L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 dicembre 2018

Per Di Maio - Con la Moneta complementare e l'azione della Cassa Depositi e Prestiti, il pagamento alle imprese può essere del 100%. Va bene l'aliquota fissa del 15% alle imprese fino a 65.000 euro anno. Infrastrutture digitali sono anni che se ne parla cominciano ad arrivare i soldi (l'innovazione richiesta dagli industrialotti euroimbecilli c'è)

La lettera di Luigi Di Maio agli imprenditori

Postato il 9 dicembre 2018, 11:27


Egregio direttore,
oggi affido alle pagine del vostro giornale una lettera aperta indirizzata a tutti gli imprenditori italiani, ai quali vorrei raccontare le misure per le imprese che sono contenute nella manovra.

Prima di tutto alcune considerazioni di carattere generale.

Questo governo, e in particolare io come ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, ha la piena coscienza dell’importanza che hanno le piccole e medie imprese per la tenuta sociale e per lo sviluppo del nostro Paese. Sono anche assolutamente consapevole del fatto che negli ultimi anni avete subito sia la crisi che la poca attenzione da parte dello Stato nel mettere a punto le soluzioni da voi richieste per poter operare nelle migliori condizioni possibili. Quello che vorrei stabilire è un metodo di confronto continuo con i rappresentanti delle associazioni d’impresa orientato verso due fronti: da un lato il conseguimento di risultati concreti nel minor tempo possibile, dall’altro la definizione di un modello di sviluppo che guardi al futuro. Quindi risolvere nell’immediato annosi problemi delle imprese per permettervi di respirare e di fare gli Imprenditori, non i compilatori di scartoffie. Ma anche capire insieme qual è la direzione che deve prendere lo sviluppo dell’Italia e parlare quindi di investimenti, di export, di infrastrutture. Agire sulle emergenze e pensare al futuro.
Annuncio qui che con un emendamento al Senato in Legge di Bilancio definiamo che pagheremo, in azione congiunta con Cdp, il 50% dei debiti della PA con le imprese entro il 2019. Si tratta di circa 30 miliardi (insieme alla Moneta Complementare il pagamento può essere al 100%)

Come governo abbiamo già iniziato a muoverci lungo queste due direttrici, attraverso le varie norme che rientrano nella manovra e anche attraverso azioni più complesse come quella annunciata da Cassa depoisiti e prestiti in occasione della presentazione del nuovo piano industriale.
Iniziamo ad abbassare le tasse. Abbiamo cominciato dai più piccoli mettendo un’aliquota fissa del 15% per le partite IVA e le piccole imprese fino a 65.000 euro. Parliamo di un milione di persone che lavorano ogni giorno e che finalmente avranno più soldi in tasca e meno burocrazia. Dal 2020 introduciamo anche l’aliquota al 20% per piccole imprese e autonomi con redditi compresi tra i 65 mila e i 100 mila euro.
Questa imposta sostituirà Irpef ed Irap, abbassando la pressione fiscale ed eliminando sia la ritenuta d’acconto che l’Iva.
Abbassiamo sensibilmente l’IRES. La riduciamo di 9 punti, dal 24% al 15%, ed estendiamo questa aliquota al 15% anche ai soggetti Irpef che investono utili in beni strumentali. I contratti di lavoro che rientrano nell’agevolazione sono quelli a tempo indeterminato e determinato. Raddoppiamo la deducibilità dell’IMU sui capannoni, portandola dal 20% al 40%. Spero di portarla al 50% tra circa dieci giorni, quando la Manovra sarà in discussione al Senato. Una misura chiesta da migliaia di imprenditori e che ora trova davvero riscontro.

La pressione fiscale inizia quindi a scendere e inizia a scendere per quelli che hanno sempre pagato di più fino ad ora, i più piccoli. Ci sono anche altre buone notizie per le imprese. Abbiamo garantito continuità agli incentivi per l’innovazione tecnologica (Impresa 4.0) prorogando al 2019 l’iper-ammortamento sugli investimenti. Proroghiamo per il prossimo anno anche il super-ammortamento per software digitali specifici, nella misura del 40%. È confermato anche Formazione 4.0 e abbiamo previsto inoltre un voucher fino a 40.000 euro a favore delle PMI per avvalersi di un digital transformation manager.

Ci saranno anche novità importanti sul costo del lavoro, che è uno dei principali problemi per gli imprenditori. Non rimanderemo più questa urgenza e entreremo a gamba tesa per ridurlo sensibilmente. Intanto abbiamo introdotto per tutto il 2019 un super bonus sotto forma di sgravio contributivo fino a 8 mila euro annui per i datori di lavoro che assumeranno con contratti a tempo indeterminato giovani laureati o dottori di ricerca il massimo dei voti. Chi vuole premiare il merito sarà premiato a sua volta.

Sono convinto, e lo ribadisco, che il modo migliore di aiutare le imprese, oltre a evitare di strozzarle con la tassazione più alta d’Europa, sia lasciarle in pace. Il decreto semplificazioni, che sarà approvato definitivamente la settimana prossima, elimina alcuni vincoli burocratici assurdi, buoni solo a far ingrossare il fegato a chi doveva rispettarli. Per esempio, tagliamo dei balzelli esistenti dal dopoguerra come il registro del burro e dello zucchero. Via il sistema Sistri che era stato introdotto con un onere anche economico a carico delle imprese, ma non ha mai funzionato.

Quello che vi ho raccontato finora serve per iniziare a sistemare quello che non va. Ad intervenire sulle emergenze. Ma come vi dicevo all’inizio stiamo pensando anche al futuro per lo sviluppo del Paese. Vogliamo investire su tre filoni in particolare: un piano per l’innovazione, un piano straordinario per le esportazioni e infine un piano per le infrastrutture.

Per l’innovazione creiamo il primo fondo italiano per il sostegno al Venture Capital, prevediamo di investire in questo un miliardo all’anno. L’obiettivo immediato è favorire gli investimenti in VC, quello mediato è di favorire la crescita dimensionale delle startup italiane, le più meritevoli, in modo da farle competere nello scenario globale. In particolare vogliamo spronare i nostri giovani talenti a concentrarsi sull’intelligenza artificiale e sulla Blockchain e abbiamo creato un fondo ad hoc per la sperimentazione di queste tecnologie che avrà una dotazione iniziale di 15 milioni all’anno fino al 2021.

Sugli investimenti per il futuro ci darà una grossa mano Cassa depositi e prestiti. Di concerto con il governo, con il suo nuovo piano industriale, ha pronto un vero e proprio bazooka: oltre 200 miliardi di euro di risorse per i prossimi 3 anni per sostenere i piani di rilancio del Paese. Sono soldi che serviranno a rilanciare il tessuto industriale, con una forte attenzione alla crescita e allo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane, cuore pulsante della nostra economia. Una parte di queste risorse serviranno proprio per la loro crescita in chiave innovativa e per lo sviluppo dell’export. La nuova CdP, con la governance voluta dal Governo e guidata da manager di successo come Fabrizio Palermo, vuole anche focalizzare la propria azione su infrastrutture, territori e Pubblica Amministrazione.

Infrastrutture per me è una bellissima parola. A partire dalle infrastrutture digitali che sono le autostrade del futuro e che sono strategiche per l’Italia così come lo furono le autostrade negli anni ’60 per lo sviluppo economico. Sono necessarie centinaia di nuove infrastrutture in tutto il Paese e sulle quali siamo pronti a investire, come vi ho raccontato. Sono opportunità immediate per le aziende e occasioni per il futuro che non si possono perdere. A bloccarle spesso è l’astrusa complessità del Codice per gli appalti. Stiamo per intervenire anche su questo per semplificarlo in maniera importante tramite una legge delega, far partire cantieri e sbloccare miliardi di euro di investimenti. Questo possiamo permetterci di farlo perché entro Natale sarà approvata in Parlamento la legge anticorruzione che contiene anche il DASPO ai corrotti quindi impediamo a monte ai furbetti di partecipare agli appalti. Chi è condannato in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione è fuori da tutto. Lasciamo spazio solo agli imprenditori onesti che non saranno più costretti a rinunciare agli appalti spaventati da codici troppo complicati.

Martedì 11 avvierò al MISE il tavolo permanente per le piccole e medie imprese. Quella sarà la sede per confrontarci su tutte le esigenze e richieste degli imprenditori. Penso che i nostri obiettivi siano comuni e dobbiamo trovare la strategia migliore per ottenerli. L’Italia è come una maestosa aquila che si è spezzata le zampe. Prima che torni a volare è necessario che si rimetta in piedi e ricominci innanzitutto a camminare per potersi dare lo slancio. Dopo di che potrà nuovamente spiccare il volo e raggiungere nuove vette. Se lavoriamo insieme consci delle difficoltà presto potremmo nuovamente spiccare il volo.

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