L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 dicembre 2018

Giulio Sapelli - Giorgetti-Salvini la trattativa al ribasso denota il falso ideologico della Lega e come Tsipras aspettiamoci il tradimento

NEWS
14/12/2018
Giulio Sapelli: 'Un errore cedere all'Europa, rischiamo di finire come Tsipras' 

Per Sapelli, il Governo M5S-Lega avrebbe sbagliato a cedere all'Ue, abbassando il capo e dicendo: 'Sì, ragioniamo sullo 0,4% di deficit'.


Intervistato da La Notizia Giornale, l'economista Giulio Sapelli, professore universitario di Storia Economica alla Statale di Milano, ha espresso le sue impressioni e valutazioni sulla manovra di bilancio, ancora in fase di definizione, e sulla trattativa tra il Governo gialloverde e la Commissione europea. Alla fine, per evitare la procedura d'infrazione, la maggioranza gialloverde ha ceduto all'Ue sull'abbassamento del deficit [VIDEO] dal 2,4% al 2,04%.

A questo proposito, il professor Sapelli ha dichiarato che è del tutto evidente che ci siano due pesi e due misure nel trattamento che si sta riservando sulla finanziaria a Francia (che può sforare) ed Italia da parte della Commissione europea.

E a sostenere questa tesi, secondo Sapelli, sarebbe lo stesso Financial Timesche in un articolo ieri metteva proprio in luce questa disparità di trattamento da parte dell'Ue nei riguardi delle due nazioni europee.

Per Sapelli, è anche vero che la Francia ha sempre avuto un prodotto interno lordo superiore e per certi versi dominante rispetto all'Italia, ma complessivamente non ci sono tutte queste differenze tra Francia e Italia. Il debito italiano si aggira intorno ai 2300 miliardi, mentre quello francese intorno ai 2200 miliardi. La Francia però avendo un Pil maggiore, sconta un deficit inferiore, quindi risulta oggettivamente avvantaggiata.

Sapelli: 'I governanti italiani dovrebbero leggersi Kissinger'

Per l'economista, è stato comunque un errore imperdonabile cedere immediatamente ai diktat imposti da Bruxelles sulla riduzione del deficit dal 2,4% al 2,04%. Per Sapelli, i governanti italiani dovrebbero leggersi Kissinger per capire che su questioni di importanza cruciale bisogna imparare a trattare e a ritrattare, a negoziare e a rinegoziare.

Altrimenti di questo passo, se si china il capo, ragionando sullo zero virgola per cento, si rischia di fare la stessa fine della Grecia di Tsipras. [VIDEO]

Per l'economista di scuola olivettiana, per invertire la rotta, bisogna insistere principalmente su due punti: 1) in primis non cedere seduta stante alle imposizioni dettate da Bruxelles, ma negoziare e contrattare, imparando a non arrendersi ai primi intoppi; 2) impiegare i miliardi di euro a disposizione per fare politiche attive e costruttive basate su investimenti produttivi, cercando di mettere quanto più da parte tutte le misure da propaganda elettorale.

Solo così, secondo Sapelli, l'Italia potrebbe rialzare la testa, a maggior ragione se si dovesse presentare una fase di crisi economica: l'Italia risulterebbe ben attrezzata per fronteggiarla.

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