Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 aprile 2018

14 aprile 2018 - SIRIA, TUTTE BALLE? Paolo Sensini

Criminali


14 aprile 2018 - Non missione compiuta ma atto banditesco sgominato

PTV News 14.04.18 - Una catastrofe politica e militare per l'occidente

Il Sovranismo identitario avanza

Il comunitarismo sovranista di Fabrizio Fratus


Il comunitarismo è una corrente filosofico-politica che ritiene che l’individualismo sia un fenomeno regressivo, piuttosto che emancipatorio.

Spesso associato alla galassia dei Communitarians nord-americani, la riflessione antropologica sulla natura dell’essere umano radicato in una comunità ha origini antiche, che vengono dal mondo premoderno, in particolare dalla filosofia greca e dalla teologia cristiana.

Presente nella riflessione sociologica e antropologica anche nell’età moderna, in vari filoni di culture socialiste, marxiste, cristiane , destro-radicali, arriva al XXI secolo in particolare con le opere del sociologo milanese Fabrizio Fratus, leader e animatore del think thank Il Talebano.

Il pensiero di Fratus muove da una posizione rigorosamente aristotelica, che vede l’uomo come zoon politikon, in linea con due grandi pensatori comunitaristi come Alasdair Mac Intyre e Costanzo Preve e affine al filone inaugurato da Ferdinand Tönnies.

In opere come Dio o Darwin e Evoluzionismo tra mito e realtà. Perché il darwinismo è falso (ma anche in occsione di articoli e convegni di spessore internazionale), Fratus colpisce il cuore dell’evoluzionismo con una serrata critica scientifica.


Un altro aspetto importante del suo pensiero è la critica all’edonismo di massa in una delle sue più importanti e perniciose manifestazioni : la pornografia. In Ideologia del godimento; pornografia e potere nella società delle immagini, scritto a quattro mani con Paolo Cioni, viene smascherato il lato oscuro di quella che viene definita una conquista della postmodernità, ovvero il libertinaggio dei costumi sessuali.

Oltre la destra e la sinistra. Sovranisti nel nuovo millennioPartendo da queste premesse, possiamo inquadrare la proposta politico-culturale veicolata dall’ultimo lavoro di Fabrizio Fratus, Oltre la destra e la sinistra. Sovranisti nel nuovo millennio (2017). La parola chiave è comunità, legame sociale che l’ideologia progressista ha sacrificato sull’altare di un sedicente progresso utilizzando a suo favore una infondata teoria evoluzionista, i cui risultati, come si può vedere nello studio sulle patologie della porno- dipendenza, sono anomia e disgregazione sociale.

L’importanza della comunità traspare fortemente nel libro, edizione ampliata di Fascisti su Milano. Dai palazzi del potere centrale al cuore del nord (2013), dove il nostro autore narra in forma romanzatale vicissitudini nella destra milanese, mostrando l’esperienza di una comunità politica e territoriale portavoce di simboli antichi, ma intramontabili nonostante le avversità moderne.

Evidente inquesto romanzo la dicotomia tonniesiana comunità-società, il confronto tra il retaggio di una visione tradizionale e l’anomia postmoderna: da questo spaccato di mondo, capace di proporre una nuova rivoluzione conservatrice, prende le mosse l’esperienza de Il Talebano, che contribuisce al corso sovranista della nuova Lega di Salvini, nata da un serrato confronto tra il think thank comunitarista e l’attuale segretario leghista nel 2012-2013.

Il Talebano e la nuova Lega di Matteo Salvini si inseriscono, sul piano metapolico e politico, come via italiana ad un movimento internazionale definibile come sovranismo identitario.

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Se il leghismo ne è l’espressione più politica, la proposta comunitarista che emerge dall’opera di Fratus fornisce i contenuti valoriali ad una proposta genericamente movimentista, definita populista. Il testo ne mette ben in luce le coordinate culturali, che partono da un retaggio rivoluzionario conservatore ancora vivo e capace di aggregare , orientare e formare giovani che secondo la vulgata hanno scelto “la parte sbagliata”: lontano da uno sterile nostalgismo o pussilanime rifiuto del mondo postmoderno e affine allo spirito dinamico rivoluzionario conservatore, si incontra col pensiero di Massimo Fini e i migliori sviluppi del comunitarismo etnoregionalista padano-alpino.

In un’epoca dove le grandi meta-narrazioni del secolo breve sono declinate e trionfa il pensiero unico, mentre l’irruzione di problematiche postmoderne modifica la geografia politica mettendo persino in discussione la dicotomia destra-sinistra, c’è bisogno di una proposta politico-culturale all’altezza dei tempi.

Una proposta è senz’altro il comunitarismo e i libri del sociologo Fabrizio Fratus -e in particolare Oltre la destra e la sinistra. Sovranisti nel nuovo millennio– possono considerarsi un manifesto politico, che lega il miglior patrimonio delle rivoluzioni nazionali con gli sviluppi politici e meta politici postmoderni del sovranismo identitario.

Ne emerge uno spaccato lontano dagli stereotipi della reductio ad Hitlerum, del politicamente corretto, delle utopie del progressismo a la page, della “fine della storia”, del “diritto umanista”: un mondo tenacemente conservatore ma virilmente capace di confrontarsi con realtà.

Secondo Alain De Benoist oggi viviamo in un’epoca di transizione e di espansione populista. Noi crediamo che ad un mediatico e movimentista appello al popolo si debba affiancare una proposta politico culturale che dia forma e contenuti al concetto di popolo e soprattutto si rifaccia agli autentici valori umani.

Oltre la destra e la sinistra. Sovranisti nel nuovo millennio intende dunque stimolare la società civile ad una salutare reazione alla disumanizzazione in corso.

Gianfranco Costanzo

Guerra - gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna hanno sancito la morte del diritto internazionale da oggi solo il soppruso, la forza, la violenza, la menzogna vincono. Una lezione indimenticabile

SIRIA. PER CHI HA MEMORIA CORTA.

Maurizio Blondet 13 aprile 2018 

Dunque ricapitoliamo per chi ha la memoria corta: Nel 2009, gli Usa volevano far passare una pipeline del Qatar sul territorio siriano ma Assad si oppose al progetto. http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-10-19/siria-dietro-conflitto-l-eterna-guerra-le-pipeline-161032.shtml?uuid=ADBvyXfB
Dal quel giorno i servizi d’intelligence americani cercano di rovesciare il suo governo con la forza mediante il finanziamento di sanguinari ribelli mercenari (tra cui l’ISIS) https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/30/isis-chi-lo-finanzia-americani-e-alleati-naturalmente/1733028/
Gli USA però non potevano rivelarsi per ciò che sono realmente di fronte all’opinione pubblica mondiale e per giustificare un’azione militare imperialista contro un paese sovrano, dovevano trasformare Assad in un feroce criminale che uccide donne e bambini con le armi chimiche:
I media allineati presero delle immagini strazianti di bambini colpiti dai gas e gli fecero fare il giro del mondo dichiarando che il responsabile era Assad.
I video con le immagini provenivano da un ente con sede a Londra (l’Osservatorio siriano per i diritti umani) http://www.ossin.org/crisi-siria/1362-la-bufala-dellosservatorio-siriano-dei-diritti-umani e dai “caschi bianchi” (subito candidati al premio Nobel per la Pace), http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/11/24/elmetti-bianchi-un-altro-video-che-imbarazza/
due organizzazioni legate ai servizi d’intelligence angloamericani il cui compito era ed è quello di denunciare ogni giorno le atrocità del terribile regime di Assad.

La macchina del fango della Casa Bianca funzionò perfettamente e durante quei giorni, in ogni casa, in ogni ufficio, in ogni strada, la gente non faceva altro che parlare dell’orrore di quelle immagini: Poveri bambini! Il criminale Assad deve essere fermato! L’Occidente democratico deve intervenire!
(Gliene sarà rimasto un po’)

Poco tempo dopo invece, si scoprì che il gas era stato utilizzato proprio dai ribelli armati dagli USA e non da Assad ma la notizia, invece di finire sulla prima pagina dei notiziari come sarebbe dovuto accadere in delle vere democrazie, venne fatta passare in sordina con qualche trafiletto. http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/siria-piccinin-gas-sarin-usato-dai-ribelli-e-non-da-assad/news-dettaglio/4395193
Gli USA bombardarono la Siria e prepararono i piani d’invasione ma l’intervento russo li costrinse a fermarsi anche se per qualche giorno abbiamo rischiato una 3° guerra mondiale solo per far passare le pipeline del Qatar.
I militari russi spazzarono via l’ISIS insieme all’accozzaglia dei ribelli tagliagole addestrati dalla CIA ma scatenarono le ire dei neocons della Casa Bianca che iniziarono a condurre una campagna mediatica russofoba (consapevoli del fatto che le masse si bevono tutto quello che gli viene raccontato dai media) che è culminata con le accuse contro il Cremlino di avere ucciso una spia con il gas nervino. La vicenda che venne data immediatamente in pasto alla macchina del fango apparve subito un po’ strana perché nessun servizio segreto russo avrebbe mai firmato un omicidio con armi che sono solo a loro disposizione in un momento in cui tutto l’occidente sta cercando ogni pretesto per far apparire Putin come una canaglia.
Poco dopo infatti si venne a scoprire che le “prove” contro la Russia erano la solita montatura http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/04/04/spia-johnson-accusato-di-aver-mentito_d20d3f03-50f7-4e36-850f-cac07a7c7fba.html
La Casa Bianca però ha continuato a puntare dritto per i suoi obiettivi e in seguito a questi fatti ha accusato nuovamente Assad di usare le armi chimiche contro i civili. Come al solito le immagini strazianti dei bambini provenienti dal noto Osservatorio siriano dei diritti umani e dai Caschi Bianchi, hanno fatto il giro del mondo e come al solito le masse sono state aizzate contro la Siria fino a sperare “nell’intervento umanitario” degli USA, che insieme ai suoi alleati vassalli, rappresenta la polizia del mondo.
Ora mi domando…..è credibile che Assad, già vittima di simili fake news in precedenza, sia ricorso alle armi chimiche ben sapendo che l’occidente lo avrebbe accusato di crimini di guerra per legittimare il suo rovesciamento militare? Sono ancora credibili la Casa Bianca e le sue fonti governative dopo che hanno già mentito 100 volte con ogni genere di menzogna? Possiamo scordare ad esempio che persino la guerra del Vietnam venne legittimata dagli USA con le fake news dell’incidente di Tonkino? https://www.usni.org/magazines/navalhistory/2008-02/truth-about-tonkin
Possiamo ancora ritenere attendibile chi ha invaso l’Iraq e ha messo le mani sulle sue risorse petrolifere dopo avere inventato le armi di distruzioni di massa di Saddam? https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/06/guerra-in-iraq-commissione-dinchiesta-uk-saddam-non-era-minaccia-imminente-scelta-fu-precipitosa/2885407/
È credibile chi si strappa le vesti per l’uccisione di alcune centinaia di bambini quando è direttamente responsabile della morte di almeno 500.000 civili iracheni inermi?

A ognuno le sue considerazioni ma ricordatevi per chi e

per cosa stiamo rischiando una 3° guerra mondiale.


Quando muoiono i bambini di Gaza per fosforo bianco,quando muoiono bambini yemeniti sotto i bombardamenti sauditi guidati da piloti inglesi e americani, quando cecchini israeliani sparano per uccidere minorenni manifestanti disarmati, Saviano sta così.

Maledetti


Guerra - Siria - la lezione è stata compresa dalla Russia, le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche capiscono solo il linguaggio della forza. D'altra parte quando il linguaggio diventa, mostro, animale, cecchini ebrei che sparano su una folle inerme non c'è d'aspettarsi nient'altro. La Russia ha sogni, quello più concreto è l'Eurasia. Come hanno ben compreso gli italiani nella loro istintività votando in massa il prossimo presente governo M5S-Centrodestra senza Berlusconi che si è autoescluso

LA RUSSIA S’INDURISCE. CONTRO L’IMPERO DEL CAOS.

Maurizio Blondet 13 aprile 2018 

L’epico viaggio della Russia verso l’Occidente” è finito, come “i suoi ripetuti e infruttuosi tentativi di diventare parte della civiltà occidentale”. E’ una frase che suona una sentenza, dato che a scriverla è Vladislav Surkov, forse il più vicino collaboratore strategico di Vladimir Putin, una presenza costante nonostante l’età ancora giovanile: Surkov ha 53 anni, ma dal 1999 è stato vice-capo dello staff del Cremlino, ed è accreditato di essere l’architetto della “democrazia amministrata” che è lo stile del governo putiniano, ed oggi è il consigliere presidenziale sulla crisi ucraina.

Sanzioni, minacce di guerra,menzogne e insulti hanno portato Surkov (e certo il suo ambiente) a concludere che “La Russia ha davanti 100 anni di solitudine geopolitica. O 200? 300?”. Non è una scelta fatta a cuor leggero, ma una malinconica constatazione confermata nei fatti.

Dimitri Orlov, The Saker, ha passato due ore a seguire un dibattito tv russo tra esperti militari.


Tutti erano d’accordo che “ragionare con gli occidentali, chiedere equità e giustizia, o fare anche semplicemente appello al buon senso, è completamente futile. Gli sforzi diplomatici della Russia (particolarmente verso la Gran Bretagna sul caso Skripal) sono inutili. […] Con mio grande stupore, l’idea che la Russia potrebbe dover affondare qualche nave della US Navy e sparare qualche missile Kalibr su forze americane in Medio Oriente, è considerata come una opzione reale, forse inevitabile. Nessuno vi si è opposto”.

Un amico personale di Putin e filmografo che si chiama Vladimir Soloviev, in un altro dibattito tv, ha detto: “l’Occidente ha inviato un chiaro messaggio al presidente che abbiamo appena rieletto: noi faremo dei tuoi prossimi sei anni di presidenza, sei anni di crisi costanti, sei anni d’inferno. Faranno peggiorare la nostra economia. Ma i russi devono capire che avere un salario di 20 mila rubli (300 dollari) è meglio che avere 20 milioni di morti come nella seconda guerra mondiale. E’ un piccolo prezzo da pagare, per essere una delle ultime nazioni sovrane nel mondo. A lungo termine, è meglio per la Russia troncare la dipendenza dalle importazioni, mercati e tecnologie occidentali.

“Sul piano politico e militare, bisogna che la Russia adotti gli stessi metodi che l’America usa contro di noi, le “guerre per procura” o armando le milizie nazistoidi contro il Donbass. Deve armare tutti i paesi e i popoli che l’America considera nemici: S-400 all’Iran, a Hezbollah, armare i talebani, la Corea del Nord. “I neocon capiscono solo il linguaggio della forza”. Inutile denunciare l’illegalità e la illegittimità delle azioni occidentali, invocare il diritto internazionale.

“Occorre rivedere le relazioni troppo cordiali con Israele. Israele e Stati Uniti hanno scelto questo momento per umiliare la Russia. Putin deve prendere serie e concreti passi per bloccarle.

“E’ tempo che la vecchia classe di politici si ritiri. Il ministro degli esteri Lavrov ha espresso il desiderio di andare a riposo, dopo dieci anni al servizio, a volte brillante, della Russia. Putin dovrebbe sostituiro con un giovane energico che smetta di chiamare i paesi dell’Ovest “i nostri partner”, come fa Lavrov in ogni occasione:”

“E’ il momento cruciale per Putin: terrà testa all’Impero del Caos US-raeliano o si piegherà?”.


Queste sono le posizioni che corrono nella dirigenza russa: che come si vede, giungono alla critica della politica conciliatrice di Lavrov, e dunque di Putin. Surkov, al confronto, appare moderato: “Una certa elite russa voleva occidentalizzarsi, altri dirigenti hanno cercato di imitare gli Stati Uniti, essere accettati dall’Occidente per “eccessivo entusiasmo”. Adesso, non coltiviamo più illusioni, dice


Ricorda un vecchio detto nazionale: “la Russia ha due alleati: l’esercito e la marina”.

“Solitudine non significa completo isolamento”, scrive Surkov: “La Russia senza dubbio commercerà, attrarrà investimenti, scambierà conoscenze, combatterà guerre – competerà e coopererà, causerà paura, odio, curiosità, simpatia e ammirazione – ma senza più scopi falsi, e auto-negazione.

Vladislav Surkov

L’articolo di Surkov, apparso su Global Affairs il 9 aprile scorso, si intitola “La solitudine del mezzo-sangue”.

Perché la Russia, che ha nella sua cultura sia Europa sia Asia, è come “uno nato da un matrimonio misto”, un “mezzosangue. E’ il parenti di tutti, ma il familiare di nessuno. Trattato dagli stranieri come uno di loro , un sottocasta fra la sua stessa gente. Egli comprende tutti e non è compreso da nessuno. Un meticcio, uno strano”.

Descrizione lancinante, perché Surkov stesso è un mezzosangue: di padre ceceno, Andarbeck Dudaiev, egli ha scelto il cognome di sua madre, Zinaida Surkova. Ma evoca un dibattito permanente nella cultura russa, con profonde radici storiche e politiche, il “mito dell’Eurasia”, come lo chiama il russologo Aldo Ferrari.

Perché abbiamo bisogno della Russia

Vladimir Putin ha sempre incarnato una forma di mediazione, e medietà, fra “occidentalisti” e “eurasisti”. Adesso il rigetto subito dall’Occidente, potrebbe dare più peso politico alla parte “eurasiatista”, rappresentata culturalmente non solo da Dugin, ma certo anche tra le forze armate, i “sovietisti” e nazionalcomunisti. E’ una tendenza grandiosa che comprende anche le suggestioni della Terza Roma, non prive di pericoli. Queste tendenze emergono (come sempre) da una frustrazione, che la criminale stupidità occidentale ha creato.

Infatti non è solo che la cultura europea può fare benissimo a meno di Hemingway, o dello sterminato gossip parigino di Proust, ma non di Dostojevski,Tolstoi, Bulgakov e Solgenitsin. Il punto è che proprio oggi, è la Russia di Putin ad affermare il diritto internazionale contro le violazioni criminose e impunite degli Usa, il “costruttore di pace” in un Occidente assatanato ad accendere inimicizie etnico-religiose in tutto il Medio Oriente e persino in Ucraina, pagando ed armando mestatori e settari; a proclamare la verità contro ogni genere di menzogna, false flag e fake news.

Insomma è propria la Russia, oggi, a incarnare la civiltà (che un tempo chiamavamo occidentale) contro la barbarie scatenata nella demenza e nella menzogna, nel nichilismo suicida e nella sovversione morale dell’edonismo di massa. Proprio adesso la Russia è europea, mentre noi – al capolinea della secolarizzazione compiuta e dell’ignoranza generale – abbiamo smesso di esserlo, rivoltolandoci nella neo-barbarie, nell’indecenza e nella menzogna. O nella zombificazione. Dostojevski notava non ricordo dove che l’anima d’Europa, senza la Russia, era piccina e bottegaia. Oggi abbiamo la Merkel bottegaia, e l’irresponsbailità di Trump e May; l’irrazionalità dei politici, il pensiero unico obbligatorio, la società dello spettacolo, ed anche il gay pride e il cambio di sesso come “diritto”, e in più la voglia di fare la guerra alla Russia, invece di integrarla.

Anche Surkov vede ovviamente un rischio nei “cent’anni di solitudine geopolitica” a cui la Russia è stata confinata. Diventare “un solitario in una remota distanza”. Dipende dal popolo russo, dice, se adagiarsi a questo o “elevarsi a nazione alpha , una guida” fra le nazioni. “Sarà duro”, ma un lungo viaggio “dalle spine alle stelle: sarà interessante, e saranno le stelle”.

Post Scriptum.
La guerra in lista d’attesa

Il miglior giornalista nell’area medio-orientale, Eliah Magnier, ha diffuso questo tweeet:

Elijah J. Magnier @ejmalrai – 12:49 PM UTC – 12 Apr 2018
#BreakingNews
#Russian sources told me: possibility of war on #Syria has gone down from 9 to 5/10. Diplomatic contacts with #USA never stopped. It was acknowledged that the possible war on #Syria serves no purposes but to create a war situation where worse case scenario can happen

“Fonti russe mi hanno detto: la possibilità di guerra in siria è scesa da 90 per 100 a 50 per cento. I contatti diplomatici con gli Usa non sono mai stati interrotti. E’ stato riconosciuto che la possibile guerra in Siria non serve ad altro scopo che creare una situazione di guerra dove possa realizzarsi il “caso peggiore”.

Guerra - Siria - la May non riesce a controllare i servizi segreti e una delle emanazioni di questi, gli elmetti bianchi

Attacco chimico in Siria false flag? Russia accusa elmetti bianchi e Londra

La Russia sostiene che l'attacco chimico a Douma sarebbe in realtà un false flag per accelerare un intervento militare contro il regime di Bashar al-Assad. Il ministero della Difesa russo punta il dito contro gli elmetti bianchi ed il governo britannico.

La Russia sostiene di aver trovato le prime prove per dimostrare che l'attacco chimico avvenuto a Douma (Siria) il 7 aprile non è mai accaduto.
Il ministero della Difesa russo ha inoltre accusato il governo britannico di fare pressioni sugli autori di quella che definisce una vera e propria messinscena, con l'obiettivo probabile di destabilizzare ulteriormente le relazioni internazionali.

Durante un briefing, il ministero ha mostrato una intervista video a due persone che si presentano come professionisti medici che lavorano nell'unico ospedale che opera a Douma.
I due uomini commentano il video diffuso in Rete che ha indignato mezzo mondo, nel quale si vede gettare acqua su decine di persone e bambini su dei letti che fanno difficoltà a respirare.
Il video mostrerebbe le conseguenze dell'attacco chimico a Douma ma i due medici intervistati dai russi affermano che in realtà questi pazienti stanno soffrendo per un avvelenamento da fumo.

Il ministero della Difesa russo aggiunge inoltre di avere "anche prove che la Gran Bretagna ha avuto un coinvolgimento diretto nell'organizzare questa provocazione nella Ghouta orientale", proprio mentre il governo di Damasco stava per riprenderne il controllo.
Il portavoce del maggior generale Igor Konashenkov rivela infatti: "Sappiamo con certezza che tra il 3 aprile e il 6 aprile i cosiddetti elmetti bianchi sono stati seriamente messi sotto pressione da Londra per accelerare la provocazione che stavano preparando".

Gli elmetti bianchi fanno parte di una Ong che ha iniziato a lavorare in Siria nel 2011, in concomitanza con le prime Primavere arabe, fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale dell'esercito inglese nonché consulente del ministero degli Esteri e del Commonwealth.
Stando ad una inchiesta pubblicata su occhidellaguerra.it, l'Ong oltre ad essere sostenuta economicamente da Regno Unito, Giappone, Danimarca e Germania avrebbe ricevuto anche 23 milioni di dollari dall'Usaid (l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale). 
Inoltre, Business Insider sostiene che il braccio destro del responsabile siriano degli elmetti bianchi è Zouheir Albounni, un impiegato dell'Usaid.

Nel loro sito, gli elmetti bianchi insistono sul fatto che in Siria ci sono state "dozzine di attacchi chimici" dal 2014 e per questo invocano l'intervento armato delle Nazioni Unite.
La Russia sembra quindi sostenere che siano stati gli elmetti bianchi ad organizzare il false flag a Douma, con lo scopo di accelerare un attacco contro il regime di Bashar al-Assad.

Giulio Sapelli - si attacca la Russia ma l'obiettivo è la Cina. Il Renminbi soppianterà il dollaro e saranno dolori veri per gli Stati Uniti

GUERRA IN SIRIA/ Il gioco di specchi che inganna Trump ma non Putin

Si guarda con apprensione a quel che sta avvenendo intorno alla Siria. Le potenze mondiali prendono posizione. GIULIO SAPELLI ci aiuta a capire qual è la posta in gioco

13 APRILE 2018 GIULIO SAPELLI

Lapresse

Una delegazione di Alternative für Deutschland, il partito della destra tedesca, si è recata nel marzo di questo anno in Siria per incontrare il Gran Muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassoun, a Damasco. Lo scopo della visita era quello di conoscere di persona la situazione siriana e capire "la guerra dal punto di vista tedesco". Il deputato AfD del Land Nord Reno-Westfalia, Christian Blex, ha definito l'incontro con il gran Muftì il "punto culminante" della visita in Siria. Dichiarando che "Sua Eccellenza ha ribadito la necessità di una stretta separazione tra lo Stato e le religioni per garantire una convivenza pacifica". Allo stesso tempo, ha sottolineato che il Gran Mufti "è convinto che il 70 per cento dei rifugiati siriani tornerà in Siria", aggiungendo che è pronto ad andare a Berlino per rivolgere un appello ai rifugiati partiti per la Germania. "L'obiettivo del viaggio è analizzare in loco la situazione umanitaria e il lavoro di ricostruzione nelle zone liberate dei terroristi, poiché l'informazione dei media in Germania non offre la possibilità di valutare la reale situazione in Siria", ha scritto Der Spiegel.

Il governo tedesco ha duramente condannato il viaggio dei rappresentanti della destra tedesca, che in questo modo vuol trovare un accordo per favorire il ritorno in Siria dei rifugiati che oggi vivono in Germania. Però l'indignazione di Spd e Cdu per il viaggio di AfD a Damasco non si accompagna all'indignazione per la vendita dei carri armati Leopard impiegati sul fronte di Afrin o per le armi vendute per miliardi di dollari ad Arabia Saudita ed Emirati mentre divampa la guerra nello Yemen.

La Germania ha comunque annunciato che non parteciperà a nessun intervento in Siria a fianco degli Usa e questo rivela la cautela con la quale questa grande nazione si muove quando è in gioco il suo ruolo in Africa, memore delle sconfitte che in quel continente ha subito nel corso della storia. Mentre ben diversa è, come è noto, la decisione di Francia e Uk. 

Macron (animale) ha dichiarato che "Assad ha usato armi chimiche, abbiamo le prove" e gli inglesi hanno rincarato la dose, in proseguimento, del resto, della loro azione anti-russa dopo lo scandalo spionistico che ha investito per giorni e giorni tutta l'opinione pubblica mondiale, in un gioco di specchi che non ha nulla a che vedere con un gioco di spie, ma con un gioco di distrazione di massa dalla posta in gioco.

La posta in gioco, per gli Usa, la Francia e il Regno Unito, è raggiungere il riassetto dell'equilibrio del potere mondiale impedendo alla Russia di affermarsi in Medio Oriente e dunque nel punto strategico dell'heartland e del Rimland, ossia nel cuore del potere terrestre mondiale e nei mari che lo lambiscono. I laghi atlantici del Mar Nero e del Mar Caspio sono la periferia del Golfo Persico e dell'Oceano Indiano, ed è per questo che il controllo della Siria è sempre stato strategico. I francesi al tempo dell'accordo Sykes-Picot, nel 1916, ben lo sapevano, così come lo sapevano gli inglesi. Dalle colline del Golan si controllano sia il Libano che Aden. 

Gli Usa, che sostituirono negli anni Cinquanta del dopoguerra questo dominio post-ottomano, pensarono di poter sostenere il loro potere regionale distruggendo il sistema politico mesopotamico, generando in tal modo quell'implosione tragicamente sistemica che giunse sino al cuore del potere mondiale e che dura ancora oggi, aprendo la via al dominio neo-ottomano e della nuova Russia erede di Primakov e personificata da Lavrov e da Putin.

La situazione è diventata drammatica per gli Usa e le potenze storiche dell'area (Francia e Uk) quando la bandiera del governo siriano è stata issata a Douma, l'ultima zona insorta vicino a Damasco, segnando per il regime di Bashar al-Assad la ripresa del controllo sull'intera Ghouta orientale. Lo ha annunciato l'esercito russo e questo annuncio ha un significato storico generale, come ho prima affermato: "Un evento importante per la storia della Repubblica araba di Siria si è verificato oggi: la bandiera del governo siriano è stata issata su un edificio nella città di Douma e segna il controllo di questo località e quindi della Ghouta orientale nella sua interezza", ha detto il generale russo Yevgeny Yevtushenko. "I combattenti del gruppo Jaich al-Islam hanno consegnato le loro armi pesanti alla polizia militare russa a Douma", ha fatto sapere l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Giovedì mattina gli autobus sono stati visti passare il checkpoint Muhayam al-Wafedin, in rotta verso Douma, dove avrebbero caricato i ribelli e le loro famiglie.

Dinnanzi a tutto ciò, è accaduto quello che alcuni osservatori indipendenti si aspettavano. Il presunto attacco con armi chimiche a Douma dello scorso fine settimana non poteva mancare. Tutte le fonti internazionali serie hanno dichiarato che l'attacco, gli attacchi, non sono mai avvenuti. Si ripete la tragedia dell'Iraq del 2003, quando si distrusse un intero plesso geopolitico inventando armi di distruzioni di massa che non esistevano. Su questo fatto si sono addirittura prodotti una serie di film Usa di grande intensità. All'indomani del tweet di guerra del presidente americano Donald Trump, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha avvertito che la politica soft verso la Russia è finita, ma ha precisato che "la guerra è sempre l'ultima risorsa". Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato, dal canto suo, che "il canale di comunicazione tra Russia e Stati Uniti in vista dell'attacco americano alla Siria è attivo". Ha aggiunto che non è comunque in programma un colloquio telefonico tra Vladimir Putin e Donald Trump.

Secondo il Daily Telegraph, la premier britannica Theresa May avrebbe ordinato di spostare i sottomarini nel raggio d'azione missilistico della Siria per un'eventuale azione contro il regime di Assad che "potrebbe iniziare già giovedì notte". Dall'Onu, nel mentre, è giunto il monito perché si eviti una escalation. "Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o non così presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un ottimo lavoro per liberare la regione dall'Isis. Dov'è il nostro 'Grazie America?'", ha scritto su Twitter Donald Trump.

È iniziato un gioco di specchi, di specchi solari che emettono segnali con linguaggi sconosciuti alla tradizione diplomatica mondiale, in un susseguirsi di colossali gaffe da parte di tutti i leader occidentali. Solo i russi mantengono una calma olimpica perché mantengono il campo e l'egemonia, compiendo la mossa del cavallo di rafforzare i legami con la Turchia in un'inedita alleanza tra la Sublime Porta e la Grande Russia. In questo inedito contesto colpisce l'attivismo guerriero dei francesi, in una sorta di nuova guerra per il Marocco.

Il presidente francese ha ribadito di essere in contatto quasi quotidiano con Donald Trump e sottolineato che vi saranno "delle decisioni da prendere nei tempi desiderati, quando questo sarà più utile e più efficace". La Germania, lo ricordo di nuovo, non prenderà invece parte attiva ad alcun intervento militare contro il governo siriano e questo mi riporta alla mente l'esito finale della seconda crisi marocchina dell'inizio del Novecento. Già la cosiddetta prima crisi marocchina, detta anche Crisi di Tangeri, fu fatale per la Germania. Fu provocata da una visita del Kaiser Guglielmo II a Tangeri, al Sultanato del Marocco, il 31 marzo 1905, in cui la Germania prendeva posizione a favore dell'indipendenza del Marocco minacciata dalla Francia. Ma la Germania fu isolata e la Francia migliorò la propria posizione aumentando la sua influenza sul Marocco con l'accordo di Algesiras del 1906. 

Nel 1911 la Germania, nel pieno della crescente potenza della sua flotta che tanto impensieriva il Regno Unito, inviò la propria cannoniera Panther davanti al porto marocchino di Agadir, provocando la seconda crisi marocchina. Ma questa mossa, che mirava a far pressioni sulla Francia per ottenere maggiori compensazioni in cambio della rinuncia alle pretese tedesche sul Marocco, venne interpretata dalla Gran Bretagna come un tentativo di prendere il controllo del porto di Agadir a opera della marina del Reich, facendone una piazzaforte in grado di contrastare le rotte dell'Atlantico centrale. Il Mediterraneo ancora una volta si rivelò un lago atlantico… La Germania fu così battuta anche quella volta e dovette riconoscere definitivamente la supremazia francese in Marocco.

Queste crisi in territorio africano ebbero una notevole importanza sulla storia dell'Europa, perché da una parte contribuirono a rafforzare i legami tra Inghilterra e Francia, e dall'altra invece approfondirono il solco tra questi due paesi e la Germania, prefigurando quelli che sarebbero stati poi gli schieramenti della Prima guerra mondiale. In questo contesto ecco la dichiarazione neo-ottomana di poche ore or sono: "Stati Uniti e Russia smettano di fare i bulli di strada" sulla questione siriana. È il secco ammonimento del governo turco, altro attore chiave del conflitto: dopo l'escalation di tensione per il presunto attacco chimico a Douma, Ankara è preoccupata. Teme che l'instabilità determinata dagli attacchi aerei franco-inglesi-nordamericani sconvolgano l'instabile rapporto di forza ai suoi confini, dando nuova voce alle milizie curde di ogni fazione, sconvolgendo il suo disegno di espansione territoriale in Siria e in Iraq.

Il rapporto di forza tra Russia e Usa sarà dunque decisivo non solo per ridisegnare i confini della nuova Mesopotamia, ma anche per ristabilire un rapporto di forza in Europa tra Francia e Germania e tra queste due potenze e il Regno Unito, che agisce con intelligenza strategica per mantenere un ruolo mondiale nonostante la Brexit, che per alcuni segna, invece, il tramonto inglese su scala globale. L'azione di Theresa May è esattamente tutta rivolta a sostenere il contrario e a rilanciare il corno occidentale della nuova "anglosfera": l'accordo globale con gli Usa, mentre si mette a tacere il corno orientale, ossia la relazione con la Cina che non trova gli Usa sulla stessa linea di potenza.

Come sempre, dove l'heartland s'immerge nel lago Atlantico del Mediterraneo, la terra e i mari tremano e sconvolgono le faglie dei domini statuali della vecchia Europa e dell'intero mondo.

Alceste il poeta - il retaggio culturale ha bisogno di essere coltivato, amato nel tempo e solo in questo modo con timore reverenziale larvatamente entriamo nel gota e non ci basta perché ci carichiamo di fatica, portiamo il nostro fardello che con il tempo diventa lieve e sempre più leggero, ci guardiamo intorno e riconosciamo i nostri simili e da loro non ci separeremo, diventiamo forza nella forza, imbattibili

Per un nuovo patriottismo


Roma, 13 aprile 2018

Non temo l’Africa e l’Islam, ma i déracinées dell’Islam e dell’Africa.
Se c’è una nota stonata nelle Fallaci e compagnia neocon è l’ingigantimento del pericolo “Islam”. I minareti in luogo delle chiese, la polemica sul velo islamico, la contrapposizione fra il “nulla” della cultura islamica (al massimo Omar Khayyam, concede la signora fiorentina) e Michelangelo, Della Robbia, Leonardo, Raffaello.
Qui opera, al solito, l’equivoco. Anzitutto compulsiamo questi elenchi di genî italici: sono gli elenchi che gli interrogati, i meno svegli, snocciolavano alla scuola media. Sono listarelle di comodo, scolastiche, mnemoniche, buttate lì per fare effetto su un pubblico altrettanto incolto dei loro estensori. La felicità della sapienza, composta da letture assidue e dure, insolite e vaste, è, infatti, estranea a tale inverecondo generone. Questa gente non ha la più pallida idea di cosa sia l’Italia e il genio italiano.

Questo è un punto discriminante per comprendere il nostro nemico naturale. Bush, la Fallaci, la Comunità Europea, gli usurai, Mario Monti, Merkel, gli sgozzatori di Palmira, George Clooney, l’Unicef, change.org, Pannella, Obama, la quasi totalità del Parlamento italiano, Hugh Hefner e Zuckerberg, Bergoglio e Vladimir Luxuria sono consonanti fra loro: appartengono, infatti, alle fila del nemico. E i nemici dell’Italia non amano l’Italia, non amano il genio italiano (limitandosi a tali pappardelle generiche da turisti degli Uffizi) e, soprattutto, non amano il genius loci dell’Italia. Quest’ultimo, l’individuazione di un mundus in cui il passato si riversa in noi, compiutamente, è un punto addirittura più importante. La mistica italiana è una disciplina durissima. Vi si attinge se (e solo se) ci si è bagnati a certe acque lustrali e profonde.
Cosa vedeva davvero Francesco Petrarca alle sorgenti del Sorga?
Perché Giacomo Leopardi ha pianto davanti alla tomba del Tasso?
Cosa ci commuove in Nicolò Machiavelli che, dopo una giornata di baldoria, fra gaglioffi e carte da gioco, si immerge nel suo Ovidio, nel suo Cicerone, nelle dispute di “antiqui huomini” a cui si avvicina come un apostolo indegno, solo dopo essersi nettato dalle ingiurie del quotidiano e “condecentemente” vestito, e quelle dispute maestose gli arrivano come bisbigli di voci irrefutabili, di color che sanno?
Quale succo estrarre dal bisticcio fra Cecco Angiolieri e Dante, suo commilitone nelle battaglia di Campaldino?
Cosa si ravvisa in tale gigantesca perifrasi:

“Intra Tupino e l’acqua che discende
Del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d’alto monte pende

onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.

Di questa costa, la dov’ella frane
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo tal volta di Gange”

Ci si intende? Capire, nell’intimo, tali perifrasi geografica, hic stat busillis. Attenzione: non capire col cervello, che è solo un primo passo, ma vivere, la vita che viviamo tutti noi, fra bancomat, lavoricchi e lo sfacelo quotidiano, mentre quei versi agiscono in noi. Riguardiamo quelle terzine: avete compreso davvero cosa significa, in Italia, “colle”? E “fertile costa”? E “Perugia” cosa evoca in voi? E quell’improvviso “Gange”? Siete mai stati a “Nocera” e “Gualdo”? Non come turisti, ovviamente, bensì come mistici delle pietre e dei camminamenti e dei pertugi. Lì, sotto la derisione di una propaganda squallida, in alcuni anditi, si annida la nostra salvezza. “Là dov’ella frane …”: voglio insistere: avete ben compreso? La bellezza salverà il mondo? Sì, a patto di squadernare, in un attimo fatale di comprensione, tutte le strade che si irraggiano da e verso una singola, umile, porzione del corpo mistico dell’Italia: una stele, un sasso, un’edicola mariana, qualunque cosa.
La stessa Commedia non è un'opera letteraria.
Si compone, invece, di pietre, fuochi, alberi, acque, colline; chiese, sentieri, paesaggi, boschetti, torri; tutti minutamente rappresentati, strappati al peccato del nulla dalla fede e dalla volontà; luoghi ed eventi corruschi, infernali, o innevati da pace dolcissima oppure di quei languori pomeridiani che donano senso all’aggettivo purgatoriale e, dalle fissità simboliche medioevali, preannunciano lo sfumato leonardesco; le generazioni mortali affollano tale recinto sacro; venti e piogge levigano le opere dell'uomo, le fondono alla natura; su tutto vigilano le processioni infallibili e armoniose di pianeti e stelle.
Dante compone un atlante di tale geografia sacra.
Ma in lui l'Italia è anche altro, superando i labili confini del proprio nome; essa diviene patria universale dei popoli, nel rispetto della loro irriducibile diversità e ricchezza.
La rivelazione cristiana sussume in sé altri mondi, il greco il romano l’ebraico, si allarga in una Europa possente, viva, che dominerà le ambizioni di ogni imperatore a venire.
Tale insondabile galassia risucchia suggestioni, nostalgie e drammi; altri ne anticipa. Sono echi vastissimi in cui si ritrova l'umanità intera. Iperborei, Franchi, Arabi, Ebrei; il Catai, Cipanga, l'India, la Libia, la Mesopotamia gravitano attorno a tale favola inesauribile, l'Italia eterna, stabilendo o riscoprendo affinità, agganci, similitudini.

Ritengo fuor di dubbio che ogni cosa si carichi d’una forza d’incomparabile portata. Un sasso erratico, una tagliata etrusca, gli orecchini a cestello longobardi che vidi nel Museo dell’Alto Medioevo di Roma. Ogni minuzia racchiude il senso della vita di chiunque l’ha preceduta. Per forgiare quegli orecchini quante decine di migliaia d’anni e d’esperienza e raffinamenti del codice amoroso ci son voluti? Ammirare tali manufatti, ma anche una concrezione casuale della natura, come un ruscello, richiede una disciplina apollinea e una giustizia esemplare che definisce, statuisce gerarchie, liquida epoche, istituisce camminamenti e ponti e crocicchi minutamente particolareggiati. 
La sesquipedale stupidità dei barbari e dei mercenari e degli ascari che ci dominano, incapaci di comprendere che un sasso è più importante delle statistiche. Diecimila uomini che avessero nel cuore questa inestimabile verità, inestirpabile: saremmo già salvi, invece mi tocca leggere di Skripal o come diavolo si chiama.
Finché non eleggeremo l’Italia a città dell’anima non caveremo un ragno dal buco.
Il tramestio della geopolitica è solo la crosta superficiale di una battaglia per il dominio delle anime.
Mi piace chiamarlo Spirito Indotto dei Tempi. Qui siamo all’ideologia PolCor nella sua essenza pura. Un disegno studiato con semplicità, da esseri sofisticati e profondi (e che, perciò, non abbisognano di libri e scartoffie giornalistiche), e perseguito con la lucidità di chi sa che ha tempo.
Ciò che vi dico è difficile a essere inteso; non perché siano parole intelligenti, ma solo perché esigono un itinerario spirituale preciso a cui, spesso, si addiviene per puro caso
Tali ragionamenti, inoltre, espongono alla derisione del cinico con le statistiche nel taschino. O a quelle del tecnico, con il normografo nel cervello. O a quelle del controinformatore, ormai in costante contatto con la cronaca da Sandro Mayer. Solo nei momenti di stasi, quando la coscienza vera risale alla superficie, il tecnico il cinico e il controinformatore hard si rendono conto che qualcosa sfugge alle loro osservazioni (“Perché Donald Trump si comporta così in Siria?”), ma la realtà incombe, il cellulare suona, la Borsa riprende gli strepiti, una nuova statistica ha da essere commentata.

Ancora prima della guerra queste parole venivano intese senza sforzo, così come, nel Quattrocento, un ciabattino poteva intendere la simbologia di un affresco di Piero Della Francesca.
Per una generazione di uomini e donne, sopravvissuti alla guerra, l’Italia e l’italiano non costituivano oggetto di riflessione essendo parte del loro sentimento immediato. Il pieno delle convinzioni poteva misurarsi contro ogni avversario e sfida. Rinunciare, in nome dell’ecumenismo indotto, a quell’universo di concezioni, credenze carnali e mistiche appartenenze, a noi consustanziali per l’imperio del tempo e per l’alchemica distillazione di sapienza e guerra, ci ha recati alla resa, velocissima e sbalorditiva. Il vuoto che ostenta un Renzi o una Bonino o una Fedeli ci terrorizzano poiché tale vuoto può riempirsi con qualunque cosa. Essi sono In-differenti: gli hollow men di Eliot sono davvero uomini cavi.
Di qui, da uomini cavi quale siamo ridotti, senza rimedi o lenitivi, scaturiscono le paure e le violenze verbali contro l’Islam o i Kabobo oppure le speranze di redenzione riposte nel messia Putin o in una croce vergata colla matita copiativa.
E poi: cosa temiamo, in realtà, dei Kabobo e degli Hussein? Che si abbeverino a San Pietro? Ciò che terrorizza, o meglio: ciò che mi terrorizza è che negli occhi di Kabobo e Hussein ritrovo il vuoto che c’è in quelli dei nostri ventenni e trentenni. E il vuoto (“A progress into the void”, sentenziò Werner Herzog) appartiene agli Italiani, agli Islamici, ai nigeriani, a chiunque. Va da sé che l’Europa è il boccone più difficile da digerire per la Pitonessa del Nulla: l’indifferenziato, senza alto e basso, o coordinate temporali e celesti. Kabobo e Hussein sono déracinées: loro strappati alla loro terra, noi strappati al nostro passato: fratelli nell’annientamento. Gli africani, poi, divengono criminali o pazzi come divennero criminali, pazzi e alcolizzati gli aborigeni, i Pigmei e i Navajos al limitare delle nuove metropoli. I terribili islamici son già tutti ubriachi, i loro figli dei cialtroni da McDonald’s. E tale avviene agli Italiani, privati di tabù, credenze e limiti, annegati nella libertà, che non è mai libertà, poiché la libertà autentica si sostanzia di ostacoli, verboten e no trespassing - anche gli Italiani stanno sprofondando nella pazzia. 
Dirò qualcosa di più fondamentale: il grado della follia nichilista è tanto più profondo quanto più è profondo lo strato culturale a cui si rinuncia. Moriremo, quindi, per primi.

Tale endecasillabo:

Dolce color d’oriëntal zaffiro

si è inverato solo dopo millenni di esperienze, viaggi, incontri e scontri e battaglie.
Undici sillabe come queste, banalizzate sui banchi e sulle sedie lucide per i culi di tanti idioti, celano milioni di uomini. Dante ne è l’apparente autore. Come quel sasso di cui si discorreva prima egli rappresenta solo la scaturigine ultima di una tradizione e d’una sensibilità distillate nei millenni.
Capisco che è difficile comunicare quando il nemico e i cretini (combattono a fianco del nemico credendosi patrioti) hanno depauperato il linguaggio e, quindi, i sentimenti, i colori, gli odori, il gusto, i panorami e le immagini. Chi sa cos’è uno “zaffiro”, oggi? E la dieresi, l’accentazione, la sillabazione? Le norme precise di quella musica che ricrea l’ampiezza dell’orizzonte, la tenuità dell’azzurro dei lapislazzuli e il fascino e il timore per l’esotico e l’ignoto? E dov’è la profondità del termine “oriëntal”? Cos’è più l’Oriente, in definitiva, per l’ometto medio, quando tale parola, Oriente, è resa ottusa dal cicaleccio turistico e geopolitico?
Rimanere indifferenti equivale a una diagnosi di morte della schiatta a cui si appartiene.

Cosa fa gioire Ludovico Ariosto mentre esalta la Siria, e la profumata Damasco, ricca d’acque, grazie a un aggettivo d’origine araba (“lanfe”):

De le più ricche terre di Levante …
si dice esser Damasco, che distante
siede a Ierusalem sette giornate …
Per la città duo fiumi cristallini
vanno innaffiando per diversi rivi
un numero infinito di giardini …
Dicesi ancor che macinar molini
potrian far l’acque lanfe …

E poi: cosa si nasconde dietro quell’ostico, sublime, fiabesco libretto detto Il Novellino in cui appaiono, fra pari, Federico II, Ettore, Gesù, Ezzelino da Romano, Filippo e Alessandro di Macedonia, Valerio Massimo, Socrate, Artù, Aminadab e il Saladino? Cosa c’è dietro quelle credenze coraniche secondo cui Cristo e il Mahdi si ritroveranno trionfanti in Siria? A quali correnti e ombre si allude, nel profondo, con la dicitura “fior di Soria”? S’intuisce un mondo comune nella leggenda del provenzale Jaufré Rudel che, di lontano, “per il bene che ne aveva sentito dai pellegrini”, al solo profumo dell’acqualanfa della virtù, s’innamora della contessa Melisenda di Tripoli?
Gerusalemme, Grecia, Tripoli, Siria.
Qui si individua l’Antico Ordine, per labirinti culturali di portata immane.

“Questo Saladino [Salah ad-Din] … ordinò una triegua tra lui e’ Cristiani e disse di voler vedere i nostri modi e, se li piacessero, diverrebbe cristiano … Venne il Saladino in persona, a vedere le costuma de’ Cristiani. Vide le tavole messe per mangiare, con tovaglie bianchissime; lodolle molto. E vide l’ordine delle tavole, ove mangiava il Re di Francia …: lodollo assai. Vide come li poveri mangiavano in terra, umilmente: questo riprese forte, e biasimò molto che gli amici di lor Signore mangiavano più vilmente e più basso. Poi andaro li Cristiani a veder la costuma loro. Videro che i Saracini mangiavano in terra, assai laidamente. Il Soldano fece tendere suo padiglione assai ricco, là dove mangiavano, ed in terra fece coprire di tappeti, i quali erano tutti lavorati a croci spessissime. I Cristiani stolti entrarono dentro, andando con li piedi su per quelle croci, sputandovi suso, sì come in terra. Allora parlò il Soldano e ripreseli forte: ‘Voi predicate la Croce, e spregiatela tanto? Così pare che amiate vostro Iddio, in sembianti e in parole, ma non in opera. Vostra maniera e vostra guisa non mi piace’. Ruppesi la triegua e ricominciossi la guerra”.

Si rifletta su un nome: Alessandro. Alessandro, Alexander, Aléxandros, Sikander, Dhu-l-Qarnain, Iskandar, Alksindrs. Il nome si propaga, assecondando il giro della rotazione terrestre, individua l’attuale Asse del Male politico, forma una comunione mistica universale. Tale comunione, attraversata da guerre interne e perdizioni, e poi venerata dalla latinità, è, però, l’Antico Ordine, la Rettitudine.
L'inversione indotta non poteva che attaccare tale koiné.
Si capisce, ora, la linea della trincea? Gaza, Tiro, Mosul, Babilonia, Jhelum, Kabul, Persepoli. L’enduring freedom? Dire islamico, ebreo, europeo non significa nulla. La domanda è: appartiene il mio prossimo a tale antica comunione oppure ne rappresenta la negazione? Netanyahu è un ebreo, Saud un arabo, Mario Mieli un omosessuale, Merkel un’europea? No. 

Sia chiaro: io, quale rappresentante dell’Antico Ordine, posso muover guerra a un islamico dell’Antico Ordine. I massacri ci son sempre stati, a fil di picca. Il tema, infatti, non è la pacificazione universale, che non esiste ed è deleteria. Il gliommero è: vogliamo restare al di qua della linea d’ombra e sopravvivere come esseri umani creatori di cultura e senso? Oppure dissolverci, nella pace perpetua dello Spirito Indotto dei Tempi?

Pietro Toesca, Natalino Sapegno, Francesco Flora furono alcuni fra gli ultimi custodi delle mura inviolabili dell'unità mistica dell'Italia. In quanto difensori del sacro furono santi. Basterà osservare cosa è santo e sacro oggi per assicurarsi dell'entità della sconfitta.
A cosa abbiamo rinunciato? Come possiamo dirci italiani e contrastare alcunché se non ci sentiamo più tali? Questa nuova mistica deve entrare a far parte dell’orizzonte di una nuova élite.
Il resto seguirà.

Alceste il poeta - rigurgita ed esce fuori, esplode. Il tempo grande dissacratore lava ed esce fuori il combattente purificato

giovedì 12 aprile 2018

La primavera del mio scontento


Il video che potete gustare (vi prego di farlo sino alla feccia dell'ultimo secondo) è un adattamento teatrale (ne è reo un tal Konstantin Bogomolov) di Delitto e castigo.
Sì, Delitto e castigo, l'opera maggiore di Fëdor Dostoevskij ... quello con Raskolnikov e Sonja.
Quando nel maggior teatro della Capitale d'Italia (teatro Argentina) va in scena questo, c'è, forse, bisogno di compulsare statistiche? Analizzare false flag? 
Ve lo chiedo col maggior candore possibile.

Raskolnikov, nel video, è il tizio sovrappeso, bruttato di nero e con scarpe da ginnastica. 
Questa del video è una selezione benigna. 
La selezione maligna, che include fellationes, possiamo risparmiarcela. 
Il direttore del teatro Argentina è Antonio Calbi.
Capire perché stia lì ... questo sarebbe decisivo.
Le prime parole del suo discorso d'insediamento furono:

"Ringrazio il Sindaco Ignazio Marino e l’assessore alla cultura Flavia Barca, insieme al governatore Nicola Zingaretti e l’assessore alla cultura Lidia Ravera, con la Provincia di Roma, per la fiducia e la stima nei miei confronti"

Lidia Ravera è la protagonista di un breve aneddoto in Bestiario estivo. Giusto per distrarci dal fetore del quotidiano ... vogliamo riandare col pensiero all'incipit del suo più famoso romanzo, Porci con le ali?
Eccolo:

“Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorgna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzarella. Figa di puttanella“.

Anche di Ignazio Marino ho già parlato (Io sto con Ignazio Marino).
Flavia Barca è la sorella di Fabrizio Barca, piddino, quello che doveva rivoluzionare il partito. L'anno scorso lo sorpresi a una mangiata di pesce assieme a Padoan in un ristorante di Boccea. I due (il sobillatore e il pompiere) se la intendevano, fra scampi e calamaretti, come bei compari.
Nicola Zingaretti è Nicola Zingaretti, il privatizzatore felpato (maledetto sia mille e mille volte). Un anagramma di "Nicola Zingaretti" è "Ignoti, rincalzate". Pare una massima belliana ("Io so' io e voi nun sete un ...").
Le quattro figure in questione sono accomunate da un fattore: Alceste.
Le ho conosciute tutte, tali sciagure, e da vicino anche.
La Ravera, quand'era più giovincella, emanava un labile afrore erotico. Mediocrissima scrittrice.
Come mediocri son gli altri. 
Eppure sono lì, inaffondabili.
La Seconda Guerra ha falciato due generazioni; e questi?

La primavera deve essermi fatale. Sento la volontà e l'odio colarmi giù dalle ferite della rassegnazione.

Prossimo presente governo M5S-Centrodestra meno Berlusconi - Salvini ha dato corda al nostro che si è pubblicamente impiccato e ora di stringere gli accordi con Di Maio su un governo di legislatura e sulla staffetta


Il Caimano sdentato 

Berlusconi ruba la scena a Salvini al termine delle consultazioni. Ma è solo scena. Il Cav. è politicamente debole, e ha aziende familiari da salvare. Di fatto dipende dai suoi alleati più di quanto essi dipendano da lui 

13 aprile 2018


Forse, tra qualche anno, lo show di Silvio Berlusconi del 12 aprile 2018 alle consultazioni per la formazione del nuovo governo verrà considerato come l’ultimo colpo di teatro del vecchio Caimano: lui, per la prima volta comprimario di Matteo Salvini, che si prende tutta la scena con uno show non verbale in cui sembra teleguidare il leader leghista, enumerando punti programmatici, sottolineando passaggi chiave e arrivando addirittura a contraddirne la (concordata) apertura al Movimento Cinque Stelle in un fuori programma finale in cui attacca lo attacca frontalmente.

Avesse avuto vent’anni di meno, anche solo dieci, avremmo celebrato il suo trionfo, la sua capacità di riprendersi il centro della scena anche dopo una sonora sconfitta, l’eterno ritorno del grande incassatore che ha capito prima e più degli altri il gioco proporzionalista della Terza Repubblica.Oggi, purtroppo per lui, è tutta scena, solo scena. Il vecchio Cavaliere, sebbene la prima giornata del secondo giro di consultazioni dica il contrario, vale poco e conta ancora meno. Soprattutto, possiamo dirlo con ragionevole certezza già oggi, sarà un miracolo se riuscirà ad ottenere l’obiettivo minimo che si è preposto: evitare che Forza Italia si spacchi alla nascita di un esecutivo Lega - Cinque Stelle.

Il resto è nell’iperuranio, almeno oggi. Lo è un’ipotetica alleanza tra centrodestra e Pd, vero sogno nel cassetto del Caimano. Lo è perché il Pd è in piena guerra civile e l’ultima cosa che può permettersi è un governo con la destra. Lo è perché Salvini, sovrano quasi assoluto del centrodestra, non ci pensa nemmeno. Lo è perché il primo capitolo di questa diciottesima legislatura, le nomine dei presidenti delle camere, degli uffici di presidenza e della commissione speciale, è andato in direzione ostinata e contraria, nel segno della marginalizzazione del Pd, che non ha praticamente toccato palla. Difficile, quasi impossibile, possa tornare in gioco.

Berlusconi è ancora ricco sfondato, ha ancora tre televisioni, un quotidiano e qualche periodico e crederlo morto, o inoffensivo, sarebbe un errore fatale. Però è debole, e ha bisogno come l’aria di un governo che faccia sponda politica ai suoi interessi imprenditoriali. Saranno pure giovani e inesperti, ma Salvini e Di Maio, tutto questo lo sanno benissimo

È fuori da ogni logica - e pure un po’ patetica, suvvia - anche la pretesa di Berlusconi di avere la legittimazione da parte del leader di un Movimento che nasce come frangia radicale dell’antiberlusconismo, dalle ceneri dei girotondi e dei popoli Viola, quando il Caimano lo era davvero. Luigi Di Maio, pure con tutta la buona volontà del mondo e la fame di governo che si ritrova, non può portarsi Berlusconi in maggioranza. Tanto più perché non è necessario lo faccia, peraltro: Cinque Stelle e Lega hanno i numeri per governare da sole. E sanno bene che, una volta a Palazzo Chigi, basterà blandire qualche seggiola da sottosegretario, per rosicchiare deputati e senatori a Forza Italia.

È una minaccia irrealistica pure quella di far cadere tutte le giunte degli enti locali governati dal centrodestra, in caso di rottura. Molto banalmente, perché molte non cadrebbero, ma andrebbero avanti per la loro strada, accelerando la cannibalizzazione del centrodestra di Matteo Salvini e della Lega. E perché, anche se fosse, Salvini potrebbe tranquillamente riprendersi da solo tutto il nord Italia senza bisogno di Berlusconi.

Certo, Berlusconi è ancora ricco sfondato, ha ancora tre televisioni, un quotidiano e qualche periodico e crederlo morto, o inoffensivo, sarebbe un errore fatale. Però è debole, interdetto ai pubblici uffici e con qualche altra grana giudiziaria in arrivo - la ripresa del processo Ruby Tre è fissata per il 7 maggio - e ha bisogno come l’aria di un governo che faccia sponda politica ai suoi interessi imprenditoriali, primo fra tutti l’happy ending di Mediaset. E il suo cerchio magico probabilmente glielo ricorda ogni giorno che passa.

Saranno pure giovani e inesperti, ma Salvini e Di Maio, tutto questo lo sanno benissimo. E lo sa pure lui, il vecchio Caimano sdentato, al suo ultimo giro di giostra. Che quando tutti ti celebrano, vuol dire che nessuno ha più paura di te. Che stavolta è davvero finita.

Mauro Bottarelli - al più presto un governo M5S-Centrodestra (a questo punto meno Berlusconi) che abbia come primo obiettivo il bene dell'Italia. Gentiloni ancora una volta pagliaccio euroimbecille animale. Incompetenza è dire poco è analfabetismo politico quello che imputano a chi ha vinto le elezioni.

SPY FINANZA/ La vera strategia Usa su dazi e Siria

Le scelte degli Stati Uniti sui dazi e le tensioni in Siria sembrano vicende tra loro scollegate, ma in realtà una connessione c'è e ha una finalità finanziaria. MAURO BOTTARELLI

13 APRILE 2018 MAURO BOTTARELLI

Donald Trump (Lapresse)

«C'è tutto un ampio spettro di opzioni per quanto riguarda la Siria. Certamente, la Germania non prenderà parte ad attacchi contro l'esercito o istituzioni siriane». Mentre Theresa May si accingeva a riunire il Gabinetto di difesa ed Emmanuel Macron annunciava di avere le prove dell'uso di armi chimiche da parte di Assad a Douma, Angela Merkel si smarcava con nettezza dall'ipotesi di coinvolgimento del proprio Paese in una missione bellica contro Damasco al fianco degli Usa. Come mai una scelta simile? Perché in Germania, comunque la si pensi, c'è un capo del governo degno di questo nome. Non tanto per la scelta in sé, visto che negli ultimi anni Berlino ha più volte accettato supinamente i diktat di Washington, in primis riguardo l'imposizione e la reiterazione delle sanzioni Ue contro la Russia per la questione ucraina, ma perché sa leggere i tempi e adattarsi alle situazioni, con un'unica priorità in testa: il bene del suo Paese. Punto. 

Perché parlo di timing azzeccato? Semplice: andate a guardare chi aveva lanciato il proprio messaggio riguardo la Siria subito prima della Merkel e subito dopo il dinamico due di leccapiedi anglo-francese. Esatto, Donald Trump. Il quale ha proseguito con la sua logica di tweets spiazzanti sull'argomento, la stessa cominciata mercoledì quando a stretto giro di posta preannunciava prima missili per i russi in Siria e poi incolpava dei cattivi rapporti con Mosca il procuratore speciale del Russiagate, Robert Mueller. «Non ho mai detto che l'attacco in Siria avverrà presto», ha twittato l'inquilino della Casa Bianca, di fatto imprimendo una frenata alla corsa bellicista degli ultimi tre giorni. E, utilizzando una metafora calcistica, mandando in fuorigioco sia la May che Macron. La Merkel ha atteso, non ha aperto bocca fino a oggi. Blanda condanna dell'accaduto di Douma, ma con l'ammonimento all'uso della prudenza, in assenza di prove certe delle responsabilità governative siriane. Questa è la differenza fra uno statista e un parvenu: la May e Macron, sono parvenu. La Merkel no. 

E, purtroppo, nella seconda categoria, occorre annoverare anche Paolo Gentiloni. Il quale non solo ha fatto sua la narrativa dell'attentato con gas letali in assenza di alcuna prova, anzi con forte puzza di provocazione da parte di ribelli ed "Elmetti bianchi", ma ha di fatto spalancato la logistica delle nostre basi ai desiderata degli alleati. "Vuoi decollare da Sigonella? Prego, accomodati, ci mancherebbe": abbiamo 15mila operativi americani in Italia, fra militari e personale civile, abbiamo le loro testate nucleari e i loro aerei e chiunque provi a dire qualcosa viene immediatamente tacciato di anti-atlantismo e intelligenza con il nemico. È chiedere troppo, ancorché senza un nuovo governo ma con quello vecchio in carica per gli affari correnti, che vengano investite le Camere, di fronte a decisioni simili? È chiedere troppo non essere degli scendiletto dei desiderata Usa, ogni volta che da Oltreoceano arriva un colpo di tosse? Anche perché ci sono almeno tre variabili che potrebbero giocare a nostro favore in questa situazione, un unicum che farsi sfuggire sarebbe oltraggioso. 


Primo, nel corso della cerimonia di accreditamento dei nuovi ambasciatori a Mosca, Vladimir Putin in persona ha parlato dell'Italia come di un partner fondamentale e strategico della Russia in Europa, una vera e propria dichiarazione d'amore. Interessato, ovviamente. Ma cosa non lo è in politica e in diplomazia, a meno di non credere agli unicorni e ai Puffi? Putin voleva evitare che l'Italia si accodasse agli alleati europei degli Usa concedendo proprio le basi aeree, le stesse che il compagno D'Alema aprì senza battere ciglio per massacrare la Serbia per 72 giorni dai pacifisti Clinton e Blair. E Gentiloni cos'ha fatto? Si è trasformato in un anchorman della Cnn, ripetendo a macchinetta la storiella delle armi chimiche: c'è mancato poco che si mettesse in posa con la mano davanti alla bocca come Roberto Saviano e postasse la foto su Instagram con l'hashtag del Dipartimento di Stato. Timore reverenziale? Allora non fare il premier, fai altro nella vita

Visto che la Merkel ha chiamato fuori il suo Paese dal pantano preventivo della Siria dopo che l'esecutivo che guida ha concesso tutti i permessi al consorzio della pipeline Nord Stream 2, avversata come la morte dagli Usa poiché ritenuta la chiave di volta della dipendenza energetica europea della Russia e quindi una potenziale dinamo di avvicinamento politica fra i due soggetti, prodromo magari della fine alle sanzioni che stanno massacrando soprattutto le aziende tedesche e italiane con il loro export, Gentiloni poteva afferrare un'occasione simile al volo, dimostrando in un sol colpo fiuto politico e indipendenza? Manco per sogno. In compenso, circolano voci sempre più insistenti di un veto del Dipartimento di Stato sul nome di Matteo Salvini, proprio a causa della sua troppa simpatia per la Russia e per Vladimir Putin, tanto da aver preannunciato proprio lo stop alle sanzioni economiche in caso di suo approdo a Palazzo Chigi. 

Non c'è niente da fare, la sinistra italiana ce l'hai nel dna di fare da scendiletto agli interessi Usa. E qui arriva la seconda variabile che avrebbe dovuto spingere Gentiloni a maggiore prudenza, se non per dignità politica e nazionale, quantomeno per pragmatismo. Quali sono gli interessi Usa? L'America, oggi come oggi, è quanto mai spaccata in due, visto che il Deep State persegue una sua agenda e Wall Street un'altra, salvo incontrarsi per un punto: la contrapposizione netta a Donald Trump, accettato solo come potenziale capro espiatorio dei danni futuri che proprio i due soggetti dominanti scateneranno per ottenere ciò cui ambiscono. Sopra ogni cosa, però, c'è la sopravvivenza del dollaro come valuta di riferimento e quella del casinò finanziario, una scommessa da qualche centinaio di triliardi legati tanto ai tassi di interesse quanto al flusso di biglietti verdi nel sistema. Insomma, tutti hanno qualcosa da guadagnare dal caos imperante, ma anche molto da perdere. L'America, di fatto, è però unita nelle sue componenti di potere e governo da un'unica priorità: dissimulare e nascondere la realtà. Wall Street deve nascondere la terza peggior bolla della storia, Trump i guai personali e il Pentagono le attività poco edificanti compiute proprio in Siria attraverso il finanziamento e l'addestramento dei ribelli in chiave anti-Assad. La guerra, insomma, fa comodo a tutti e tre, perché quando si parla di missili e testate nucleari, la gente teme per sé e la propria famiglia e non pensa ad altro. Almeno, non lo fa in maniera ossessiva e tale da informarsi su come davvero stiano le cose. 

In una situazione simile, quindi, non serve svendersi ma sapersi vendere: Gentiloni non lo ha capito. Non ha capito, di fatto, che l'America è un Paese senza guida o, almeno, con una guida alternata: l'uno contro l'altro, ma tutti accomunati dalla necessità che gli altarini restino tali. Perché, quindi, schierarsi in quel modo sul fronte bellicista, di fatto chiudendo la porta in faccia all'apertura di credito senza precedenti avanzata da Vladimir Putin? Tanto più che, oltre a sanare l'espulsione dei due diplomatici russi dal nostro Paese operata anch'essa in ossequio al principio di sudditanza, questa mossa avrebbe immediatamente garantito al nostro Paese un ruolo di ago della bilancia mediatoria, un qualcosa che andrebbe salutato come manna dal cielo visto l'incrinarsi dell'asse franco-tedesco e le mire egemoni di Macron sull'Unione, politica economica in testa. E invece, nulla. 

Terzo, mai come oggi era facile capire che in atto c'è un enorme gioco diplomatico di dissimulazione, visto che alla base di tutto c'è la sopravvivenza del sistema in tempi di exit strategy da un periodo di monetizzazione del debito ed espansione monetaria senza precedenti. La Fed sta suicidamente ma giocoforza alzando i tassi e si attacca ai famosi "shock esterni" per cercare di prendere tempo, la Bce ha annunciato la fine del Qe con l'anno in corso, ma, stranamente, sta comprando bond corporate con il badile, quasi a voler salvare il salvabile prima che sia tardi e l'intera nave vada a picco. La Russia? Questi grafici ci mostrano come le sanzioni personali stiano facendo male, nel breve termine, all'economia, non tanto a livello strutturale, quanto psicologico: l'aver messo nel mirino singoli oligarchi sta infatti facendo vacillare lo status di Paese amico, poiché ogni miliardario del globo si sentirà a rischio di finire nella black-list occidentale se percepito, a torto o ragione, come troppo vicino al Cremlino. 



E la Cina? La Cina resta il nodo, il vero nodo e sapete perché: l'impulso creditizio della Pboc, ovvero il diluvio di liquidità liberato sotto varie forme da Pechino, ha di fatto non solo sostenuto il sistema finora, ma permesso anche alla Fed di vendere la narrativa dell'economia che scoppia di salute: senza il cash del Dragone e con i tassi in rialzo, Wall Street sarebbe già sprofondata, altro che Fang e crisi dei titoli tech. Ora, guardate queste due immagini: la prima mette in relazione proprio l'impulso creditizio cinese con il ciclo dei prezzi delle commodities, di fatto il pane per un Paese di produttori instancabili e bulimici come la Cina. Ma anche la cartina di tornasole dello stato di salute dell'economia globale: e, state certi, non sta benissimo. La seconda immagine testimonia invece il mio disperato modo di lavorare, ovvero scroccare giornali esteri in libreria e fotografare gli articoli che ritengo interessanti, salvo poi cavarmi gli occhi per leggerli con calma. Bene, quell'articolo era pubblicato sul Financial Times di ieri e spiega tutto: sia la scelta di porre l'alluminio in testa alle materie prime cui imporre dazi negli Usa, sia la scelta di colpire singole entità russe con le nuove sanzioni, sia la crescente tensione formale sulla Siria, alternata però dai repentini cambi di narrativa di Trump attraverso i suoi tweet. 



Tutto si tiene ma alla fine, tutto è nato e tutto rischia di morire con la liquidità cinese: a cosa sono serviti i dazi, forse ad aiutare i lavoratori Usa o la manifattura? No, a porre pressione su Pechino affinché inondi ancora un po' il mercato, nell'attesa che un casus belli o una bella crisi da far esplodere nell'eurozona a fine Qe, permetta alla Fed di bloccare il rialzo dei tassi e invertire la tendenza, ricominciando a stampare e garantendo a Wall Street la sopravvivenza. L'articolo parla chiaro: attaccare la Russia attraverso i suoi oligarchi, significa attaccare in maniera proxy e dissimulata proprio il mercato delle commodities, obbligando la Cina a intervenire sul mercato per tamponare il gap creato dall'esclusione forzata dei soggetti russi sottoposti a sanzioni. 

Pechino potrà far andare fuori controllo la crisi economica russa, di fatto perdendo un alleato chiave nel progetto infrastrutturale della "Nuova via della Seta" e del petro-yuan, dopo il successo del lancio dei futures sul greggio denominati in renminbi? No. E poi, anche politicamente, l'attacco al dollaro e alla supremazia Usa necessita di Mosca, non fosse altro che come pontiere geostrategico con l'altro grande alleato comune, soprattutto a livello economico e di industria difensiva, quell'Iran finito nel mirino del Deep State e del Pentagono che è il vero obiettivo della rinnovata tensione siriana, ma, anche in questo caso, per procura. È Israele a voler forzare la mano, non certo Trump. Il quale, fra meno di un mese, sarà chiamato a decidere proprio del futuro dell'accordo con Teheran sul nucleare: quello sarà il vero snodo, anche in chiave Opec. 

E voi pensavate invece che tutto questo fosse riconducibile unicamente alla bufala del gas sui bambini, quelli lavati con acqua corrente (immagini quotidiane della La7 nei telegiornali) e curati con il Ventolin? E, peggio ancora, pensavate davvero ci fosse una guerra commerciale reale in atto e che un presidente Usa annunciasse bombardamenti su Twitter? Sono tutti sulla stessa barca, l'interconnessione del sistema è totale: se salta il primo, viene giù tutto il domino. Purtroppo, pare che invece Gentiloni lo credesse, che credesse alle narrative ufficiali, alle favole. Almeno c'è da sperarlo, perché la versione alternativa sarebbe la sua volontà - per conto di poteri davvero forti - di sabotare la nascita di un governo sgradito, ancorché uscito da democratiche elezioni. E quando l'Ocse, come accaduto ieri, dice chiaro e tondo che il nostro Paese necessita di una patrimoniale per ridurre le disuguaglianze, sta dicendo che Forza Italia non deve vedere nemmeno la fotografia del governo. E con essa, la parte del Pd meno gestibile. Mentre l'Europa, lancia a freddo la crociata contro la Chiesa per l'Ici. Che strane coincidenze. 

Vi sembra uno scenario troppo ampio? Aspettate. E vedrete.

venerdì 13 aprile 2018

E ora: come, cosa, quanto produrre

È necessaria una nuova economia basata sui diritti della classe lavoratrice

Maurizio Blondet 12 aprile 2018 

PROF. MORENO PIERANGELI

Le Economie moderne si caratterizzano per una forte diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Quali le cause principali e quali i possibili rimedi?

L’avvento della rivoluzione industriale ha dato la speranza ad intere generazioni di popoli di poter superare le condizioni di povertà economica nelle quali erano oppresse.

Quali i risultati del progresso tecnico e del modo di produrre capitalistico?

Assai deludenti: ancora oggi la gran parte della popolazione mondiale non dispone di risorse sufficienti per un dignitoso tenore di vita, con milioni di uomini in condizioni di povertà assoluta per mancanza di cibo ed acqua salubre, mentre un gruppo di individui assai ristretto ha accumulato ricchezze di proporzioni enormi, ben al di là delle proprie esigenze vitali e di benessere personale e del gruppo di appartenenza. Appare dunque necessario ripensare il contenuto delle attuali politiche economiche elaborate e condotte dai Governi del Pianeta, per superare infine la grave situazione di sperequazione nella distribuzione della ricchezza.
I moderni sistemi produttivi

Cosa distingue l’Economia del XXI secolo da quella del ‘700?

Il lavoro in fabbrica. Nel XVIII secolo il “produttore”(contadino-artigiano-prestatore d’opera in genere) non era separato dal frutto del proprio lavoro: il prodotto, in forma di beni e servizi; il lavoratore nella norma scambiava i beni ottenuti con altre utilità economiche, dopo aver provveduto all’autoconsumo delle quantità necessarie per la propria sopravvivenza. Si trattava quindi di un’Economia basata sul baratto: la circolazione della moneta si riferiva essenzialmente agli acquisti ed alla spesa dello Stato, il quale pagava le prestazioni ricevute con denaro in forma di metallo (spesso prezioso) o in forma di debiti a vista (biglietti), immediatamente pagabili in metallo prezioso a semplice richiesta (moneta convertibile). Dunque, la moneta circolante assumeva la qualità di essere convertibile in altro bene, dotato di proprio valore. Con l’avanzare del progresso tecnico e la nascita della macchina a vapore si determina la possibilità di moltiplicare le capacità produttive dell’uomo.

Nel contempo, lo sviluppo delle attività mercantili aveva generato un forte accumulo di capitale nelle mani di pochi: costoro furono i primi “proprietari” delle moderne fabbriche, luoghi ad alta concentrazione di macchine-attrezzature ed impianti nonché di operai capaci di produrre notevoli quantità di beni. In tal caso, però, il lavoratore (il vero produttore) è separato dal prodotto, del quale si appropria il proprietario-imprenditore-capitalista; costui provvede alla vendita dei beni sui mercati, decidendone il prezzo e le quantità da produrre, e corrispondendo ai produttori-operai un salario. La paga però non è determinata nella sua consistenza sulla base delle reali necessità economiche dei lavoratori, bensì in relazione ai calcoli di convenienza dei capitalisti, i quali rincorrono l’obiettivo del massimo profitto.

Le classi lavoratrici divengono in tal modo prigioniere del salario, percepito in forma monetaria, per poter assicurare la propria sopravvivenza; ed infatti, avendo perduto la connessione con il prodotto, devono ricevere un reddito in forma di moneta per acquistare i beni necessari alla propria sussistenza. Nasce la classe dei proletari, cioè di coloro che possiedono unicamente la propria “prole”, nonché le capacità lavorative; una massa di diseredati che dopo aver abbandonato le campagne ed i centri rurali nel miraggio del lavoro in fabbrica, si ritrovano “prigionieri” di un lavoro il cui reddito, nella norma, non è sufficiente alla dignitosa sussistenza della famiglia. Tale deprecabile situazione deriva dalla circostanza che il livello del salario è autonomamente determinato dal proprietario-imprenditore e non connesso al prodotto, ovvero alla produttività del lavoro; nel senso che il capitalista si appropria della quota maggiore del valore in forma di profitto, lasciando le “briciole” ai lavoratori.

Questo stato di cose è ancora oggi diffuso nella gran parte delle Nazioni del Pianeta; e dunque, la maggiore quota della popolazione mondiale vive in condizioni economiche precarie o in stato di assoluta povertà. Molti giustificano tale stato dei fatti additando la responsabilità in capo ai Governi, i quali non si mostrerebbero capaci di determinare le condizioni utili per la nascita della “fabbrica” in molte aree del pianeta; la verità è che il modo di produrre capitalistico non assicura la diffusione del benessere in ogni strato della popolazione, poiché il proprietario-imprenditore si trova sempre nella condizione di determinare autonomamente il livello del salario, senza alcuna connessione con la quantità di prodotto, così come quello dei prezzi. Ne è una riprova la condizione operaia nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, tra i quali anche la Cina: il lettore sa che la paga oraria di un operaio cinese difficilmente può assicurare uno standard di vita dignitoso; tant’è che le produzioni prendono la via dell’export per l’assenza di un sufficiente livello di domanda interna.

La sperequazione nella distribuzione della ricchezza

Dalla produzione capitalistica (il lavoro in fabbrica) discende un duplice forte condizionamento per le classi lavoratrici: la dipendenza dal “posto di lavoro” e dalla percezione di un salario, di consistenza monetaria tale da assicurare la sopravvivenza. Le moderne Economie, invero, si definiscono” monetarie e creditizie” poiché nessun processo di consumo o di produzione può essere realizzato senza la preventiva disponibilità di uno stock di moneta sufficiente, la cui dimensione è da correlare con il livello dei prezzi: vale a dire,con il tasso di inflazione.

Nel mondo contemporaneo, la moneta legale (biglietti) non assume più la qualità di essere convertibile in altro bene (valore intrinseco), bensì essa è dichiarata inconvertibile a corso forzoso, circolante quindi in virtù di Legge delle Stato; pertanto il suo valore si connette al potere di acquisto che esprime in relazione al livello dei prezzi: vale a dire, maggiori prezzi = minori beni disponibili, in costanza di reddito monetario. Nella norma,quindi, i redditi delle classi lavoratrici si mostrano il più delle volte non di livello sufficiente per assicurare un dignitoso livello di vita economica e, fatto ancor più deprecabile, i moderni sistemi produttivi di tipo capitalista si sono mostrati incapaci di assicurare lavoro per tutti, ovvero di annullare il cronico tasso di disoccupazione che caratterizza l’Economia dei principali Paesi al mondo.

Da dove si originano tali gravi sperequazioni che sono la fonte di una diffusa povertà e di forti differenze nella distribuzione dei redditi?

Dalla supremazia del capitale; il quale, attraverso la “proprietà” della fabbrica, si pone nella condizione di appropriarsi del “prodotto” frutto del lavoro dalle masse, definendo nel più totale arbitrio il livello della paga oraria senza alcuna connessione nella norma con la quantità di valore incrementale (reddito) né con i livelli di produttività del lavoro, e determinando la consistenza dei prezzi in ragione dei propri obiettivi di profitto. Il lettore comprende allora che tali due circostanze pongono le premesse affinché non vi sia sempre una corretta relazione tra consistenza monetaria del salario e livello dei prezzi (inflazione), dal quale rapporto discende la capacità di spesa delle famiglie e quindi la misura del “salario reale”.

La soluzione del problema

Appare allora necessario che i Governi delle Nazioni si rendano responsabili di tale stato dei fatti, elaborando delle adeguate politiche economiche, fiscali e di bilancio che sappiano sostenere lo sviluppo dell’Economia delle masse, che è principalmente riferibile al livello dei redditi reali disponibili per le famiglie(consistenza del salario in rapporto al livello dei prezzi).

E’ chiaro che un Governo illuminato deve occuparsi di riformare la legislazione societaria e commerciale in genere, per rimuovere quelle circostanze tipiche del predominio del capitalista nel lavoro in fabbrica; le quali pongono le premesse per una grave sperequazione nella distribuzione dei redditi e per una sostanziale “disattenzione” delle autorità governative verso il processo di formazione dei prezzi nell’economia delle produzioni, vale a dire presso le imprese; il cui livello è totalmente determinante la capacità di spesa complessiva del salario monetario. Per meglio dire, l’opinione prevalente riferisce alla politica monetaria la responsabilità di regolare il processo di variazione dei prezzi (inflazione), che però segue una via “dolorosa” per raggiungere i propri obiettivi: quello in genere di un aumento della disoccupazione in ragione di maggiori tassi di interesse e connessa restrizione creditizia, con effetti negativi inevitabili sui livelli delle produzioni, dei redditi e dei consumi. Va invece meditata una possibile regolamentazione dei prezzi lungo la filiera produttiva, principalmente in quei contesti caratterizzati da dominio dell’offerta (produttori); si mostra altresì necessaria una legislazione del lavoro che assicuri una minima consistenza della paga oraria (salario minimo), determinata in modo che il “reddito reale” sia superiore al livello della sussistenza economica; tale prassi pone le premesse per la formazione del risparmio in capo a tutte le famiglie, presupposto per una vera diffusione del benessere economico tra le masse.

E’ altresì chiaro che in presenza di determinati tassi di inflazione si dovrà assicurare l’adeguamento del salario, in modo da confermare la precedente capacità di spesa; ed ancora, appare irrinunciabile che si determinino degli equi meccanismi di distribuzione degli incrementi di ricchezza, conseguenti allo sviluppo economico, tra il capitale (profitti) ed il lavoro (salari), in maniera che la crescita del benessere sia per tutti i cittadini, e non com’è attualmente; si osserva invero una crescente sperequazione nella distribuzione del reddito, che denuncia che la parte principale del valore incrementale viene assorbita dal capitale (si veda al riguardo un interessante lavoro di Thomas Piketty,edito in Italia da Bompiani,2013, dal titolo Il Capitale nel XXI secolo).

Se si considera che il modello di sviluppo economico prevalente in atto nella maggioranza delle Nazioni fonda sull’aumento della produttività del lavoro, in ragione della crescita dell’input tecnologico (fattore tecnico), ancor più si fa chiara una “verità amara”: vale a dire che il capitale si appropria di quote crescenti del prodotto(valore), frutto del lavoro delle masse, acutizzando il problema di un’insufficiente assorbimento della forza lavoro disponibile, poiché si persegue l’incremento del prodotto attraverso una crescita del fattore tecnologico (produttività-economicità) piuttosto che mediante un maggior numero di occupati.

Se i Governi saranno capaci di affrontare e risolvere tali problemi insoluti dei moderni sistemi produttivi, apparirà all’orizzonte dell’Umanità la Nuova Economia, che potrà assicurare benessere economico ad ogni individuo tra i popoli del Pianeta.


Dapprima Ricercatore e successivamente Professore di Finance and Banking presso alcune Università italiane. Manager di diversi istituti di credito e società finanziarie. Attualmente studia e ricerca tra Israele e l’Europa.

da THE GLOBAL REWIEW