L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 dicembre 2018

Giorgetti-Salvini falso ideologico - prima contrattazione al ribasso e poi reddito cittadinanza imputato e quindi eliminato, come Tsipras tradiscono

14 DICEMBRE 2018 / 19:46 
Giorgetti: con r. cittadinanza rischio lavoro nero, non è Italia che piace a Lega

ROMA, 14 dicembre (Reuters) - Al sottosegretario alla presidenza del Consiglio leghista, Giancarlo Giorgetti, non piace l’Italia del Sud che ha votato in massa per il Movimento 5 Stelle in attesa del reddito di cittadinanza e ritiene che la misura-bandiera dell’alleato di governo porterà a un incremento del lavoro nero.

“Purtroppo il programma elettorale dei 5 stelle ha registrato larghi consensi al Sud anche per il reddito di cittadinanza. Credo che abbia orientato pochissimi elettori delle mie zone [al Nord]. Questa è l’Italia che magari non ci piace ma con cui confrontarsi e governare”, ha detto Giorgetti a una iniziativa di Fratelli d’Italia.

“Uno dei pericoli che vedo è che il reddito di cittadinanza alimenti il lavoro nero”, ha aggiunto a poche settimane dal varo del decreto che dovrebbe disciplinare la misura di sostegno a poveri e disoccupati.

Si dovrebbe trattare di un assegno mensile da 780 euro da revocare nel caso in cui si rifiutino tre offerte di lavoro. La misura, il cui successo è legato alla riforma dei centri per l’impiego, è controversa e dovrebbe partire in primavera.

Il governo ne ha tagliato gli stanziamenti rispetto ai circa 9 miliardi previsti inizialmente in manovra per far fronte alla richiesta europea di ridurre il deficit/Pil per il 2019 indicato al 2,4% e ritenuto eccessivo.

Oggi il target è di circa il 2% nel tentativo di scongiurare una procedura di infrazione.

Il vicepremier e leader pentastellato Luigi Di Maio respinge le critiche di Giorgetti: “Il lavoro nero non è tra i rischi che stiamo contemplando. La Guardia di Finanza e l’ispettorato del lavoro saranno operativi ogni giorno”, ha detto a Pescara.

Quanto all’Italia, “a me piace tutta dalla Val D’Aosta alla Sicilia”, ha concluso.

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