L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 novembre 2018

E' scritto la General Eletric deve fallire

CORPORATE USA
Bond oggi: i General Electric nuova sfida di fine anno

LORENZO RAFFO, PUBBLICATO: 26 NOVEMBRE 08:11

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Dopo un primo downgrade se ne teme un secondo. Quotazioni giù a rotta di collo ma forse il mercato sta esagerando. I titoli più speculativi. 


Ormai su General Electric si legge di tutto, dalle notizie tragiche a quelle più fiduciose. Certo è che il “downgrade” da A a BBB+ da parte di S&P e la messa sotto osservazione di Moody’s non sono segnali positivi. Il perché è presto spiegato: debiti per quasi 120 miliardi di dollari ma soprattutto incapacità a mantenere il ritmo delle innovazioni tecnologiche imposte dai mercati, al punto tale che c’è chi sostiene che il modello GE sia fallito, dopo decenni di gloria. “Naturalmente General Electric non è defunta” – spiega Benjamin Gomes-Casseres, analista di Harvard Business Review – “ed è possibile che rinasca e prosperi, così come ha fatto Ibm negli anni Novanta”. E’ venuto comunque meno il suo schema di multinazionale ipersettoriale, in quanto attiva dalla tecnologia militare a quella aerea, dalla finanza alla biomedica e dagli elettrodomestici alla plastica, per citare solo alcuni comparti”. 

Il verdetto dell’azione

Dai 31,6 $ di quotazione a inizio 2017 è iniziato un crollo, che ha portato il titolo ai 17,4 $ di avvio 2018 e infine ai 7,57 della chiusura di venerdì. Ora si guarda ai 7 $ come a un possibile supporto ma è solo il frutto degli auspici di vari analisti, che sperano nell’intervento taumaturgico di Lawrence Culp, un outsider scelto di recente dall’esterno per guidare la società come ceo e presidente. Considerato un salvatore di aziende, il mercato confida in lui per un intervento di totale trasformazione del gruppo, sebbene in Borsa la reazione non si sia ancora vista, al punto tale che c’è chi sposta il supporto ben più in basso rispetto ai 7 $ prima ipotizzati, prevedendo addirittura i 5 $.

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