L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 gennaio 2019

Giulio Sapelli - La francese Lagarde del Fmi dovrebbe sapere che la sua organizzazione dovrebbe aiutare l'economie e non deprimerle con il panico

Sapelli: la recessione sta iniziando, Piazza Affari sulla parità

Per l'economista la manovra varata dal governo italiano è insufficiente (bisogna investire di più i 60 miliardi proposti da Savona). C'è bisogno della Bei, del piano Juncker. Spread Btp/Bund stabile, ma per Citigroup può allargare fino a 310 punti base. Saipem, Atlantia, Tenaris e Unicredit sostengono il listino milanese. Tim vira al rialzo dopo un nuovo minimo storico a 0,433 euro

di Francesca Gerosa
23/01/2019 12:20


I mercati europei sono misti (Dax -0,13%, Cac40 +0,19% e Ftse 100 -0,29%), dopo un avvio negativo, e Piazza Affari si porta sulla parità (indice Ftse Mib -0,04% a 19.430 punti) anche se l'economista, Giulio Sapelli, a margine di Re Italy, commentando le previsioni di Banca d'Italia sull'andamento del pil italiano, ha osservato che l'Istituto centrale "ha detto quello che gli economisti seri dicono da un anno, che sta arrivando una recessione internazionale. Quella italiana tecnicamente non è ancora iniziata, ma sta iniziando, Banca d'Italia fa il suo mestiere".

Il vero problema, a detta dell'economista, è che mancano gli investimenti in Italia e in Europa. L'Europa continua ad affogare nella mancanza di investimenti. Quindi la questione di fondo è come farli riprendere. "Il Fmi dovrebbe parlare con la Bei per un grande piano di investimenti europeo che è l'unico modo per evitare lo tsunami che sta arrivando dalla Cina e dal fatto che Wall Street è troppi anni che cresce ininterrottamente", ha spiegato Sapelli.

Quanto alle dichiarazioni del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che ha citato l'Italia tra i rischi per l'economia globale, Sapelli ha notato che l'allarme arriva da ben più lontano, "da un paese ben più imponente che è la Cina, che si sta fermando. C'è un terrore perché vuol dire una netta diminuzione delle importazione cinesi. E poi l'allarme arriva non tanto dall'Italia, ma dal fatto che la deflazione europea continua". Di conseguenza, ha proseguito, "Lagarde prima di parlare dovrebbe innanzitutto rendersi conto che ha una responsabilità internazionale pesantissima e che l'Fmi ha il compito istituzionale di aiutare le economie e non di deprimerle col panico".

Detto questo, per Sapelli la manovra economica varata dal governo italiano "è insufficiente perché se crea i presupposti di un aumento della domanda interna con quello che è un prolungamento dell'assegno della povertà, però confonde una politica contro la povertà con una politica per la piena occupazione, mischia le due cose e quindi avrà effetti troppo ritardati". E' insufficiente la pressione che si dà per gli investimenti, ha proseguito, concludendo che "naturalmente, questo, un paese solo non lo può fare, abbiamo bisogno della Bei, del piano Juncker. In questo senso la manovra è insufficiente e sicuramente non darà, se non nel lungo periodo, gli esiti attesi".

Lo spread Btp/Bund si conferma a quota 250 punti base. "Il sentiment del mercato sui titoli di Stato italiani è migliorato", hanno notato gli strategist di Citigroup. Tuttavia, gli esperti hanno consigliato di rimanere cauti, a causa dei timori sulla crescita del debito, sulle maggiori emissioni di Btp e sui potenziali downgrade del rating, dato che il mercato tende a confondere l'obiettivo di deficit con il deficit reale. Il governo Conte ha ridotto il target al 2,04%, dal 2,4% precedente, trovando un compromesso con la Commissione europea e rassicurando per il momento il mercato. Molti osservatori hanno però evidenziato come i rischi a lungo termine persistano. "Questo ci fa pensare a un range di negoziazione sempre più ampio, con un possibile allargamento dello spread con i Bund fino a circa 310 punti base", hanno avvertito gli strategist Citigroup.

Il dollaro è poco mosso, con il cambio euro/dollaro a 1,1364, livello intorno al quale si aggira da settimane. Molti analisti si aspettavano che il biglietto verde si deprezzasse quest'anno, ma finora non c'è stato alcun catalizzatore a spingerlo al ribasso. "Per un calo significativo del dollaro, ci dovrebbero essere chiari segnali di un rallentamento economico negli Stati Uniti" o uno spostamento degli investitori verso asset più di appeal al di fuori degli Stati Uniti, hanno dichiarato gli esperti di Ing. Tuttavia, "finora non si è verificata né l'una né l'altra cosa ed è per questo che il biglietto verde è rimasto stabile".

Nessun commento:

Posta un commento