Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista

Il PROTEZIONISMO diventa il soggetto spinto dalla DEFLAZIONE ordo-liberista
La ragione di ciò sta nel fatto che la cuspide del potere di queste due nazioni (Francia e Germania) comprende benissimo che la crisi strutturale di quei capitalismi perdura, si accresce, e non è domata dalla retorica europeista. La deflazione ordo-liberista erode i margini, fa scendere i tassi di profitto, rende più difficile la circolazione del capitale fisso e la finanza può far crescere qualche rendita, ma non crea lavoro, né prospettive per il giovane proletariato franco-tedesco. La circolazione del capitale si blocca e allora si ricorre al naturale e normale espediente che è il protezionismo. Ma questo scardina le basi stesse della struttura tecnocratica europea. Butta nel fango i trattati di Maastricht e di Lisbona, trasforma in canzoni da melodramma le recite neo liberiste. Giulio Sapelli http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/8/27/GEO-FINANZA-Dalla-Cina-alle-cicale-la-Germania-prepara-il-terremoto-dell-Ue/779737/

L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 ottobre 2018

La Massoneria pretende obbedienza assoluta dai propri iscritti e in primis verso se stessa ciò contrasta con le più elementari regole della convivenza umana, un'associazione nella comunità il cui scopo è l'interesse degli iscritti a scapito del bene comune

Progetto Nazionale protesta contro la conferenza “Massoneria Massofobia”
-ottobre 13, 2018

Progetto Nazionale contro la conferenza presieduta dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi dal titolo “Massoneria Massofobia” che si è svolta a Trento ieri sera.

Ad avviso dell’organizzatore della protesta, Emilio Giuliana, l’incontro svoltosi ieri a Trento è frutto “dell’ormai consueta manipolazione del linguaggio, che pone il carnefice innocente rispetto alla vittima criminale, nel fatto di specie, nessuno ha “fobie” della Massoneria, ma bensì i fatti storici e sociali evidenziano incontrovertibilmente che tale setta ha il controllo terraqueus del pianeta”.

A dimostrazione della protesta di Progetto Nazionale le dichiarazioni di Gioele Magaldi, pubblicate su un libro in cui accusa le logge . Nel testo si afferma che esistono i massoni e i supermassoni, le logge e le superlogge. Gioele Magaldi, quarantenne libero muratore di matrice progressista, ha consegnato all’editore Chiarelettere (che figura tra gli azionisti di questo giornale) un manoscritto sconcertante e che sarà presentato domani sera alle 21 a Roma, a Fandango Incontro.

Magaldi, che anni fa ha fondato in Italia il Grande Oriente Democratico, in polemica con il Grande Oriente d’Italia, la più grande obbedienza massonica del nostro Paese, in 656 pagine apre ai profani un mondo segreto e invisibile.

Di avviso contrario gli organizzatori dell’evento che hanno affermato: “Nell’immaginario collettivo la massoneria è un gruppo potente, uno stato nello Stato, eppure i massoni denunciano un accanimento nei loro confronti, addirittura una massofobia che si concretizza con continui attacchi di esponenti della Chiesa e della classe politica al potere”

E' guerra vera all'Euroimbecillità - Abbiamo un avanzo primario da venti anni, una bilancia commerciale positiva di 50 miliardi e nonostante ciò, vogliono impedirci una manovra espansiva la prima dal 1992 e pretendono di continuare l'austerità chiamandola rispetto delle regole euroimbecille (di cui la Francia è esentata). Savona facci sognare

Paolo Savona: vi spiego la bontà del Def

13 ottobre 2018


L’intervento integrale del ministro degli Affari europei, Paolo Savona, dell’11/10/2018 alla Camera

Presidente, onorevoli deputati, le cose che ho sentito in quest’Aula mi inducono non certo a pensare, perché ho già lungamente meditato ciò che è scritto nel Documento che discutiamo, ma a ripensare i suoi contenuti, soprattutto quando mi vengono indirizzati con i toni pacati come quelli utilizzati dall’onorevole Padoan, invece che con toni alterati come ho sentito in altri interventi.

Mi soffermo un attimo, prima di tornare alla sostanza del discorso, alle posizioni espresse dall’onorevole Brunetta, il quale ha confrontato questo Documento, senza trarne tutte le conseguenze, con il Documento che ho inviato, per conto del Governo, alle autorità europee. Non si può leggere la Nota introduttiva e la futura legge finanziaria se non teniamo conto dell’analisi dei difetti che presenta oggi l’organizzazione europea, soprattutto nell’adempimento di uno dei capisaldi dell’Accordo di Maastricht, poi ripetuto negli altri Trattati, di garantire la piena occupazione e il potenziamento dello stato del benessere. Non è l’oggetto, mi piacerebbe confrontare con l’onorevole Brunetta, l’ho già fatto in due occasioni, con le Commissioni riunite competenti della Camera e del Senato, una prima volta il 10 di luglio, per cogliere gli umori e i suggerimenti che mi hanno poi spinto a redigere il Documento e, poi recentemente, il 9 di questo mese, dove ho discusso il Documento, traendone motivo di convincimento. Lui poi ha toccato un tema, che ovviamente non mi tocca da vicino, ma che gradirei affrontare con lui, come io potessi seguire l’attuazione dei programmi incompatibili, come lui ha sostenuto, fra le due forze che hanno dato vita a questo Governo.

Come l’onorevole Di Maio sa, io insisto molto che è necessario ripetere, ovviamente a distanza di cento anni, ciò che fece Roosevelt col new deal e le riforme; mise insieme la parte industrializzata del nord degli Stati Uniti con la parte agricola e, per certi versi, con gravi difetti di razzismo, ed è riuscito nell’intento. E, quindi, il mio convincimento che l’esperimento che si sta svolgendo in questo momento e, quindi, rispondo implicitamente alle critiche che si sono rivolte sull’assenza di uno specifico riferimento al Mezzogiorno d’Italia, è veramente un poderoso sforzo di Italia unitaria, di coincidenza fra interessi fra la zona avanzata e la zona arretrata, non certo culturalmente perché io provengo da questa (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier). Vi ringrazio.

Il secondo chiarimento riguarda anche il dibattito che si è acceso, devo dire abbastanza moderato, dopo le dichiarazioni di centri privati che usano modelli econometrici, ma soprattutto dell’ufficio…parlamentare di bilancio, non riesco a pronunciarlo perché io ero uno dei candidati in quella posizione, che non mi fu assegnata, quindi ho rimosso dalla mia mente l’idea (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier)…

Allora, credo che l’onorevole Brunetta e anche l’onorevole Padoan sappiano che se la disputa la facciamo sui modelli econometrici non ne usciamo più fuori. I modelli econometrici che dicono una cosa sono numericamente pari ai modelli econometrici che ne dicono un’altra. La battaglia non può avvenire sui modelli econometrici (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier), però di un modello econometrico abbiamo necessità e, quindi, questo modello econometrico è quello che, a un certo punto, ha fatto girare, spero con consulenze autorevoli, anzi spero, sono certo, ma eventualmente il sottosegretario Castelli può darvi qualche dettaglio in più (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico)…Allora il modello econometrico non può essere quello che fa girare il MEF e quindi, è su quello che si basano i calcoli.

E, quindi, faccio la terza precisazione all’onorevole Brunetta, affinché le interpretazioni che io ho dato sono interpretazioni che non possano essere rivoltate. Io dico che c’è spazio, c’è un eccesso di risparmio di 50 miliardi e, quindi, abbiamo bisogno di una politica economica che miri ad assorbire questo spazio. Nella tavola, a pagina 3, il tendenziale e, quindi, il modello econometrico che noi utilizziamo per queste previsioni, dice chiaramente che, se non facciamo niente, il risparmio in eccesso, invece di diminuire, aumenta: 2,7 nel 2019, 2,9 nel 2020 e 3 nel 2021. Messi tutti insieme, noi, in tre anni, se non facciamo niente, accumuleremo 160 miliardi di risparmi in eccesso, il che significa che il Paese vivrà al di sotto delle proprie risorse, contrariamente a quello che dicono, soprattutto a livello europeo, che siamo degli sperperatori. Da cui, appunto, il Documento che ho voluto preparare e la manovra, che conferma il fatto che poi questo modello econometrico usato è un modello sensibile, dice che, se facciamo questa manovra, nel 2019 il peggioramento del saldo di bilancio a corrente sarà di 0,1, nel 2020 di 0,4, nel 2021 di 0,5, il che significa che assorbiremo un qualcosa di non più di 20 miliardi, ma ne rimarranno sempre 120, questa è l’altra preoccupazione. Quindi, non è che io ho indicato l’obiettivo, quello sarebbe l’obiettivo ideale e qui passo alla sostanza della manovra, perché credo che vada chiarito.

Quando l’onorevole Crosetto ha esordito, partendo dalle conclusioni delle pagine iniziali, ho detto; bene, è da quelle che si deve partire, e le conclusioni sono estremamente chiare della iniziativa che noi stiamo intraprendendo e dicono questo, che si tratta di un ambizioso programma, quindi siamo coscienti, ma era ambizioso anche il programma del new deal, tra l’altro, era in un habitat completamente diverso, perché ancora non si erano affermate le teorie keynesiane, che mira soprattutto a rispondere all’aumento della povertà registrata dalla crisi in poi, soprattutto fra i giovani e le famiglie numerose e nelle regioni meridionali del Paese – quindi, ci sono le regioni meridionali – e a consentire, come sopra ricordato, una maggiore flessibilità nei pensionamenti anticipati, creando maggiore spazio per l’occupazione giovanile. Esso verrà attuato con gradualità e io ringrazio la coalizione di cui faccio parte, perché questa gradualità è stata accettata, ma è chiaro che sarà il Parlamento a decidere, onde conseguire una significativa riduzione del rapporto debito-PIL nel prossimo triennio.

E veniamo al punto fondamentale. Anche con i dati tendenziali, il rapporto debito pubblico-PIL scenderà. Se noi, col programma come a un certo punto è previsto, ma viene considerato inattuabile, di aumentare di 0,5, di mezzo punto percentuale lo sviluppo è un qualcosa di terribilmente, ho sentito le parole fantasiose e irrealistiche, non mi ricordo chi le ha pronunciate, queste assolutamente sono irrealistiche se non ci proponiamo l’obiettivo, voi sapete, ma questo è un punto personale, ma è sorretto da ciò che poi è scritto nel Documento, che noi possiamo crescere anche di più, non solo perché c’è lo spazio nel risparmio, ma perché ci sono le energie del Paese per farlo, questo è un punto fondamentale (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega- Salvini Premier).

Su un punto sembra che questo Parlamento è d’accordo, maggioranza e opposizione, tutti si rendono conto che abbiamo bisogno di maggiori investimenti, questo mi sembra un punto di… quindi iniziamo a costruire un new deal che parte dalla realizzazione…ma, a questo punto, il programma di Governo è molto prudenziale (Commenti dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché siamo coscienti che dobbiamo fare quelle riforme che Roosevelt avviò. Roosevelt fece una riforma sostanziale nel campo finanziario, nel campo della concorrenza, nel campo delle relazioni industriali. Chi conosce bene la storia, e l’onorevole Brunetta la conosce, sa che fece delle iniziative molto, molto importanti. Allora, nel programma di Governo, gli investimenti, il primo anno, si incrementano di 0,2 per cento; nel secondo anno 0,3; nel terzo anno 0,4. Questi sono quelli che a un certo punto… quindi niente, questi possono essere fatti.

Però, c’è l’impegno di Governo ed è testimoniato dal fatto che le prime pagine sono tutte dedicate agli investimenti e alle condizioni per realizzarle. E questo è l’impegno politico. La sfida che a un certo punto nasce. Fallisce su questo campo il Governo? Giudicherete sul piano politico. Io sono convinto che ce la farà. E ci sono gli impegni (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

Naturalmente – e questa è una correzione che ho apportato e che, quindi, mi ha spinto ad aderire e a sottoscrivere un programma del genere – consci del fatto che prende tempo fare partire gli investimenti, come la teoria elementare keynesiana ci suggerisce, quindi, non è quello di scavare fosse e costruire piramidi, ma cercare di risolvere altri obiettivi, che sono quelli indicati. E gli obiettivi sono: praticamente alla povertà si è applicato il reddito di cittadinanza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Qua le obiezioni hanno circolato. Lo stato di povertà ufficiale – e forse vi è un pizzico di esagerazione – è che uno entra nella soglia della povertà… avrei bisogno di un goccio d’acqua, per favore, grazie. Io vado ad acqua (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

Il reddito pro capite italiano, essendo già influenzato dagli stati di povertà, è di 26 mila euro, quindi il livello di povertà è 13 mila euro. Applicando 780 euro, nell’ipotesi massima che tutti prendano 780 euro e non che sia residuale e marginale, chi prende il reddito di cittadinanza totalmente raggiunge la soglia di 10 mila. Quindi, questo provvedimento colpisce direttamente ed esclusivamente la povertà. Quindi non venitemi a dire che il reddito di cittadinanza…Può avere delle controindicazioni: devono essere controllate.

Direi che nel provvedimento, che a un certo punto leggerete, vedrete quali sono le cautele che sono state poste, affinché evidentemente la gente non si sieda, soprattutto nella terra da cui provengo – cito della mia, visto che posso parlare dei miei conterranei, ma un po’ tutte – e, quindi, smetta di cercare un lavoro. No! D’altronde, affinché possa cercare un lavoro, affinché ci sia una domanda, ci deve essere anche un’offerta ovviamente e, quindi, l’impegno è di creare.

Allora, qual è l’impegno immediato per accelerare l’applicazione? Quello della revisione della legge Fornero. Ieri, nel primo incontro sugli investimenti con i privati, e poi naturalmente le discussioni per il settore pubblico già ci sono e tra breve arriverà in Parlamento il provvedimento che ha studiato il Ministro… il Ministro….Bongiorno – scusatemi, che tra l’altro è una mia amica, ma comincio ad avere dei momenti di stanchezza – arriverà in Parlamento un vero e proprio provvedimento di svecchiamento della pubblica amministrazione, con l’assunzione di giovani, che sono preparatissimi e che, quindi, dobbiamo bloccarli in Italia, perché sono capaci di manovrare le strutture (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

E quindi, vi è il combinato effetto delle informazioni che abbiamo raccolto: quelli che già attraverso la legge Fornero hanno provveduto ad esodare (uso il termine, perché poi ci sono vari altri problemi, come voi sapete, legati) e altri che invece non hanno attuato i provvedimenti, con alcune grosse imprese che addirittura parlano del rapporto uno a tre, per ogni pensionato che va via riescono a prendere tre giovani (Una voce dai banchi Partito Democratico: ma quando mai!), anche perché ci rientrano nei costi.

Quindi sul reddito, sul gettito, le affermazioni del collega Boeri, presidente dell’INPS, sono al lordo di tutte queste operazioni. E c’è un punto che sta anche caro. Per quanto mi risulta – ma sono statistiche, devono essere aggiornate – lo Stato dai pensionati incassa circa 50 miliardi, che è una somma superiore a quello che lo Stato dà per consentire lo sbilancio. E si parla sempre di sbilancio. Ma i pensionati si autofinanziano. Si autofinanziano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

IVAN SCALFAROTTO (PD). Ma cosa dice, Ministro, è una follia!

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, lasciate concludere per cortesia. Colleghi, lasciate concludere!

PAOLO SAVONA, Ministro per gli Affari europei. Allora nel meccanismo indicato vi sono obiettivi di sviluppo. Gli sviluppi sono, appunto, quello dell’incrementare il reddito reale, senza problemi di stabilità monetaria, perché le previsioni dicono che l’inflazione tutto al più va giù. Quindi, per certi versi, una volta che la Banca centrale europea ha scelto il tetto del 2 per cento, prevedere che si passi come deflattore implicito da 1,8 a 1,5 significa che non abbiamo preoccupazioni dal lato dell’inflazione in questo momento. Abbiamo solo preoccupazioni, ma non solo legate al nostro comportamento, ma anche al comportamento dei mercati finanziari internazionali. Abbiamo preoccupazione di stabilità finanziaria. E a un certo punto, come ben noto, anche a seguito dell’attuazione dell’unione bancaria, credo che le responsabilità europee siano molto, ma molto ampie, per cui io insisto che bisogna avere anche un disegno da questo punto di vista. Infatti, altrimenti, se a un certo punto non abbiamo uno scudo protettivo per il debito pubblico italiano, probabilmente il sistema, l’assenza di una banca centrale che a un certo punto abbia pieni poteri di intervenire come lender of last resort, può portare a una crisi indiretta del sistema bancario italiano. Dio ce ne scampi e dobbiamo cercare di difendere, finché è possibile.

Lo schema, quindi, è uno schema matematico coerente. È uno schema matematico, uno schema geometrico dell’intervento nell’economia, secondo il dettato più elementare e più semplice. Naturalmente io, da economista, vi presento questo aspetto del problema. Ma poi c’è anche l’aspetto meta-economico e sociale. Questo emerge dalla volontà popolare e, quindi, a un certo punto si attende una risposta. Non è mio compito sostenere questo aspetto, altri sono intervenuti, soprattutto i rappresentanti della maggioranza, quindi, dal mio punto di vista, posso assicurare che posso andare sereno a dormire la notte, perché il futuro sarà migliore e non peggiore (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier).

E' guerra vera all'Euroimbecillità - Savona ci fa sognare mentre gli euroimbecilli, a cominciare dallo stregone maledetto, nascondono la testa nella sabbia e fanno finto di ignorare Politeia. Se la Banca centrale europea non è prestatore di ultima istanza cosa ci sta a fare?

Bluff e rilanci, la partita a poker di Savona

La scommessa del ministro: Draghi dovrà creare uno scudo per l'Italia

Augusto Minzolini - Sab, 13/10/2018 - 09:11

Sono le 19 di giovedì sera e passeggiando sotto la pioggia a piazza Montecitorio, Paolo Savona, ministro dell'Economia «ombra» del governo gialloverde, racconta la partita a poker che sta giocando con il governatore della Bce, Mario Draghi.


Eh sì, perché a ben guardare, in questo scontro sulla manovra si ritrovano molte delle regole del tavolo verde: bluff, rilanci e il coraggio di andare a guardare, sperando (perché stiamo davvero all'azzardo) che l'avversario non abbia quattro assi. Qualche minuto prima, nell'aula della Camera, il Professore aveva ammaliato grillini e leghisti con una lezione d'economia: per spiegare le cifre del Def e i provvedimenti aveva usato tutti gli artifizi possibili, tentando in un'impresa impossibile come la quadratura del cerchio. Ma sul pericolo più insidioso, lo spread e i mercati, era partito da un assunto che non c'è. O meglio c'era, ma è in via di estinzione: si tratta di quel quantitative easing, lo strumento con cui la Bce è intervenuta in questi anni per acquistare titoli di Stato in difficoltà e proteggere i paesi dell'Unione dalle ondate speculative. Un vero e proprio scudo. Solo che dal primo ottobre la possibilità di intervento della Banca centrale europea si è ridotta a 15 miliardi (un'inezia) e dal primo gennaio questo strumento non ci sarà più. Certo ci sarebbe anche l'Omt (Outright Monetary Transactions), ma è un intervento condizionato e il Paese che lo chiede si porta in casa la Troika.

Per cui l'Italia ora è quasi senza rete e presto lo sarà del tutto. Tutta l'impostazione di Savona - l'azzardo - è che alla fine la Bce quello scudo dovrà darlo per forza. «Io non ho attaccato Draghi perché non era il caso spiega il ministro sotto quella fastidiosa pioggerellina , ma l'elemento fondamentale è che ci sia uno scudo permanente che metta un paese al sicuro dalla speculazione. Uno strumento che non deve essere discrezionale, cioè che interviene perché lo decide qualcuno, ma deve entrare in funzione automaticamente, secondo uno schema normativo. E, detto in un orecchio, penso che Draghi ci stia già pensando. Altrimenti non si capirebbe perché lo spread al mattino va su e la sera torna giù. E, comunque, senza uno strumento del genere non salta l'Italia, salta l'Europa». Insomma, la logica Di Savona è lucida, lineare, solo che si basa tutta su una scommessa: quello «scudo» anche se ora non c'è, presto ci sarà, ne vale della salute non solo del nostro Paese ma dell'intero sistema. Una convinzione, o meglio una speranza, che ricorda, si fa per dire, quella dei banchieri americani alla vigilia della grande crisi del 2008: «too big to fail», troppo grandi per fallire. Tradotta pensando all'oggi: nessuno si può permettere il default italiano. Solo che per ora la politica, il bluff, l'azzardo a seconda delle opinioni di ciascuno - del governo gialloverde, non ha mosso granché a Francoforte e, comunque, non certo nella direzione dei desiderata di Savona. «La piena adesione al patto di stabilità e crescita è tornato a ripetere ancora ieri Mario Draghi è fondamentale per avere bilanci sani». E il Fondo Monetario Internazionale («manovra va in direzione opposta ai nostri suggerimenti») e Juncker («l'Italia non mantiene la parola data») hanno rincarato la dose quotidiana. «A Savona voglio bene ma nei suoi ragionamenti c'è una vena di pazzia osserva Renato Brunetta in un'esclamazione che mette insieme perplessità, simpatia e stima - : l'Italia ora è senza cintura di sicurezza. E la differenza con il 2011 è enorme. Allora c'era una crisi globale, il rischio del contagio dopo la Grecia. Ora è come se il governo italiano avesse indossato una cintura esplosiva da kamikaze dentro una casamatta di cemento, e minacci gli altri gridando: O mi date quello che voglio, o mi faccio scoppiare e voi mi venite dietro. Ma quelli se ne fregano, perché questa volta non ci sarebbe nessun contagio».

Appunto, il rischio è che la Ue vada a vedere il bluff e che il governo gialloverde si ritrovi senza neppure una coppia in mano. Una sensazione che serpeggia in una maggioranza che comincia ad essere ossessionata dallo spread e dalle borse. Tant'è che gli applausi dell'altro ieri a Savona, al dott. Stranamore del governo gialloverde, avevano un non so che di liberatorio: nella confusione generale grillini e leghisti avevano bisogno di un Profeta in cui credere, in cui riporre più fiducia che non nei tanti tecnici, sbiaditi e sbandati, che popolano i ministeri nell'epoca del «cambiamento», i vari Conte, Tria e succedanei vari. E il Profeta è un ruolo che a Savona calza a pennello. Nel giro di pochi mesi, ha messo nell'angolo Tria e si è conquistato la fiducia incondizionata dei due dioscuri, Salvini e Di Maio. Era inevitabile: il fascino dell'accademico di lungo corso è l'unico che può dare forma e spirito ai grugniti che provengono da quel mondo. È lui la vera anima del governo. Lo stesso Silvio Berlusconi, quando ha mosso a Salvini qualche critica e riserva sulla manovra, si è dovuto sorbire dalla bocca del vicepremier leghista una lezione su Roosvelt e il New Deal che aveva la firma di Savona: «Tu gli parli di spread ha riferito sconsolato il Cav e Matteo ti tira fuori Franklin Delano». Lo stesso «excursus» storico che giovedì il Professore ha propinato all'aula di Montecitorio, ammaliando i banchi gialloverdi un po' come il pifferaio magico.

Solo che non tutti sono pronti a seguirlo. I più pragmatici tra i leghisti, come Giorgetti, e i grillini, tipo Buffagni, che sentono l'umore nero dei risparmiatori del Nord, cominciano ad avere qualche timore. E poi ci sono quelli preoccupati che gli obiettivi strabilianti del reddito di cittadinanza e della flat tax, si trasformino in incubi per i tagli che bisognerà apportare ai bilanci di ministeri come la Difesa. «Con l'aria che tira si è sfogato il sottosegretario leghista, Volpi, con il deputato di Forza Italia, Roberto Cassinelli rischiamo di creare problemi letali all'Ansaldo e arrecare danni alla Fincantieri. Cerchiamo di resistere. Ma sono solo».

Già la maggioranza è rapita dal flauto del Pifferaio, dai suoi sogni di gloria e di rivincita verso l'Europa. In primis Salvini. «Giorgetti mi dicono che sia in difficoltà» racconta l'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che parla con tutti, «Toti, Maroni e Zaia mi raccontano che Salvini sia stato preso dall'hybris, da quella tracotanza di chi ha voglia di sfidare tutti, pure gli Dei. Lo stesso demone che si impossessò di Renzi quando era a Palazzo Chigi».

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bluff-e-rilanci-partita-poker-savona-1587606.html

Gli ebrei nelle terre di Palestina sono un cancro da estirpare. Un ennesimo omicidio preannunciato a prescindere delle motivazioni se troveranno il palestinese lo uccideranno

VENERDÌ 12 OTTOBRE 2018
Un attentato diverso dagli altri in Israele

La settimana scorsa un uomo palestinese ha ucciso misteriosamente due civili israeliani nell'insediamento di Barkan, e da allora sembra scomparso senza lasciare tracce

(AP Photo/Oded Balilty)

Domenica scorsa un uomo palestinese ha ucciso due civili israeliani sparando loro con una mitragliatrice all’interno dell’insediamento di Barkan, in Cisgiordania. Lo sparatore è stato identificato come il 23enne elettricista Ashraf Na’alowa. Per molti versi sembra un attentato terroristico come molti altri, da quelle parti, ma il caso ha una particolarità che lo rende notevole: Na’alowa è scappato senza lasciare tracce. I palestinesi che compiono un attacco terroristico vengono spesso uccisi sul posto – a volte anche dopo che sono stati neutralizzati – oppure catturati in breve tempo grazie alla conoscenza capillare del territorio e dei gruppi armati palestinesi da parte delle forze israeliane. Stavolta non è successo, e da sei giorni le forze di sicurezza israeliane stanno conducendo una imponente “caccia all’uomo”, come raramente si vede in territorio israeliano.

La ricerca di Ashraf Na’alowa è complicata per diversi motivi. Non apparteneva ad alcuna fazione politica o militare, non ha diffuso alcuna rivendicazione e durante l’attentato non ha urlato frasi che facciano pensare a motivazioni religiose. Come molti altri palestinesi, Na’alowa lavorava all’interno del complesso industriale dell’insediamento, ma non è chiaro se l’attacco sia legato al suo lavoro o alle condizioni dei suoi colleghi. Fra l’altro, gli investigatori israeliani non hanno ancora capito come abbia fatto a portare una mitragliatrice all’interno del complesso industriale dell’insediamento.

Poco dopo l’attacco il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato che Na’alowa sarebbe stato presto arrestato, ma da allora sono passati diversi giorni e di lui non si sa ancora niente. Giovedì mattina l’esercito israeliano aveva arrestato una delle sue sorelle, ma non è ancora chiaro se abbiano degli elementi che la leghino all’attacco.

Secondo una fonte di Al Monitor, alle ricerche stanno collaborando anche le forze di sicurezza palestinesi, controllate dal partito moderato Fatah, altra cosa non scontata. I palestinesi hanno buone ragioni per collaborare: nel complesso industriale di Barkan lavorano più di tremila palestinesi, che potrebbero essere danneggiati da eventuali restrizioni imposte dagli israeliani. Il complesso industriale è citato da alcuni come un esempio di pacifica convivenza fra lavoratori israeliani e palestinesi, mentre per altri dimostra soltanto il bisogno di numerosa manodopera a basso costo da parte da parte dell’industria tecnologica israeliana. Prima dell’attentato della scorsa settimana, comunque, a Barkan non c’erano mai stati attacchi o episodi di violenza paragonabili a questo.

L’attentato è stato fonte di imbarazzo anche per le forze di sicurezza israeliane, e un brutto colpo per un approccio che finora si era rivelato efficace. Scrive Al Monitor:

La linea era stata tracciata dal capo di gabinetto dell’esercito, dall’ex coordinatore delle attività nei territori palestinesi e dall’intelligence interna israeliana, e si basava su una sola premessa: non era praticamente mai successo che un palestinese dotato di un permesso di lavoro facesse un attentato. Questa premessa ha permesso ai servizi di sicurezza israeliani di convincere i politici – soprattutto quelli di estrema destra che siedono al governo – a non scombinare più di tanto la vita dei palestinesi [che lavorano negli insediamenti israeliani], la loro libertà di movimento e il rilascio di nuovi permessi.

Non è ancora chiaro se il governo stia pensando a restrizioni o maggiori controlli per i palestinesi che lavorano negli insediamenti. Nel frattempo, le ricerche di Na’alowa stanno continuando: parlando colTimes of Israel, alcuni funzionari israeliani hanno detto che potrebbe aver lasciato un messaggio suicida e che l’esercito si sta preparando a un’eventuale sparatoria nel caso dovesse trovarlo.

E' guerra vera all'Euroimbecillità - mandiamo una cassa di Aglianico del Vulture al nostro amico Junker

Manovra, Juncker: “Italia non rispetta regole”/ Di Maio risponde: "Ormai manca solo la Nasa..."

Manovra, Fmi boccia misure governo M5s-Lega: "Va in direzione opposta a nostri suggerimenti". Anche Mario Draghi lancia un messaggio all'Italia (senza citarla): "Rispettare Patto stabilità".

12 OTTOBRE 2018 - AGG. 12 OTTOBRE 2018, 21.15 NICCOLÒ MAGNANI

Manovra, Conte e Tria (LaPresse)

Jean Claude Juncker ha giudicato severamente il comportamento del Governo Italiano riguardo al DEF, ed anche il Fondo Monetario Internazionale ha criticato la manovra, esprimendo forti perplessità sulla legge di bilancio. E il vicepremier Di Maio sul suo profilo ufficiale Facebook ha risposto con ironia ai tanti attacchi che la Legge di Bilancio impostata dal Governo gialloverde sta ricevendo a livello internazionale: "Ormai mancano all'appello solo la Nasa e qualche altro ente di qualche altro pianeta e poi abbiamo completato il parterre di istituzioni che promuovevano quelli che hanno fatto la legge Fornero, il Jobs act, i soldi alle banche, la macelleria sociale degli ultimi anni e bocciano noi. Per me tutto questo è motivo di orgoglio perché stiamo sbagliando qualcosa quando quelli che promuovevano Renzi, Letta e Gentiloni cominciano a promuovere anche noi. Sono molto tranquillo," ha spiegato Di Maio evidenziando l'intenzione del Governo di andare avanti nei suoi intenti finanziari. (agg. di Fabio Belli)

MELONI: "TI OFFRIAMO UN BICCHIERE"

Jean Claude Juncker torna sulla manovra italiana, a pochi giorni dall’invio a Bruxelles da parte del governo del suo piano di bilancio. In un’intervista al quotidiano francese Le Monde, il presidente della Commissione Ue ha nuovamente bacchettato il nostro paese per non aver rispettato le regole concordate. Le dichiarazioni di Juncker non hanno mandato su tutte le furie solo il governo M5s-Lega, ma anche l’opposizione. Nel corso del suo tour in Trentino Alto Adige per le elezioni provinciali e regionali del 21 ottobre, Giorgia Meloni ha mandato un video messaggio a Juncker: «Caro presidente, ti offriamo una grappa se ci aiuti a difendere il prodotto italiano e se l'Unione europea, anziché continuare a colpire i prodotti italiani, ci aiuta a difendere l'unico elemento che può davvero rafforzarci nel mercato internazionale mondiale e nel tempo della globalizzazione: la difesa dei nostri prodotti di qualità». Dalla Distilleria Marzadro di Nogaredo ha aggiunto: «Vieni Jean Claude, ti portiamo a vedere questo posto stupendo e poi beviamo un bicchiere insieme». (agg. di Silvana Palazzo)

SALVINI: "BEL TACER NON FU MAI SCRITTO..."

Nuovo capitolo nello scontro tra Jean-Claude Juncker e Matteo Salvini dopo le dichiarazioni rilasciate a Le Monde, in cui il presidente della Commissione europea ha accusato l'Italia di non rispettare la parola data rispetto alla Manovra in deficit targata Lega-M5s. Come riportato dall'Ansa, il vicepremier riferendosi alle frasi di Juncker e al suo Paese di provenienza, il Lussemburgo, ha replicato:"Juncker? Un bel tacer non fu mai scritto. Pensi al suo paradiso fiscale Lussemburgo e la smetta di insultare gli Italiani e il loro legittimo governo". E dire che nella stessa intervista finita nel mirino di Salvini, Juncker aveva chiarito:"Il nostro mandato non è rovesciare un Governo o creare problemi con dei comportamenti inappropriati o delle dichiarazioni eccessive". Frasi che dal punto di vista di Salvini sono passate evidentemente inosservate. (agg. di Dario D'Angelo) 

M5S REPLICA A JUNCKER

Non solo la bocciatura, seppure espresse in modo diplomatico e sotto forma di rilievi preoccupati, della Manovra appena votata in Parlamento, ma anche il nuovo intervento di Jean-Claude Juncker col Presidente della Commissione Europea che ha ricordato come sul rispetto del deficit l’Italia si sarebbe rimangiata la parola data: le nuove critiche arrivate dall’estero al Def, scatenao la reazione da parte del Movimento 5 Stelle che, attraverso i deputati che compongono la Commissione Bilancio a Montecitorio, rispondono con un comunicato al politico lussemburghese: “Sorprendono ancora una volta le dichiarazioni di Juncker che da un lato dice di amare il nostro Paese e dall’altro gli chiede ancora austerità” si legge in una nota che prosegue ricordando che gli impegni di finanza pubblica a cui si riferisce sono stati presi dal Governo Gentiloni e che, invece, lo scorso 4 marzo il popolo italiano ha premiato altre forze politiche, sottolineando come Juncker non conosca la democrazia. “Il M5s non è antieuropeista” precisa però subito dopo il comunicato, “ma interpreta in senso pieno lo spirito” dei Trattati”, ricordando che l’Europa che loro vogliono costruire è quella dell’occupazione per tutti, del progresso sociale e anche del miglioramento delle condizioni ambientali. (agg. R. G. Flore)

JUNCKER, "ITALIA NON RISPETTA PAROLA DATA"

Non soltanto la bocciatura da parte del Fondo Monetario Internazionale e il monito del governatore della BCE, Mario Draghi: a mettere nel mirino la Manovra in discussione e di conseguenza il governo gialloverde è anche Jean-Claude Juncker. Il presidente della Commissione Ue in un'intervista pubblicata oggi sul quotidiano Le Monde ha dichiarato:"L'Italia non rispetta la parola data". Come riportato da La Repubblica, il politico lussemburghese ha rivolto un nuovo appello alle autorità italiane affinché "rispettino le regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea". Juncker, oggetto in queste settimane da Di Maio e Salvini, con il primo che lo ha definito "inadatto" a guidare la Commissione e il secondo che gli ha dato dell'ubriaco, ha chiarito:"Il nostro mandato non è rovesciare un Governo o creare problemi con dei comportamenti inappropriati o delle dichiarazioni eccessive". (agg. di Dario D'Angelo)

FMI BOCCIA MANOVRA

Il Fondo Monetario Internazionale boccia la Manovra del governo Lega-M5s. Questo il senso delle parole di Poul Thomsen, capo del Dipartimento europeo del Fmi, in conferenza stampa a margine dei meeting di Fmi/Banca mondiale in corso a Bali, secondo cui la manovra in discussione "va in direzione opposta rispetto ai suggerimenti del Fmi. Credo seriamente che per diverso tempo non sia stato seguito il consolidamento di bilancio che ha portato l'Italia a crescere sotto il suo potenziale". Come riportato da La Repubblica, Thomsen ha sottolineato che "non è il momento di allentare le politiche" di bilancio e che un gruppo di Paesi, tra cui l'Italia, ha "margini limitati". Ma dallo stesso meeting in Indonesia anche il governatore della Bce, Mario Draghi, pur senza mai citare direttamente l'Italia, ha lanciato un messaggio forte e chiaro al governo:"La crescita ampia e attualmente in corso richiede la ricostituzione dei buffer fiscali. Questo è di fondamentale importanza nei Paesi in cui il debito pubblico è elevato e per i quali la piena adesione al Patto di stabilità e crescita è fondamentale per avere bilanci sani". (agg. di Dario D'Angelo)

SAVONA, "COMINCIAMO A COSTRUIRE NEW DEAL"

Il Ministro degli Affari Europei Paolo Savona (per alcuni, il vero deus ex machina della Manovra Economica) ha lanciato ieri una provocatoria ma interessante proposta in merito ai prossimi mesi dell’economia italiana: «Cominciamo a costruire un New Deal. Siamo coscienti che dobbiamo fare quelle riforme che Roosevelt avviò. Come l'onorevole Di Maio ha insistito molto sul ripetere ciò che fece Roosevelt, il mio convincimento è che l'esperimento è un poderoso sforzo di Italia unitaria e coincidenza di interessi fra la zona avanzata e quella arretrata, non certo culturalmente». Sempre Savona ritiene che «C’è uno spazio di 50 miliardi e possiamo assorbirlo con una politica economica. Iniziamo a costruire un New Deal. Siamo coscienti delle riforme. Il programma è prudenziale», ammette lo stesso Ministro “antagonista” di Mattarella. Dall’Ue arrivano nuovi inviti a rendere “più cauta” la legge di stabilità: questa volta a parlare è il Ministro delle Finanze di Berlino, Olaf Scholz che ha consigliato a Roma «di agire con prudenza, anche se non serve agitare timori contro la gestione della Manovra italiana». 

CONTE: “MANOVRA RITOCCABILE MA NO MODIFICHE FORTI”

Lo spread apre in calo, il Ministro Tria vola al vertice Fmi di Mnuchin per convincere i partner europei della bontà del Def e il Premier Conte torna sulle possibile modifiche alla Manovra, smentendo di fatto questa possibilità: giornata subito attivissima sul fronte politico, con il Presidente del Consiglio che di prima mattina da Addis Abbeba spiega ai cronisti «La manovra è stata elaborata, meditata e studiata, nel percorso in Parlamento potremmo valutare qualche intervento ma è stata costruita in termini integrali e pensare di modificare qualcosa di significativo lo escluderei». Il Ministro dell’Economia ha invece aggiunto di proseguire sul sentiero della riduzione del rapporto deficit/Pil ma dal 2020, «ho illustrato lo spirito e i contenuti della manovra di bilancio per il 2019, mirata al rafforzamento della crescita economica italiana». 

PARLAMENTO APPROVA LA NOTA AL DEF

Il Senato approva la Nota di aggiornamento al Def che autorizza il Governo al tanto discusso scostamento del deficit programmato: il primo step in Parlamento della Manovra ha ottenuto 161 Sì e 109 Contrari, mentre poco dopo alla Camera la maggioranza assoluta ha visto il testo passare tranquillamente con 331 Sì e 191 No. Stando a quanto contenuto e spiegato nei giorni scorsi dal Ministro Tria, il deficit sarà al 2,4% nel 2018, 2,1% nel 2020 e 1,8% nel 2021. Come riporta l’Ansa, tutte le risoluzioni delle opposizioni ai punti chiavi di Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e Quota 100 sono state respinte. Lunedì il testo della Manovra approderà in Consiglio dei Ministri assieme al decreto fiscale: una volta licenziati, verranno schedulati i vari passaggi in Parlamento per le votazioni vere e proprie sulla Manovra Economica del 2019. 

MARTINA, “COSÌ L’ITALIA COLLASSA”

Il Governo tira dritto, l'opposizione non ci sta: nuovo dibattito sulla manovra e il Def, il Partito Democratico parte all'attacco. Intervenuto ad Agorà, il segretario nazionale Maurizio Martina ha commentato: “Io sono preoccupatissimo, loro ci vogliono portare fuori dall’euro: dobbiamo renderci conto dei rischi”. Continua l'ex ministro: “Questo governo affronta con superficialità disarmante il fatto che le politiche e gli annunci abbiano prodotto un di più di pagamento di interesse sui tassi dei bot solo a settembre di 400 milioni di euro”, sottolineando che “senza i conti in ordine e i conti saltano, accadono delle cose: io temo il rischio che questi abbiano scelto di forzare la mano in questo modo per propaganda. Gli effetti devastanti di questa storia vengono pagati da famiglie e imprese”. L'Italia rischia di collassare secondo Martina, che evidenzia che dal suo punto di vista “questa manovra non ha un contenuto a sostegno del lavoro”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

ALLARME SPREAD

Manovra Economica, un ennesimo giorno di fuoco che si prospetta: dallo spread alla Borsa, dalle invettive di Fitch alle nuove parole di allarme pronunciate dal Fondo Monetario Internazionale (qui tutti i dettagli). Per non parlare poi delle tensioni interne alla maggioranza, con il vertice “ufficiale” slittato a lunedì prossimo, giorno in cui tra l’altro il Governo dovrà presentare la Manovra “per intero” all’Unione Europea. Ieri sera nella riunione della cabina di regia, il premier Conte ha ribadito che «Chi ha bocciato le stime di crescita dovrà riformularle. Siamo soddisfatti e orgogliosi. Abbiamo convenuto con le imprese che una diversa manovra avrebbe portato, in una prospettiva di crescita debole, a una fase di recessione: il nostro Paese non se lo merita». Gli fa eco Salvini che conferma quel “non si tocca la Manovra” pronunciato davanti ai cronisti dal Presidente del Consiglio: «Gli imprenditori, quindi chi fa impresa non qualche burocrate, ci ha detto che superando la legge Fornero si creeranno decine di migliaia di posti di lavoro. Questa - ha sottolineato Salvini - è la promozione che mi interessa, che coloro che fanno impresa garantiscano nei prossimi mesi migliaia di assunzioni».

GARAVAGLIA: “SE BORSA VA MALE, CAMBIARE MANOVRA”

Le voci in Transatlantico si fanno più concrete e riportano di diversi parlamentari, sia dentro che fuori la maggioranza, convinti che la prova della Manovra se non porterà alla crisi di Governo quantomeno provocherà conseguenze importanti per i prossimi mesi. Sulla pace fiscale, ad esempio, i grillini sono tutt’altro che convinti di portare avanti le cifre imposte da Salvini come “tetto massimo”, ma è poi anche il braccio di ferro sulla quota 100, i numeri effettivi della Flat Tax finanche alle grosse difficoltà che sta attraversando in Parlamento il Decreto Genova a far ritenere ad alcuni che il Governo gialloverde non stia così bene come dicono invece i sondaggi. «Se la Borsa continuasse ad andare male, la legge di Bilancio cambierà e si andrà di più verso il lato sviluppo», ha spiegato Garavaglia (Lega) che fa eco a Bagnai e Savona, gli uomini assai più vicini a Salvini che non a Di Maio. E se fosse proprio il reddito di cittadinanza a “pagare” in termini di tagli nella Manovra - in favore di misure più orientati allo sviluppo - lì si che la crisi di Governo sarebbe non sono probabile ma quasi certa.

Diego Fusaro - i valori devono essere abbattuti e cominciano con i bambini, creta docile nelle loro mani insanguinate

Bimbi costretti a scrivere lettere d’amore gay. Benvenuti nel gender-totalitarismo 

-11 ottobre 2018

Roma, 11 ott – “Scuole a misura d’uomo, shock in Inghilterra: bambini delle elementari costretti a scrivere lettere d’amore gay”: ecco l’osceno nuovo ordine erotico genderizzato, teso a destabilizzare la mentalità collettiva dei popoli e a produrre il nuovo atomo unisex post-identitario. La notizia sembra tratta da uno dei tanti romanzi distopici à la Orwell. E invece è realtà. È parte, appunto, di quella realtà che ha superato la fantasia. L’atomistica liberale della società ipersessualizzata e, insieme, privata del legame d’amore mira a dissolvere la famiglia nella pluralità nomade e diasporica degli io irrelati e dei consumisti erotici: o, in modo convergente, a ridefinirla come mero assemblaggio effimero e a tempo determinato, rispondente in via esclusiva al libero e illimitato desiderio di individui senza residua identità di genere e aspiranti unicamente al plusgodimento e al libero-scambismo erotico deregolamentato e sottratto al vincolo familiare e alle responsabilità che ad esso si accompagnano.

Affrancato da ogni eticità comunitaria, anche nell’ambito erotico l’individuo post-identitario deve porsi come imprenditore di sé e come totalmente autodeterminato. L’eclisse dell’etica comunitaria nell’ordine del sistema dei bisogni planetario deregolamentato reca con sé il rifiuto dell’incompletezza e dell’interdipendenza e, dunque, della necessaria complementarietà di uomo e donna culminante nella vita comunitaria familiare. Complice l’individualizzazione privatistica, il soggetto aspira a essere totalità autonoma, nel trionfo del mito della completezza androgina innalzato a nuovo lifestyle per consumatori fashion-addicted cosmopoliti e post-familiari, privati del diritto alla famiglia e, insieme, indotti a esaltare stolidamente tale privazione come conquista emancipativa.

Il nuovo ordine mondiale classista non tollera la sopravvivenza di Stati nazionali e famiglie, di lingue nazionali e culture, di identità e soggetti collettivi, siano essi i popoli o le classi, gli Stati o le nazioni. In conformità con la nuova monadologia liberal-libertaria, aspira a vedere ovunque il medesimo, id est il piano liscio del mercato globale sconfinato, con gli uomini ridotti a consumatori apolidi, anglofoni e senza radicamento, passivi e indifferenziati, neutri e senza capacità antiadattiva rispetto al regno a liberalizzazione integrale del costume e del consumo. Con il nuovo modello unisex promosso dal genderismo, l’élite finanziaria liberista e libertina ha dichiarato guerra non solo alla tradizionale eticità borghese, ma all’intera civiltà occidentale nella sua storia plurimillenaria, incompatibile con la produzione di una nuova identità sessuale precarizzata e destabilizzata, uniforme rispetto all’accumulazione flessibile e alla sua tendenza alla liquefazione di tutte le forme solide.

D’altro canto, l’interessamento da parte delle classi dirigenti globaliste per i diritti del movimento LGBT, lungi dall’essere filantropico e disinteressato, è orientato alla destabilizzazione organizzata della psicologia collettiva dei popoli e delle nazioni; destabilizzazione che avviene per il tramite dell’annichilimento delle tradizioni storiche e dei costumi condivisi e comunitari e, insieme, con il ricorso a una manipolazione di massa che, gestita dai pedagoghi del mondialismo e dai liberalizzatori cosmopoliti dei consumie dei costumi, aspira a imporre il messaggio per cui la natura umana non esiste e che, nel bazar del capitalismo di consumo, ciascuno può definirsi illimitatamente la propria identità per libero capriccio individuale.

In ciò risiede l’essenza del nuovo profilo soggettivo post-identitario o, se si preferisce, a identità decostruita, i cui tratti peculiari diventano la frammentazione, l’assenza di memoria e di prospettiva, la saturazione, la mancanza di centro. Permanentemente aperto alla negoziazione e al mutamento, il sé prende a essere inteso come mero costrutto, come semplice frutto di accordi, di convenzioni e di esigenze dettate dal momento. Mediante la prassi della disgregazione delle identità e della loro ricomposizione allineata con il modello unico codificato dalla bioingegneria del capitale, la personalità si scinde in misura sempre maggiore dall’esperienza, essa stessa degradata al rango del just in time: e si perde la possibilità di fare della propria biografia personale una narrazione coerente e unitaria, che non sia la semplice giustapposizione rapsodica di frammenti episodici, sconnessi e discontinui.

Questo aspetto contribuisce ad accentuare il carattere della nostra epoca come tempo dell’incertezza permanente e della flessibilità universale, il cui fine ultimo sembra potersi condensare nella mera sopravvivenza individuale dell’“io saturato” e post-identitario, gender-fluid e privatizzato, all’ombra del sociale e della politica, in forme sempre più prossime alla mera resistenza esistenziale quotidiana.

E' guerra vera all'Euroimbecillità - quello che ostinatamente non si vuol capire e che le Istituzioni tutte sono imbevute di cultura euroimbecille in cui l'Austerità è il totem e che per questo motivo si muovono compatte contro qualsiasi cosa che faccia il governo verde-oro che non si muova nel suo solco. Ma ti pare normale che Mattarella Mattarella abbia iniziato lo scontro rifiutando di far assumere il ruolo di ministro dell'economia a Savona, un pericolo e accertato eversore dell'ordine costituito? e i giornaloni e Tv che sparano palle incatramate tutti i giorni tutti i momenti sul respiro di questo governo? è accettabile che Istituzioni internazionali, Fondo monetario internazionale, Banca centrale e Commissione europea un giorno si e un giorno si sparano cazz.te e vogliono pretendono solo austerità una politica che in 10 anni non ci ha portato da nessuna parte anzi ci ha affossato ogni giorno di più. Le guerre meglio vincerle senza combatterle, se è possibile

DALLA CINA/ Lao Xi: Salvini e Di Maio non facciano l'errore di Mao

Di Maio e Salvini hanno già cambiato la politica italiana, e godono di un consenso inedito. Ma potrebbero fare una rivoluzione troppo forte. Dalla Cina, LAO XI

13 OTTOBRE 2018 LAO XI

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (LaPresse)

Se il governo farà bene o male con la legge di bilancio e con l'amministrazione dello Stato lo sapremo giustamente solo con il tempo. Queste sono i due elementi principali il cui fallimento potrebbe fare invertire la marea di consensi che ora non smette di montare a favore di Lega e M5s.

Solo una minoranza sembra attenta alle manifestazioni di incompetenza di alcuni ministri, forse anche perché la cultura e conclamata competenza di altri sono oggi imputati per il disastro attuale. 

Inoltre la distanza anche culturale tra votanti e loro rappresentanti non ha creato la fiducia che dovrebbe esserci tra il paziente e il suo medico, ma freddezza e panico, come quando il medico tratta il paziente come un oggetto invece di spiegargli passo per passo quello che deve succedere.

Oggi che il ministro Luigi Di Maio è chiaramente "uno come noi", cioè non ne sa più di noi, non è un medico laureato ma ci parla mentre tenta un'auscultazione, ci ispira fiducia. Questo funziona di più del gran professorone che usa termini incomprensibili. Funzionerà? Lo sapremo. Adesso sappiamo che solo una minoranza pare disposta a farsi convincere alla vecchia maniera.

Questa è una prima rivoluzione copernicana della politica italiana. Un cambio di paradigma della fiducia nella politica, che è quello che succede nella vita. 

Se il professorone gelido ha fallito nella cura, e il raffreddore si è trasformato in tumore ai polmoni, allora il malato si rivolge al guaritore, che almeno gli parla e gli spiega. Così anche se muore, le ultime ore le passa con qualcuno con cui si sente a suo agio, come lui. Questo è forse in poche parole il motivo del crescente successo dei "populisti" in Europa e nel mondo. I sapienti, o presunti tali, hanno fallito, e la politica tradizionale si è fisiologicamente corrotta. 

Nel caso dell'Europa poi l'Unione da anni non da risposte nuove e politiche ai problemi nuovi, come ha detto anche il ministro Paolo Savona, quindi la gente di tutto il continente si rivolge altrove.

Detto questo, per l'Italia c'è un problema specifico. Quando membri del governo attaccano i giornali o la Banca d'Italia si passa a un altro livello: come quando lo stregone mette mano al coltellaccio e senza anestesie o disinfezione comincia a tagliare non per estirpare il tumore, ma "farlo uscire".

La Banca d'Italia, come la magistratura e tanti altri organi dello stato sono indipendenti dal voto e devono esserlo, perché così funzionano le democrazie, con la divisione dei poteri. Ciò non toglie che un economista o un magistrato possa sbagliare, ma non per questo si può accusare tutta l'istituzione o l'organo. Cioè un pezzo di polmone può non funzionare, ma togliendoli tutti e due, quasi a mo' di prevenzione, si uccide il paziente.

Asservendo la Banca d'Italia o altri organi semplicemente al volere dell'esecutivo si trasforma la democrazia in una dittatura. Lì non ci sono organi indipendenti ma tutti sono al servizio del volere del dittatore.

Potrebbe essere anche una scelta legittima. Tanti stati sono passati per la dittatura, e forse l'Italia oggi merita questo, in una forma moderna. Ma ci sono due ordini di problemi pratici. Uno è la questione antica delle dittature: se il governo dittatoriale sbaglia ,ci vorrà molto più tempo e più fatica per cambiare direzione.

L'altro problema è quello della trasformazione in corso. Cioè mettendo la museruola alla Banca d'Italia e facendola tacere si distrugge un pezzo di Stato, quindi i gialloverdi che devono governare dovrebbero poi sgomberare le macerie e ricostruire. Ci vorrebbe tempo, fatica e non è detto che la prossima Banca d'Italia venga su bene o che l'Italia nel frattempo sopravviva con una Banca d'Italia in macerie.

Tutto ciò poi riporta a una verità antica che lo storico cinese Sima Qian duemila anni fa sintetizzava con: le regole per mantenere il potere non sono le stesse di quelle per conquistarlo. Cioè accusare la Banca d'Italia, i magistrati o altri quando si è all'opposizione o in campagna elettorale può andare bene, ma non va bene farlo quando si deve reggere il governo. 

Anche questo paradosso è noto in Cina. Mao, "imperatore" della Cina, scagliò il paese in una rivoluzione interna che durò dieci anni, dal 1966 al 1976. Lui mantenne il potere, ma il paese andò a pezzi, e il "Grande timoniere" fu spianato come da una ruspa.

Certamente il governo oggi non si ispira a Mao, ma oggettivamente Di Maio e il suo alleato vicepremier Matteo Salvini non possono tenere il paese in una campagna elettorale continua, in cui tutti sono continuamente esasperati. Così il paese si trasforma in una distesa di macerie, e la crescita economica, per cui spingono i ministri economici, si arenerà in un deserto di polemiche. Di qui poi necessariamente il fallimento, quindi un inasprimento dei toni, poi una esasperazione dei conflitti fino alla distruzione del paese. Ciò che avvenne con la Rivoluzione culturale in Cina, avverrà anche oggi in Italia? Forse è ora che Di Maio e Salvini si guardino allo specchio, smettano di parlare e lanciare accuse e comincino a pensare a governare.

A meno che il calcolo non sia completamente un altro: tirare il sussulto delle polemiche fino alla primavera, andare alle elezioni e poi allora, con una maggioranza più solida, governare davvero. Se è così, l'Italia e il mondo devono prepararsi a mesi molto turbolenti, anche perché al momento i gialloverdi sono soli, il paziente Italia non ascolta i vecchi medici. Ma forse, chissà, qualcosa di davvero nuovo potrebbe emergere. A quel punto i calcoli gialloverdi potrebbero essere sconvolti.

E' guerra vera all'Euroimbecillità - La posta in gioco è dimostrare che l'austerità che vogliono continuare ad imporre solo all'Italia è sbagliata e che solo investendo se ne esce fuori da una crisi economica del lavoro che da 10 anni ci toglie il sonno e i soldi

SPILLO/ I numeri e i fatti che smentiscono Draghi, Juncker e Fmi

Le dichiarazioni di Draghi, del Fondo monetario internazionale e di Juncker rivolte all'Italia sono fallaci. Basta guardare a numeri e dati di fatto, spiega PAOLO ANNONI

13 OTTOBRE 2018 PAOLO ANNONI

Jean-Claude Juncker (Lapresse)

Qualsiasi cosa succederà da qui in avanti, qualsiasi evento finanziario ci attenda o qualsiasi decisione prenda l'attuale Governo è sempre utile ricordare cosa sia successo in Europa negli ultimi dieci anni. Il giudizio rimane a prescindere da quello che accadrà. Ieri abbiamo letto le dichiarazioni di Draghi, del Fondo monetario internazionale e di Juncker. In questi stessi giorni, discettiamo, con maggiore o minore competenza del collasso finanziario prossimo venturo forse inevitabile perché bisogna "curare" la bolla del debito. Una bolla che si estende dalle Alpi alle Piramidi e dal Manzanarre al Reno al punto che nessuno escluso, anzi esclusa la Germania che si sfilerà dall'euro prima di pagare il conto con tempismo davvero levantino, potrà esimersi da una ristrutturazione più o meno evidente del suo debito.

Quindi ieri Draghi ci ha ricordato che chi ha debito deve seguire le regole europee. Vorremmo dipingere come si presentava la situazione al mondo alla fine del 2011. Il debito su Pil francese passava dal 68% del 2008 all'85% del 2011, quello inglese dal 35,4% al 71,4%, quello tedesco dal 65,1% al 78,7%, quello americano dal 67,7% al 96%, quello giapponese dal 192% al 232%. Tutti questi Paesi non hanno mai saputo cosa fosse l'austerity, tutti questi paesi hanno attinto al deficit a tutto spiano e nessuno ha rispettato le "regole dell'Unione europea". In nessuno di questi Paesi c'è neanche lontanamente la stessa ricchezza privata che c'è per esempio in Italia. L'esempio delle regole europee massimo è la Grecia, un Paese che dal 2010 al 2011 quando in teoria grazie alla stabilità dell'euro avrebbe dovuto fare più o meno quello che facevano gli altri ha visto il proprio debito su Pil passare dal 146,2% al 172% con la complicità di qualche leggerissima svista del Fondo monetario internazionale che purtroppo inseriva dei moltiplicatori completamente sballati (ma è solo un problema di "miopia").

Oggi la Grecia ha un'economia distrutta, un debito irripagabile, come quello della Germania dopo la guerra, e tutti gli asset di valore in mano tedesca. Fuori dall'euro almeno avrebbe tenuto gli asset di valore. Il Fondo monetario internazionale è lo stesso che ieri ci ricordava la responsabilità fiscale. Il disallineamento tra performance economica italiana e francese nel 2011-2012 è un evento unico negli ultimi 50 anni proprio quando l'Italia, che oltretutto è un Paese esportatore, faceva l'austerity.

Ieri Juncker dalle pagine di Le Monde, un quotidiano neutrale di un Paese che ha distribuito legion d'onore a una schiera di politici italiani (chissà come ringraziamento di cosa…) è lo stesso che nel 2016, fonte Reuters, spiegava che la Commissione europea aveva permesso alla Francia di non rispettare le regole fiscali così: "perché è la Francia". La differenza tra l'Italia e la Francia del 2011 è solo e solamente nel differente peso politico che i due Paesi avevano in Europa. La colpa dell'Italia non è non aver fatto le riforme, che in Francia non si sa neanche cosa siano, ma quella di non aver mai saputo tutelare i propri interessi in Europa, di avere una classe politica che ha ricevuto legion d'onore a mazzi e che pur di combattere i nemici interni cedeva pezzi di sovranità sostanziale che chi conta in Europa non ha mai voluto cedere neanche per sbaglio. Che l'Italia non ha fatto quello che doveva fare non c'entra nulla con la punizione divina del 2012, perché nemmeno gli altri hanno fatto i compiti.

Ci dicono che l'euro ci garantisce stabilità. Siamo alla bislingua. Abbiamo tempeste finanziarie che distruggono l'economia per uno 0,2% di deficit in più, in un contesto di recessione globale e di debiti insostenibili e dovremmo trovare una spiegazione che non sia politica. Se la Francia fosse in questa situazione la Bce interverrebbe o meno? Macron per la cronaca non ci sembra uno statista che finirà sui libri di storia. Oggi la dinamica, tutta politica, è chiara: se voi italiani non fate l'austerity noi soffiamo sul fuoco dello spread e poi sono cavoli vostri. Ma di austerity si muore. L'austerity con i suoi effetti recessivi collassa le economie e fa esplodere i debiti e, causa euro, rende dipendenti dalle "istituzioni europee" e da chi le controlla. Ricordiamo che con l'euro c'è un trasferimento di valore evidente da periferia a centro che si esemplifica massimamente nei rendimenti negativi del Bund. Con l'euro si incentiva la spoliazione degli asset di valore neutralizzando l'effetto cambio.

Salvini e di Maio non sarebbero dove sono senza l'austerity folle e in palese malafede del 2011. Sono ovvietà di cui però spesso ci si dimentica. Qualsiasi cosa abbiano detto o fatto o faranno di sbagliato, e non siamo timidi nel sottolinearlo, non modifica il giudizio storico sull'epopea dell'Europa degli ultimi dieci anni. Non cancella l'orrore degli squilibri in cui tutti gli stati sono nominalmente uguali, ma in cui c'è sempre qualcuno più uguale degli altri. Forse non ci resta davvero altro che fare il tifo per le "élites" e poi però emigrare come sogna inevitabilmente la stragrande maggioranza degli studenti italiani che forse di queste cose non capisce molto ma comprende benissimo che a queste condizioni non c'è futuro in Italia e per l'Italia, ma fuori forse sì. Chi rimane qui ripaga debiti destinati a rimanere irripagabili, con una valuta che è il marco tedesco e i tassi di interesse del Venezuela e quando c'è la crisi si fa una bella politica economica prociclica e recessiva; per sempre.

Chissà fino a quanto durerà il magico mondo del mercato unico del lavoro europeo se l'Italia scoppia e al posto di qualche centinaia di migliaia di nigeriani o siriani i Paesi del nord Europa saranno sommersi da qualche centinaia di migliaia di giovani italiani. Ci accoglieranno a braccia aperte, tedeschi e francesi, in nome dell'accoglienza. Anzi no. In nome dell'"Europa" che come è noto coincide con l'euro. Che ci ha risparmiato le guerre, con il piccolissimo dettaglio della Nato, degli americani e delle loro bombe nucleari (che ci piaccia o meno), per consegnarci la peggiore guerra possibile: la guerra civile.

E' guerra vera - La Cina già è proiettata a potenziare gli altri mercati per piazzare le sue merci depotenziando i dazi di Trump sul medio lungo termine


Giovedì, 11 Ottobre 2018 17:18 
Scritto da Sean Taylor

L'economia cinese emergerà dal conflitto commerciale con gli Stati Uniti senza riportare danni duraturi.

Rispetto ai dati storici, le azioni cinesi non hanno ancora raggiunto livelli convenienti dopo la flessione dei prezzi negli ultimi mesi, ma le valutazioni stanno diventando senza dubbio più interessanti. In vista delle elezioni di mid-term, il presidente americano Trump potrebbe imporre quanto prima nuovi dazi punitivi sulle importazioni dalla Cina per un totale di 500 miliardi di dollari. Su un orizzonte a cinque anni, ritieniamo che probabilmente saranno più le società statunitensi a dipendere dal mercato cinese che non quelle cinesi a dipendere dal mercato USA.

Probabile crescita del commercio nella regione asiatica

Questo conflitto commerciale spingerà inoltre il governo cinese a sostenere la domanda interna e ad accelerare i progressi dell’iniziativa One Belt, One Road. La Cina cercherà in sostanza di migliorare i rapporti con le altre nazioni asiatiche, alimentando i commerci all’interno della regione, che prevede particolari vantaggi da questi sviluppi per i Paesi membri dell’ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), tra i quali Indonesia, Malesia, Tailandia e Vietnam. Il CIO APAC di DWS non ravvisa segnali di una bolla immobiliare cinese che possa colpire la regione. Attualmente, in Cina, i prestiti immobiliari presentano anzi un ottimo livello di qualità.

Il governo cinese non è interessato a svalutare il renminbi

Nel complesso, continuiamo a prevedere per l’economia cinese una crescita del 6,5% nel 2018 e del 6,3% nel 2019, mentre per il cambio renminbi/dollaro si aspetta che l’anno prossimo la valuta cinese scenda a 7, senza tuttavia svalutarsi a causa del conflitto commerciale con gli Stati Uniti. La Cina continua il suo percorso di attuazione delle riforme a lungo termine e necessita quindi di una valuta stabile.

Il forte momentum degli utili sostiene il mercato azionario cinese

Nonostante i ripetuti cali delle quotazioni negli ultimi mesi, le azioni cinesi non hanno ancora raggiunto livelli convenienti, ma il divario tra le valutazioni sta diventando più interessante. In termini strategici, è essenziale selezionare i settori giusti. Continuiamo a favorire le azioni della new economy e settori quali healthcare, istruzione, turismo e lifestyle. Questa view è sostenuta dall’andamento degli utili delle società quotate sul mercato azionario cinese. Quest’anno potremmo assistere a una crescita degli utili del 15 percento, mentre per l’anno prossimo ci aspettiamo il 15-16 percento. Sono cifre davvero ragguardevoli, che nessun altro mercato è in grado di offrire.

E' guerra vera - La cina emette bond in valuta statunitense, si mette in concorrenza con la Fed per attirare capitali. E' un colpo mortale per la politica ciclica statunitense che alza i tassi d'interessi per piegare le economie emergenti e farle subire un tracollo economico in maniera che il dollaro può continuare a spadroneggiare

Cina emette bond in dollari: prove tecniche di “opzione nucleare”

11 ottobre 2018, di Alberto Battaglia

La Cina è pronta lanciare una nuova sfida agli Stati Uniti. Nel bel mezzo dell’escalation protezionistica fra le due economie Pechino è pronta a emettere bond a 10 e 30 anni per 3 miliardi di dollari. E lo farà proprio in valuta statunitense.

La mossa segue, un anno dopo, la più grande vendita di titoli di stato americani da parte della Cina, che secondo alcuni scenari potrebbe alla dismissione del proprio portafoglio multimiliardario di T-bond per cercare di influenzare i rendimenti e i costi di finanziamento del debito pubblico americano – la cosiddetta “opzione nucleare”.


L’emissione di obbligazioni in dollari contribuirebbe a esercitare una certa pressione sui rendimenti, oltre che dimostrare la forza con la quale Pechino può attirare moneta americana nella sua economia. “La guerra commerciale in corso, il picco dei rendimenti dei Treasuries statunitensi, unita alla volatilità dei mercati emergenti e all'offerta di obbligazioni in dollari anticipate fino alla fine dell’anno stanno facendo sì che gli investitori prendano una visione più cauta ” e che chiedano un premio maggiore per la vendita, ha affermato a Bloomberg l’executive director presso JPMorgan Chase di Hong Kong, Anne Zhang.

Il recente rialzo dei rendimenti dei buoni del tesoro Usa sembra confermare questo scenario. Ovviamente 3 miliardi di dollari sono una somma insignificante se paragonata ai 600 miliardi circa di valore delle attività e degli scambi commerciali tra Usa e Cina. Ma la Cina con l’iniziativa sta mandando un segnale forte ai mercati e all’America, ossia che volendo è in grado di incrementare i tassi di interesse Usa emettendo Bond in dollari o svendendo i Treasuries in suo possesso.

“C’è un elemento di geopolitica in gioco se si guarda al momento dell’emissione di titoli in dollari emessi dalla Cina”, ha detto Paul Lukaszewski, responsabile del debito societario asiatico presso l’Aberdeen Standard Investments a Singapore, “la Cina vuole dimostrare a tutti gli osservatori che ha un facile accesso ai finanziamenti in dollari a costi molto bassi“.

Questo non avrà certo la portata dell’ “opzione nucleare” vera e propria, ossia la dismissione aggressiva di T-bond. Anche se c’è chi mette in dubbio che alla Cina possa avere i risultati sperati mettendola in pratica:

“Le vendite di buoni del tesoro in un certo senso sono facili da contrastare, dato che la Fed ha gioco molto facile nell’acquistare e vendere titoli del Tesoro per conto proprio”, ha scritto Brad W. Setser, ricercatore per l’economia internazionale presso il Council on Foreign Relations, “ho spesso detto che gli Stati Uniti detengono in fin dei conti le carte migliori: la Fed è l’unico attore al mondo che può acquistare [Treasuries] più di quanto la Cina possa mai vendere” (ma il gioco diventerebbe così scoperto che ci sarebbe serie ripercussioni mondiali).

Gli ebrei nelle terre di Palestina sono un cancro da estirpare - Gaza la prigione a cielo aperto - La mattanza del venerdì continua altri 7 omicidi

MONDO
SABATO 13 OTTOBRE 2018
Sette palestinesi sono morti negli scontri di ieri al confine fra Gaza e Israele, dice il ministero della Salute di Gaza



Ieri pomeriggio ci sono stati nuovi scontri fra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano al confine fra la Striscia di Gaza e Israele, come avviene ormai da molti mesi ogni venerdì in occasione delle manifestazioni di massa organizzate dalle forze politiche attive nella Striscia.

Gli scontri di ieri sono stati più violenti del solito: secondo le stime del ministero della Salute di Gaza hanno causato almeno sette morti e 14o feriti. Il portavoce dell’esercito israeliano Jonathan Conricus ha spiegato che cinque palestinesi sono stati uccisi dopo che avevano violato la recinzione che separa i due territori e attaccato una postazione dell’esercito israeliano.



Jonathan Conricus@LTCJonathan

A few new details: some 20 terrorists crossed through the hole created by the IED, about 5 assaulted the IDF position and were repelled. This was an ORGANIZED ATTACK, their ultimate intention still unknown. More to follow.
Jonathan Conricus@LTCJonathan

Breaking: Terrorists detonated a bomb on the Israel-Gaza border fence and attacked an IDF position INSIDE Israel. All of the terrorists were killed by IDF troops. More to follow.

18:29 - 12 ott 2018
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In tutto, secondo le stime dell’esercito, alla manifestazione di ieri hanno partecipato circa 15mila persone.

venerdì 12 ottobre 2018

Giulio Sapelli - si torni alla civiltà dell'industria

Si torni a una «civiltà dell'industria»

Si torni a una «civiltà dell'industria»

Clò, Nordio e Sapelli durante l'assemblea di Federacciai su energia, certezza del diritto, rinascita industriale

11 ottobre 2018 

MILANO - Si sta rischiando un'altra esplosione del prezzo del petrolio, e quindi del metano e dell'elettricità. «Ho il grande timore che l'energia diventerà sempre di più la palla al piede dell'industria italiana». L'economista Alberto Clò, intervenuto alla tavola rotonda nel pomeriggio durante l'assemblea generale di Federacciai, ha fatto suonare un allarme in Confindustria: «È anche colpa del suo silenzio se sull'energia non c'è un dibattito almeno pari a quello sul reddito di cittadinanza». Negli ultimi 15 anni, ha detto, il gas è aumentato del 40-50%, l'elettricità del 70%. Rincari non dovuti «al mercato, ma alla componente amministrata», a una «scellerata politica europea, al totale fallimento di Kyoto, costato 60 miliardi di euro l'anno senza che si siano ridotte di una sola tonnellata le emissioni di CO2», a incentivi che hanno puntato, e starebbero puntando di nuovo, solo sulle fonti rinnovabili. Il timore dell'economista è che «le cose potrebbero peggiorare se non ci sarà da parte del Paese una presa di posizione molto dura, che renda conto all'opinione pubblica di chi sta pagando indebiti costi e di chi sta incassando indebiti vantaggi».

Ad aprire la tavola rotonda, incalzato dal giornalista Oscar Giannino che ha aperto e intrammezzato il dibattito con lunghi interventi, era stato l'ex magistrato Carlo Nordio con l'analisi - anche per esempi, tra i quali Ilva - dell'«assoluta incertezza del diritto» esisente in Italia, anche in campo industriale, dovuta alla «proliferazione legislativa» e allo «svincolo dei giudicanti dalle interpretazioni dei giudici superiori, per cui ogni procura è una sorta di repubblica a sé stante». «I magistrati - ha detto - sono dotati del colossale potere di fermare una fabbrica». Le soluzioni? «Semplificazione e riduzione del complesso normativo» e l'adozione di «una sorta di chambre d'accusation alla francese» nella magistratura per questioni di particolare peso, come i sequestri in campo industriale.

Il dibattito si è chiuso con l'invito dell'economista Giulio Sapelli a «tornare alla civiltà dell'industria», a «riprendere il gusto di scrivere e di parlare di industria», che è «civilizzazione, condizione di sussistenza delle nuove tecnologie e di apertura agli asset immateriali», in una battaglia «civile, pacata e ragionevole». Secondo Sapelli, la borghesia nazionale «ha perso la battaglia nell'istruzione tecnica e professionale, perché non le ha dato una dignità, si è fatta passare l'idea che solo la finanza è nobile». Il settore degli stampi, tra gli altri, è in crisi perché «non si trovano operai. È un partenariato nella formazione che è necessario creare, una ricostruzione dell'identità industriale in Italia e nei Paesi emergenti».



Mattarella Mattarella il tuo amico lo stregone maledetto ha detto che aiuterà l'Italia ad andare in fallimento. Draghi traditore

'Cosa rischia l'Italia con la manovra? Niente'

Data:12 Ottobre 2018 - 17:59 / Categoria: Oltre Modena

L'economista Giulio Sapelli lapidario al Festival delle generazioni: 'Tutte stronzate, c'è una classe dominante che vuole il default, non fatevi ingannare'



“Cosa rischia l’Italia con questa manovra? Niente, sono tutte stronzate dei bimbiminkia. Jp Morgan ieri ha dichiarato che continuerà a comprare il debito pubblico, il Ceo di Bnp Paribas che ha detto la stessa cosa e l’Italia è la seconda potenza manifatturiera. Quindi ragazzi non fatevi ingannare da quelli che vogliono il default“. Lo spiega l’economista Giulio Sapelli a margine del ‘Festival delle Generazioni’, organizzato a Firenze della Federazione dei pensionati della Cisl.

“Questo Paese, a differenza di altri, ha una classe dominante che vuole il default ed è accompagnata da persone che dovrebbero fare un altro mestiere invece che invocare la Troika, ma questa è l’Italia”.

Giulio Sapelli - Le Istituzioni italiane al servizio del Sistema mafioso massonico politico vuole il default

Manovra, Sapelli: “Macchè rischi, stronzate dei bimbiminkia”



ROMA – “Cosa rischia l’Italia con questa manovra? Niente, sono tutte stronzate dei bimbiminkia. Jp Morgan ieri ha dichiarato che continuerà a comprare il debito pubblico, il Ceo di Bnp Paribas che ha detto la stessa cosa e l’Italia è la seconda potenza manifatturiera. Quindi ragazzi non fatevi ingannare da quelli che vogliono il default“. Lo spiega l’economista Giulio Sapelli a margine del ‘Festival delle Generazioni’, organizzato a Firenze della Federazione dei pensionati della Cisl.

“Questo Paese, a differenza di altri, ha una classe dominante che vuole il default ed è accompagnata da persone che dovrebbero fare un altro mestiere invece che invocare la Troika, ma questa è l’Italia”.

Le Istituzioni si piegano al petrolio dell'Arabia Saudita

Madame Lagard ospite del re sega-giornalisti. Ma non è contro i valori UE?

Maurizio Blondet 11 ottobre 2018

Il 2 ottobre, il giornalista saudita Jamal Kashoggi, presentatosi al consolato saudita di Istanbul per un documento, è stato ucciso e tagliato a pezzi nei locali stessi del consolato (hanno una stanza apposita) da una squadra di specialisti inviati specificamente dal reuccio (principe ereditario) Mohamed Bin Salman. Se ne è sicuri perché i servizi turchi (che hanno i video) hanno identificato 8 dei 15 uomini della squadra come militari reali sauditi, e tre come guardie del corpo dell’impulsivo Bin Salman. Inoltre, un altro è il dottor Salah Mohammed Al Tubaigy, che risulta essere il capo medico-legale del dipartimento saudita della sicurezza generale: sicuramente è stato lui, con una sega chirurgica per ossa appositamente portata dall’Arabia, a sezionare il giornalista, editorialista al Washington Post e informatore della Cia, ma a tutti noto come tale. I 15 sono arrivati a Istanbul con due aerei privati, e ripartiti con lo stesso mezzo. Ci sarà tempo per capire non i motivi dell’assasassinio (Khashoggi aveva irritato Bin Salman) ma il metodo usato: nello stesso consolato, con scene da “Pulp Fiction”: probabilmente nell’orrore stesso è un messaggio per altri oppositori.

 

Per intanto riferiamo questo:

Il 23-25 ottobre l’Arabia Saudita ospita la “Future Investment Initiative”, detta anche “la Davos del Deserto” per l’altissimo livello dei partecipanti, un parterre di grandi uomini d’affari occidentali e capi di Stato. Da Jacques Attali a Lynn Forester de Rotschild, da Jaime Dimon (capo della JP Morgan) a Larry Fink presidente della BlackRock, da Thomas Kennedy della Raytheon a Frédéric Oudéa della Societé Generale, vedete voi il resto della lista:


Fra tutte spicca la direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che terrà un discorso.


Siamo sicuri però che non lo terrà, diserterà la prestigiosa riunione e, insieme a quei grandi banchieri, non vorrà più aver niente a che fare con un re assassino che ordina di fare a pezzi un giornalista.

Se è contro le “democrazie illiberali”…

Sappiamo infatti con quanta intransigenza morale in quegli ambienti si sorveglino la libertà di stampa e l’adesione alle regole morali. Infatti sono sotto stretta sorveglianza, in Europa, quelle che vengono definite “democrazie illiberali” perché pur essendo votate, non seguono le regole, non tutelano abbastanza la libertà, il pluralismo, il gender, l’indipendenza del potere giudiziario, le nozze gay e l’austerità per ridurre il debito. Sono indicate col dito accusatore direttamente la Polonia, l’Ungheria di Orban e l’Italia di Salvini-Di Maio, variamente sospettati di aver appreso la democrazia illiberale da Putin. Se tanti rimproveri e ostilità meritano Orban e Salvini che ancora non hanno fatto a pezzi alcun giornalista, figuratevi quello che madame Lagard dirà al re saudita. Il FMI romperà di sicuro ogni rapporto con il mostro di illiberalismo. Quella Davos nel Deserto, vedrete, sarà disertata da tutti.

Dite di no? Noi invece siamo sicuri di sì, perché c’è la prova definitiva di quanto sia delicata la sensibilità etica – fino alla suscettibilità – che vige in Europa riguardo alla minima deviazione dagli standard morali da parte dei politici.

Saprete infatti che, oltre che da Fitch & Pitch, il governo italiano è stato declassato da un’altra agenzia di rating, con sede a Londra, che non giudica la nostra sostenibilità finanziaria, bensì ma il nostro livello etico e di buona educazione, commisurandolo ai “valori europei” che tutti sanno altissimi e intransigenti. Tale agenzia si chiama appunto Standard Ethics,e ha “declassato a ‘negativo ‘ l’outlook della repubblica italiana”, perché a detta agenzia di rating morale “genera preoccupazione l’inatteso deterioramento del linguaggio adottato dal Governo italiano nelle dichiarazioni dirette alle Istituzioni europee – e a volte anche nei confronti di altri Stati membri – genera preoccupazione”.

Infatti il comportamento consono nella UE è questo:
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E ci avverte, l’agenzia delle maniere eleganti: “Dichiarazioni ufficiali verbali e scritte più equilibrate e prudenti sono fondamentali per future relazioni positive in Europa. Qualsiasi altra opzione potrebbe rappresentare un rischio per l’Unione. Inoltre, come rilevato dalla Banca Centrale Europea, una comunicazione da reality show avrebbe anche impatti negativi sulla credibilità finanziaria italiana”.

Insomma il parlare sboccato, per esempio di Salvini verso Juncker (“parlo solo a persone sobrie”) anche quello mette in pericolo la credibilità finanziaria, già tanto compromessa che la Lçagarde ci ha richiamato severa: “«La nostra posizione sull’Italia è abbastanza ben conosciuta: l’Italia deve continuare il consolidamento fiscale e ci aspettiamo che tutti i Paesi membri della Ue ne rispettino le regole», dicendosi urtata dalle maniere: “ci sono preoccupazioni su quello che è stato detto, piuttosto che su ciò che è stato fatto”. Ha proprio ragione Eugenio Scalfari:

Ora, se con tanta severità la signora Lagarde si esprime verso un paese europeo fondatore per aver sforato “le regole” europee, figuratevi quello che dirà al principe Salman. Non vorrei essere nei suoi panni, povero principe, quando sentirà la sfuriata della Normatrice Assoluta.

Chissà poi la Standard Ethics di quante tacche abbasserà il rating etico dell’Arabia Saudita. Già nel 2016 questa severa agenzia aveva minacciato l’intero Gruppo di Visegrad, ma persino l’Olanda, per la loro “politica verso i migranti”. L’eccezionale intransigenza dell’agenzia in fatto di buone maniere si spiega con la nobiltà della sua presidente, Blanche Ullens de Schooten, figlia del barone belga Jean Ullens de Schhotens Whettnall e della contessa Marguerite de Marnix di Santa Aldegonda. Il direttore è almeno altrettanto nobile: è un fiorentino, Jacopo Schettino de Gherardini – che nel 2007 fu candidato nella segretarie del Partito Democratico di Matteo Renzi alla Leopolda, ed è molto vicino al presidente Mattarella, con il quale ha collaborato a scrivere il codice etico del PD. Il che spiega molto meglio perché l’agenzia non sopporti le maniere plebee di Salvini e Di Maio.

(Grazie a Gog&Magog)