L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 gennaio 2019

Dopo Carige arriva la Popolare di Bari. Urge la separazione tra banche Commerciali e quelle d'Investimento

Che cosa sta succedendo alla Popolare di Bari. Ecco fatti, numeri e indiscrezioni




Urge un Cavaliere bianco per il futuro della Popolare di Bari?

E’ quello che si stanno chiedendo in Puglia, e non solo in Puglia, in questi giorni.

Tutto, o quasi, è ora nelle mani del nuovo capo azienda, Vincenzo De Bustis, coadiuvato dagli advisor di Rothschild.

Dubbi, interrogativi e auspici si sono acuiti da quando, in settimana, si è saputo delle dimissioni del noto economista e storico, Giulio Sapelli, da vicepresidente della Popolare di Bari. Sapelli, contattato da Start Magazine, ha preferito glissare sui motivi delle dimissioni.

Qualche osservatore viste le date (dimissioni presentate il 13 dicembre, il giorno dopo la nomina ad amministratore delegato di Vincenzo De Bustis che ha preso il posto di Giorgio Papa) ha ipotizzato un nesso. Ma secondo la ricostruzione di Start Magazine le ragioni dovrebbero essere altre, più di natura personale.

De Bustis è già stato negli anni scorsi direttore generale della Popolare barese, in particolare quando fu acquistata la Tercas (una delle operazioni sussurrate dalla Banca d’Italia per ragioni sistemiche e che hanno pesato sul gruppo bancario pugliese).

Ieri la banca presieduta da Marco Jacobini ha annunciato che il consiglio di amministrazione si riunirà il 23 gennaio per l’esame del nuovo piano industriale e del rafforzamento patrimoniale.

E’ infatti previsto – secondo la ricostruzione di Start Magazine – un aumento di capitale da 300 milioni, con anche l’emissione di un bond subordinato da circa 200 milioni, oltre alla trasformazione in società per azioni (prevista dalla controversa riforma Renzi-Boschi).

Ma c’è un fattore che tiene in ansia gli addetti ai lavori: “Le azioni non dovrebbero venire offerte agli attuali soci, dunque i 69 mila azionisti vedranno diluito, se non di fatto azzerato, il valore delle proprie azioni. Titoli che peraltro erano già stati svalutati dal massimo di 9 euro a 2,38 euro (valevano 7,50 euro nell’aprile del 2016) e che non sono vendibili sulla piattaforma Hi-Mtf per mancanza di acquirenti. Senza considerare la possibilità che vengano convertite anche le attuali obbligazioni subordinate in mano, anch’esse, alla clientela retail”, ha scritto oggi il Corriere della Sera.

Quali sono i conti della banca pugliese? “L’istituto ha perso 139 milioni nei primi sei mesi del 2018, mentre nel bilancio 2017 avvisava di aver avuto «difficoltà» a reperire risorse finanziarie sul mercato – ha scritto oggi La Stampa sulla base del bilancio semestrale – al 30 giugno, i crediti deteriorati lordi erano pari a più di un quarto del totale dei crediti (2,571 miliardi contro 7,04 in bonis). Il tasso di copertura totale era pari al 39,1%, contro una media vicina al 50% per Carige. Le sofferenze, ovvero i crediti deteriorati di peggiore qualità, avevano un tasso di copertura al 58,9%”.

Va risolta comunque la questione giuridica legata al recesso, che il decreto Renzi limitava proprio per evitare che le fughe dei soci minassero il patrimonio dell’istituto. «Non è una situazione facile», ha detto al Corriere della Sera una fonte al lavoro sul dossier.

Al lavoro sul tema per conto della banca ci sono Paolo Gualtieri e Piergaetano Marchetti, notaio ed ex presidente di Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera), ha scritto il quotidiano Il Messaggero.

Il tema del diritto al recesso, anche per le Popolari che si sono già trasformate in spa, è un aspetto con molte incognite visto il quadro normativo incerto, nota un addetto ai lavori.

E in giorni in cui sul tavolo del governo è arrivato il nodo di Carige, c’è chi fa confronti con gli indici della Popolare di Bari e chi in Germania ipotizza già un intervento pubblico.





Il CET1 al 30/6 è peggiore di quello di Carige al 30/9. Il Total Capital Ratio è lievemente superiore. E qui ci sono anche bond subordinati per €307milioni. In bocca al lupo.





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