L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 ottobre 2018

La rai paga tanti tanti soldi per far propaganda ideologica

'La notizia più importante in Italia era l’adunata del Pd’

Silenzi e Falsità POSTED ON OTTOBRE 2, 2018


“I telegiornali amici non portano mai bene. I telegiornali nemici ma onesti portano consiglio. I telegiornali vendicativi sono una scorrettezza, a maggior ragione se sono pagati coi soldi del canone. Ed è quello che ormai accade puntualmente col tguno.”

Così Gianluigi Paragone, capogruppo Movimento 5 Stelle in Vigilanza Rai, in un post pubblicato sul blog delle stelle.

“Ieri, domenica, – racconta – l’edizione delle 20 (cioè la più seguita) ha aperto con la manifestazione del Partito democratico. In poche parole, l’infantilismo del direttore (altrimenti dovrei scrivere il ‘tremendo dilettantismo’) ha inventato come nelle favole un’attualità tutta sua: la notizia più importante in Italia era l’adunata del Pd.”

“Ora, non c’è bisogno – osserva – di un direttore da Pulitzer per rendersi conto che né le cifre della manifestazione (sembrava una riunione tra nostalgici, quasi alla memoria) né il tema rendevano l’happening ben lontano dal meritare tanta gloria in scaletta. Tanto per capirci, il Corriere della Sera del lunedì la prevede a pagina 10. (E’ vero che Repubblica ci apre, ma diciamo che in assenza dell’Unità il giornale di De Benedetti ne fa orgogliosamente le veci).”

“Detto con tutto il rispetto per l’autonomia dei direttori (ci mancherebbe altro), trovo scorretto – afferma il pentastellato – che gli italiani che pagano il canone Rai debbano subire l’informazione di chi palesemente sta cercando un nuovo posto al sole a scapito di informazioni serie su ciò che sta accadendo nel Paese reale. Ripeto: criticare la nota al Def è nelle prerogative di una redazione matura, ma addirittura metterla in secondo piano perché c’è da omaggiare il Partito di riferimento sfonda il senso del ridicolo. E dico ridicolo perché la sfacciataggine con cui stanno tentando il lavaggio del cervello è tanto palese quanto arrogante.”

“Conferma ne è l’arruolamento – a che cifre? – di Carlo Cottarelli nella costosissima squadra di Che Tempo Che Fa, come opinionista fisso in esclusiva (uniche deroghe previste per andare da Floris…). Ora che Cottarelli vada a fare la morale sui conti pubblici in una trasmissione della Tv pubblica che grida vendetta al Cielo per il suo esorbitante costo (a casa mia si chiama SPRECO!) è la dimostrazione della malafede diffusa, che poi lo faccia senza contraddittorio (almeno nella settimana di presentazione della Nota al Def) è profondamente scorretto quindi Fazioso. Cottarelli, uomo educato dal Fondo monetario internazionale, è uomo delle élite, è il prodotto d’allevamento del neoliberismo e soprattutto è un baby pensionato visto che, alla faccia dei predicozzi sulla Fornero, se n’è andato in pensione a 59 anni.” conclude.

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