L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 gennaio 2019

Energia pulita - gli industrialotti che come al solito vogliono solo prebende possono iniziare la sfida sull'eolico offshore per misurare il loro valore di imprenditori e il fanfulla Salvini invece di pensare alle trivelle pensi a valorizzare il mare per le rinnovabili

Energia: in 10 anni investimenti per 96 miliardi, Savona esulta

23 gennaio 2019, di Alessandra Caparello

Esprime soddisfazione per lo studio elaborato da Confindustria Energia sugli investimenti pianificati dal mercato energetico italiano, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona.

L’assenza di effetti negativi sul debito pubblico italiano degli investimenti fa sicuramente piacere a qualsiasi esecutivo. In realtà, c’è un effetto positivo sul debito garantito dall’effetto moltiplicatore degli investimenti e dai relativi impatti in termini di gettito.

Ma cosa prevede lo studio? Nella sostanza si fa il conto degli investimenti pianificati nel settore energetico da qui a dieci anni quando verranno investiti 96 miliardi di euro, generando significativi impatti in termini di sostegno all’indotto nazionale, aumento del tasso di occupazione, crescita del Pil, contenimento delle emissioni e spinta all’economia circolare. l nuovo mix energetico risultante al 2030 sarà caratterizzato da una rilevante componente delle fonti rinnovabili e dalla loro necessaria complementarietà con quelle tradizionali. Lo sviluppo delle rinnovabili elettriche riguarderà principalmente la realizzazione di impianti solari, fotovoltaici ed eolici. A beneficiare dei nuovi investimenti sarà anche il lavoro visto che è prevista una ricaduta occupazionale di 140mila unità lavorative annue tra il 2018 e il 2030 per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture. E di 35mila unità dopo il 2030. Così commenta Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria Energia:

Abbiamo sentito l’esigenza di sviluppare uno studio che raccogliesse i contributi di tutta la filiera per valorizzarne la strategicità. Il ruolo delle infrastrutture sarà cruciale, anche e soprattutto perché dovranno accompagnare la trasformazione del modello energetico conseguente alla crescita delle rinnovabili. Ritardare o ridurre gli investimenti ci esporrebbe al rischio concreto di avere un sistema inaffidabile».

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