L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 gennaio 2019

Charlie Hebdo - degli spietati killer professionisti che uccidono dodici persone, non sanno come aprire la porta blindata, per caso aspettano qualcuno che lo faccia per loro, Coco, ma questi spietati assassini la lasciano in vita, vanno al piano superiore e fanno la strage. Cazz.te

7 gennaio 2015 – 7 gennaio 2019 Charlie Hebdo


Il 7 gennaio 2015, intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di AK-47 sono entrati negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio e poi rilasciata, di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo. Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, sparando svariati colpi e gridando in lingua araba Allāhu Akbar (“Allah è grande”) e causando dodici vittime.

Il presidente François Hollande, una volta giunto sul luogo della strage, ha parlato di “attentato terroristico di eccezionale barbarie” e ha promesso di trovare i colpevoli. Hollande ha poi aggiunto: “Siamo in un momento molto difficile, sono stati sventati diversi attentati di recente e noi puniremo gli autori. Nessuno può pensare di agire in Francia contro i principi di libertà della nostra Repubblica”.Il segretario generale dell’unione delle moschee di Francia, Mohammed Mraizika, ha detto: “Nulla, assolutamente nulla, può giustificare o scusare questo crimine”.

Sono trascorsi quattro anni da quel terribile e vile attentato e purtroppo da allora l’Europa è stata teatro di molti altri attentati e di molte vittime innocenti tra cui nostri connazionali.

COPENAGHEN
Sparatoria in un caffè con un morto e tre feriti ad un convegno sulla libertà d’espressione organizzato dall’artista Lars Vilks, autore di numerose caricature del profeta Maometto nel 2007. 
PARIGI
130 le vittime di tre attacchi coordinati. Tre kamikaze si sono fatti esplodere vicino allo Stade de France, uccidento un passante; 39 vittime nell’11/o arrondissement, sono state poi uccise a colpi di kalashnikov sparati contro diversi bar e ristoranti; 90 sono state invece trucidate da un commando kamikaze nella sala concerti Bataclan. È stato l’attentato più sanguinoso.
BRUXELLES
31 morti e circa 300 feriti in una raffica di attentati rivendicati dall’Isis: due all’aeroporto Zaventem e uno alla stazione della metro di Maalbeek.
NIZZA
Un tir si è lanciato a tutta velocità sulla Promenade des Anglais, gremita di gente per le celebrazioni della festa nazionale francese. Il conducente, il tunisino Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, ha travolto e ucciso 86 persone, tra cui molti bambini, prima di essere ucciso a sua volta. I feriti alla fine sono stati oltre 450. Sei le vittime italiane.
BERLINO
Poco meno di due anni prima della sparatoria di Strasburgo è Berlino ad essere colpita. Il tunisino Anis Amri, lanciando un camion sulla folla, ha attaccato il mercatino di Natale tedesco, uccidendo 12 persone, tra cui l’italiana Fabrizia Di Lorenzo, e ferendone altre 50.
LONDRA
Sul ponte di Westminster Khalid Masood, cittadino britannico di fede islamica, ha fatto scorrere il sangue all’ombra del Parlamento più antico del mondo, falciando pedoni come birilli a bordo di un suv e poi accoltellando un agente a morte prima di essere abbattuto. Alla fine il bilancio è stato di cinque vittime.
STOCCOLMA
Uno degli ultimi attacchi è poi avvenuto nell’aprile del 7 aprile. Un camion è piombato a tutta velocità tra i passanti nella zona dello shopping pedonale del centro di Stoccolma uccidendo almeno 4 persone. Dopo ore di caccia viene arrestato un uomo. Un «atto terroristico», ha dichiarato poi il premier Stefan Lofven.

L’ultimo l’11 dicembre ai mercatini di Natale a Strasburgo dove ha trovato la morte un giovane giornalista italiano.

“Coloro che sono stati vigliaccamente attaccati a Charlie Hebdo, già quattro anni fa, combattevano la libertà d’espressione e quindi la Repubblica. La Repubblica è sempre qui, e la libertà d’espressione è più forte che mai. Non dimentichiamo coloro che l’hanno pagata con la loro vita”: lo scrive in un tweet il presidente francese, Emmanuel Macron, nel giorno in cui la Francia commemora le vittime dell’attacco terroristico.

L’attentato a Charlie Hebdo è stato anche un attacco alla libertà di stampa e di espressione. Charlie Hebdo un periodico settimanale satirico francese dallo spirito caustico e irriverente.

L’azione di critica è rivolta in primis alla difesa delle libertà individuali, civili e collettive.

L’attentato del 7 gennaio contro la sede parigina della rivista Charlie Hebdo ha riportato in primo piano il dibattito sulla libertà di stampa.

Je suis Charlie è stato il refrain che è rimbalzato ovunque via twitter e new media sull’onda emotiva del massacro, e per qualche giorno l’Occidente ha vissuto l’ebbrezza di sentirsi finalmente unito e compatto contro il ‘nemico comune’. Tre milioni di copie del numero di Charlie Hebdo (con Maometto in copertina che piange tenendo in mano – anche lui – un cartello con scritto Je suis Charlie), dopo l’attentato sono andate esaurite in poche ore (pare che alle sette di mattina fosse già tutto sold out), e ne sono state ristampate quattro milioni per soddisfare le richieste inevase.

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