L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 novembre 2018

Spreeed - anche i militari danno di matto. Non hanno imparato o si sono dimenticati le lezioni sulla tattica e sulla strategia. La Politica ha leggi ferree e non tenerne conto manda a sbattere chi abbraccia le ideologie e non tiene conto delle forze in campo del terreno di gioco, delle luci e delle ombre, del falso e del vero. Siamo ridotti proprio male, potevamo vincere la guerra?

QUIRINALE: SCACCO AL GOVERNO ANTI-EURO IN DUE MOSSE

(di David Rossi)
26/11/18

Narrano le Scritture che il profeta Geremia fu gettato nel fondo di una cisterna come punizione per aver invitato il re Sedecia e i suoi compatrioti ad arrendersi alle soverchianti forze di Nabucodonosor: sosteneva né l’Egitto né altri sedicenti alleati sarebbero intervenuti a soccorso di Giuda e la vendetta del Gran Re su Gerusalemme sarebbe stata atroce, come dimostrato dal destino di altri popoli e città nella regione.

Chissà se l’ateo Alexis Tsipras, primo ministro greco, ha letto l’Antico Testamento. E chissà se qualcuno, dalle parti del Viminale e di Via Vittorio Veneto avrebbe voluto gettarlo in una cisterna vuota domenica mattina, leggendo il Corriere della Sera:

“Non posso far nulla perché sarei il primo a destare sospetti”, ha detto Tsipras, che senz’altro ricorda come l’Italia non fece nulla quando lui cercò disperatamente di ammorbidire le condizioni — allora draconiane — poste dall’area euro alla Grecia. Poi però Tsipras, memore della ritirata che improvvisò nel luglio 2015 dopo aver bloccato i conti bancari degli elettori per evitare il collasso del sistema, ha offerto un consiglio all’Italia. “È meglio che facciate oggi quel che comunque vi faranno fare domani”, ha osservato. “Se invece avete un’altra idea – ha aggiunto, forse alludendo all’opzione di uscita dell’euro che lui rifiutò - be’, allora good luck”. Buona fortuna.

Non entriamo nel merito della Legge di Bilancio, che sembra aver aperto un solco profondo tra l’Italia e l’Europa. Ci domandiamo solo una cosa: siamo davvero sicuri che ci sarà questo conflitto, paventato da Tsipras, e che i due principali azionisti della maggioranza gialloverde, Lega e Movimento 5 Stelle, alle prossime elezioni potranno davvero far garrire la bandiera dell’antieuropeismo e della difesa del Paese dagli euroburocrati? Già, perché una cosa è certa: l’articolo 10 della Costituzione - in qualunque modo lo si voglia leggere - racconta un’altra storia: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute".

Ora, a Bruxelles per motivi istituzionali hanno incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ma il mese scorso da Francoforte Mario Draghi, presidente della BCE, ha preferito recarsi al Quirinale, dove risiede chi effettivamente ha l’ultimo colpo. Perché al di là di tutto il palleggiamento di accuse tra Commissione e Governo, la Legge di Bilancio resterà nella storia dei provvedimenti possibili ma non diventerà mai esecutiva se il Capo dello Stato, in quanto custode della Costituzione, si rifiuterà di firmarla, preferendo aprire una crisi politica interna - dopo quella persino più grave già gestita alla fine dello scorso maggio - piuttosto che violare la Carta in questo, l’articolo 10, che è addirittura uno dei Principi fondamentali.

Insomma, quella che è nata come una crisi internazionale e che i protagonisti (Salvini, Di Maio ecc.) vorrebbero far restare tale, alla fine potrebbe riversarsi tutta all’interno del Paese, in quanto conflitto tra la Presidenza della Repubblica e maggioranza di Governo. Quell’anatra zoppa che i presidenti americani e francesi temono più di ogni cosa: un Parlamento ostile; in questo caso è rappresentata per il Governo gialloverde da un Presidente, Sergio Mattarella, che non si spaventa facilmente. Raccontano le cronache che si caricò in braccio il fratello Piersanti morente, colpito da Cosa Nostra. Vi pare che, uno così, si farà scrupoli a caricarsi in spalla una crisi istituzionale?

A chi scrive, pare che Tsipras si sia fatto gettare nella cisterna (o semplicemente mandare a quel paese) per niente: non è detto che questa crisi geopolitica tra Italia e Europa debba scoppiare. Peccato: ci sarebbe piaciuto scoprire se Russia, Qatar e Stati Uniti sarebbero corsi in aiuto del Governo del cambiamento. O anche solo vedere se qualche altro partito sovranista al potere li avrebbe almeno un po’ appoggiati.

(foto: Quirinale)

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