L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 gennaio 2019

Auschwitz in Palestina - gli ebrei nelle terre dei palestinesi sono un cancro da estirpare - i sionisti ebrei fanno di tutto per schiacciare questo popolo


24 gen 2019
by Redazione

Decine di manifestanti sono riusciti ieri a bloccare temporaneamente le vie di accesso alla nuova arteria a est di Gerusalemme, fisicamente divisa in due da un muro dalle autorità israeliane. Un nuovo strumento di annessione delle terre della Cisgiordania e un passo in avanti nella realizzazione della “Grande Gerusalemme” israeliana

La protesta di ieri sulla “strada dell’apartheid” (Fonte: Twitter)

della redazione

Roma, 24 gennaio 2019, Nena News - Hanno marciato portando con sé uno striscione che in arabo, ebraico e inglese diceva: “No all’apartheid, no all’annessione”. Ieri decine di palestinesi e di attivisti sia israeliani che stranieri sono riusciti a bloccare, almeno temporaneamente, la nuova strada realizzata dalle autorità israeliane in Cisgiordania e subito ribattezzata “la strada dell’apartheid”.

I manifestanti hanno bloccato gli ingressi dell’arteria, la Road 4370, che gira intorno a Gerusalemme. O meglio, la prima sezione perché i lavori non sono conclusi: una volta terminata la strada creerà un anello intorno alla zona est della Città Santa. Quella che collega alla Cisgiordania. A suggerirne il nome è però la divisione concreta, fisica, della strada: le corsie sono separate da un muro di cemento alto otto metri, una è utilizzabile ai coloni israeliani in Cisgiordania e l’altra ai palestinesi residenti nella stessa enclave.

Perché? Ai palestinesi con carta d’identità verde, della Cisgiordania, Israele non riconosce il diritto di entrare liberamente a Gerusalemme e in territorio israeliano: la divisione della strada impedirà loro (cosa che accadeva già con il muro e i checkpoint militari) di accedere alla Città Santa. Al contrario, per i coloni il percorso verso Gerusalemme sarà più breve e rapido.

“Siamo venuti a protestare contro l’apertura di quella che è nei fatti una strada dell’apartheid – spiega alla stampa una delle manifestanti, Maya – Questa strada va a beneficio dei coloni. Non accettiamo strade segregate su terra palestinese”. Ben diversa la posizione dei coloni e delle autorità israeliane. Yisrael Gantz, presidente del consiglio regionale di Binyamin (che comprende oltre 40 colonie in Cisgiordania) descrive la 4370 come “una linea di ossigeno per i residenti della regione, che lavorano, studiano e vanno a divertirsi a Gerusalemme”. Ma non tutti i residenti: solo i coloni israeliani.

Nei giorni scorsi ha parlato anche il governo israeliano, con il ministro della pubblica sicurezza Gilad Erdan che durante la cerimonia di inaugurazione ha palesemente detto che l’obiettivo è “rafforzare la nostra sovranità nella regione”.

Non sono dello stesso avviso i palestinesi. Compresi quelli che ieri hanno bloccato la 4370. La polizia israeliana è intervenuta per disperdere i manifestanti con gas lacrimogeni e granate stordenti: due di loro sono stati arrestati e quattro sono rimasti feriti.

Una vista della Road 4370, la “strada dell’apartheid” (Fonte: Twitter)

La scorsa settimana era stata Hanan Ashrawi, membro storico dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, a condannare l’ultimo atto di annessione di terre palestinesi: la strada parte dal villaggio beduino di Khan al-Ahmar (che da anni Tel Aviv tenta di sgomberare) e la mega-colonia di Maale Adumim, ovvero in piena area E1, quella che le autorità israeliane cercano di colonizzare per realizzare la “Grande Gerusalemme” e collegare senza soluzione di continuità la Città Santa alle colonie in Cisgiordania. Per i palestinesi non significherà solo la cacciata e l’espulsione di migliaia di persone ma anche la divisione della Cisgiordania in due parti, non più contigue.

“Con il sostegno totale dell’attuale amministrazione Usa – ha detto Ashrawi - Israele sta distruggendo con successo la contiguità territoriale e l’integrità territoriale della Cisgiordania per realizzare la sua impresa coloniale di insediamento e facilitare la creazione di bantustan in tutta la Palestina occupata”. La leader si è poi rivolta alla Ue e alla comunità internazionale “perché affrontino queste manifestazioni palesi di razzismo coloniale e costringano Israele a rispondere del suo unilateralismo fuorilegge e dei suoi crimini di guerra con ogni misura efficace, comprese le sanzioni”. Nena News

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