L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 gennaio 2019

Anche negli Stati Uniti si sono accorti che la Fed volontariamente dal dicembre 2015 aumentando i tassi di interessi vuole produrre crisi economica pensando di saperla gestire e far continuare il predominio del dollaro. E non potevano essere che gli zerohedge

gennaio 14, 2019 posted by Fabio Lugano
La Fed sta per ripetere un ciclo di depressione?


Oggi un interessante articolo è stato pubblicato da zerohedge e che riprende alcuni dati calcolati nel 2015 dal famoso blog americano. Esiste un livello di equilibrio fra tassi di interesse fissati da una banca centrale e tassi di sviluppo dell’economia. C’è una area ottimale all’interno della quale devono essere definiti i tassi di interesse in corrispondenza con i tassi di crescita realizzati e realizzabili :


Chiaramente l’interesse di equilibrio dipende dal tasso di sviluppo e dal debito totale di una società, per cui, rientrando nel range di crescita attuale, con un debito totale pari al 366% del PIL (pubblico 106%) e crescita del 3,4% il tasso di interesse di equilibrio della FED non dovrebbe superare 1,5%, mentre attualmente il tasso della Fed è del 2,5%. Quindi, almeno teoricamente, dovremmo aspettarci non un aumento della FED, ma addirittura un calo, soprattutto nel caso in cui ci fosse un rallentamento economico.

Il problema è che anche se ora la FED rallentasse la crescita dei tassi potrebbe essere poco e tardi. Come sottolinea Bloomberg solitamente la prima mossa difensiva della FED viene ad essere insufficiente e quindi anticipa, di poco (uno o due mesi) il picco della crisi e quindi di tre quattro mesi le vere misure forti. Pare che la storia sia proprio una pessima maestra.


Le punte di intervento sui tassi della FED hanno avuto come effetto sempre una forma di innesco di crisi finanziaria. Bisogna solo decidere se questo è un caso come quelli precedenti.


Attualmente abbiamo avuto un sensibile rimbalzo che sembra


A questo punto bisogna analizzare se il rimbalzo indica un’inversione delle tendenze oppure soltanto un rimbalzo tecnico. Vedremo cosa succederà, però forse bisogna considerare gli effetti di eventuali (ora eventuali, ieri sicuri) aumenti dei tassi di interessi e gli effetti sull’economia e sui mercati nel loro complesso.

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