore e conosceva un po' di francese. Così, la mia prima immagine dei liberatori americani, dopo tanti visi pallidi in camicia nera, fu quella di un nero colto in uniforme giallo-verde che diceva: ‘Oui, merci beaucoup Madame, moi aussi j'aime le champagne ...’ Sfortunatamente mancava lo champagne, ma dal capitano Muddy ebbi il mio primo chewing-gum e cominciai a masticare tutto il giorno. Di notte mettevo la cicca in un bicchiere d'acqua, per tenerla in fresco per il giorno dopo”.

[Altra importantissima memoria. Noterete come, a distanza di più di mezzo secolo, la liberazione dal fascismo assume delle sbalorditive sfumature PolCor, come se il 1945 in Alessandria fosse un film di Steven Spielberg su sceneggiatura di Walter Veltroni. I liberatori sono neri. Americani. Anzi: americani ancor più americani degli americani bianchi. Sono i prodotti del melting pot, un minestrone riuscitissimo, largo, fatale, inevitabile, libero, democraticissimo. Sono colti, socievoli, empatici e parlano francese educatamente. Non un francese controllato, che fa tanto snob e ufficiale della Wehrmacht, ma proprio un francese simpaticamente zoppicante. Essi sono munifici: regalano a Umbertino, già tredicenne e perciò sveglissimo ormai, i prodotti di quella sottocultura americana buona a costituire i primi mattoni della fama dell’Eco maggiore. Se tali cose avvennero non lo so: non resta che fidarsi].

“In maggio, sentimmo dire che la guerra era finita. La pace mi diede una sensazione curiosa. Mi era stato detto che la guerra permanente era la condizione normale per un giovane italiano. Nei mesi successivi scoprii che la Resistenza non era solo un fenomeno locale, ma europeo. Imparai nuove, eccitanti parole come ‘reseau’, ‘maquis', ‘armée secrète’, ‘Rote Kapelle', ‘ghetto di Varsavia’. Vidi le prime fotografie dell'Olocausto, e ne compresi così il significato prima di conoscere la parola. Mi resi conto da che cosa eravamo stati liberati. 
In Italia vi sono oggi alcuni che si domandano se la Resistenza abbia avuto un reale impatto militare sul corso della guerra. Per la mia generazione la questione è irrilevante: comprendemmo immediatamente il significato morale e psicologico della Resistenza. Era motivo d'orgoglio sapere che noi europei non avevamo atteso la liberazione passivamente. Penso che anche per i giovani americani che versavano il loro tributo di sangue alla nostra libertà non era irrilevante sapere che dietro le linee c'erano europei che stavano già pagando il loro debito.
In Italia c'è oggi qualcuno che dice che il mito della Resistenza era una bugia comunista. E' vero che i comunisti hanno sfruttato la Resistenza come una proprietà personale, dal momento che vi ebbero un ruolo primario; ma io ricordo partigiani con fazzoletti di diversi colori”.

[Notare, en passant, come la parola "Italia" in tali esemplari progressisti evochi sempre un fastidio o sia la scaturigine d'una querimonia. 
Andiamo avanti. Qui si ha già il programma degli Stati Uniti d’Europa. Stati Uniti = obolo di sangue = liberatori dell’Europa esausta e retriva e sterminatrice di ebrei = consegna alla democrazia e all’estetica rigorosamente non italiana. E i diciassette milioni dei Soviet? E va bene, omaggiamoli facendo finta d’essere comunisti. La scena capitale di Salvate il soldato Ryan: l’americano si sacrifica per la libertà dei Francesi, incapaci di emendarsi dall’oscura e incomprensibile religione fascista. Tom Hanks contro Hitler: tutti le Marie e gli Jacques futuri dovranno pagare tale debito eterno. Un’altra scena capitale, da I Soprano stavolta: gli italoamericani mafiosi se ne vanno in vacanza in Europa. Dove? A Roma, Avellino, Firenze, Napoli? No, a Parigi. E cosa notano lì? Il Louvre, il Moulin Rouge, gli Champs-Élysées? Macché, una targa sulla Resistenza Francese].

“Qualcuno mi bisbigliò che Franchi era il capo di uno dei gruppi clandestini più potenti dell'Italia del Nord, un uomo dal coraggio leggendario. Franchi divenne il mio eroe. Franchi (il cui vero nome era Edgardo Sogno) era un monarchico, così anticomunista che dopo la guerra si unì a gruppi di estrema destra, e venne anche accusato di aver collaborato a un colpo di stato reazionario. Ma che importa? Sogno rimane ancora il sogno della mia infanzia. La liberazione fu un'impresa comune per gente di diverso colore”.

[Riconciliazione nazionale sotto il vessillo del Nuovo Ordine. Edgardo, birichino mio, cosa combini? E giù un buffetto. Monarchici, abissini, socialisti, massonici, visigoti, baluba, etruschi: si va a votare! Si mangia! Ringraziamo George Marshall, Washington, John Ford e il maggiore Muddy].

“Noi siamo qui per ricordare ciò che accadde e per dichiarare solennemente che 'loro' non debbono farlo più”.

[Altro passaggio capitale. Si opera ad escludendum. La traduzione è questa: “Noi democratici del Nuovo Ordine siamo nel giusto. E lo saremo nei secoli. Gli altri, reazionari fascisti antidemocratici regressivi, nel torto. Amen. Chi è con noi è nella luce. Ecco le nostre schiere, definite, cristalline. Chi non è con noi, gli Altri, gli Heathens della Bibbia, un gruppo oscuro, informe, animalesco, freddo, vermiforme non ha diritto alla democrazia poiché non la accetta e, quindi, non ha diritto a quella parola garantita dalla Democrazia … et cetera …” in tondo e girotondo logico … all’infinito … in una contradictio maxima che nulla può sciogliere. Mai, in nessun modo, i democratici totali pongono l’interrogazione fatale: “Se la democrazia è libertà perché non contempla la propria abolizione?”].

“Ma chi sono "loro"?”

[Entriamo nella seconda parte. Da notare l’assenza della maiuscola. The Heathens sono un gruppo indistinto, da rigettare a priori. Definirli equivale a rendergli una legittimità].

“Siamo ora giunti al secondo punto della mia tesi. Ci fu un solo nazismo, e non possiamo chiamare ‘nazismo’ il falangismo ipercattolico di Franco, dal momento che il nazismo è fondamentalmente pagano politeistico e anticristiano, o non è nazismo. Al contrario, si può giocare al fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia. Succede alla nozione di "fascismo" quel che, secondo Wittgenstein, accade alla nozione di 'gioco". Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del danaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche ‘somiglianza di famiglia’. Supponiamo che esista una serie di gruppi politici. Il gruppo 1 è caratterizzato dagli aspetti abc, il gruppo 2 da quelli bcd, e così via. 2 è simile a 1 in quanto hanno due aspetti in comune. 3 è simile a 2 e 4 è simile a 3 per la stessa ragione. Si noti che 3 è anche simile a 1 (hanno in comune l'aspetto c). Il caso più curioso è dato da 4, ovviamente simile a 3 e a 2, ma senza nessuna caratteristica in comune con 1. Tuttavia, a ragione della ininterrotta serie di decrescenti similarità tra 1 e 4, rimane, per una sorta di transitività illusoria, un'aria di famiglia tra 4 e 1. 
Il termine "fascismo" si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l'imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico.
Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola.
A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’ ‘Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’.

[Un cumulo di chiacchiere, parte delle quali vi ho risparmiato, per dire che esiste un nucleo eterno del fascismo. Non dobbiamo poi prendere sul serio la citazione di Wittgenstein: l’insiemistica che studia una bimba di undici anni è bastevole alla bisogna. Come lei stessa mi ha illustrato, pazientemente, con il disegnino di cui sopra. Una ragazzina molto sveglia].

“1. La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione. Il tradizionalismo … nacque nella tarda età ellenistica come una reazione al razionalismo greco classico. 
Nel bacino del Mediterraneo, i popoli di religioni diverse (tutte accettate con indulgenza dal Pantheon romano) cominciarono a sognare una rivelazione ricevuta all'alba della storia umana. Questa rivelazione era rimasta a lungo nascosta sotto il velo di lingue ormai dimenticate. Era affidata ai geroglifici egiziani, alle rune dei celti, ai testi sacri, ancora sconosciuti, delle religioni asiatiche.
Questa nuova cultura doveva essere sincretistica.
Sincretismo non è solo, come indicano i dizionari, la combinazione di forme diverse di credenze o pratiche.
Una simile combinazione deve tollerare le contraddizioni. Tutti i messaggi originali contengono un germe di saggezza e quando sembrano dire cose diverse o incompatibili è solo perché tutti alludono, allegoricamente, a qualche verità primitiva.
Come conseguenza, non ci può essere avanzamento del sapere. La verità è stata già annunciata una volta per tutte, e noi possiamo solo continuare a interpretare il suo oscuro messaggio. E' sufficiente guardare il sillabo di ogni movimento fascista per trovare i principali pensatori tradizionalisti. La gnosi nazista si nutriva di elementi tradizionalisti, sincretistici, occulti. La più importante fonte teoretica della nuova destra italiana, Julius Evola, mescolava il Graal con i Protocolli dei Savi di Sion, l'alchimia con il Sacro Romano Impero.
Il fatto stesso che per mostrare la sua apertura mentale una parte della destra italiana abbia recentemente ampliato il suo sillabo mettendo insieme De Maistre, Guenon e Gramsci è una prova lampante di sincretismo.
Se curiosate tra gli scaffali che nelle librerie americane portano l'indicazione "New Age", troverete persino Sant'Agostino, il quale, per quanto ne sappia, non era fascista. Ma il fatto stesso di mettere insieme Sant'Agostino e Stonehenge, questo è un sintomo di Ur-Fascismo”.

[Qui Eco ciurla nel manico. Confonde, di proposito, il culto delle radici, degli avi e della patria col ciarpame decadente o, addirittura, parodico del culto delle radici, degli avi e della patria. Se non lo facesse si troverebbe costretto a barcamenarsi coi Lari fascisti, Omero fascista, Wotan fascista, dulce et decorum est pro patria - fascista - mori, Tirteo fascista, Caio Mario fascista, Ramsete II fascista, Assurbanipal fascista: gli effetti sarebbero esilaranti. Meglio prendersela con le Edizioni Mediterranee, allora. Che il culto della tradizione blocchi il sapere può esser vero, ma gli “antiqui” sapevano porre rimedio anche a questo. Il sincretismo appartiene alle coloriture della destra, assai poco importanti, o ai periodi di decadenza: nell’ascesa si aveva Aristotele, nella decadenza Trismegisto. Per tacere dei gruppi residuali di destra che si baloccano con l’Oriente, la psicocinesi e altre quisquilie da bugigattolo del sapere].

“2. Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, mentre i pensatori tradizionalisti di solito rifiutano la tecnologia come negazione dei valori spirituali tradizionali. 
Tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l'aspetto superficiale di una ideologia basata sul sangue e la "terra" (Blut und Boden). Il rifiuto del mondo moderno era camuffato come condanna del modo di vita capitalistico, ma riguardava principalmente il rigetto dello spirito del 1789 (o del 1776, ovviamente). L'illuminismo, l'età della Ragione vengono visti come l'inizio della depravazione moderna. In questo senso, l'Ur-Fascismo può venire definito come "irrazionalismo”.

[Cos’ha a che fare lo spirito del 1789 con la tecnologia? Non saprei. Il tradizionalista vive nelle caverne? La prima ferrovia era la borbonica Napoli-Portici o l’illuminista Parigi-Lione? Più bello l’Eur o Corviale? Il tradizionalismo non è né il fascismo né la destra. Tale visione, in definitiva, si sostanzia della figura da barzelletta del fascista tonto di Vogliamo i colonnelli].

“3. L'irrazionalismo dipende anche dal culto dell'azione per l'azione. L'azione è bella di per sé, e dunque deve essere attuata prima di e senza una qualunque riflessione. Pensare è una forma di evirazione. Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Goebbels ('Quando sento parlare di cultura estraggo la mia pistola') all'uso frequente di espressioni quali 'Porci intellettuali', 'Teste d'uovo', 'Snob radicali', "Le università sono un covo di comunisti", il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell'accusare la cultura moderna e l'intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali”.

[Il solito vittimismo del culturame. Si può inventare la pila e il telegrafo e rimanere cattolici osservanti? Penso di sì. L’equivoco di fondo si perpetua. Eco non pensa al fascismo eterno, ma a quello della propria infanzia. Le due scene primarie si riconfermano. Non gli entra nella capoccia che osservare valori tradizionali non significa fondare una setta di adepti ricchi di imparaticcio sincretistico. E, soprattutto, che la scienza non l’hanno inventata i sanculotti. D’altra parte in Eco vibra la confusione fra scienza e tecnica. Lo scienziato può essere ateo o cattolico, tradizionalista o meno; il tecnico o il tecnocrate spesso non è né scienziato né filosofo; il passato non gli appartiene; molte volte è solo un imbecille di talento o un nichilista psicopatico con uno smisurato talento commerciale].

“4. Nessuna forma di sincretismo può accettare la critica. Lo spirito critico opera distinzioni, e distinguere è un segno di modernità. Nella cultura moderna, la comunità scientifica intende il disaccordo come strumento di avanzamento delle conoscenze. Per l'Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento”.

[Pare che Umberto Eco, da bravo accademico, stia qui rifilando qualche debole stoccata a Elémire Zolla. I tradizionalisti sono per la civiltà del commento, gli illuministi per la civiltà dellacritica. Zolla, in Cos’è la tradizione, paragona il commentatore a una carpa che riceve forza e longevità girando attorno a una pietra nello stagno. La pietra è il sacro testo. Tutto è già stato detto. Il tradizionalista rinviene la Verità nei sacri testi; rinviene la tradizione eterna, ovvero la Tradizione. Ragiona come Umberto Eco col fascismo, insomma. Zolla distingue fra tradizione e Tradizione Eterna, Eco tra fascismo e Fascismo Eterno. A naso entrambi vanno a sbattere. Sul disaccordo: la comunità tecnocratica (e non scientifica) accetta solo il disaccordo che promana da sé stessa. Ogni altro disaccordo è tradimento, da sanare col ricorso alle forze dell’ordine (i pupi sequestrati a scuola perché discesi dai lombi di uomini e donne renitenti alla vaccinazione coatta)].

“5. Il disaccordo è inoltre un segno di diversità. L'Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L'Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione”.

[Non è fascismo, è la condizione umana. E si è formata in tal modo solo per meglio sopravvivere. Basta leggere un trattato di etologia. Ma noi siamo uomini, evoluti, illuminati! Il nostro egoismo si è evoluto sublimandosi in comunità, gruppo, paese, cultura. Il fascismo, così inteso, è un dato naturale nell’uomo. Circoscrizione degli spazi. Il contrario, il non-fascismo, la democrazia, è innaturale: infatti abbisogna di una montagna di chiacchiere e soldi per convincere il prossimo. Quando l’economia gira il negher sulla spiaggia che vende il cocco è simpatico, la cinese che fa i massaggi utile. Quando il soldo latita il negher è un intruso e la cinese una rompiscatole. Una questione di sopravvivenza. L’intruso, il diverso, l’estraneo sono sempre stati considerati un pericolo per la comunità. Naturale che sia così. La natura ha scritto i nostri comportamenti per milioni d’anni. La Vera Politica ha l’obbligo di contemperare il dato naturale con quello innaturale, l’amor proprio con la sublime menzogna dell’altruismo].

“6. L'Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l'appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, in cui i vecchi "proletari" stanno diventando piccola borghesia (e i Lumpen si autoescludono dalla scena politica), il fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio”.

[Forse Eco non ha in mente il popolo della marcia su Roma nel 1922. Lo guardi. Poveracci macilenti, mutilati di guerra, contadini alla fame. Egli rimastica stancamente il tipo del fascista quale piccolo borghese e del Lumpen come forza reazionaria. Nel 1995 o nel 2018 a chi fare appello? Agli operai? Quale la molla per l’azione? E poi, diciamolo, pure Marx a chi faceva appello: ai bevitori di spritz o alle donne con l’aspettativa di vita di 27 anni? E Clodio Pulcher a chi faceva appello? Gandhi? L’Uomo Qualunque?].

“7. A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l'Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. E' questa l'origine del ‘nazionalismo’. Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l'ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall'interno: gli ebrei sono di solito l'obiettivo migliore, in quanto presentano il vantaggio di essere al tempo stesso dentro e fuori. In America, l'ultimo esempio dell'ossessione del complotto è rappresentato dal libro The New World Order di Pat Robertson”.

[Mazzini e Cavour quali ur-fascisti? Petrarca e Leopardi? E i sussidiari delle elementari? Dante fascio okkio al kranio? Si confonde, qui, nazione con paese e cultura. I bizantini si sentivano romani e latini. La guardia imperiale bizantina fu costituita dai Variaghi. I Variaghi: svedesi, danesi e russi. I Variaghi, il Volga, la Russia. Le prime icone russe cominciano a diffondersi. Il loro afflato orientaleggiante si sposa con la cupa profondità nordica in cui arte e liturgia coincidono. Cos’è il Cristo di Rüblev? Troia, la colonia micenea, cade, Enea fugge sin alle coste del Lazio, si miscela ai Latini, i suoi lombi guerreggiano con gli Etruschi, mediorientali pure loro, si fonda Roma, Roma conquista la Grecia, ne è conquistata, arrivano altri afrori mediorientali, ecco Bisanzio, l’Impero prosegue per mille anni, non lontano da Troia, cade anch’esso, Rüblev muove le mani come un bizantino un variago un latino. La tavola su cui fu dipinto, rivoltata al contrario, venne usata come passaggio di una porcilaia. Il calvario di Cristo riviveva nell’opera. La rivelazione nella stesura dei colori. Cos’è il Cristo di Rüblev? Miceneo, romano, cristiano, pagano, nordico, orientale? Cos’è questo se non un sentimento, eterno? Fascista? Dov’è la nazione e lo Stato di quel volto che invita benigno alla beatitudine? E poi: l’antisemita Dostojevskij era fascista? L’antisemita Gogol era fascista?].

“8. I seguaci debbono sentirsi umiliati dalla ricchezza ostentata e dalla forza dei nemici. Quando ero bambino mi insegnavano che gli inglesi erano il "popolo dei cinque pasti": mangiavano più spesso degli italiani poveri ma sobri. Gli ebrei sono ricchi e si aiutano l'un altro grazie a una rete segreta di mutua assistenza. I seguaci debbono tuttavia essere convinti di poter sconfiggere i nemici. Così, grazie a un continuo spostamento di registro retorico, i nemici sono al tempo stesso troppo forti e troppo deboli. I fascismi sono condannati a perdere le loro guerre, perché sono costituzionalmente incapaci di valutare con obiettività la forza del nemico”.

[Su questo sono d’accordo. Eco, però, al solito, confonde un impulso eterno con una precisa concrezione storica: il fascismo inveratosi ad Alessandria fra il 1932 e il 1945; anzi, ancor più piccinamente: confonde l’eternità con la propaganda dei libelli fascisti del fascismo storico inveratosi ad Alessandria fra il 1932 e il 1945 et cetera].

“9. Per l'Ur-Fascismo non c'è lotta per la vita, ma piuttosto ‘vita per la lotta’. Il pacifismo è allora collusione col nemico; il pacifismo è cattivo perché la vita è una guerra permanente. Questo tuttavia porta con sé un complesso di Armageddon: dal momento che i nemici debbono e possono essere sconfitti, ci dovrà essere una battaglia finale, a seguito della quale il movimento avrà il controllo del mondo. Una simile soluzione finale implica una successiva era di pace, un'età dell'Oro che contraddice il principio della guerra permanente. Nessun leader fascista è mai riuscito a risolvere questa contraddizione”.

[I neo-con di Bush e compagnia credono nell’Armageddon dalle parti di Gerusalemme. Sono fascisti? Sì o no? Sì? Più no che sì? Saddam Hussein era fascista? Gheddafi? Assad? No? George Steiner a cosa vuole alludere ne Il processo di San Cristobal? Cosa significa quell’Hitler che conciona facendo ricorso agli assunti rabbinici dell’ebraismo? L’ebreo Steiner è pazzo o è fascista? O sono fascisti i rabbini? Il nazionalismo di Israele è fascista? Cosa significa goyim? Significa heathen, nemico. Razzismo, differenza, altro, heathen? I giapponesi sono fascisti, tutti, dall’Imperatore a Mishima? Cosa significa quel Mishima che odia la pace? Che cita un codice da samurai secentesco? La pace imputridisce i cuori? Siamo migliori, oggi, dopo ottant’anni di pace o nel 1945 quando il vecchio Mimo esalava quelle parole lapidarie dal balcone, desideroso di tornare nell’ombra? La libertà assoluta è una medicina o un veleno?].

“10. L'elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli. L'Ur-Fascismo non può fare a meno di predicare un "elitismo popolare". Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leader, che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e da meritare un "dominatore". Dal momento che il gruppo è organizzato gerarchicamente (secondo un modello militare), ogni leader subordinato disprezza i suoi subalterni, e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti. Tutto ciò rinforza il senso di un elitismo di massa”.

[L’elitismo del capitalismo esiste? Tanto per sapere. Cosa significa prendere il potere con la forza? Cos’è la democrazia? Gli americani nel 1944 sul territorio italiano sparavano coriandoli? Ma loro erano democratici! Erano, appunto. Vi ricordate Federico Zeri? La gente crede di vedere un mirabile quadro nella chiesa di San Matteo, a Ortignano. Si sdilinque per essa. Ma quella è solo una copia. L’originale sta in un museo inglese. E così la democrazia. Si crede di vedere la democrazia, ma è qualcosa d’altro. L’elitismo è tipico delle dittature e le dittature si sostanziano di ciò che hanno sotto mano: matite copiative, in tal caso. Noi veneriamo, quale massima incarnazione della democrazia, il nostro parlamento. Non ho mai visto, tuttavia, un così profondo disprezzo delle intelligenze e delle vite degli elettori come in tali democraticissimi tempi, in cui è stato debellato il fascista il comunista e superfascisti come Saddam, Gheddafi, Noriega e Bin Laden. Cos’è la democrazia americana se non una collezione di manichini gerarchicamente organizzata e pronta a disprezzare i propri subalterni come deboli e incapaci di governare? Guardate l’Italia. Le uniche, rarissime, volte in cui si è deciso per referendum tali scelte sono state vissute come un affronto all’intelligenza politica. La democrazia attuale è il vero elitismo di massa. E i burocrati di Bruxelles? Da chi vengono eletti? Cosa sono, allora? E poi che significa “nel corso della storia”? Alessandro Magno era un dittatore, ma rischiava la buccia; Cesare era un dittatore, ma sapeva a memoria i nomi di diecimila legionari; Nerone, il dittatore pazzo di Hollywood, varò intelligenti riforme per il popolo.
Ancora una volta Eco non parla sub specie aeternitatis, ma della propria infanzia felice in Piemonte].

“11. In questa prospettiva, ciascuno è educato per diventare un eroe. In ogni mitologia l' "eroe" è un essere eccezionale, ma nell'ideologia Ur-Fascista l'eroismo è la norma. Questo culto dell'eroismo è strettamente legato al culto della morte: non a caso il motto dei falangisti era: "Viva la muerte." Alla gente normale si dice che la morte è spiacevole ma bisogna affrontarla con dignità; ai credenti si dice che è un modo doloroso per raggiungere una felicità soprannaturale. L'eroe Ur-Fascista, invece, aspira alla morte, annunciata come la migliore ricompensa per una vita eroica. L'eroe Ur-fascista è impaziente di morire. Nella sua impazienza, va detto in nota, gli riesce più di frequente far morire gli altri”.

[Abbasso l’intelligenza, viva la morte! E sì la morte, la benedetta morte di san Francesco, la livella di Totò, la consolazione dei poveraccio. Ma qui Eco pensa alla bella morte dei fascisti. Dulce et decorum est pro patria mori cos’è? Chi l’ha detto, Orazio o Farinacci? Da vivo, tutti gli uomini l’ammirano, le donne/l’amano; cade in prima fila: è bello: chi lo disse? Francisco Franco o Tirteo? L'armi, qua l'armi: io solo/combatterò, procomberò sol io: Leopardi o Mishima? Tagliaferro si butta contro gli anglosassoni trovando la bella morte mentre recita la Chanson de Roland: un fascista eterno a Hastings?].

“12 Dal momento che sia la guerra permanente sia l'eroismo sono giochi difficili da giocare, l'Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. È questa l'origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all'omosessualità). Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l'eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente”.

[Finalmente ci siamo arrivati. Lo psicologismo d’accatto e da rotocalco aiuta sempre. Qui Eco se la gioca con Guia Soncini e Barbara Palombelli. Marinetti gioca con le armi, effettivamente: arrivato al fronte assieme ai suoi sente fischiare i mosconi e se la batte. Marinetti, però, è molto lontano dal Blut und Boden: per lui la benzina è divina come per le Sette Sorelle. Ancora una volta ciò che Eco ha in mente è solo la parodia: la parodia del fascismo, innanzitutto, e poi la parodia, da lui inventata, di un atteggiamento atavico dettato dalla sopravvivenza. Giocare con le armi? Gli Unni, gli Alani, gli Apaches avevano il proprio Ersatz fallico? Erano machisti? Ma quelli non sono fascisti! E allora di che parla? Dov’è il fascismo eterno?].

“13 L'Ur-fascismo si basa su un ‘populismo’ qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l'insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l'Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti e il ‘popolo’ è concepito come un'entità monolitica che esprime la ‘volontà’ comune. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la voce del popolo. In ragione del suo populismo qualitativo, l'Ur-Fascismo deve opporsi ai "putridi" governi parlamentari. Una delle prime frasi pronunciate da Mussolini nel parlamento italiano fu: 'Avrei potuto trasformare quest'aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli'. Di fatto, trovò immediatamente un alloggio migliore per i suoi manipoli, ma poco dopo liquidò il parlamento. Ogni qualvolta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la 'voce del popolo', possiamo sentire l'odore di Ur-Fascismo”.

[Ancora una volta regna la confusione fra le madelaines fasciste di Alessandria e la realtà. Eco, insomma, ascrive al fascismo i comportamenti che il capitalismo tiene quotidianamente. E questo perché? Perché un ufficiale negro gli allungava qualche fumetto, che “sapeva di buono”, nel 1945. E tale apparizione, ufficiale e fumetto e gomma americana, era “la” Democrazia. Il contrario “il” Fascismo.
Sulla “voce del popolo” si è già detto; sulla liquidazione dei parlamenti e delle costituzioni inutile insistere: promanano dal cuore della democraticissima “Più Europa”, una attitudine contrastata dal fascista Orban, a esempio. Eco, poi, dimentica che al fascismo e la nazismo e al franchismo era davvero allegato un consenso. Le scene della liberazione nel 1945 significano tutto e niente. Quando cadde Saddam si videro scene analoghe, nil novum].

“14. L'Ur-Fascismo parla la ‘neolingua’. La ‘neolingua’ venne inventata da Orwell in 1984, come la lingua ufficiale dell'Ingsoc, il Socialismo Inglese, ma elementi di Ur-Fascismo sono comuni a forme diverse di dittatura. Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi scarsa, strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show”.

[Idem come sopra. Sulla neolingua PolCor si è già detto tante volte. Eco non riesce a capacitarsi di tale incubo: la dittatura fascista attuata dalla democrazia americana. I comportamenti “fascisti” li ritroviamo, infatti, nella politica americana, belli interi. A questo punto occorre chiedersi solo se ci è o ci fa. Se ci fa è un propagandista come tanti. Se lo è per lui vale la coazione a ripetere appresa nell’infanzia che gli fa rivoltare la frittata falsificandola nello spazio metafisico dell’eternità. A proposito di neolingua: che significa TVUKDB? E gelicidio? Operatore ecologico? Diversamente abile? E libertà eterna, Enduring Freedom? Cosa significa, di grazia, tale termine biblico, usato per massacrare un mezzo milione di heathens, che cos’è?].

Umberto Eco cade nella trappola più vieta. Crede che un fenomeno sia stabile. Vi applica le fattezze della scena primaria. Non abbiamo un fascismo eterno. Abbiamo un fumetto eterno. Li’l Abner è Obama, la mancanza della gomma americana Trump.
Ma esiste un Fascismo eterno? No, ovviamente. E neanche un Antifascismo.
Sono vestimenti di anime suggestionabili e ancorate al ricordo prossimo.
Esistono basiche pulsioni del cuore determinate dall’evoluzione.
Alla fin fine le identificherei come Istituzione e come Destituzione. Nietzsche le vede come Apollineo e Dionisiaco. Giorgio Galli come Patriarcato Maschile e Democrazia Femminile. Benn come Mondo Dorico e Polo Notturno. Definito e Indifferenziato. Ordine e Dissoluzione. Penteo e Dioniso. Forma e Informe.
Entrambe son legittime e auspicabili, ma la prima deve essere salvaguardata a ogni costo. La pena è la fine della storia e dell’uomo.
E l’Ordine a dettare la Legge. Come avviene il progresso? L’Ordine deve essere ferito, costantemente, spesso profondamente; la susseguente vittoria dell’Ordine, ora più ricco dopo la messa in discussione, a volte dura e sanguinosa, è il progresso. Nessuna di tali pulsioni può costituirsi in assoluto come “giusta”. Lasciate a sé esse degenerano rispettivamente in dittatura elitaria e in dittatura nichilista. Per questo l’estraneo, l’altro, il brutto, il pazzo, il diverso erano visti con sospetto, talvolta rifiutati, talaltra sublimati. Il diverso reca la follia e il disordine, ma, adeguatamente combattuto, fa sì che il sano non ristagni imputridendo. A cosa credete che servisse l’istituto dell’ostracismo? I diversi, coloro che mettevano in discussione il conformismo della medietà, erano banditi. Bandito, demone, Beowulf. In Sword of vengeance l’assassino principe dello Shogunato si chiama fuori. Non è più parte dell’Istituzione. Si proclama demone. La lotta è durissima. Egli, tuttavia, deve essere sconfitto e, perciò, trionfare. Il sangue spillato dalle sue vene ora scorre nei vincitori che sono fatti altri dall’arroganza di prima.
I proscritti. Il discacciato a volte torna e combatte; è il migliore. Si giunge a un compromesso. Ecco di nuovo l’ordine, ma diverso, le ferite si rimarginano, le ossa della comunità tornano a saldarsi, ma più forti. Il ciclo può continuare.
É alla prima pulsione che Umberto Eco dà il nome, sbagliato, di “Fascismo Eterno” ancorandolo al proprio limitatissimo hic et nunc biografico.
Quale il pericolo oggi? Che la seconda pulsione, la Destituzione, oggi assolutamente dominante, vinca. E può vincere definitivamente poiché, oggi, ne ha la possibilità tecnologica e propagandistica: talmente smisurata da essere incalcolabile.
Sì, la Dissoluzione può vincere per regnare sul Nulla. La scomparsa dei centri istituzionali della Civiltà è attuata con metodo: noterete come la Mesopotamia, la Grecia, l’Italia e la Persia giacciano in rovina o siano sotto attacco da parte dei dissolutori PolCor. Il mondo al contrario, il contrario del Definito, dilaga in maniera così capillare ed estesa tanto che a stento riconosciamo il passato. Il potere si serve dell’Inversione sistematica mascherata da Bene per annichilire. Come reagire? La distruzione dei ruoli, del linguaggio, della bellezza vengono esaltate; i loro oppositori etichettati per “fascisti”. Mi sembra chiaro, cristallino.
Di cosa stiamo parlando? Il lavoro deve sparire, dapprima come nell’alienazione, poi del tutto, sostituito da un obolo che consente di vivere come larve. Il lavoro, la disciplina, il senso.
La scuola deve sparire poiché, di fatto, non serve. A cosa si devono educare i bambini? In Svezia già si parla di infanzia senza scuola. Scuola, educazione, ammaestramento, tradizione.
La storia, la filosofia, l’arte, tutte le discipline capaci di far “distinguere” il grano dal loglio vengono derise in nome dello scientismo che le proclama inutili. La scienza degenera in tecnicismo. Marionette da Metropolis.
Il mondo antico si regge su determinati architravi.
L’Italia è uno di questi.
Inutile ciacolare su Zambia, Perù e Guatemala.
Il senso dell’Occidente, che si vuole annientare, trova la sua alcova naturale da noi. Italia. L'Italia. L'Italia ci può salvare.
L'Italia.
Ridiventare italiani, integrali e integralisti, fascisti eterni.

Nessun commento:

Posta un commento