Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 ottobre 2018

Maria Teresa Meli è tornata, più inviperita che mai, non esprime ragionamenti ma imposizioni, non puoi non devi pensare diversamente da quello che lei afferma e impone. Quello che colpisce e proprio la carica di violenza. Nasce dalla pancia è incontrollabile, un fiume in piena che esonda tutto tracima e distrugge

Manovra, Fusaro vs Meli: “Demofoba turbomondialista”. “Non sa parlare italiano e non è neanche filosofo”

di F. Q. | 10 ottobre 2018

Bagarre a Tagadà (La7) tra la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli, e il saggista Diego Fusaro sulla manovradel governo gialloverde. La firma del Corriere commenta il ministro dell’Economia, Giovanni Tria: “Con tutto il dolore che mi provoca questo paragone e con tutto il rispetto per le vittime, ma Tria mi sembra un ostaggio delle Brigate Rosse. Pare che stia lì con il cartello e che dica: ‘Sto qua, non posso fare niente, aiutatemi’. Dopodiché, c’è quella parolina che ormai non conta più niente e che si chiama ‘dignità’, per cui uno prende e si dimette. Siccome questo signore non era niente di che, né è mai stato un professore esimio, si tiene quel posto che ha. Ma se fossi in lui, me ne andrei a gambe levate“. Qualche minuto dopo, la giornalista polemizza con Fusaro, il quale osserva: “Qui c’è da sperare che il governo sia un fortilizio resistenziale rispetto a questo assedio dei burocrati, dei tecnocrati, dei signori della finanza”. “Scusi Fusaro, ma il voto popolare non si è espresso per un governo gialloverde” – insorge Meli – “Questo governo non è insignito dal dio popolo”. Fusaro prende la parola e replica: “Mi perito di precisare rispetto a quanto detto dalla signora demofoba che ha poc’anzi parlato…”. “Si periti” – risponde la giornalista – “Scusi, ma dire che io sono demofoba è come chiamare lei ‘filosofo’, che invece non è. Io la adoro”. “Ma anche io adoro lei”, risponde Fusaro. “Io la adoro perché bisognerebbe pagarla per le figure di merda che sta facendo lei”, continua Meli. “Lei umilia la sua intelligenza in tal guisa” – ribatte Fusaro – “La invito a stare composta e a mantenere una sua compostezza”. “In tal guisa? Lei non sa neanche parlare“, controbatte Meli. “Come no?” – obietta lo scrittore – “Io parlo un ottimo italiano, è lei che ricorre al turpiloquio umiliando la sua intelligenza”. “Veramente la umilio parlando con lei”, commenta Meli. La polemica riprende alcuni minuti dopo, Meli definisce ‘stupidaggini’ le affermazioni di Fusaro e il saggista protesta: “Lei non può starnazzare scompostamente”. A stento la conduttrice, Tiziana Panella, tenta di sedare lo scontro, che riprende successivamente, quando Fusaro definisce la firma del Corriere “turbomondialista”.

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