Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 giugno 2018

Putin mantiene quello che dice

LA NUOVA ARMA STRATEGICA DELLO ZAR PUTIN: IL MISSILE DA CROCIERA A PROPULSIONE NUCLEARE


(di Tiziano Ciocchetti)
15/06/18

Si tratta sicuramente dell’arma più sorprendente dell’arsenale della Federazione Russa. Classificato con il nome in codice 9M730, il suo punto di forza risiede nell’impianto propulsivo composto da uno stratoreattore (ramjet), ovvero un motore a reazione privo di turbina in cui l’aria esterna entra attraverso una presa d’aria e viene compressa e miscelata con il combustibile. Successivamente entra nella camera di combustione, dove la miscela di aria e combustibile viene incendiata, e, quindi, si espande velocemente e fornisce spinta fuoriuscendo dall’ugello di scarico.

L’idea rivoluzionaria, applicata al missile, consiste nel sostituire il combustore con un piccolo reattore nucleare in grado di fornire energia per un tempo virtualmente illimitato. L’altissima temperatura generata dal reattore nucleare (una volta entrato in funzione) sarebbe sufficiente a riscaldare in pochi istanti l’aria compressa introdotta nella camera di combustione e, pertanto, a produrre spinta tramite la fuoriuscita dell’aria incandescente dall’ugello.

Visto che – come un normale ramjet – anche questo propulsore utilizza la compressione dinamica (cioè l’aria viene compressa in quanto trascinata all’interno della camera di compressione dall’inerzia del velivolo), il missile dovrà essere lanciato per mezzo di un motore a razzo in grado di portarlo alla velocità (supersonica) necessaria a ottenere un flusso d’aria sufficiente a generare il processo di propulsione, che gli consentirà, in teoria, di avere un’autonomia di volo quantificabile in anni.


Appare comunque poco probabile che il Cremlino sia riuscito a produrre i materiali necessari per ottenere una schermatura sufficiente a trattenere le emissioni radioattive del reattore, consentire comunque un accettabile trasferimento di calore alla camera di combustione nonché contenere i pesi in modo da poterli installare su un velivolo di dimensioni relativamente ridotte.

Tuttavia il presidente della Federazione Russa Putin ha dichiarato che la nuova arma è stata già testato nel 2017. Secondo l’intelligence occidentale ci sarebbero stati due test, nel 2016 e nel 2017, sull’isola di Novaya Zemlya (Artico russo), in entrambi i casi le prove avrebbero dato risultati negativi, dovuti alla mancata attivazione del reattore nucleare.

Nonostante questi fallimenti il Cremlino sta investendo ingenti risorse per la realizzazione di quest’arma strategica, la cui piena operatività dovrebbe essere raggiunta entro dieci anni.

La caratteristica più temibile di questi missili da crociera è la teorica capacità di violare le difese antimissile statunitense. Infatti, il nuovo missile è concepito per essere lanciato in caso di grave crisi internazionale e mantenuto in volo in zone designate, in attesa dell’eventuale ordine di attacco. Volando a quote basse e a velocità ipersonica – potendo effettuare lunghe deviazioni al fine di eludere le difese ABM -, sarebbe in grado di colpire, con le proprie testate nucleari, qualsiasi obiettivo sul territorio nemico. Ovviamente, queste capacità, rendono il nuovo missile altamente idoneo anche per un first strike e, quindi, se effettivamente i russi riusciranno a renderlo pienamente operativo costituirà un fattore di forte destabilizzazione dell’attuale scenario strategico.

L'Italia si è messa in moto, sarà difficile fermarla

Convegno Nazionale Nuova Italia Tricolore per costruire una grande Confederazione

Scritto da Valentino Quintana
Pubblicato: 15 Giugno 2018

(ASI) Bologna – In esclusiva per Agenzia Stampa Italia presentiamo il comunicato stampa del Convegno Nazionale Nuova Italia Tricolore che avrà luogo il 23 giugno a Bologna. Si tratta di una confederazione di movimenti che ha un unico scopo: liberare il paese dalle catene e dal giogo di determinati potentati. Ridare dignità alla politica e ricomporre la frattura tra essa e la società con persone e programmi differenti, che guardano dritti al popolo.

Valentino Quintana - Agenzia Stampa Italia

Prosegue incessante la ricerca da parte del Presidente di Unione Movimenti Liberazione, Filippo Sciortino, di costruire una grande Confederazione.

"La prima vera tappa sarà a Bologna il 23 Giugno, dalle Ore 14.00 alle ore 19.00, presso la sala Parigi del Zan Hotel in Via Cesare Boldrini 11, dove si terrà il primo Convegno Nazionale di Nuova Italia Tricolore, confederazione che, vista “la grande frattura fra la società e la politica” tenterà di unificare diversi partiti, Movimenti e Associazioni di Nuova Generazione sotto un'unica bandiera. Essa si presenterà a tutti coloro che non hanno più fiducia nei confronti dei governanti sino ad oggi. L'Italia è una grande Nazione , desiderosa di rispetto e serietà. Il nome ed il simbolo che ci rappresenteranno sono già pronti, e numerosi saranno i relatori d'eccezione, tra i quali annoveriamo anche il Dott. Zibordi, economista ed autore di diverse pubblicazioni. Chiunque voglia percorrere la strada della liberazione del nostro Paese, deve lasciare da parte prevaricazioni ed egoismi, mettendo in primo piano il dialogo, con l'intento comune di riconquistare la sovranità, animato d'amore patrio e da profonda sete di giustizia Questo per noi rappresenta un vero atto d'amore per l'Italia. Un vero e grande impegno per il nostro futuro, possibile solo grazie ad unità e coesione, volontà ed espressione di persone Libere e determinate. Abbiamo grande fiducia nel Popolo, poiché esso deve individuare in noi una confederazione in cui riporre massima fiducia, dimenticando l'equazione politica uguale malaffare.

Unione Movimenti Liberazione è il movimento promotore che noi definiamo con orgoglio sovranista e che sta portando avanti molte battaglie, tra le quali, la più difficile è sicuramente l'uscita immediata dalla zona Euro, poiché non è questa l'Europa che sognavano i Padri Fondatori. Oppure, in alternativa, immettere nel mercato una moneta parallela all'Euro in tempi rapidissimi. Giudichiamo incostituzionale, in quanto contraria alla costituzione (Art. 1), l'elezione di soggetti mai votati, autori di scelte non volute dai cittadini ma dai partiti, annullando di fatto la Democrazia.

Vi aspettiamo al convegno nazionale di Bologna, dove metteremo tutto il nostro impegno per dare vita in tempi veloci alla Confederazione Nuova Italia Tricolore.

RELATORI:

1°) RELATORE Filippo Sciortino Presidente Unione Movimenti Liberazione
Titolo Intervento: Italianità, quale futuro senza ritorno alla Sovranità nazionale?

2°) RELATORE Marco Colombo Presidente "Nuova Italia Libera"
Titolo Intervento: Politica o caos?

3°) RELATORE Giovanni Zibordi Economista Scrittore.
Titolo Intervento: "come uscire dall'Euro in maniera indolore, realizzando una moneta complementare"

4°) RELATORE Livio Bonino Segretario Politico "Movimento Italiano Disabili"
Titolo Intervento: "Diritti uguali per tutti"

5°) RELATORE Sergio Incerrano di "FuturoItalia Federale"

Titolo Intervento: " Comunicazione nella nuova società." Nuove strategie per vecchi traguardi.

6°) RELATORE Mirko De Carli


Coordinatore Nazionale Nord Italia "Popolo della Famiglia"
Titolo Intervento: L’Europa dei popoli come alternativa a quella finanziaria e nazionalista

PUNTI DI PRINCIPIO:

1 ) Protezione del Cristianesimo in tutte le sue forme e tradizioni.

2 ) Sovranità e indipendenza della Repubblica Italiana.

3 ) Ricontrattazione di tutti i trattati capestro firmati in parte o quasi sempre senza il Consenso popolare.

4 ) Ripristino della costituzione Italiana e piena applicabilità.

5 ) Piena e immediata applicabilità del Referendum Popolare.

6 ) Protezione del nostro territorio.

7 ) Maggiori finanziamenti per le nostre Forze Armate e di tutti i comparti della sicurezza per garantire ai cittadini la piena applicabilità di tutte le leggi vigenti e quindi a garanzia della sicurezza di tutto il Popolo.

8 ) Ripristino della leva obbligatoria per insegnare ai nostri giovani l’onore il rispetto e l’amore per la propria Terra.

9 ) Federalismo perfetto.

10 ) Riforma della giustizia.

11 ) Abrogazione di tutte le leggi contro la vera famiglia naturale e applicazione di misure concrete a sostegno della stessa e della vita.

12 ) Riforma profonda di tutta la legislazione in tema di abitazione.

13 ) Riforma della scuola in senso sociale dagli asili nido alle Università.

14 ) Applicazione di tutte le condizioni legali e giuridiche anche della Costituzione per effettuare una vera e profonda riforma del mondo del lavoro in tutti i settori.

15 ) Totale riforma della Sanità con abolizione parziale dei ticket o spese mediche per chiunque sotto la soglia dei 24.000 Euro annui guadagno reale.

16 ) Creazione del Ministero della Disabilità che proponga e attui tutte le normative di riferimento e civiltà inerenti al tema della diversa abilità e dell’invalidità civile.

17 ) Riforma del sistema pensionistico.

18 ) Risoluzione immediata della questione immigrazione che preveda 1/3 dei fondi a loro destinati in Italia in aiuti nei luoghi di origine, firmando trattati con gli Stati che realmente hanno condizioni di guerra.

Auspichiamo una piena condivisione di questi 18 punti da parte del Popolo Italiano".

E' quanto dichiara in una nota Filippo Sciortino – Unione Movimenti di Liberazione

Antonio Socci - branco di cani rabbiosi schiumanti ringhiosi rancorosi che sputano sulla ritrovata dignità dell'Italia e vorrebbero risucchiarci nella melma dove loro sguazzano, ancora per poco, beati e illusi. La realtà avanza inesorabile implacabile li spazzerà via


Posted: 15 Jun 2018 10:12 AM PDT


Che l’Italia si trovi ad essere fuori dai Mondiali di calcio – che ci hanno sempre visto protagonisti e molte volte vincitori – provoca un senso di frustrazione e umiliazione. Anche perché il calcio è stato l’unico modo in cui gli italiani per anni hanno potuto esprimere il loro patriottismo e il loro orgoglio nazionale.

I Mondiali ci hanno permesso di sventolare il tricolore nelle strade (riconoscendosi tutti in esso) cosa che – in tutti gli altri giorni dell’anno – esponeva al sospetto, se non all’accusa, di fascismo. La stessa parola Patria è bandita da tempo.

Per una strana coincidenza – che ancora una volta intreccia il Calcio con la nostra storia politica – questa esclusione dai Mondiali sembra arrivare come suggello finale di un periodo in cui l’Italia non solo ha perso colossali quote di sovranità (politica ed economica), ma si è anche fatta umiliare in tutti i modi possibili.

Grazie a una classe dirigente subalterna agli stranieri e inadeguata siamo stati trattati da scendiletto e gli altri paesi e le nomenklature europee si sono sentite in diritto per anni di darci ordini, tirarci pedate, affibbiarci ammonimenti, rimbrotti e perfino insulti. E il nostro interesse nazionale è andato a ramengo.

Ma – per una strana coincidenza – l’Italia s’è desta, si sta destando, proprio negli stessi giorni in cui inizia il Mondiale che ci vede esclusi. Infatti si è insediato a Roma un governo che per la prima volta da molti anni non si fa mettere i piedi in testa e lo fa capire al mondo con molta decisione. Un governo a “trazione Salvini”.

Questa rinascita di orgoglio nazionale si era già intravista sul “caso Savona”, per le pesanti interferenze straniere che hanno suscitato una vivace reazione (caso poi finito con un pareggio). Ma – una volta insediato l’esecutivo – con la vicenda della nave Aquarius si è subito capito che la musica è del tutto cambiata sull’emigrazione e sui rapporti con gli altri paesi europei.

E’ un evento che ha fatto enorme clamore, che ha suscitato lo sconcerto di paesi come la Francia, abituata a trattarci come il suo scendiletto, e che ha subito costretto la Germania – più accorta dei cugini d’oltralpe – a riconoscere le ragioni del nostro Paese.

Oltre a questo ci siamo guadagnati la forte simpatia del presidente americano Trump, di altri paesi europei come l’Austria o gli ex paesi dell’est e della Russia di Putin.

In pochi giorni l’Italietta, quella rappresentata da Gentiloni che in visita a Berlino veniva lasciato fuori dalla porta dalla Merkel e invitato a tornare un’altra volta, è completamente mutata nella sua immagine pubblica e nella considerazione degli altri governi.

Così, curiosamente, proprio quando non possiamo esprimere il nostro spirito patriottico nel calcio, ci troviamo a riviverlo finalmente sulle cose che contano: nella difesa del nostro interesse nazionale.

Certo, c’è sempre una parte del Paese, fatto di salotti liberal, che sembra tifare contro l’Italia. L’esempio peggiore in questi giorni lo ha dato Giuliano Ferrara che, dopo le insolenze francesi contro l’Italia e la richiesta di scuse del governo italiano, ha scritto: “Presidente Macron, resista a questa banda di sciamannati: niente scuse a chi ricatta”.

Un tweet che non merita alcun commento. Perché perfino da sinistra si sono levate proteste contro la Francia di Macron che alza muri contro gli immigrati e poi pretende di dar lezioni all’Italia.

Tuttavia non si deve pensare che la mentalità anti-italiana (che si autodefinisce “europea”) sia limitata al solo Ferrara. C’è ben di più. C’è un intero establishment.

Quando un presidente emerito della Repubblica come Giorgio Napolitano (che era nella stessa corrente del Pci con Ferrara) arriva a dichiarare che “ormai c’è una sola sovranità a cui rispondere ed è la sovranità europea” e che “non c’è più spazio per le sovranità nazionali chiuse in se stesse”, c’è da trasecolare.

Infatti non esiste nessuno stato europeo e non esiste nessuna costituzione europea. Esiste lo Stato italiano e la Costituzione della Repubblica italiana la quale proclama al primo articolo che in Italia “la sovranità appartiene al popolo”, sottinteso: il popolo italiano.

E il presidente della Repubblica italiana presta giuramento con questa formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”.

Giura fedeltà alla Repubblica italiana, non giura di essere fedele alla “sovranità europea” che non si sa cosa sia in termini giuridici (mentre in termini politici sappiamo che significa il volere di Germania e Francia).

A loro volta il Presidente del Consiglio e i ministri del governo italiano giurano ripetendo questa formula: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

Non giurano soltanto fedeltà alla Repubblica italiana e alla sua Costituzione, ma addirittura giurano di agire “nell’interesse esclusivo della Nazione”. Non dice nell’interesse degli altri paesi europei o di milioni di emigranti che, dall’Africa o dall’Asia. vogliono venire in Italia, ma dice “nell’interesse esclusivo della Nazione”, cioè del popolo italiano. Interesse – si badi bene – esclusivo.

La frase di Napolitano la dice lunga sulla classe dirigente che l’Italia ha avuto negli anni passati. E l’impronta data soprattutto da Salvini al nuovo governo è un ritorno alla normalità italiana dopo anni di assurdità che hanno inflitto al Paese sofferenze enormi.

Il generale Marco Bertolini, un ufficiale che si è guadagnato la stima della Nato e di tutto il mondo, che è stato comandante del Centro operativo interforze e ha guidato tante missioni militari italiane all’estero, un paio di anni fa, andando in congedo per limiti di età, lanciò più volte l’allarme per quello che stava accadendo all’Italia, soprattutto alle sue frontiere prese d’assalto: “Se dovessimo andare avanti in questa maniera scompariremmo. Si usa il termine sovranità come se fosse una bestemmia dimenticando che, invece, è il valore per cui hanno giurato i militari, ma anche i ministri”.

In queste ore, con un articolo su “Analisi difesa”, il generale Bertolini ha espresso la sua lieta sorpresa per la svolta storica avvenuta nel nostro Paese. Merita leggere tutto l’inizio del suo scritto che è davvero molto eloquente (e mi scuso per la lunghezza):

“Ci abbiamo messo sei anni. Ci siamo fatti raggiungere da centinaia di migliaia di immigrati, soprattutto africani, sui quali è pressoché impossibile un controllo efficace. Abbiamo lasciato che alcune zone del nostro paese fossero ridotte a campi profughi nei quali la legge della repubblica fatica ad entrare. Ci siamo abituati a scene di degrado degne del terzo mondo nei salotti delle nostre città. Abbiamo creduto alle parole delle anime belle che ci dicevano che l’invasione è ineluttabile e addirittura auspicabile. Abbiamo alzato le mani, umiliati” aggiunge il Generale “di fronte alla protervia dei paesi europei che si sono rifiutati di spartire con noi l’onere di un flusso migratorio che loro stessi avevano innescato con le loro improvvide iniziative militari. Ci siamo rassegnati a considerare i diritti di chi raggiungeva le nostre coste analoghi se non superiori a quelli dei nostri connazionali, anche di quelli che colpiti da un terribile terremoto lasciamo da anni in condizioni di precarietà e indigenza assoluta”.

L’ufficiale conclude:

“Abbiamo assistito con impotenza e sgomento a fatti di cronaca incredibili, protagonisti i nostri ‘ospiti’, in nome di un’accoglienza che tale non è: si tratta infatti semplicemente di resa. Poi, improvvisamente, ci siamo svegliati. O meglio, si è svegliato un governo che definire incredibile è dir poco, vista l’eterogeneità dei suoi componenti, ma che a fronte di alcune nostre sfide nazionali sta dando prove di determinazione imprevedibili. Consolatorie”.

Mass Media - Damilano-l'Espresso semina odio e odio raccoglierà. E non dite che non ve l'avevamo detto

"Uomini e no", la prima de l'Espresso fa discutere

Marco Damilano posta su Twitter la prima de l'Espresso: "Uomini e no". In foto, un uomo di colore e Matteo Salvini: "Voi da che parte state?". Ed è polemica

Chiara Sarra - Ven, 15/06/2018 - 22:54

"Uomini e no". Poi la foto di un uomo di colore e di Matteo Salvini e la didascalia: "Il cinismo, l'indifferenza, la caccia al consenso fondata sulla paura.

Oppure la ribellione morale, l'empatia, l'appello all'unità dei più deboli. Voi da che parte state?".

Fa già discutere la copertina de l'Espresso mostrata su Twitter dal direttore, Marco Damilano.



Uomini e no: voi da che parte state? Marco Damilano presenta il nuovo numero #domenicaEspresso https://bit.ly/2yaKRpT 

Molti i commenti sotto il tweet. La maggior parte contro la linea del settimanale del gruppo Gedi: "Che vergogna che siete", scrive un utente, "Ma perché invece di vomitare la vostra bile, non provate a capire, studiare, analizzare cosa sta accadendo? State tra le gente, uscite dalla vostra confortzone. Siate umani". "Poi non vi lamentate il giorno che questo vostro odio scatenerà altro odio e, come prevedibile, anche RAZZISMO, quello vero", scrive un altro, "La copertina è SCHIFOSA e siete dei MESCHINI". E ancora: "Anche se non condivido le idee di damilano non pensavo arrivasse a tanto la macchina del fango.. senza contare tutti i dossier che si stanno aprendo su salvini… poi si parla di fascismo… non vado oltre".

Ben pochi i commenti positivi. E qualcuno fa notare: "Pare un esordio salviniano dove esiste solo il bianco o il nero... ma la verità sta sempre nel mezzo... io sto con la verità"

http://www.ilgiornale.it/news/politica/uomini-e-no-de-lespresso-fa-discutere-1541514.html

Mass media italiani ridotti a cani schiumanti ringhiosi rabbiosi rancorosi culturalmente un nulla che per anni si è mosso e adagiato sul Pensiero Unico in cui niente poteva-doveva cambiare ma gli italiani con saggezza e preveggenza, solo con il voto hanno sparigliato le carte

è uscito con le ossa rotte dalla sua accusa-boomerang di cinismo 

Macron non si è reso conto che adesso non ha più a che fare coi governi tappetino tipo Renzi o Gentiloni

di Riccardo Ruggeri www.riccardoruggeri.eu
16 giugno 2018

Nel mio ultimo Cameo ho definito la mossa Aquarius di Matteo Salvini uno «spariglio strategico». Apro una parentesi. In realtà, più passano i giorni più mi convinco che questa è una mossa studiata a tavolino dall'intero governo, fatto di menti ben più raffinate da come poteva apparire all'inizio (come ovvio penso in primis a Paolo Savona, a Giovanni Tria, ma anche, ad esempio, ad Alberto Bagnai che potrebbe stupire tutti noi critici, lasciando la vecchia maschera del NoEuro ai popolari bavaresi e alla destra tedesca, rifugiandosi nell'impeccabile «difesa dell'interesse nazionale»). Soprattutto menti che hanno un alto grado di compatibilità reciproca, quindi capaci di creare chimiche politiche interessanti. Chiusa parentesi.

Avendolo praticato più volte nel mondo del business e del management, so che lo «spariglio strategico» è tipico di chi è con le spalle al muro, e proprio per questo disposto a prendere rischi, soprattutto di immagine, molto alti. È certamente vero che le 629 persone dell'Aquarius siano state usate da Matteo Salvini in termini strumentali per la bisogna, praticando un tipico atto di cinismo istituzionale. Ma questo è stato immediatamente «sanato» da quelli che giustamente lo hanno subito sollevato.

Che credibilità morale poteva avere il bonapartista Emmanuel Macron, l'uomo (nero) di Ventimiglia (quello dei 10 mila rimandati indietro), di Mentone (donna scaraventata giù dal treno), dell'occupazione manu militari di Bardonecchia, quello dell'imbarazzante «vomitevole» poi negato (ai tempi di internet solo un idiota può negare)? Quale credibilità hanno i socialisti spagnoli, quelli della triplice barriera di filo spinato di Ceuta e Melilla, e chi le superava trovava le pallottole della Guardia Civil? Quale credibilità ha l'attuale Sinistra italiana, figlia di due Numi tutelari (Romano Prodi premier e Giorgio Napolitano predecessore di Salvini), quelli dell'operazione Albania (blocco navale, rimpatri forzati, accuse dell'Onu contro l'Italia ecc.)?

Un'accusa di cinismo istituzionale da parte di uno come Macron è semplicemente ridicola, infatti si è immediatamente ritorta contro di lui, e ne è uscito con le ossa rotte. La sua strategia basata sull'ipotesi che noi italiani gli reggessimo la coda nella sua fumosa proposta di modifica delle regole europee in chiave antitedesca poteva valere con governi tappettini tipo quelli di Matteo Renzi o di Paolo Gentiloni, non certo con un governo «istituzional-rivoluzionario» (la scheda elettorale in luogo dei forconi, ricordiamolo sempre) come quello di Giuseppe Conte. Il top del cinismo all'incontrario lo ha raggiunto il celebre intellò Edoardo Albinati « ieri ho pensato, ho desiderato che morisse qualcuno sulla Aquarius. adesso se morisse un bambino voglio vedere cosa succederebbe al governo ). Fa pendant con quelli, alla Mario Monti, che tifavano per lo spread a 500. Sono senza parole, una classe dominante di tal fatta dovrebbe immediatamente ritirarsi a Capalbio e a Cortina e, visti i risultati consuntivati in un quarto di secolo, tacere, semplicemente tacere per un paio di generazioni.

Per fortuna i più intelligenti (sempre meno) dei miei colleghi (e amici) delle élite danno per persa la battaglia sull'immigrazione. Hanno assunto come ultima difesa il Def, sicuri che il combinato disposto «reddito di cittadinanza-flat tax» e fine del Quantitative easing innesti un intervento risolutivo dell'Europa e del «Mercato» tale da far collassare il governo Conte, invocando la Troika. Può darsi, ma temo, per loro, che potrebbe non finire così. Che succede se Luigi Di Maio e Matteo Salvini in autunno si mettessero in ferie, lasciando la scena ai pezzi da 90 dell'economia, Paolo Savona e Giovanni Tria, e questi trovassero la quadra con un Europa a fine mandato, massacrata dagli uppercut di Donald Trump, in evidente stato di disarmo? Nel frattempo, lo «spariglio strategico» dell'Aquarius sta navigando verso Bruxelles, seppur con mare da mosso a molto mosso.

Salvezza Nazionale - Moneta Fiscale e far rimanere al palo gli euroimbecilli che ci vorrebbero sempre più poveri, atterriti, paurosi.

Moneta Fiscale: la soluzione degli europroblemi italiani

Maurizio Blondet 14 giugno 2018 
Biagio Bossone / Marco Cattaneo / Massimo Costa / Stefano Sylos Labini

I notevoli risultati conseguiti da partiti euroscettici quali M5S e Lega nelle recenti elezioni italiane sono stati attribuiti allo scadente andamento dell’economia (vedi ad esempio questo recente articolo di Martin Wolf sul Financial Times).

Effettivamente, è così. A prezzi costanti, il PIL italiano 2017 è stato inferiore di 100 miliardi di euro rispetto al 2007 – un decremento del 5,5%! Nel medesimo periodo, le esportazioni sono aumentate del 7,8% – non una prestazione stellare in dieci anni, ma comunque una chiara indicazione che la causa principale è la carenza di domanda interna. Se il PIL italiano fosse cresciuto allo stesso ritmo delle importazioni, oggi sarebbe più elevato del 14% – ovvero 241 miliardi di euro.

Queste situazione genera un tasso di disoccupazione U-6 (che prende in considerazione anche gli scoraggiati nonché i lavoratori involontariamente part-time) del 30% circa. E’ fuori discussione che esista un enorme output gap.

L’economia italiana sicuramente soffre anche di altri problemi. La crescita della produttività è irrisoria da vent’anni a questa parte. Ma di nuovo, almeno in parte questo nasce dalla depressione della domanda. In termini reali, gli investimenti sono stati inferiori del 18,5% nel 2017 rispetto al 2007. La bassa domanda del settore privato, le restrizioni alla spesa pubblica, e il basso impiego della capacità produttiva esistente producono effetti negativi e perduranti su investimenti e produttività.

Dato che le regole fiscali impediscono di reflazionare la domanda emettendo debito, e poiché la politica monetaria non può diventare più accomodante di quanto sia già oggi, è necessario uno strumento alternativo. La Moneta Fiscale è lo strumento necessario.

La nostra proposta è che il governo emetta titoli trasferibili e negoziabili, che i possessori potranno usare, a partire da due anni dopo l’emissione, per conseguire sconti fiscali. Questi titoli avranno immediatamente valore in quanto incorporano diritti certi a risparmi d’imposta futuri, e potranno essere immediatamente scambiati contro euro o utilizzati come strumenti di pagamento (in parallelo all’euro) per acquistare beni e servizi.

La Moneta Fiscale verrebbe assegnata, senza corrispettivo, per integrare i redditi dei lavoratori, finanziare investimenti pubblici e programmi di spesa sociale, e ridurre il cuneo fiscale sul lavoro in favore delle aziende. Queste assegnazioni incrementerebbero la domanda interna e (replicando gli effetti di una svalutazione del cambio) migliorerebbero la competitività delle aziende. L’output gap verrebbe colmato senza peggiorare i saldi commerciali esteri del paese.

Va notato che in base ai principi contabili internazionali, questi titoli fiscali non costituirebbero debito, in quanto l’emittente non assumerebbe alcun obbligo di rimborsarli in euro. Sulla base delle regole Eurostat, quindi, verrebbero trattati come “non-payable deferred tax assets” e non avrebbero impatti sui conti pubblici fino al loro utilizzo per conseguire sconti fiscali (cioè due anni dopo l’emissione, quando produzione e gettito avranno recuperato).

Sulla base di ipotesi molto prudenziali (moltiplicatore fiscale di 1 e ripresa degli investimenti privati in misura tale da recuperare metà della caduta rispetto al 2007) l’incremento del PIL produrrebbe gettito fiscale incrementale sufficiente a compensare gli sconti fiscali. Questi ultimi raggiungerebbero un massimo di 100 miliardi annui, che si confronta con oltre 800 di entrate totali del settore pubblico italiano. Il rapporto di copertura (cioè le entrate pubbliche lorde divise per gli sconti fiscali che diventano utilizzabili ogni anno) sarebbe più che sufficiente per gestire eventuali ammanchi dovuti a future recessioni.

Abbiamo trovato la pietra filosofale ? certamente no: in un’economia con un forte sottoutilizzo delle risorse produttive il moltiplicatore opera prevalentemente sulla produzione e solo marginalmente sui prezzi. E se le dispersioni esterne sono sotto controllo (come consentito dal miglioramento di competitività) l’effetto moltiplicativo è ai massimi. La Moneta Fiscale mobilita risorse inutilizzate, accelera gli investimenti e spinge le banche a far ripartire il credito.

Attivando un programma di Moneta Fiscale, l’Italia risolverebbe il suo problema di output gap senza chiedere nulla a nessuno. Non sarebbero necessarie revisioni dei trattati né trasferimenti finanziari. Il debito pubblico smetterebbe di incrementarsi e inizierebbe a declinare in percentuale del PIL, realizzando così gli obiettivi del Fiscal Compact. Le finanze pubbliche sarebbero sostenibili purché la BCE confermi il “whatever it takes” – impegno che non avrebbe motivo di rinnegare, data la stabilizzazione del debito italiano.

Se l’Italia peggiorasse in futuro la sua disciplina fiscale ed emettesse un eccesso di Moneta Fiscale, solo i riceventi ne verrebbero danneggiati: il valore dello strumento scenderebbe ma senza impatti sull’euro e senza che si creino rischi didefault. In ogni caso, l’ampiezza del rapporto di copertura rende questo scenario del tutto improbabile. Inoltre, è corretto ricordare che l’incapacità italiana di controllare le finanze pubbliche è un mito. Tra il 1998 e il 2017, l’Italia è stato l’unico paese dell’Eurozona a non conseguire mai deficit primari di bilancio pubblico salvo che nel 2009. Casomai l’Italia ha sofferto di un eccesso di contenimento dei deficit pubblici e, di conseguenza, di una pesante caduta della produzione.

Una forte ripresa dell’economia italiana (e verosimilmente di altri paesi meridionali dell’Eurozona, che potrebbero replicare lo schema Moneta Fiscale) è una precondizione indispensabile per la cooperazione efficace ed armoniosa delle economie europee. La Moneta Fiscale è lo strumento appropriato per rendere raggiungibile questo obiettivo.


Ilva - un'azienda strategica, nazionalizzata e sanificato il ciclo di produzione

Ilva, il ministro Di Maio convoca tutti: riprende la trattativa sul futuro di Taranto 

(ansa)

Tra lunedì e martedì prossimi incontri al ministero con il sindaco Melucci, i sindacati, gli ambientalisti e la multinazionale che ha vinto la gara per l'aggiudicazione degli asset del siderurgico 

16 giugno 2018

La partita Ilva si rimette in moto. Tra lunedì 18 e martedì 19 giugno prossimi, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, avrà quattro incontri: lunedì alle 17.30 col sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, del Pd, sempre lunedì ma alle 15 incontrerà i sindacati metalmeccanici, martedì alle 14 le associazioni ambientaliste e alle 16.30 Arcelor Mittal, la multinazionale dell'acciaio, big mondiale siderurgico, che a giugno del 2017, tramite la controllata Am Investco, ha vinto la gara per l'aggiudicazione degli asset di Ilva in amministrazione straordinaria.

Am Investco aveva già fatto sapere di essere pronta ad incontrare il ministro. Il sindaco di Taranto vuole la continuità dell'Ilva dando priorità al risanamento ambientale mentre molte sigle ambientaliste chiedono la chiusura dell'acciaieria per puntare su nuove attività economiche per Taranto attraverso la riconversione del territorio. Turismo e cultura anzitutto. Il ministro Di Maio nei giorni scorsi ha incontrato gli attuali commissari Ilva, Gnudi, Carrubba e Laghi, che guidano l'azienda dai primi del 2015. In questa sede è emersa la possibilità di prorogare la gestione dei commissari per altri tre mesi dopo fine giugno e di assicurare ad Ilva la provvista finanziariaria - dai 50 ai 70 milioni - per superare l'estate, atteso che l'azienda ha cassa sino a fine mese. Dopodichè, in assenza di interventi o del mancato ingresso del nuovo investitore, sarebbe in seria difficoltà a far fronte al pagamento degli stipendi di luglio.

La convocazione di Fim, Fiom, Uilm e Usb che rappresentano a Taranto l'85% dei lavoratori in forza allo stabilimento (poco meno di 11mila unità dirette), è giunta nelle ultime ore. Con Am Investco, i sindacati hanno in piedi una trattativa da diversi mesi. Prima è andata avanti con la mediazione del Mise, poi, dopo il 10 maggio, si è articolata con incontri tra le parti. Nessuna intesa è stata però raggiunta.

Azienda e sindacati restano ancora divisi su quanto personale Am Investco dovrà assumere dall'amministrazione straordinaria. Le sigle metalmeccaniche chiedono che alla fine dell'attuazione del piano industriale di Mittal non ci siano esuberi e che tutti abbiano una copertura tra reinserimento al lavoro, esodo agevolato e incentivato oppure pensione. Già da alcuni giorni Di Maio ha chiarito la linea sulla quale intende muoversi per l'Ilva: ascoltare le parti in causa, di qui i nuovi incontri, studiare il dossier, assumere "decisioni col massimo della responsabilità".

Gli incontri del ministro arrivano dopo settimane complicate sull'Ilva. Tutto è partito dalla pubblicazione del contratto di Governo tra Cinque Stelle e Lega dove a proposito dell'Ilva si parla di chiusura delle fonti inquinanti e di riconversione. In seguito il blog Cinque Stelle, voce ufficiale del movimento politico, ha parlato di chiusura dell'Ilva, mente Lorenzo Fioramonti, che era in predicato di diventare ministro dello Sviluppo economico (mentre è andato all'Istruzione da sottosegretario), in un incontro a Taranto con i sindacati metalmeccanici, presenti anche altri parlamentari pentastellati, ha parlato di "chiusura progressiva"della fabbrica e riconversione.

La tesi pentastellata nelle rappresentanze dei lavoratori ha suscitato molte perplessità anche perchè l'idea di riconversione, affermarono allora i sindacati, non era supportata da alcunchè. Nei giorni scorsi Beppe Grillo, dal suo blog, ha rilanciato l'idea di un'Ilva chiusa con la trasformazione di tutta l'area, dopo la bonifica, in un'attrazione turistica. "Ma si tratta di un'opinione personale" l'ha stoppata Di Maio. Al quale si è rivolto il sindaco di Taranto, Melucci, chiedendo la ripresa del confronto e invitando il ministro dell Sviluppo economico a Taranto. "Venga a portare alle istituzioni del territorio - ha scritto il sindaco al ministro - autorevoli e inconfutabili linee guida sul futuro di Ilva. Veda quanto è grande lo stabilimento e quanta ricchezza una Ilva resa finalmente sostenibile e in linea con i migliori standard tecnologici e normativi europei può ancora produrre in un'area socio-economica che travalica di molto il territorio di Taranto".

Più dura, invece, la posizione del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha invitato Di Maio ad archiviare il passato, riferendosi alla gestione dell'ex ministro Carlo Calenda, annunciando che la Regione non firmerà mai un'intesa che preveda la continuazione della produzione dell'Ilva con il carbone.

Bce - L'Euro è irreversibile, l'euroimbecillita in capo alla Bce banca di non ultima istanza. Lo stregone maledetto continua a lavorare contro l'Italia

Draghi ha risolto il dilemma, l'aiuto monetario termina a dicembre ma è un'uscita soft

15 Giugno, 2018
Eurozona Moneta & Mercati Giornalistica Punti di vista Bce

Mario Draghi

Il governatore ha giocato d’anticipo. Tutti si aspettavano una decisione per luglio, invece Draghi ha comunicato la sua scelta il 14 giugno: stop al quantitative easing a fine dicembre e nell’ultimo trimestre 2018 il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto da 30 a 15 miliardi.
Qe non finisce completamente

La Bce promette, tuttavia, di proseguire con il reinvestimento ancora a lungo. In pratica, la Banca centrale utilizzerà il capitale rimborsato dei bond (al momento 2,4 trilioni di euro), che ha in portafoglio e che arrivano a scadenza, per comprare nuovi titoli di pari durata. Quindi, il Qe, iniziato nel 2015, non finisce completamente.
Inflazione verso l'obiettivo?

Secondo la Bce, i dati in arrivo confermano le stime di medio termine d'inflazione. Anche se, poi, Draghi ammette che per una ripresa sostenuta del livello dei prezzi al consumo serve ancora “un significativo stimolo monetario”. In realtà, l’obiettivo fissato da Francoforte era il 2%, mentre ora l’aspettativa è dell’1,7% per i prossimi due anni. La differenza è uno 0,3 che in questo caso pesa, anche perché l’inflazione è stata spinta verso l’alto dal recente forte aumento del prezzo del petrolio.
Tassi di interesse bloccati fino al 2019

Ma Draghi è riuscito comunque a rassicurare i mercati, annunciando che i tassi di interesse resteranno fermi ai minimi record almeno fino alla prossima estate e in ogni caso finché sarà necessario. E ha spiegato che gli acquisti di titoli del Qe "non stanno sparendo, restano parte degli strumenti di politica monetaria e potranno essere utilizzati in particolari fasi”.
Risvolti politici

C’è, poi, una dimensione politica nella scelta di interrompere (gradualmente) il Qe. Il rischio di una guerra commerciale e l’incertezza in Italia (il governo aumenterà il deficit?) hanno condizionato la scelta di una exit-strategy morbida. Draghi proprio al suo paese di origine ha indirizzato una frecciatina: “L'euro è irreversibile, perché è forte, perché le persone lo vogliono e perché non giova a nessuno metterlo in discussione”.
Una scelta non facile

Eppure, per il capo della Bce, non è stata una scelta facile. Se continua a comprare obbligazioni, può essere accusato di facilitare il governo italiano. Se interrompe bruscamente, e le attese del mercato sull'aumento dei tassi di interesse fanno aumentare sensibilmente i rendimenti obbligazionari, gli investitori potrebbero preoccuparsi della capacità dell'Italia di servire il proprio debito, attualmente al 132% del Pil.
Unica scelta possibile?

In quel delicato mosaico, la mossa della Bce sembra ragionevole. Prevede di porre fine al Qe a dicembre, ma dipenderà dall’inflazione. E, in ogni caso, i tassi saranno fermi ancora a lungo. Il che non è scontato, alla luce degli aumenti che molte banche centrali hanno già attuato, come la Federal reserve e la Banca centrale indiana, o stanno valutando di farlo, ad esempio la Banca d’Inghilterra. Per la Bce, invece, la normalizzazione della politica monetaria non è ancora vicina. Il 2019 sarà un anno di transizione per l'eurozona.
Dimensione privata

C’è, infine, un aspetto personale. Draghi lascerà l’incarico il prossimo anno. Dopo aver avuto il “merito” di introdurre un programma che ha probabilmente salvato l’euro, non sarebbe voluto passare alla storia per colui che non è stato capace di interromperlo. Senza contare che, così facendo, il governatore uscente ha spuntato la principale arma del suo probabile successore, il rigorista Jens Weidmann: stoppare il Qe e compiacersi con il suo paese, la Germania.

Immigrazione di Rimpiazzo - l'iniziativa politica del governo Conte sull'Aquarius smuove la melma dove gli euroimbecilli stavano comodamente poggiati

L’impatto in Europa della svolta italiana sui migranti 

15 giugno 2018 


da Il Messaggero/Il Mattino del 14 giugno

Il giro di vite sull’immigrazione illegale deciso dal governo italiano potrebbe avere un impatto rilevante sulle future decisioni della Ue in materia e di certo lo sta già avendo su alcuni partner comunitari.


Il fattore scatenante, come dimostrano anche le scomposte reazioni di Francia e Spagna, è dovuto all’inedito rifiuto di Roma di accogliere altri clandestini, dopo i 750mila giunti dalla Libia dal 2013.

L’Italia per la prima volta mostra di voler tentare di chiudere i flussi che l’iniziativa di stretta cooperazione Tripoli varata dal ministro Marco Minniti aveva ridotto di quasi l’80% nell’ultimo anno.

La prospettiva di doversi fare carico del fardello finora sopportato dalla sola Italia sembra quindi aver imposto ai nostri partner di trovare soluzioni durature all’emergenza migratoria.

Francia

Nonostante le accuse all’Italia per la mancata accoglienza dei migranti dell’Aquarius Parigi da tempo si distingue per il forte contrasto ai flussi illegali. Lo sgombero degli accampamenti abusivi dei “sans papier” nella capitale e a Calais e il ferreo blocco del confine da Ventimiglia a Bardonecchia rispecchiano quanto Emmanuel Macron aveva preannunciato già in campagna elettorale, cioè una drastica separazione tra chi ha diritto all’asilo e i migranti economici illegali.

Distinzione sollecitata dalla stessa Agenzia delle Frontiere della Ue (Frontex) che già tre anni or sono disse chiaramente che oltre l’80% dei migranti giunti in Italia dalla Libia non aveva diritto ad alcun tipo di accoglienza.


I francesi non perdonano all’Italia i disinvolti flussi di clandestini, spesso neppure registrarti allo sbarco della Penisola, che Roma ha fatto transitare verso i confini nel 2014/15 e che portarono oltre 100 mila migranti a raggiungere il Nord Europa da dove, quando identificati, vengono anche oggi riportati in Italia.

Quando Minniti varò il pacchetto di misure chiedendo invano condivisione e solidarietà alla Ue, Macron ipotizzò di costituire centri d’accoglienza in Libia, ma del resto i francesi hanno sempre soffiato sul fuoco dei problemi che il caos libico provoca a Roma, determinati proprio dalla guerra che Parigi (con Londra e Washington) scatenarono contro Muammar Gheddafi nel 2011. Un atteggiamento di “competizione aggressiva” con l’Italia confermato dagli ostacoli posti da Parigi alla missione militare italiana in Niger e dalla conferenza con i protagonisti della crisi libica organizzata su due piedi dall’Eliseo proprio pochi giorni prima che a Roma si insediasse l’attuale governo.

Spagna

L’ostilità spagnola nei confronti dell’Italia sul caso Aquarius è legata anche al fatto che il nuovo esecutivo socialista non ha simpatie per gli attuali partiti al governo in Italia. Se Madrid è stata “forzata” a mettere a disposizione il porto di Valencia per far sbarcare quei migranti, al tempo stesso è però consapevole che se ‘Italia chiudesse davvero i porti alle navi delle Ong i flussi di immigrati illegali diretti in Spagna aumenterebbero sensibilmente, con inevitabili ricadute sul consenso popolare.


Già l’anno scorso le misure varate da Minniti determinarono un incremento dei traffici su ritte alternative dirette in Spagna dove sbarcarono in oltre 22mila nel 2017, quasi il triplo dell’anno precedente ed oltre il quadruplo rispetto al 2015.

Il no dell’Italia a nuovi sbarchi espone quindi la Spagna a flussi più intensi anche se Madrid applica da anni un duro approccio all’immigrazione illegale bloccando e respingendo i barconi in arrivo dal Marocco e combattendo vere e proprie “battaglie” per difendere gli alti reticolati eretti intorno alle énclaves di Ceuta e Melilla, città spagnole sulla cosa mediterranea marocchina “assediate” da migranti illegali.

Austria


La nuova politica di Roma sembra eliminare le periodiche tensioni che sul tema dei migranti illegali si sono registrate negli ultimi anni con Vienna.

Il premier Sebastian Kurz, impegnato ad espellere gli imam appartenenti ai Fratelli Musulmani e a rendere sempre più ardua la concessione di asilo e accoglienza anche con consistenti riduzioni del welfare, ha colto la palla al balzo per proporre ieri un asse con Italia e Germania contro l’immigrazione illegale incentrato sulla difesa delle frontiere esterne dell’Europa e l’istituzione di centri d’accoglienza per i migranti in Africa, in cui valutare eventuali concessioni di asilo.Soluzione conndivisa anche dalla Danimarca.

Germania

Dopo aver accolto oltre un milione di profughi e immigrati illegali giunti nel 2015 dalla “rotta Balcanica”, che stanno determinando gravi problemi di sicurezza e integrazione con un rapido travaso di consensi su posizione anti-accoglienza anche nello stesso partito del cancelliere Angela Merkel, la Germania strizza l’occhio al nuovo governo italiano chiedendo una “soluzione europea” ma di fatto appoggiando la proposta di Vienna. Anche a Berlino sembra ormai chiaro che solo difendendo le frontiere esterne dell’Europa si potrà evitare che vengano eretti nuovi muri lungo quelle interne.

Il Gruppo di Visegrad

L’intesa politica tra la Lega e il presidente ungherese Viktor Orban è fortemente caratterizzata da una visione comune circa la necessità di fermare l’immigrazione illegale, specie quella islamica. Un asse con i paesi del cosiddetto Gruppo di Visegrad rafforzerebbe la posizione dell’Italia nella Ue affiancando l’intesa che va configurandosi con Austria e Germania ma dovrà necessariamente puntare sullo stop ai flussi da Libia e Tunisia abbandonando ogni ipotesi di ripartizione dei migranti invisa a tutti in Mitteleuropa.

Turchia

Il rischio che si riapra la riotta balcanica è sempre più concreto a causa dell’aumento delle tensioni tra Ankara e la Ue dopo gli accordi da 6 miliardi di euro siglati nel 2015. Gli arrivi dalla Turchia in Bosnia e Grecia sono in forte aumento (oltre 11mila sbarchi nelle isole greche da gennaio) e Ankara ha sospeso il programma di rimpatrio dei migranti privi dei requisiti per chiedere asilo come rappresaglia contro la decisione di Atene di rimettere in libertà 4 ufficiali turchi fuggiti in Grecia dopo il fallito golpe del 15 luglio 2016.


Foto: Ansa, EPA, Marina Militare, SOS Mediterranèe, AP e Lapresse

Immigrazione di Rimpiazzo - L'Italia è stata lasciata sola, e ci voleva l'Aquarius per farlo dirlo agli euroimbecilli di tutte le razze

CONTE VA DA MACRON CON DUE PROPOSTE: RIFORMA DI DUBLINO E HOTSPOT IN AFRICA


di Guido Keller –
15 giugno 2018

Com’era immaginabile a seguito delle polemiche per il respingimento della nave Aquarius carica di 629 migranti, uno dei temi cardine dell’incontro di Parigi tra il premier italiano Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macron è stato quello dell’accoglienza. Un incontro tutt’altro che facile ed in forse fino all’ultimo per via delle parole forti che sono volate da una parte all’altra delle Alpi, le accuse di “cinismo e irresponsabilità” lanciate dall’Eliseo e le cifre snocciolate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, per il quale la Francia ha respinto alla frontiera di Ventimiglia oltre 10mila migranti e in tre anni ha risposto a 640 ricollocamenti a fronte dei 9.816 che le spettavano; “Invito Macron – aveva detto salvino in Senato – a passare dalle parole ai fatti e a prendere domani mattina i 9mila migranti che il governo francese si era impegnato ad accogliere”.

Atteggiamenti smussati anche a seguito della telefonata di Macron, per quanto Salvini anche stamattina abbia detto che “A Ventimiglia i cinici e gli irresponsabili sono oltre il confine” e che “Abbiamo cominciato a dire dei no. È il momento di tirare fuori le palle”.

Macron ha comunque puntualizzato che “l’Italia nei primi quattro mesi del 2018 ha avuto 18mila domande d’asilo, la Francia ne ha avute 26mila”, dato che in realtà non vuol dire niente e passaggio sul quale Conte ha giustamente sorvolato per non innescare polemiche in casa dell’ospite.

L’incontro di Parigi si è svolto in un clima di cordialità, anche perché tra Macron e Conte vi sono ottimi rapporti personali risalenti ad ancora prima che questi fosse nominato premier, così è stata trovata “sintonia” e “convergenza” sul difficile tema dei migranti per cui Macron, come i tanti leader europei che lo affermano ma per cui non muovono un dito, ha ammesso che l’Italia è stata lasciata sola, “Non dimentichiamo cosa l’Italia ha dovuto subire sul fronte dell’immigrazione nel 2015 e 2016. L’Europa è mancata sui migranti e sulla zona euro, su questo abbiamo trovato convergenze. Serve la volontà di agire insieme, la risposta giusta è europea ma quella attuale è inadeguata. Il sistema di solidarietà oggi non funziona. Porteremo avanti una profonda riforma di Dublino”.

La prova dei fatti sarà a fine mese, quando si terrà la seduta del Consiglio europeo e si discuterà dell’intesa di Dublino, sottoscritta a suo tempo dal governo Berlusconi e nella riforma dal governo Letta, la quale prevede che a gestire i migranti siano i paesi dove questi arrivano.

L’orientamento di Bruxelles è quello di un meccanismo “50 – 50”, per cui ogni paese dovrà accogliere i ricollocati in base a quote rapportare al numero della popolazione e al pil, con sanzioni di 250mila euro per richiedente asilo del piano di ricollocamento non accettato. Un’idea che non convince Conte, il quale ha spiegato che l’Italia sta preparando una proposta propria che “non vedo l’ora di condividere con gli altri partner e di formalizzarla alla prossima presidenza Ue austriaca”. Si tratta di aprire centri gestiti dall’Ue nei Paesi di origine e di transito al fine di “prevenire i viaggi della morte”. Resta da capire se coloro che non potranno partire accetteranno di non imbarcarsi comunque.

Vista la vicinanza di Salvini ai Visegrad, in particolare all’Ungheria di Viktor Orban, il presidente francese ha invitato il ministro italiano a coinvolgerli nel dialogo sulla riforma di Dublino.

Ceta - euroimbecilli cercasi - non si capisce perchè dobbiamo approvare un accordo che penalizza il made Italy, c'è lo dice l'Europa, quelli del corrotto Pd, sono stati buttati nel burrone dal voto degli italiani

Ceta, dopo lo stop di Centinaio alla ratifica si apre un fronte con la Ue

Il ministro delle Politiche agricole annuncia il no alla ratifica del trattato di libero scambio entrato in vigore lo scorso settembre in via provvisoria. Un annuncio cui plaude un fronte trasversale di contrari alla firma, che penalizzerebbe la qualità del made in Italy agricolo

15 Giugno 2018

(ansa)

ROMA -Che il Ceta non piacesse al ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio era se non scontato, prevedibile. L'uomo che vuole promuovere e difendere non solo il made in Italy, ma anche valorizzare il turismo attraverso le produzioni agricole italiane, non poteva che schierasi contro la ratifica del Trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea. Entrato in vigore in via provvisoria lo scorso settembre e atteso per l'approvazione definitiva in Parlamento, l'accordo prevede l'eliminazione del 98% dei dazi presenti.Ma da tempo in Italia si è formata una lobby trasversale di oppositori. La Coldiretti, con altre organizzazioni, tra le quali la Cgil, Legambiente e Slow Food, ritiene che il Ceta non tuteli abbastanza i prodotti italiani, perché li metterebbe sullo stesso piano rispetto a quelli canadesi, che ne costituiscono l’imitazione, come il Parmesan rispetto al Parmigiano Reggiano. In definitiva, il Ceta legalizzerebbe la pirateria, è l'accusa. E secondo Greenpeace, "il trattato darà alle aziende del Nord America diversi strumenti per indebolire gli standard europei su ormoni della crescita, Ogm, lavaggio della carne con sostanze chimiche, clonazione animale". 

L'accordo tra Ue e Canada prevede l'abolizione dei dazi doganali su una infinità di prodotti, non solo alimentari. Le stime calcolano che con l'entrata in vigore del Ceta, il Canada abolirà dazi sulle merci originarie dell'Ue per un valore di 400 milioni di euro, mentre alla fine di un periodo di transizione la cifra - secondo le stime della Commissione - dovrebbe superare i 500 milioni l'anno. Con il Ceta il Canada si è impegnato ad aprire il suo mercato a formaggi, vini e bevande alcoliche, prodotti ortofrutticoli e trasformati. Tutte i prodotti importanti dovranno essere conformi alle disposizioni dell'Ue, per esempio sulla carne agli ormoni. Il Canada ha accettato di proteggere 143 prodotti tipici che beneficiano dell'indicazione di origine, come il formaggio francese Roquefort. Per l'Italia, il Ceta prevede la protezione di 41 prodotti di denominazione di origine: dalla bresaola della Valtellina all'aceto Balsamico di Modena, passando per la Mozzarella di Bufala Campana e il Prosciutto di Parma. I prodotti europei godranno di una protezione dalle imitazioni analoga a quella offerta dal diritto dell'Unione e non correranno più il rischio di essere considerati prodotti generici in Canada. 

Il governo apre così un altro fronte con l'Unione europea, che ieri ha risposto così. "La Commissione Ue lavora strettamente con gli stati membri per far sì che le politiche commerciali siano mutualmente benefiche", e "il Consiglio europeo e il G7 con i leader europei hanno confermato l'impegno per questa priorità". Così il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas sulle dichiarazioni del ministro dell'agricoltura Gian Marco Centinaio contro la ratifica del Ceta, l'accordo di libero scambio tra Ue e Canada. Questo è al momento applicato in modo provvisorio solo per quelle parti (che escludono gli investimenti), a competenza Ue e non degli stati membri. Sono ben 18 i Paesi Ue che non hanno ancora ratificato il Ceta. Non c'è, però, una scadenza all'applicazione provvisoria, che può continuare indefinitamente. Se un Paese invece vota contro la ratifica di un accordo commerciale, lo deve comunicare al Consiglio Ue. Spetta poi a questo decidere il da farsi.

E' guerra vera - Dazi della Cina per equivalenti 50 miliardi al 25%

CINA
15.06.2018 - 20:54 
Dazi, arriva la contromossa cinese
Il Paese asiatico ha deciso di imporre una tariffa aggiuntiva del 25% sui beni americani: «Per 50 miliardi. Esattamente lo stesso impatto delle misure di Trump»

PECHINO - La Cina imporrà una tariffa aggiuntiva del 25% su beni Usa per un valore di circa 50 miliardi di dollari. Esattamente lo stesso impatto delle misure varate da Trump verso il made in Cina. Lo fa sapere una nota del Ministero delle finanze di Pechino, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg.

Le tariffe per circa 34 miliardi su beni Usa importati scatteranno il 6 luglio e includono prodotti agricoli, automobili e pesce. Per altri beni come medicine, materiale medico e prodotti energetici la data in cui verranno introdotte le tariffe sarà comunicata più avanti.

venerdì 15 giugno 2018

Salvezza Nazionale - Governo Conte, il migliore che potevamo mettere in campo, per respingere la tempesta in arrivo, voluta cercata ed ottenuta dal maledetto stregone Draghi

Cosa vuol dire per noi la fine del Quantitative Easing 

Giuseppe Palma
15 giugno 2018

Mario Draghi ha annunciato ieri che il 31 dicembre di quest’anno la Bce metterà fine al programma di acquisto dei Titoli di Stato sul mercato secondario, il cosiddetto Quantitative Easing, il famoso bazooka annunciato da Draghi nel gennaio 2015 e operativo dal marzo di quello stesso anno. Da ottobre a dicembre, cioè l’ultimo trimestre, il programma di acquisto scenderà a 15 miliardi al mese fino al 31 dicembre.

Cosa vuol dire tutto questo? Cercherò di spiegarlo semplicemente:

1) breve premessa: la Bce, per suo stesso statuto, non funge da prestatrice illimitata di ultima istanza, cioè non compra i Titoli di Stato sul mercato primario, quelli battuti mensilmente dal Tesoro. Con la conseguenza che ciascuno Stato dell’eurozona, che avendo perso sovranità monetaria per finanziarsi deve necessariamente collocare/rinnovare mensilmente tutti i propri Titoli sul mercato primario, dovrà alzare i tassi di interesse per rendere maggiormente appetibili i Titoli stessi, scaricandone il relativo peso sulla spesa pubblica. Direttamente, la fine del QE comporterà che la Bce non comprerà più i nostri Titoli di Stato sul mercato secondario, con ripercussioni sullo spread, cioè aumenterà il differenziale tra gli interessi Btp-Bund. Questo significa che, per poter tenere in vita l’euro, gli Stati maggiormente “indebitati” dovranno fare tagli selvaggi alle voci di spesa pubblica più sensibili(pensioni, sanità, sicurezza, giustizia etc…, esattamente come avvenne nel 2011);

2) l’euro si apprezzerà sul dollaro mettendo in difficoltà l’export (l’Italia è il secondo Paese esportatore in Europa). Il programma di QE ha prodotto negli anni passati una svalutazione dell’euro sul dollaro nella misura di circa il 30%, causando un beneficio per le esportazioni di tutti i Paesi dell’eurozona, beneficio riscontrabile in una comparazione globale (Ue-Usa) e non infra-Stati(Italia-Germania). La fine del QE comporterà quindi un nuovo apprezzamento dell’euro sul dollaro, mettendo in serie difficoltà l’intero comparto dell’export. Non potendo più intervenire sulla leva del cambio (l’euro è un accordo di cambi fissi), gli Stati dell’eurozona – per tornare ad essere competitivi – saranno costretti ad intervenire ancora una volta sul lavoro (svalutazione del lavoro), quindi contrazione dei salari e precarizzazione selvaggia del rapporto lavorativo;

3) ci chiederanno i “primogeniti” (espressione che prendo in prestito dall’amico Claudio Borghi), cioè la Germania proporrà ulteriori misure capestro pur di salvare l’euro (spiegandolo con un’altra battuta, ci chiederanno di mettere in vendita pure la Fontana di Trevi). Cosa vuol dire questo? A parte la proposta di creare un Fondo Monetario Europeo (una specie di fondo di salvataggio) che fungerà da struttura di strozzinaggio legalizzato, i tedeschi ci chiederanno di portare avanti un programma di privatizzazione dei nostri asset pubblici (i gioielli nazionali, tanto per capirci), esattamente come hanno fatto con la Grecia. Una svendita della ricchezza nazionale peggiore delle devastazioni barbariche.

Cosa farà il Governo italiano di fronte a questa situazione?

Mi limito a rispondere che l’importanza di avere persone come gli amici Paolo Savona e Luciano Barra Caracciolo al Governo del Paese (invece di Gozi e personaggi similari) è certamente più rassicurante per gli interessi nazionali e – può sembrare un paradosso ma non lo è – della stessa Europa. Perchè essere europeisti NON significa essere Sacerdoti dell’euro e dell’Ue, significa invece creare le condizioni perchè l’Europa prosperi secondo quelli che sono i diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali degli Stati membri. Chi oggi erge l’attuale costruzione monetaria europea a dogma infallibile non fa affatto il bene dell’Europa, ma irrimediabilmente il suo male.

Monte dei Paschi di Siena - anche l'orologio è fuggito dalla finestra. e se è uscito per scappare non si è suicidato. Il Sistema massonico mafioso politico si stringe per nascondere, depistare, raccontare menzogne. Non hanno voluto indagare!

DAVID ROSSI, MPS/ Il giallo delle ferite, precedenti all’uscita dalla finestra? (Quarto Grado)

Quarto Grado e il caso David Rossi: in studio il fratello e la figlia del dirigente Montepaschi ufficialmente morto suicida. I dubbi sulle pressioni che avrebbero indotto al gesto

15 GIUGNO 2018 - AGG. 15 GIUGNO 2018, 19.15 MORGAN K. BARRACO

Il caso David Rossi a Quarto Grado

Nell'intervento del colonnello dei Ris, Davide Zavattaro nel corso della trasmissione Quarto Grado ed in riferimento al misterioso caso di David Rossi, c'è spazio anche per un commento sulle ferite rinvenute sul volto del capo della Comunicazione Mps, rinvenuto senza vita. "Effettivamente ci sono tre ferite che sono in linea: quel tipo di ferita ricorda molto da vicino un urto contro una parete spigolosa o uno spigolo. C'è un'ipotesi non nulla che possa essere avvenuta durante questa uscita dalla finestra", dice. Eppure, a sua detta ci sarebbe un ulteriore elemento non trascurabile e che potrebbe far pensare ad un'altra possibile ipotesi. "L’ipotesi che se la sia procurata prima di decidere di uscire dalla finestra", aggiunge. Un altro elemento che ha contribuito a sollevare non pochi dubbi sul giallo di David Rossi è la presenza di fazzoletti sporchi di sangue trovati nel cestino dell'ufficio della vittima. In merito Zavattaro avrebbe riscontrato una grande affinità tra il tipo di ferite sul volto di David e le macchie sui fazzoletti le quali avrebbero "forme geometricamente simili" seppur non del tutto uguali poiché "il labbro è una parte morbida e quindi, tamponando, potrebbe anche dilatarsi un pochettino". Eppure ci sarebbe anche un'altra ipotesi avanzata dalla dottoressa Cattaneo, ovvero "quella del tamponamento delle ferite ai polsi che lui si era già provocato". In merito però Zavattaro ha fatto trapelare un certo scetticismo: "Da maschio… qui interviene più l'aspetto di essere maschio… un maschio non si vede, ma sente il labbro che pulsa e quindi tende a tamponarsi e poi a guardare il fazzoletto fino a quando non smette di sanguinare". Tuttavia non è possibile aggiungere molto poiché quei fazzoletti sarebbero stati distrutti nel settembre 2013 ma, come chiosa il colonnello dei Ris, "Personalmente ritengo che la ferita sia precedente". (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“FORSE È USCITO DALLA FINESTRA PER SCAPPARE”

Quarto Grado torna ad occuparsi di David Rossi, il capo della Comunicazione di Monte dei Paschi di Siena che la sera del 6 marzo 2013 è precipitato dalla finestra del suo ufficio. Uno degli elementi centrali dell'inchiesta è la consulenza richiesta dalla Procura di Siena, da cui emergono diversi elementi importanti. Il programma di Nuzzi proporrà dunque un'intervista a Davide Zavattaro, colonnello dei RIS dei Carabinieri che fu incaricato di svolgere tale consulenza con il medico legale Cristina Cattaneo. La convinzione di Zavattaro è che David Rossi sia uscito dalla finestra per suicidarsi, per poi ripensarci, dopo aver avuto una colluttazione in banca. «Io ritengo che questa ipotesi si sia altamente credibile, anche per il tenore delle lettere che lui scrive». Il colonnello esclude dunque un'altra ipotesi, quella «che sia stato buttato da una finestra da una terza persona, mentre invece ci sono tanti elementi a supporto dell'ipotesi che l'uscita dalla finestra sia volontaria». Inoltre, l'uscita non avrebbe avuto l'immediata volontà di suicidio: «In realtà contrasta un pochettino col fatto che su questa finestra lui ha perso un po' di tempo: ci sono dei segnali sulle scarpe e sui pantaloni, con cui lui si è appoggiato al muro con le ginocchia, c'è un abrasione sulle scarpe...». Forse David Rossi voler scappare: «Non posso escluderlo [...]. La ferita in alto sulla fronte conteneva tracce di rame: una persona che sale in piedi (sul davanzale della finestra da cui sarebbe caduto, ndr) va a toccare necessariamente contro un mattoncino (una specie di chiodo sporgente sul bordo superiore della finestra, ndr)». (agg. di Silvana Palazzo)

IL CASO DAVID ROSSI OGGI A QUARTO GRADO

Il caso di David Rossi continua ad essere un mistero, soprattutto per quanto riguarda la modalità della sua morte. Opinione pubblica e familiari sembrano infatti uniti in un fronte comune che punta verso l'istigazione al suicidio o addirittura l'omicidio, una visione del tutto diversa rispetto a quella della Procura. Quarto Grado ripercorrerà nella puntata di oggi, venerdì 15 giugno 2018, i punti cruciali della morte di David Rossi anche grazie all'intervento in studio della figlia e del fratello della vittima. Carolina Orlandi e Ranieri Rossi si battono da sempre perché la verità possa finalmente venire a galla, a partire da quanto accaduto davvero quella sera del 6 marzo di cinque anni fa. Una data importante che vede l'intervento di diverse figure della banca dei Monti dei Paschi di Siena, dove Rossi lavorava come capo delle comunicazioni. Ad Equilibri, la rassegna letteraria di Agrigento, Carolina Orlandi ha presentato il suo libro Se tu potessi vedermi ancora, uno scritto con cui ripercorre quanto accaduto al padre ed alle sue personali emozioni. "Partendo dai toni arrabbiati", ha sottolineato, fino alla successiva "consapevolezza della vicenda", che le permette di allentare i freni e di "raccontare i contorni, le verità sfocate e inconcludenti", senza dimenticare i tanti aspetti non del tutto approfonditi sul mistero della morte di David Rossi. 

DAVID ROSSI E IL RICORDO DELLA FIGLIA CAROLINA

Ufficialmente morto suicida, David Rossi si sarebbe gettato dalla finestra del suo ufficio fiorentino per via delle pressioni subite dall'esterno. In quei giorni infatti i Monti dei Paschi di Siena sono al vaglio degli inquirenti per via di alcune accuse e illeciti, che coinvolgono in modo indiretto il capo delle comunicazioni. Il quadro per le autorità è chiaro: Rossi si sarebbe suicidato perché insofferente ai contorni di questa inchiesta giudiziaria. A dimostrarlo sarebbe un'email che lo stesso dirigente aveva inviato ad un superiore annunciando di volerla fare finita, dopo aver manifestato l'intenzione di parlare con gli inquirenti di alcune informazioni in suo possesso. Un'email che tuttavia secondo i familiari di David Rossi nasconderebbe tutt'altro. I dubbi non sono ancora stati dissolti e riescono a rimanere in vita nonostante la Procura di Siena, ricorda Rai News, abbia già richiesto che il caso venga archiviato come suicidio per ben due volte. La figlia Carolina Orlandi non dimentica il giorno precedente al presunto suicidio del dirigente, di cui ricorda la paura ben visibile nei suoi occhi. "Ho visto qualcosa di diverso e lo ricordo perfettamente perchè l'ho guardato bene". Non era preoccupato quindi, come emerso dalle indagini, senza considerare il video che ha ripreso la caduta di David Rossi, "una precipitazione abbastanza anomala" per via di molti aspetti. Dalle ferite presenti sul corpo del dirigente, che farebbero pensare ad un'aggressione o una lotta con qualcuno, fino all'assenza di testimoni. Gli uffici MpS si trovano infatti in una zona affollata e la sua caduta è avvenuta in una zona che in quel momento sarebbe dovuta essere affollata. Eppure nessuno sembra aver notato nulla, non esistono testimoni significativi.

15 giugno 2018 - Fulvio Scaglione: Damasco ha voglia di far festa

Bce - quel maledetto stregone di Draghi non finisce di complottare contro l'Italia, il governo Conte deve mettere il paese in sicurezza, con forza e decisione la Moneta Complementare

EUROITALIA. IL RICATTO DI TARGET2

Maurizio Blondet 13 giugno 2018 
di Roberto PECCHIOLI

Ambrose Evans-Pritchard è probabilmente il migliore giornalista economico d’Europa. Dalle colonne del conservatore Daily Telegraph, il suo sguardo spazia sul business internazionale senza paraocchi e, soprattutto, senza farsi megafono degli interessi dei piani alti. Un suo recente intervento dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori e ai decisori di casa nostra. Sostiene Evans che è in corso una strisciante fuga di capitali dall’Italia. La prova è il nostro passivo nel sistema Target2 della Banca Centrale Europea. In un mese, è aumentato di 39 miliardi sino a 465 miliardi di euro. Una delle cause sarebbe la possibilità che diventi operativa l’emissione (che Evans chiama con sarcasmo sovversiva) dei Minibot, la moneta parallela destinata ai pagamenti della Pubblica Amministrazione, ma utilizzabile in via generale, giacché ogni mezzo di pagamento funziona in via fiduciaria, ovvero se la gente è disponibile ad accettarlo.

La preoccupazione (o la segreta speranza) dei mercati è che i risparmiatori privati italiani, detentori di somme assai rilevanti, si uniscano all’esodo. La prima considerazione è che la fuga di capitali proviene dai grandi investitori, dai fondi e dalle banche d’affari, supportate dalla stessa BCE. Ha dunque un carattere eminentemente politico, esattamente come la manipolazione dello spread, in mano non ai metafisici mercati, ma arma di ricatto della Banca Centrale.

Un’altra considerazione riguarda Target2. Che cosa si nasconde dietro questo nome vagamente guerresco (target significa bersaglio)? Citiamo testualmente il sito della BCE. Target2 è un sistema di pagamento di proprietà dell’Eurosistema che ne cura anche la gestione. Viene utilizzato dalle banche centrali e da quelle commerciali per trattare pagamenti in euro in tempo reale. E’ paragonato a una rete idraulica che permette alla moneta di fluire nell’economia ed è definito “un mattone indispensabile dell’integrazione finanziaria della UE” utilizzato dalle sezioni nazionali della BCE come Bankitalia e da altri 1.700 istituti di credito. Per quanto assai importante, resta uno strumento contabile, usato come un manganello da chi lo controlla.

Su un altro piano, somiglia a Swift, il consorzio dedicato ai pagamenti internazionali, che bloccò la banca vaticana Ior nei giorni precedenti l’abdicazione di Benedetto XVI. Entrambi strumenti, ma strutturati come centri di potere, anelli di una catena di comando finanziaria dalla quale sono esclusi non solo i popoli, ma anche gli Stati. In Germania è forte la polemica su Target2: il credito della banca federale, Bundesbank, è salito all’astronomica cifra di 956 miliardi. Il professor Marcello Minenna, esperto del sistema, ha dichiarato: “Gli squilibri del Target2 dimostrano che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella costruzione dell’Euro. E’ una misura di pressione che, se si continua ad aggiungerne, il recipiente a un certo punto si spezzerà”. Le stesse conclusioni di Paolo Savona, neo ministro dopo la vergognosa pantomima che lo ha riguardato.

Dunque Target2 è degenerato in meccanismo volto a finanziare la fuga dei capitali dall’Europa meridionale, i famigerati PIGS (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna), ma anche, piacevolmente, maiali, nella traduzione inglese dell’acronimo. Se “dai fatti occorre trarre significazione”, poiché Target2 è un organo dell’Eurosistema che ne cura anche la gestione, i buoi non sono fuggiti da soli, ma le porte della stalla le ha aperte qualcuno. Persino un ex alto funzionario della BIS, Bank of International Settlements, la cupola delle banche centrali, afferma, a proposito dell’enorme avanzo tedesco: “si tratta di crediti su vasta scala che nessun governo ha mai approvato. La situazione non può andare avanti così, indefinitamente”.

Giocano sporco sulla pelle degli Stati membri e dei loro cittadini. La mitica Bundesbank estende i suoi crediti in modo automatico, fuori dal controllo governativo. Strano lamento, se proviene dagli oligarchi che hanno costruito il sistema vigente, rendendolo autonomo, indipendente per legge sino a sottrarre i suoi dirigenti alla giurisdizione di qualunque Stato, legibus soluti, prerogativa dei sovrani. Intanto, Mario Draghi, che continuiamo a definire italiano benché i super banchieri centrali possiedano passaporto e immunità diplomatica, si è premurato di minacciare l’Italia, pretendendo il pagamento del debito Target2 in euro in caso di uscita dalla moneta comune. Segno di disprezzo della lex monetae che afferma il contrario, nonché dell’uso politico di Target2, le cui somme, per decisione insindacabile di Draghi, il nuovo Signore, sarebbero un debito reale. I contribuenti dell’eurozona non ne sapevano nulla, nonostante il denaro esca dalle loro tasche.

Eppure, prosegue Evans-Pritchard, gli squilibri di Target 2 dovrebbero essere “solo un aggiustamento tecnico contabile, a condizione che l’euro tenga uniti tutti i paesi”. Impossibile, se BCE è non solo del tutto autonoma e insindacabile nella sua azione (le “autorità monetarie” non elette, autonominate e autoreferenziali), ma non è neppure una vera banca centrale, poiché non è prestatrice di ultima istanza e non esistono buoni del tesoro europei. Tremonti si batté invano, Paolo Savona è la voce di chi predica nel deserto.

La conclusione è che l’Italia è sotto ricatto, i grandi investitori usano la “rete idraulica” Target2 come condotta verso la Germania, i titoli pubblici della derelitta Grecia hanno uno spread più basso dei nostri. Un ricatto al quale sarà difficilissimo sottrarsi, specie unito all’arma nucleare del debito pubblico. A proposito, nei dieci anni terribili delle cure di lorsignori, il debito greco è passato dal 109 al 191 per cento. Qualcuno ha perso, lo sfortunato popolo ellenico, qualcun altro ha vinto, le autorità monetarie, i mercati, FMI e Banca Mondiale. Tutto ciò in un quadro di inquietante decomposizione dell’Unione, come hanno chiarito le divisioni al G7, le accuse reciproche, le polemiche sul tema capitale dell’immigrazione/invasione, la rancorosa battaglia sulla Brexit, il dibattito sull’euro apertosi in Germania, i divergenti giudizi sui dazi americani, la minacciosa possibilità in chiave anti italiana che il dottor Draghi, uno del panfilo Britannia, anticipi la fine dell’iniezione di liquidità virtuale, il quantitative easing.

E’ una prova, l’ennesima, del drammatico imbuto in cui si è cacciato il mondo da quando ha consegnato la funzione monetaria alle banche, in assenza di vincoli, riserve, possibilità di intervento degli Stati. Il pesce puzza sempre dalla testa, non si curano gli effetti senza rimuovere le cause, né è lecito prestar fede agli imbroglioni che assicurano la neutralità della moneta.

Bisogna dare retta più ai poeti che agli economisti, probabilmente. Quando ancora il denaro era costituito o rappresentato dall’ oro e dall’argento, Francisco Quevedo, all’epoca dell’egemonia spagnola scriveva così: Poderoso caballero es Don Dinero/ nace en las Indias honrado/ donde el mundo le acompana/ viene a morir en Espana/ y es en Gènova enterrado.” Potente cavaliere è Don Denaro, nasce onesto nelle Indie, dove il mondo l’accompagna, viene a morire in Spagna ed è sepolto a Genova. Il metallo prezioso veniva estratto nelle colonie dei Re Cattolici che lo trasferivano in patria, ma ne dovevano cedere gran parte ai creditori, gli usurai genovesi finanziatori del regno. Nihil sub sole novi, niente di nuovo sotto il sole.