L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 gennaio 2019

Conoscere la Cina - Questo paese vuole la tranquillità e prosperità ma per ottenerla si devono confrontare con gli Stati Uniti&sionisti che non vogliono perdere il potere acquisito che hanno sul mondo

Rapporto DIA: come la Cina si prepara alla cyberwar

23 gennaio 2019 
in Cyber


Un nuovo report della Defense Intelligence Agency statunitense -spiega come le forze armate di Pechino potrebbero utilizzare le capacità cyber in una guerra futura.

Lo studio sottolinea come l’Esercito Popolare di Liberazione stia pensando a possibili impieghi delle capacità informatiche come supporto nei confronti di operazioni militari convenzionali. Il primo utilizzo è quello della ricognizione informatica, utile a pianificare cyber attacchi di qualsiasi tipo. Il secondo è quello dell’impiego delle armi cyber nella guerra dell’informazione. Segue, infine, l’utilizzo di strumenti informatici per migliorare le prestazioni delle capacità convenzionali.


Nel documento è anche spiegato come le capacità informatiche della Cina si concentreranno in futuro anche sul colpire nodi e collegamenti nel sistema di mobilità dell’avversario. Il rapporto della Dia, così come altri studi del Dipartimento della Difesa americano che riguardano l’esercito cinese, fanno notare che le forze armate di Pechino starebbero consolidando le capacità informatiche in contesti bellici già dal 2015, quando è stato istituito lo “Strategic Support Force” (ovvero il Cyber Command cinese).

Nonostante non sia ancora possibile determinare con esattezza l’efficacia delle capacità di attacco informatico dell’esercito cinese, la valutazione contenuta nel documento descrive con precisione quali sono i settori nel quale è più probabile che queste capacità vengano impiegate. La Cina sembra infatti interessata a concentrarsi, al momento, su spionaggio aziendale e furto della proprietà intellettuale, due minacce che l’Occidente sta già valutando e affrontando con particolare attenzione.

L’Esercito Popolare di Liberazione della Cina svolgerebbe dunque già oggi un ruolo considerevole nell’impegno cinese nella presenza di Pechino nel cyber spazio. E nonostante al momento l’Occidente sia maggiormente concentrato sullo spionaggio di tipo economico, in particolare legato alla catena di approvvigionamento dei device elettronici – che quasi sempre passa per la Cina – o a reti e sistemi di colossi come Huawei e Zte, il rapporto della Dia sottolinea come le capacità informatiche di Pechino si stiano preparando ad un’applicazione bellica che non andrebbe sottovalutata.


immagini Cyberwar News e AFP

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