L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 novembre 2018

Arretrare per non arretrare un capolavoro tattico di Conte. Si faccia una moneta di Stato, subito adesso ora

FINANZA/ Ecco il piano per far finire l’Italia come la Grecia
Se il Governo tradisce le promesse elettorali rischia di finire come Macron. E in Europa c’è chi vorrebbe invece far dell’Italia un’altra Grecia
27.11.2018 - Giovanni Passali

Grecia, proteste contro l'austerity a Salonicco (LaPresse)

Come prevedibile, la manovra economica italiana è stata bocciata. E come prevedibile, le schermaglie e le trattative continuano. Girando i canali della televisione satellitare, a un certo punto mi sono imbattuto in un canale giapponese (in lingua inglese) che mostrava alcuni incontri di “sumo”, l’antica forma di lotta giapponese, dove due giganti dalla forza erculea (e dal giro vita sovrabbondante, tanto da essere definibili tranquillamente obesi) tentano di spingersi fuori da un particolare “ring” (un cerchio senza corde). In questo tipo di incontri i fattori determinanti sono la forza nelle gambe e il proprio peso. A un certo punto, c’è stato un incontro tra due lottatori dalla stazza molto differente (di altezza quasi uguale, uno pesava solo 150 kg, l’altro oltre 220) per cui l’incontro sembrava segnato, senza storia. Invece il lottatore di peso inferiore ha vinto in un lampo: invece di scagliarsi contro l’altro, si è scansato all’improvviso per cui il suo avversario, a causa del proprio slancio (e del suo peso eccessivo), è finito con la faccia per terra.

In questi giorni molti commenti di personaggi (politici ed economisti) hanno insistito sul fatto che “siamo isolati in Europa… siano diciotto contro uno… ci stiamo schiantando…” e così via. A me sinceramente l’immagine del lottatore di sumo “piccolo” che ha battuto quello enorme ha fatto venire in mente proprio l’immagine dell’Italia che, nella “lotta” contro l’Europa (“siamo diciotto contro uno”), si scansa mentre l’Europa si sta schiantando.

L’unico problema, e non è un problema di poco conto, è la nostra consapevolezza della nostra forza, la forza di un’economia che possiede un settore manifatturiero che è il secondo in Europa, un’economia che da oltre venticinque anni produce avanzi di saldo primario, una sorta di record mondiale. La nostra mancanza di consapevolezza, la nostra debolezza politica è il vero problema che mi sembra emergere in questo periodo.

Bisogna ammettere che già, con questo Governo, c’è stata una sorta di rivoluzione copernicana. Da un atteggiamento totalmente collaborativo e privo di obiezioni, politicamente debolissimo, siamo passati a un atteggiamento oppositivo, pur mantenendo il dialogo. Il problema è la fragilità di questa opposizione, resa per ora evidente dal fatto che stiamo “lottando” per la questione di pochi punti decimali di deficit. In queste ore si parla di una febbrile trattativa nella quale il ministro Tria proporrebbe modifiche tali da portare il deficit al 2% (dall’attuale previsto 2,4%). Il fatto grave è che stiamo parlando di briciole: quello che serve, con la massima urgenza, è una capacità di investimenti che possa abbattere drasticamente la disoccupazione, che al livello attuale (oltre il 10%) è rischia di diventare da un momento all’altro una tragedia sociale, un problema di sicurezza sociale, come purtroppo sta avvenendo in Francia con disordini pazzeschi che sembrano non fermarsi più. Le proteste dei “giacchetti gialli” hanno l’appoggio popolare e il consenso del presidente Macron è ai minimi storici.

Quello che serve, quello per cui occorrerebbe lottare è un deficit che possa arrivare al 7-8% o arrivare a quanto basta per ridare slancio all'occupazione, come suggerito pure dall'economista Nino Galloni. Si vogliono rispettare le regole europee a tutti i costi? Allora si faccia con una moneta di Stato (non impedita dalle regole attuali), ma si faccia. Altrimenti il rischio è quello di fare la fine del Governo Macron, odiato e disprezzato popolarmente perché ha clamorosamente tradito le attese.

Quello che sta diventando insopportabile è sentire il Governo olandese tuonare contro l’Italia, chiedere la bocciatura della manovra economica perché occorre “rispettare le regole”, quando proprio loro non le rispettano, come e più della Germania, poiché hanno un attivo di bilancio pari al 10%, quando la regola europea impone un massimo del 6%. E poi vedere il Governatore della banca centrale tedesca Weidmann (probabile successore di Draghi alla Bce il prossimo anno) venire in Italia a esporre serenamente ricette inaccettabili, anche perché ormai dimostrate fallimentari.

Cosa propone? “Se la crisi economica ha accelerato l’integrazione in Ue, adesso è l’ora che le (tante) aree politiche che rimangono sotto la sovranità nazionale vengano condivise. Un esempio su tutti: la politica fiscale”. Questo è quello che vogliono: non farci rispettare le regole, ma accusarci per comandare in casa nostra e distruggere le nostre migliori imprese, per poi comprarle per un tozzo di pane o soppiantarle con le loro. Come hanno fatto in Grecia, arrivando ad acquistare tutti i maggiori aeroporti, sicuramente attività profittevoli a causa del turismo ormai a bassissimo costo. Ma in Grecia certi personaggi non possono più mettere piede, perché verrebbero arrestati in seguito alle inchieste che hanno accertato i numerosi casi di corruzione e di tradimento degli interessi nazionali. E noi li lasciamo parlare.

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