L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 ottobre 2018

Mattarella Mattarella ma non sai che tutti i bilanci dal 2014 in poi sono incostituzionali in quanto tutti in disavanzo. "va contro la Costituzione" diventa un argomento ideologico come pure "va contro le regole europee" quando queste sono solo finzioni

Vi spiego gli errori di Mattarella su Def, Costituzione e regole Ue. Il commento del prof. Perotti (Bocconi)

2 Ottobre 2018


Ecco che cosa sostiene l’economista della Bocconi, Roberto Perotti, sulle critiche di Mattarella al Def del governo Conte.

“Basta formalismi, basta legalese, basta giochi delle parti, basta richiami di comodo ad articoli della Costituzione che purtroppo hanno soltanto confuso il dibattito. Confrontiamoci su numeri e fatti, non su vuote formule legali che ognuno può interpretare come vuole”.

E’ l’auspicio di Roberto Perotti, economista, liberista, bocconiano, già consulente a titolo gratuito dell’ex premier Matteo Renzi sulla spending review (incarico poi lasciato con una certa delusione per le proposte non accolte da Renzi in materia appunto di revisione della spesa pubblica).

Perotti prende spunto dalle polemiche di queste ore sulla Nota di aggiornamento al Def approvata dal governo e dalle critiche in particolare che si sono concentrate per la scelta dell’esecutivo M5s-Lega di puntare al 2,4 per cento del rapporto deficit-pil.

Molte delle critiche non convincono l’economista bocconiano: “Argomenti formalistici quali “va contro le regole europee” non vogliono dire niente, perché ebbene sì, le regole europee possono essere sbagliate o troppo complicate, e in ogni caso sono in gran parte una finzione: per troppo tempo abbiamo assistito a un gioco delle parti in cui il governo annunciava, come sant’Agostino, di volere seguire le regole europee, ma solo dall’anno successivo. E invocare le regole europee porta solo acqua al mulino del governo attuale, che ha fatto della lotta alle regole europee un suo cavallo di battaglia. Altri argomenti formalistici come “va contro la Costituzione” si applicherebbero, a maggior ragione, a tutti i bilanci passati. Invocarli ora serve soltanto a rinforzare la visione di tanti sostenitori di questo governo, che le “élites” cospirino contro di loro”.

Un riferimento indiretto ai recenti ammonimenti del capo dello Stato, Sergio Mattarella, giunti il giorno dopo l’approvazione della Nota di variazione al Def da parte del governo?

Non è una supposizione. Il bocconiano Perotti, già editorialista del Corriere della Sera, del Sole 24 Ore e di Repubblica, indica proprio il presidente della Repubblica, Mattarella.


Il presidente Sergio Mattarella ha recentemente richiamato l’articolo 97 della Costituzione, che sembrerebbe proibire disavanzi di bilancio: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci”.

Questo comma dell’articolo 97 è in vigore solo dal 2014, per recepire il famoso Fiscal compact, così come questo comma del più importante articolo 81: “Lo stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio…” (l’articolo 97 per sicurezza estende il concetto a tutte le pubbliche amministrazioni, cioè a regioni, previdenza sociale etc.). Dunque sarebbe incostituzionale il bilancio che il governo si appresta a proporre, perché prevede un disavanzo del 2,4 percento del Pil. Ma allora sono incostituzionali tutti i bilanci approvati dal 2014 in poi, tutti in disavanzo e, tranne che (forse) per l’anno in corso, maggiore del 2,4 percento.

Senonché, l’articolo 81 continua così: “… tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico…” Dunque la Costituzione non lascia adito a dubbi: non il bilancio dello stato, ma il bilancio dello stato aggiustato per il ciclo economico, o bilancio “strutturale”, deve essere in pareggio.

Il bilancio strutturale, ricorda Perotti, “depura” appunto il disavanzo osservato degli effetti del ciclo economico: misura in sostanza il disavanzo che si avrebbe se l’economia fosse in una fase “normale”.

Conclusione di Perotti: “Prendendo alla lettera l’articolo 81, che proibisce disavanzi strutturali, sono tutti bilanci incostituzionali. Anche qui, non si ha notizia di interventi della Presidenza della Repubblica o della Consulta, e nemmeno di politici o commentatori”.

Titolo della Voce.info all’articolo di Perotti? “L’errore di Mattarella”. Più chiaro di così.

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