L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 gennaio 2019

Giulio Sapelli - 2019 crisi economica - Arriva la recessione voluta e cercata dalla Fed che da dicembre 2015 con i continui rialzi dei tassi d'interessi voleva portarci a questo punto pensando di gestirla e che gli Stati Uniti ne traessero guadagno

PARLA L'ECONOMISTA
Giulio Sapelli, altroché boom economico: "Sangue, sudore e lacrime. E quest'anno andrà ancora peggio"

12 Gennaio 2019



Sarà un 2019 di "sangue, sudore e lacrime". Giulio Sapelli prevede un anno nero per l'Italia. Altroché boom, come annunciato da Luigi Di Maio. "Siamo di fronte a un rallentamento del commercio mondiale, che data da ben prima delle guerre commerciali di Donald Trump. La Cina ha smesso di crescere da anni e ora anche gli Usa stanno rallentando, per non parlare della Germania. E siccome tutta l'economia europea punta esclusivamente sull' export, questa nuova crisi non stupisce", spiega l'economista al Giorno. "Per reagire a una crisi di questo tipo ci vorrebbe un governo serio e forte, non uno che urli e strepiti senza ottenere nulla. L unica possibilità di correggere la direzione dell'economia europea è riportare l' attenzione sulla domanda interna e sugli investimenti. Se i privati non vogliono investire, bisogna che ricominci a investire lo Stato, costruendo le infrastrutture che ci mancano, dalle strade alle ferrovie".

E affonda: "Ci siamo illusi, credendo che bastino Google e Amazon a trainare l'economia, e ora la storia ci presenta il conto. Tutti ci ricordiamo quando Tiscali, all'inizio degli anni Duemila, capitalizzava più della Fiat. Tutto sembrava andare per il meglio e si pensava che la globalizzazione avrebbe risolto ogni problema, ma poi c'è stata la correzione. Ora la recessione ci arriva proprio dagli Usa e dalla Cina e vacillano anche i colossi della rete, con il rischio sempre più alto di una maxi-correzione globale. Solo che quella di allora è stata una farsa, mentre quella di oggi potrebbe essere una tragedia".

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